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Archivio Agosto 2007

piazzale Loreto

29 Agosto 2007 Nessun commento

Seconda parte di vacanza: destinazione Porto Recanati, con lo scopo di trovarsi vicini al mare e ai luoghi lotteschi e leopardeschi. A causa degli alberghi strapieni di P.R. ho dovuto dirottare l’alloggio a 5-6 Km dal mare, e precisamente a Loreto, proprio dietro al santuario (!). Il “San Gabriele”, di livello discreto (***) e non troppo costoso, è un casermone piuttosto anonimo destinato principalmente ad accogliere i pullman di pellegrini che qui arrivano a frotte. La cittadina di Loreto consta di poche case, sorte dopo la fondazione del santuario nel XIII-XIV secolo, ed è anch’essa un luogo un po’ da pellegrini, nel senso che è fatta per un turismo di passaggio, infatti non vi si trova un ristorante decente. Il santuario della Santa Casa è imponente e la piazza antistante è in un equilibrato stile tardorinacimentale (o pre-barocco?), alla cui realizzazione hanno collaborato anche artisti piuttosto famosi (Bramante, da Maiano, etc.). Sulle prime faticavo a credere che l’umida e muffosa casetta di mattoni situata all’interno della chiesa fosse davvero la casa di Nazareth in cui Maria ebbe la visita dell’angelo annunciante, ma varia documentazione disponibile e piuttosto approfondita rende quasi convincente un’ipotesi tanto apparentemente assurda (intendo dire che la casa potrebbe essere quella vera, non certo che Maria vi abbia visto l’angelo, a meno che quel giorno non avesse fumato roba pesante).

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città della pieve

17 Agosto 2007 Nessun commento

Delle tre città che ho esplorato in questa breve gita Città della Pieve è la meno attraente, valevole di una visita principalmente perché è stata la città natale di Perugino, del quale si ritrovano sparse per le chiese alcune sue opere. Sì, ok, Perugino fa abbastanza ridere con le sue sfilate di santi e madonne con la boccuccia da bambolina, ma è sempre stato il maestro di Raffaello, in fondo.

il male

16 Agosto 2007 Nessun commento

Finalmente abbiamo un libro che racconta in maniera abbastanza organica e con cognizione di causa una parte della creatività sfrenata che si è avuta in Italia negli anni che vanno dai fine ’70 ai primi ’80. Fino ad ora, a parte il “Prima pagare poi leggere” di Scòzzari, si sono visti solo squallidi tentativi di sciacallaggio verso Andrea Pazienza, come del resto fu profetizzato da Sparagna all’indomani della sua scomparsa. In questo caso invece l’ex direttore del Male, Vincino, dettaglia piuttosto esaurientemente le persone e le situazioni che hanno determinato il successo del settimanale di satira più politicamente scorretto, ma libero, che sia esistito. Confesso di non avere fruito direttamente Il Male negli anni della sua permanenza in edicola (ero troppo giovane per capirlo) ma ne ho vissuto di riflesso le atmosfere e lo spirito libertario leggendo Frigidaire qualche anno più tardi, che ne ha raccolto il testimone, lasciando un po’ da parte la satira ma approfondendo la sezione giornalistica e le storie a fumetti, dando luogo al laboratorio di idee più scatenato che sia mai esistito, e probabilmente irripetibile. Sarebbe stato bello se Vincino avesse raccontato la fase di declino e di trasformazione in Frigidaire, ma questa è una storia che dovrebbe scrivere Sparagna, forse.

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Todi

15 Agosto 2007 Nessun commento

Il vecchio Iacopone veniva da qui, e qui è tornato, criptato nel sottoscala della chiesa di San Fortunato. Al contrario di Orvieto, che era una città fiorente fin dall’epoca etrusca, Todi diventa importante solo sotto i Romanacci (in quanto punto strategico, tanto per cambiare, ai limiti del confine disegnato dal Tevere verso il nord) e l’assetto urbano quasi totalmente medievale conserva ancora dei reperti di epoca imperiale. A parte la stupenda chiesona rinascimentale a croce greca posta a valle (vedi foto), tutto ciò che vi è di importante sta nella piazza posta sulla sommità della collina sui cui Todi sorge. Ed ecco il broletto, il duomo, il palazzo del capitano, tutti stranamente prospicienti, quando invece più sovente venivano distribuiti in luoghi diversi della città (a simboleggiare la separazione del potere politico da quello religioso, forse?). Nel museo civico, a parte la solita chincaglieria etrusca a figure rosse o nere, etc., sono conservati quadri del XVI-XVII secolo di soggetto prevalentemente religioso (è tutto materiale proveniente dallo spoglio delle chiese dei paraggi), opera soprattutto di pittori locali (Sensini, etc.), a parte lo Spagna, che è l’unico a firmare le tele di reale valore qui presentate.

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Orvieto: San Patrizio sta bene

14 Agosto 2007 Nessun commento

Quando, nel primo trentennio del 1500, il papa dell’epoca fu costretto ad abbandonare Roma e a rifugiarsi ad Orvieto, per consentire alla città di rifornirsi d’acqua in caso d’assedio chiamò il suo architetto di fiducia, Antonio da Sangallo (il giovane o il vecchio? boh!), a progettare un pozzo profondo oltre 50 metri, che dalla rocca discende fino ad una sorgente sotterranea. La discesa è impressionante: bisogna immaginarsi un foro largo alcuni metri circondato da una doppia scalinata elicoidale (che ricordavo ideata da Leonardo, e che si trova applicata in un noto autosilo milanese). La scalinata sarà larga poco più di un metro e mezzo ed è poco inclinata per consentire ai muli di salire e scendere con l’acqua, senza incrociarsi.

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Signorelli

14 Agosto 2007 Nessun commento

Il duomo di Orvieto ospita al suo interno, in una cappella dedicata a San Brizio, uno dei più importanti cicli di affreschi del Rinascimento italiano. L’opera fu affidata inizialmente ai pennelli del Beato Angelico, il quale però verso metà ’400 dette forfait, facendo a tempo solo a dipingere un paio di “vele” della volta (con l’aiuto di Benozzo Gozzoli). Per cinquant’anni nessuno vi pose più mano fino a quando venne chiamato Luca Signorelli per il completamento. Nella volta, dovendo attenersi ai precedenti affreschi, Signorelli continua a raffigurare gruppi di persone in una maniera compositivamente arcaica che si può ricollegare come modello alle Maestà di Duccio, per intendersi. Sulle pareti, invece, dovendo interpretare il tema dell’Apocalisse e del Giudizio Universale, il Nostro opera una fantastica sintesi tra gli elementi figurativi grotteschi tipici del romanico e del gotico e la “maniera” pittorica moderna, mettendo in primo piano l’anatomia dei personaggi nudi in uno stile che ricorda i precedenti di Pollaiolo, e ai quali anche Michelangelo si rifarà per la Cappella Sistina.

Duomo di Orvieto

14 Agosto 2007 Nessun commento

Il duomo di Orvieto si ritrova una tra le più sontuose facciate di tutte le chiese italiane. Anche se, all’interno, gli archi a tutto sesto che dividono le navate denunciano la concezione romanica originaria, la facciata è forse il più geniale esempio di splendido kitch rappresentato dal gotico italiano, così distante da quello europeo. Essa mescola infatti architettura, decorazione, pittura e scultura e pare di fatto voler rappresentare una gigantesca pala d’altare polittica. Alla base dei quattro pilastri che dividono le navate in facciata, vi sono dei complessi altorilievi con episodi del vecchio e del nuovo testamento e del giudizio universale (quest’ultimo tema verrà ripreso qualche secolo dopo, nel 1500, per la decorazione di una cappella interna, suggerita forse dal fatto di ritrovarsi a metà millennio, con tutte le profezie di fine del mondo conseguenti). Incredibilmente, in città non esiste materiale che riproduca in maniera decente tutto questo, oppure si trova sotto forma di corposi e costosi volumi.

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Vacanze 1: Orvieto

14 Agosto 2007 Nessun commento

Erano diversi anni che percorrendo l’Autostrada del Sole con destinazione sud, all’altezza di Orvieto mi veniva voglia di andare a farci un giro. Quest’anno è stata la volta buona. La piccola cittadina di origine etrusca (ma va’?) sorge abbarbicata ad un rialzamento di tufo, come la vicina Pitigliano. Dopo essere stata sbaragliata dai Romani (attorno al 250 a.C.) l’antica Volsinii pare si trasferì in quella che oggi si chiama Bolsena, a pochi chilometri verso il mare e sulle coste del lago omonimo, per poi ritornare più avanti nel luogo d’origine e chiamarsi Orbivetum (città vecchia), dal cui nome deriva l’attuale toponimo. La struttura cittadina è rimasta quella medioevale-rinascimentale con gli edifici più importanti costituiti dal duomo e dal palazzo del popolo e del capitano.

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