Archivio

Archivio Maggio 2007

Enrico Gatti

30 Maggio 2007 Nessun commento


Magnifico concerto quello tenuto da Gatti (più due tizie al basso continuo, esponenti dell’Ensemble Aurora) alla chiesa di S.M. delle Grazie di Milano. Il Gatti si è esibito da par suo nell’interpretazione di sei sonate per violino e b.c. dall’opera quinta di Arcangelo Corelli, pescandone equanimemente tre dalla prima parte (da chiesa) e tre dalla seconda (da camera). Essendomi innamorato della musica barocca proprio ascoltando un disco di musiche di Corelli incise da Gatti avrei avuto tutte le ragioni per poter rimanere deluso: così non è stato. L’esecuzione è stata stupenda. Nella prima esposizione, il movimento veniva eseguito nella versione essenziale descritta dalla partitura. Nel da capo, invece, si arricchiva il tutto di “abbellimenti” – ovvero di arzigogolature nel passaggio tra una nota lunga e l’altra – che sono fondamentali nell’esecuzione di queste opere. Essendo Gatti uno dei principali esegeti di Corelli il risultato non poteva essere altro che il non plus ultra. Come bis hanno eseguito un adagio da un concerto di Tartini conservato all’università di Berkeley.
Riferimenti: wikipedia

bone

29 Maggio 2007 1 commento


Circa undici anni (!) dopo averlo comprato – sulla fiducia – ho iniziato a leggere questa storia a puntate di Jeff Smith. Semplificando, pare un minestrone fatto unendo i Puffi a Pogo di Walt Kelly a Li’l Abner e al genere fantasy. Il risultato è positivo, la storia si fa leggere ed è molto interessante e riuscita la scansione delle scene ispirata molto ai disegni animati all’interno della quale il disegnatore ottiene grandi risultati tramite sospensioni dell’azione e piccoli mutamenti di espressione dei personaggi.

Categorie:fumetti Tag: ,

Adoro Galimberti

21 Maggio 2007 Nessun commento


[?] il sapere non è mai nato dal senso comune perché la pigrizia intellettuale, che è poi il terreno infecondo del senso comune, lascia le cose come sono, senza forzarle a cedere il segreto che custodiscono.
[?] la psicanalisi esce dagli studi degli psicoanalisti per entrare in modo radicale nella società e nella storia della cultura, a cui fornisce gli strumenti teorici e pratici che rafforzano i nuovi valori che la modernità è andata proponendo.
In primo luogo il “principio dell’autonomia” che significa la libertà di decidere da soli cosa è giusto e cosa è sbagliato, anziché seguire un percorso stabilito dai propri natali, dalla consuetudine, dalla condizione economica. Nel tentativo di capire perché tale autonomia fosse così difficile da conseguire la psicoanalisi elaborò i concetti di ambivalenza, di resistenza, di meccanismi di autodifesa che aiutarono il processo di emancipazione.
[?] E come nella vita impersonale della specie a cui appartiene, nelle vicissitudini del suo corpo che segue il proprio ritmo autonomo, l’io trova se stesso nell’inconscio pulsionale da cui cerca di emanciparsi, così nella vita sociale, in qualità di produttore e di consumatore, l’io incontra se stesso come funzionario dell’apparato tecnico, o addirittura come anello di quella catena che l’inconscio tecnologico sopraggiunto connette con il mondo delle macchine che, siano esse amministrative, burocratiche, industriali, commerciali, esigono l’omologazione dell’individuo.
Ciò significa che l’individuo realizza solo se stesso quanto più attivamente si adopera alla propria “passivazione”, che consiste nella sua riduzione a semplice ingranaggio dell’apparato tecnico, a sua espressione, con progressivo decentramento da sé, e trasferimento del suo centro nel sistema tecnico che lo riconosce come sua componente e, riconoscendolo, gli conferisce un’identità appiattita sulla sua funzionalità. [?]

Umberto Galimberti, Repubblica 21.5.2007

Categorie:Filosofia Tag:

il regno dei cieli

21 Maggio 2007 Nessun commento


La traduzione letterale del titolo (che invece, per accaparrarsi anche il codazzo del codicedavinci, è diventato “Le Crociate”) avrebbe disvelato ancora di più i propositi di questo film, e cioè cavalcare l’indignazione verso il fanatismo religioso scaturita dall’11 settembre 2001. Le ideologie del martirio, della violenza, etc. vengono qui naturalmente presentate nel lato opposto, quello del Cristianesimo, tanto che viene da prendere le parti dei musulmani. È insomma la versione in un contesto medievale di “Soldato Blu”, che contrappone i portatori di “civiltà” ai selvaggi usurpatori del santo sepolcro. Operazione meritoria, ma che avrebbe avuto più valore se fosse avvenuta prima della catastrofe delle torri gemelle.

Anno: 2005
Regia: Ridley Scott
Interpreti: Orlando Bloom, Jeremy Irons

Categorie:Cinema Tag: ,

musica serale

18 Maggio 2007 2 commenti


In occasione del trecentenario dalla morte del grande Buxtehude (1637-1707) si è svolta una pseudo-rievocazione di una Abendmusik, eventi che duravano diverse ore e durante i quali si eseguiva musica sacra (oratorii, cantate, etc.). Il programma eseguito dal coro e dai solisti di Lubecca consisteva in un corale di Gabrieli, tre o quattro cantate e una sonata a tre di Buxtehude (la bella BuxWV 261, ovviamente) e una fantasia all’organo. Il concerto è stato, secondo me, abbastanza suggestivo, anche se la qualità di alcuni solisti non era eccelsa.

p.s.: capisco di essere sulla strada buona per essere considerato un ‘intenditore’ dal fatto che in un paio di pezzi ho dovuto lanciare io l’applauso dato che nessuno si era accordo che il brano era finito. Che soddisfazioni!

ritorna l’avventura

16 Maggio 2007 24 commenti


Mister No riparte dall’inizio con una ristampa simile a quella del Comandante Mark, ad opera dello stesso editore. Approfittando di un ritardo del treno stamattina sono riuscito a leggere per intero la prima storia, corrispondente al n. 1 uscito nell’estate del 1975. Ricordo perfettamente quando in vacanza dai nonni mi regalarono quel giornaletto, che dovrei avere ancora da qualche parte, forse in soffitta dai miei. Nonostante avessi solo otto anni, ero già un “navigato” lettore di Tex e mi colpì molto quel nuovo personaggio, sia per il tono più scanzonato rispetto al ranger sia per i bei disegni, opera dello stesso illustratore di Zagor. La storia, riletta per la prima volta dopo allora, è tipica del mestiere e del talento di Sergio Bonelli, abile nel realizzare un’avventura interessante, che introduce nozioni nuove per il lettore ma senza esserne appesantita, con dialoghi ed azione ben bilanciati e scandita da ‘colpi di scena’ che tengono viva l’attenzione di chi legge.

Categorie:fumetti Tag:

ding Donghi dang

15 Maggio 2007 Nessun commento


È appena terminata una mostra di opere di Antonio Donghi, 1897-1963, pittore della “scuola” romana della prima metà del secolo scorso. Questa corrente è parallela a quella del Novecento lombardo (Funi, Wildt, etc.) e proclama anch’essa il ritorno all’ordine dopo la sfrenata sperimentazione stilistica iniziata con l’impressionismo e proseguita con espression/cub/futur/etc.ismo (per un confronto si vedano le mostre di Milano su Kandinsky e di Como sulle avanguardie tuttora in corso). Peccato che nel caso di Donghi l’ordine ritrovato sia decisamente TROPPO. I quadri migliori consistono in persone in posa stucchevole, raffiguranti varia umanità, che al più suscitano tenerezza, sensazione che scompare nelle sue opere dell’ultimo periodo, che paiono avvicinarsi ad un carattere naïve. Spicca tra questi un ritratto del Duce a cavallo (!). Ha eseguito anche paesaggi, di rilevanza artistica prossima allo zero.
Riferimenti: squola romana

Categorie:arte Tag:

lasciate stare RG, per favore

14 Maggio 2007 Nessun commento


Capisco che “Il fasciocomunista”, titolo del libro da cui è tratto, non sarebbe stato molto indovinato, ma non mi piace molto l’operazione fatta da Lucchetti nel rubare il (geniale) titolo di una canzone di Rino Gaetano per affibbiarlo al suo film. Anche se il tema trattato potrebbe giustificare questa scelta, in realtà egli pare quasi voler dire a un certo pubblico: “Guardate, parlo del ’68, degli anni ’70, delle loro contraddizioni, quindi mi merito l’imprimatur post-datata di Rino”. Io direi che quello che lui fa è invece una lettura a mente fredda e abbastanza di parte di quegli anni, strizzando l’occhio a sinistra e mettendo in macchietta la destra, che ha comunque il pregio di utilizzare attori oggi in voga per attirare gli spettatori meno propensi ad entrare in una sala per vedere cose di questo genere. Senza avere troppe pretese, il risultato è comunque buono, non eccessivamente solipsistico, con alcune citazioni* cinefile in regia e sceneggiatura che mi piace sempre ritrovare, carente magari in qualche punto nella recitazione.

* La scena onanistica che cita Amarcord di Fellini ha stufato, però: basta, non se ne può più!

Rolling Natacha

11 Maggio 2007 2 commenti


La grande Natacha Atlas ha fatto una puntatina a Milano, al Rolling Stone, ieri sera. Il concerto non è stato travolgente come mi aspettavo: non so se sia sempre così, ma lei sembrava un po’ ammosciata (mood che si addiceva molto alle canzoni lente ma che non dava il dovuto brio a quelle più movimentate). Il pubblico abbastanza numeroso si è comunque scaldato a sufficienza da rendere la serata un discreto evento. Dato che ha molte belle canzoni nel suo repertorio, sarebbe stato uno spettacolo magnifico se avesse potuto contare su un numero maggiore di musicisti: la band era infatti composta da basso, batteria, percussioni e tastiere e queste ultime supplivano alla mancanza di violini, chitarre, flauti, etc., strumenti che su disco si sentono e fanno la differenza. Un po’ di ballerine che l’agevolassero nelle danze sarebbero state oltremodo gradite. Il tutto mi è sembrato un po’ sottotono, a dire il vero, e mi pare quasi presagire una parabola discendente per la cantante, ma spero di essere smentito.

Categorie:Musica, Pop Tag:

Bobby

8 Maggio 2007 Nessun commento


Questo signore ieri sera alla Scala ha diretto l’ouverture di “Candide” di Bernstein, diretto e suonato (come flauto) la “Pavane” di Fauré, diretto e interpretato il secondo violoncello del concerto RV 531 per due violoncelli di Vivaldi (performance non molto riuscita, a dire il vero), jazzato un po’ con la voce, ha fatto cantare il pubblico e infine ha diretto la sinfonia “Italiana” di Mendelssohn. Il risultato globale può essere discutibile, ma ben vengano mix di questo genere, per far scendere un po’ dal piedistallo certe mummie imbalsamate della musica classica.

Categorie:Classica, Musica Tag:

Le pistole hanno un’anima?

8 Maggio 2007 Nessun commento


Le pistole hanno un’anima? Questo è l’eccezionale tema proposto dall’ultimo D.D. Se la storia rispecchiasse lo spirito originario della serie, la risposta implicita – dopo i doverosi sbudellamenti, fantasmi, etc. – sarebbe stata NO. Invece qui si risponde SI. Dylan Dog ricorda sempre più i fumetti di serie Z anni ’70. No comment!

Categorie:fumetti Tag:

il gigante e la bambina

7 Maggio 2007 Nessun commento


L’idea del killer accompagnato dalla ragazzina – pur essendo una variazione sul tema di “Nikita”, sempre di Besson, 1990 – era carina, ma lo svolgimento, che vorrebbe essere poetico, mi pare un tantino patetico.

1994, regia Luc Besson, interpreti Jean Reno, Natalie Portman, “Venus as a boy” di Björk nella colonna sonora.

Categorie:Cinema Tag: ,

Reger

7 Maggio 2007 Nessun commento


Succede a molti di alzarsi la mattina con un motivo musicale in testa. Qualche anno fa mi capitava di avere per la mente la canzone pop del momento, sentita magari il giorno prima alla radio. I tempi cambiano – non saprei dire se in meglio in peggio – e infatti stamattina mi sveglio tentando di fischiettare il complesso e stupendo tema dell’ultimo movimento del terzo “brandeburghese” di Bach. E fin qui va bene. Poi mi sposto in cucina per far colazione, accendo la radio, metto sulla Filodiffusione, e cosa ti sento? Lo stesso motivo che stavo fischiettando, ma eseguito al pianoforte (dal duo teutonico Trenkner-Speidel). Scopro allora che Max Reger nel 1904-05 ha trascritto per pianoforte a quattro mani tutti i sei concerti di Bach. Dal risultato direi che l’impresa non è stata vana.
Riferimenti: spiegazione

sto riscoprendo il televisore

4 Maggio 2007 Nessun commento


Dopo un certo periodo di trip serali e notturni per concerti, cinema d’essai, presentazioni di libri, etc. – che hanno da parte mia subito una drastica rarefazione – ultimamente sto rivalutando i media tradizionali. Potrei tranquillamente stare in casa tutte le sere e trovare qualcosa di interessante su radio o tv: alcune volte, addirittura, sono costretto a registrare qualche programma radiofonico perché contemporaneamente c’è in tv qualcosa di interessante. Ieri sera, per esempio, tralasciando con dispiacere i concerti di Beethoven su radio3, ho messo in REC il live di radiopopolare con Polly Paulusma mentre, su rete4, guardavo “La grande guerra” di Monicelli. Fa piacere ogni tanto vedere una commedia italiana (anche se virata sul tragico, dato l’argomento) soprattutto perché dà un chiaro esempio di quanto fosse fecondo tanto tempo fa il cinema italiano, ora ridotto ad un triste fantasma (mi viene in mente il claustrofobico “Il nuovo mondo” di Crialese, girato con mezzi infimi). Anche se non troviamo la sofisticatezza di Antonioni o Visconti, e se predomina il tono macchiettistico regionale, non manca comunque la critica efficace – un po’ qualunquistica, se vogliamo – nei confronti della guerra.
P.s.: una scena mi ha ricordato “La guerra di Piero” di De André, e sarei curioso di sapere se si fosse ispirato proprio ad essa.
Anno: 1959
Durata: 135′
Regia: Mario Monicelli
Soggetto: Mario Monicelli, Age & Scarpelli, Luciano Vincenzoni
Sceneggiatura: Mario Monicelli, Age & Scarpelli, Luciano Vincenzoni
Produzione: Dino De Laurentis
Attori principali: Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Silvana Mangano, Romolo Valli, Ferruccio Amendola, Nicola Arigliano
Leone d’Oro al Festival di Venezia

Squich

3 Maggio 2007 Nessun commento


L’ultima fatica di L.d.L., dal titolo onomatopeico, conferma purtroppo l’impoverimento dei contenuti che attanaglia il Nostro da diversi anni, impoverimento dovuto forse all’età e al minor impegno dedicato alla composizione da quando il pugliese è chiamato a partecipare a svariati programmi radio-televisivi, e a diversificare quindi le sue fonti di reddito. Il discorso si fa diverso per quanto riguarda le musiche: anche se si tratta per la maggioranza di cover, l’episodio più felice di questa raccolta è infatti l’originale “Sfigato 3″ che, oltre ad avere il merito di affrontare in maniera inconsueta il disperato tema dell’abbandono del proprio partner, unisce alla commovente melodia una notevole valenza poetica (sia sufficiente ad esempio citare il verso “con la tua lontananz’ m’è venut’ lu mal’ de panz’” – poesia pura!).

Categorie:Musica, Pop Tag: ,

Belgrado in riva al lago

2 Maggio 2007 28 commenti


A causa dei lavori di ristrutturazione ai quali è attualmente sottoposto, il Museo Nazionale di Belgrado ha pensato bene di spedire a destra e a manca le sue collezioni. Nel nostro caso, Villa Olmo di Como ne ospita una parte dedicata all’arte europea che copre un excursus temporale che va più o meno da metà Ottocento a metà Novecento. Si inizia con esponenti dell’Impressionismo (Pissarro, Corot, Monet, Renoir, i maggiori), perlopiù presenti con disegni e bozzetti, ma non mancano anche opere di dimensioni maggiori, tipo un quadro di Monet della serie “Cattedrale di Rouen”. Si passa poi, con un brusco ma significativo salto, ai rappresentanti del Simbolismo, e l’impatto con i disegni inquietanti di Odilon Redon (evidenti precursori del Magritte surrealista) è una delle poche emozioni che mi siano capitate ultimamente visitando qualche mostra. Non dico che siano eclatanti, si tratta solamente di disegni, ma quello che colpisce è la volontà di abbandonare le ricerche riguardanti la percezione visiva della realtà per dedicarsi all’indagine dell’immaginazione e dell’inconscio, che trova un corrispettivo nella nascente disciplina psico-analitica di fine secolo. La terza sezione di questa mostra è infine dedicata alle cosiddette Avanguardie (Gauguin, Picasso, Mondrian, un Kandinsky pre-astrattismo, etc.).
Il tutto vale la pena di un pomeriggio speso fuori porta.
Riferimenti: sito

Categorie:arte Tag: ,