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Archivio Settembre 2007

baboomba

25 Settembre 2007 Nessun commento

Discreta variazione sul tema Grande Fratello intinto in salsa parapsicologica. Disegni un po’ approssimativi di un Piccatto che vuole tendere allo stile di Mari (che a sua volta vuole somigliare a Mignola); testi di Medda.

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toppi?

24 Settembre 2007 Nessun commento

Oltre alle sagre della patata o alle trippate in piazza, ogni tanto anche in provincia si può vedere qualcosa di interessante. È il caso di una mostra dedicata a Sergio Toppi, inaugurata ieri a Seregno. Si tratta di una settantina di tavole originali, storie brevi o singole illustrazioni, pubblicate su rivista (Alter o Corto Maltese) o libro dagli anni ottanta in qua. Tutto molto bello. Se vogliamo trovare il classico ago nel fienile, direi che Toppi tende troppo all’illustrazione, anche quando disegna fumetti, e questo NON VA BENE.

http://www.matite.altervista.org/

Categorie:fumetti Tag:

Ispoved’

21 Settembre 2007 2 commenti

Questo è uno dei libri non fiction di Tolstoj, anche se in realtà il suo modo di raccontare la sua ‘conversione’ alla spiritualità ha un sapore tanto narrativo che ci si aspetta che alla fine della lettura ci sia una conclusione. Invece no: la crisi della sua condotta materialistica, passando per lo scientismo, approda alla religione cristiana ortodossa del suo paese. Ma, ovviamente, pur ricercando uno stile di vita più semplice, Tolstoj non avrebbe mai potuto ‘tornare’ una persona comune e abbandonarsi alla fede rivelata. I suoi onesti dubbi gli impediscono di mentire davanti ai riti imposti dalla religione, ma non gli impediscono di cercare di distinguere la verità di dio dalla falsità delle usanze religiose. Alla fine del libro, l’autore dichiara che quello appena letto non è che un preambolo agli scritti che si sarebbe apprestato a produrre da allora in poi. Il problema sarà trovarli, questi libri, che si preannunciano molto interessanti.

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Perché Franco il Mugnaio è un genio

19 Settembre 2007 Nessun commento

Quando ho conosciuto Frank Miller leggendo le sue prime storie di Devil sull’Uomo Ragno del 1979-80, il suo stile non mi piaceva. Preferivo di gran lunga le anatomie precise e plastiche di Gil Kane, soprattutto quando le matite di quest’ultimo venivano rifinite dalle gustose chine di John Romita senior. I disegni di Miller invece, inchiostrati rozzamente – così mi pareva – da Klaus Janson, li ritenevo imprecisi, a volte addirittura goffi. Naturalmente ero piccolo e non capivo una mazza. Gil Kane era, sì, bravo, ma – oltre ad essere stato un modello per lo stesso Miller – era già ad un livello di manierismo quasi insopportabile. Franco Mugnaio infatti, dopo circa un lustro con la sua genialità avrebbe scardinato l’immagine di un personaggio mummificato come era Batman dando vita – insieme agli autori della British Invasion della Marvel Comics – ad una new wave che è stato l’ultimo grande cambiamento nel mondo dei comics e che ancora oggi trova degli stanchi epigoni. Anche Miller è andato incontro al suo manierismo, ma tutt’ora si trovano esempi della mente sveglia del fumettaro: leggendo l’ultimo numero di Rat-Man (pensa te), ho ritrovato una frase detta a proposito del suo ultimo lavoro, ’300′, da cui è stato tratto l’anno scorso un film:

« … negli ultimi anni è diventato di moda applicare le nostre ideologie contemporanee ai personaggi storici. Di Thomas Jefferson si dice solo che possedeva degli schiavi, e così facendo si ignorano tutte le grandi cose che ha fatto, la sua genialità. Questo è molto scorretto, perché se si è arrivati alla fine della schiavitù lo si deve anche al suo pensiero. È come se nel 2050 qualcuno dicesse di un eroe del nostro tempo: “Era solo un bastardo: guidava una macchina a combustione interna”.»

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Sonata Kreutzer

18 Settembre 2007 2 commenti

Non avevo letto quasi nulla dei grandi scrittori russi, prima di quest’estate. Richiamato dal titolo, che è la citazione di un brano di Beethoven, e dal non eccessivo numero di pagine, mi sono sparato in spiaggia la “Sonata Kreuzer” di Tolstoj. La storia incomincia con decine di pagine che sono considerazioni che fa il protagonista, un uxoricida, sul suo rapporto malato con le donne. Questa lunga prima parte del libro costituisce quasi un saggio a sé, e confesso di aver pensato anch’io tante di quelle cose (non comunicherò mai alla mia ipotetica futura moglie questo fatto, ovviamente). Sbloccata la situazione, il racconto parte tutto in flashback con una tecnica che avvince, frutto di una grande arte narrativa, e non avevo da dubitarne. Il bello viene però quando, alla fine, riparto dai preamboli e leggo la biografia dell’autore. Tolstoj - quello di Guerra&Pace, Anna Karenina, etc. - intorno al 1880 ha avuto una crisi mistica che lo ha portato ad un ritorno alla semplicità, ad una religiosità cristiana propria, ad un’attenzione al sociale differente dal populismo marxista russo di quegli anni. Inoltre pare essere stato anche un teorico della non-violenza e ad aver addirittura ispirato Gandhi, del quale si conservano delle corrispondenze epistolari con Tolstoj. Esistono un gran numero di scritti non narrativi di Tolstoj di questo tipo, ma è piuttosto difficile trovarli tradotti in italiano in edizioni recenti (qualcosina mi è capitato di beccarla in giro, usata).

ancona, la pinacoteca

17 Settembre 2007 Nessun commento

Se qualcuno, come ho fatto io, si recasse in pieno agosto alla pinacoteca di Ancona si troverebbe di fronte ad una situazione abbastanza squallida: in portineria due segretarie attempate e annoiate che fanno le parole crociate spiegherebbero all’inatteso ospite che il museo è in gran parte chiuso per lavori. Una di esse, dopo aver ottenuto conferma alla domanda se volesse entrare ugualmente, lo accompagnerebbe al primo piano a visitare il visitabile. Solo soletto, si metterebbe a gironzolare per le poche sale, che annoverano una serie di quadri di pittori locali e, per fortuna, a risollevare lo squallore arriverebbero due quadri – uno di Lotto e l’altro, qui indegnamente riprodotto, di Tiziano. Quest’ultima opera, del 1520 circa, messa a confronto con le altre lì esposte, permette anche al più disinformato sulla pittura tardorinascimentale di capire come mai Tiziano è stato un grande.

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concerti grassi

13 Settembre 2007 2 commenti

Spesso viene da chiedersi come mai le radio non trasmettano musica come questa 24 ore al giorno. Se fossi il ministro della cultura farei una legge che obblighi tutte le stazioni radio a trasmettere almeno una volta al giorno uno dei Concerti Grossi op. 3 di Handel. Sai che guadagno per l’umanità? Oltretutto, a dispetto del nome sassone del compositore, queste musiche sono di ispirazione in tutto e per tutto italiana - e sai che boccata d’aria, per le orecchie e la coscienza, sarebbe ricordarsi ogni tanto che la cultura una volta non era dominata dal rock-pop anglofono. La geniale fagocitazione di Haendel riesce ad amalgamare la cantabilità, la vivacità, l’allegria, la mestizia di Lully, Corelli, Vivaldi, Bach & company in una sontuosità propria, che dà luogo a brani più o meno ispirati, ma nel complesso eccezionali.

p.s. nel primo movimento del sesto concerto sono riconoscibili chiaramente il furto di una soluzione ritmico-melodica di Corelli e il tipico ‘finto finale’ caratteristico di molti brani di Bach.

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annungiazióon’, annungiazióon’ (Recanati n. 3)

12 Settembre 2007 Nessun commento

Questa è invece l’”Annunciazione” di Lotto del 1527, sempre alla pinacoteca recanatese. Come si può notare, il Nostro è ormai alle prese con una incipiente arteriosclerosi: la Madonna, pur avendo tutti i motivi per essere girata verso destra, si volta invece verso lo spettatore (che equivale ad essere rivolta verso il muro, nella sua realtà). L’Arcangelo Gabriele (mi pare sia Lui) è in una posizione improbabile e inoltre, conscio di aver di fronte un pubblico provinciale, Lotto non trova di meglio che piazzare un Santo Padre in alto a destra in procinto di tuffarsi da una nuvola. Probabilmente gli è stato chiesto di inserirlo a progetto già eseguito e quindi non ha potuto fare altro. Il tutto è riscattato da una grande qualità pittorica e dalla posa anticonvenzionale di Maria.

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Recanati n. 2

12 Settembre 2007 Nessun commento

Uno dei pezzi più belli della pinacoteca di Recanati. È la parte sommitale di una grande pala d’altare di Lorenzo Lotto, datata 1508, quando ancora non era partito per la tangente. Tutta la pala è fantastica, ma questa parte in particolare è stupenda. Il corpo di Cristo è ispirato dal “Torso del Belvedere” (scultura greco-romana). Il vecchio baffuto sulla destra è la citazione di un personaggio del “Cristo fra i dottori” di Dürer. I colori e le luci dell’angelo a sinistra ricordano alcuni quadri di Gentileschi con soggetto angiolesco, che probabilmente aveva visto quest’opera (congettura mia). La donna a destra con abito rinascimentale che regge l’avambraccio di Gesú è originale e delicata sia nella posizione che nella resa pittorica. Il tutto inquadrato in un taglio e un colorismo veneto-belliniani. Bravo Lorenzo!

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Onore a Ugo

11 Settembre 2007 Nessun commento

Probabilmente l’anglosassone Hugh Honour troverebbe da ridire sul sedere di Canova posto in copertina dell’edizione italiana del suo Neoclassicism. E chissà cosa direbbe se vedesse la copertina della nuova edizione: il pessimo gusto dell’art director ha scelto, argomento molto di moda di questi tempi, una bella testa mozzata di marmo. Queste scelte sono molto attraenti, ma non sono il miglior biglietto da visita rispetto ai temi che Honour presenta per spiegare la fioritura dello stile neoclassico. Esso infatti viene fatto risalire, da una parte ad un razionalismo di stampo illuminista che si contrapponeva alle decorazioni di barocco e rococò, e dall’altra – soprattutto per quanto riguarda i temi rappresentati – al tentativo di elevazione morale che culminerebbe con la Rivoluzione francese. Dopo questo evento, infatti, la restaurazione utilizza l’arte come strumento celebrativo del potere e, per contrapposizione, potrebbe essere uno dei fattori che determinano la nascita del Romanticismo. Il tutto a grandi linee, ovviamente.

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london sinfonietta

10 Settembre 2007 Nessun commento

Grazie al prezzo di ingresso piuttosto conveniente (zero euri) ho fatto una capatina al teatro Dal Verme dove membri della London Sinfonietta – più una soprano - eseguivano brani del compositore coreano Isang Yun. Si trattava di pezzi “alla Berio” che non saprei giudicare; avrei bisogno di ascoltarli di nuovo e, al limite per ora, potrei dire che erano interessanti. Di sicuro l’esecuzione è stata magistrale e il teatro ha un’acustica fantastica. L’unica perplessità è sul fatto che il direttore scandisse con una mano TUTTE le battute e con l’altra desse gli attacchi: mi domando se sia una consuetudine per l’esecuzione di musica contemporanea (data la complessità della partitura) oppure fosse un aiuto per l’ensemble che – magari – non ha avuto il tempo per preparare i pezzi in maniera adeguata. Ciò nulla toglie al fatto che il risultato sia stato perfetto.

sì, sì, il dibattito

6 Settembre 2007 Nessun commento

La televisione e la radio capita che sovente presentino cose interessanti, ma ogni tanto vale la pena scomodarsi per andare far girare i meccanismi encefalici con esiti sicuramente più rilevanti. Allo Spazio Oberdan è appena iniziata una rassegna di film di Kieslowski, che ho inaugurato da parte mia con i primi due episodi del Decalogo. Saranno vent’anni che leggo di qua e di là di K. (come leggevo di Truffaut, Antonioni, Ferrara, etc.) e ringrazio dio di aver mandato sulla terra lo Spazio Oberdan, che ho scoperto 5-6 anni fa, all’interno del quale si fanno rassegne su autori e temi di tutti i tipi. Capita di sentirsi un intellettualoide da strapazzo ad andarsene per i cavoli propri a vedere questo genere di proiezioni, ma il lieve imbarazzo che provo quando mi ci reco è ampiamente compensato dalla soddisfazione al termine del film (ed è da un po’ che ho scoperto questo trucchetto per vincere il timore iniziale e non fare marcia indietro). Il primo episodio è stato ieri sera seguito da un dibattito introdotto da uno psicanalista. Anche la storia del dibattito parrebbe roba da intellettualoidi; invece l’ho trovato utile per stimolare dei ragionamenti che avevo nella mente in stato embrionale e che sicuramente non sarebbero stati approfonditi senza quell’occasione. Oltretutto, molto immodestamente, mi è toccato intervenire – con ragionamenti un po’ fumosi e voce molto incerta, visto che era la prima volta per me – quando dopo alcuni interventi vedevo che si girava a vuoto senza toccare i temi fondamentali proposti dalla pellicola e dalla relazione dello psik. Visti i presupposti ci sarebbe stato da attendersi un colloquio di grande spessore, se la cultura media del pubblico cinematografaro (compresa la mia) fosse appena un po’ più elevata.

In sostanza, nel Decalogo 1 (“Non avrai altro dio all’infuori di me”) Kieslowski illustra il comandamento ma dissimulandolo in una storia che dà luogo ad una quantità incredibile di sfumature e considerazioni. Io ci ho visto principalmente la similitudine tra il ruolo della religione nella società e quello dei genitori all’interno della famiglia. Entrambi questi ruoli pretendono di essere rispettati e, in caso di disubbidienza è inevitabile la ricaduta negativa di una punizione. Il protagonista del film è un adulto che ha ‘disubbidito’ alla fede cattolica della società polacca sostituendola con la fede nella razionalità. A questa disubbidienza consegue, in una visione bacchettona del film, la punizione divina che gli fa perdere il figlio. Più sofisticatamente, però, io ci vedo un avvertimento all’integralismo verso una fede o un’altra. Affidarsi completamente alla razionalità, senza conservare nessun elemento spirituale, non porta all’affrancamento dall’oppressività religiosa ma ad un altro asservimento ad una fede diversa. La verità sta nel mezzo.

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Giacomo Ghepardi

4 Settembre 2007 Nessun commento

Quando arriva agosto ho sempre la tentazione di rimanere a casa a passare le ferie in tutta tranquillità. Un mese, del resto, sarebbe appena sufficiente per rilassarsi un po’, leggere, ascoltare musica, andare al cinema, in piscina, a fare una scampagnata, suonare il violino, eccetera (non basterebbe, anzi). Alla fine, poi, decido di partire e non mi pento, perché il relax c’è modo di praticarlo anche in vacanza. Adoro infatti stare una giornata intera sotto l’ombrellone a leggere e dormire tutto il tempo, inframmezzando il tutto con un paio di nuotate in mare. Poi, dopo un paio di giornate passate così, mi piace visitare i paraggi per cogliere qualche stimolo di qualsiasi genere. Una delle gite di quest’anno l’ho compiuta a Recanati. Il tutto poteva risolversi nella solita visita alla casa di Leopardi o, tuttalpiú, al museo per vedere i quadri del Lotto. Come mi è successo negli anni passati (riguardo Rubens, san Francesco, etc.) la visita dei luoghi di vita di personaggi importanti mi spinge inevitabilmente ad approfondire la conoscenza delle opere e di quanto stava intorno ai soggetti in questione. Per fare i conti, la visita di quest’anno a Recanati mi ha portato a leggere in maniera più corposa lo Zibaldone (fantastico), a scoprire che il padre di Giacomo era una specie di Leopold Mozart nei riguardi di Wolfgang Amadeus, nel senso che ha favorito il bruciarsi in pochi anni della salute del figlio sull’altare dell’arte. Pare che tutti i (pochi) ritratti di Giacomo Leopardi siano derivati da un ritratto a matita originale conservato nella biblioteca. Poi, attraverso la figura minore di Paolina Leopardi ho scoperto il libretto di fine ’700 di Xavier de Maistre – “Viaggio intorno alla mia camera” del quale la Leopardi tradusse la seconda parte – un testo pieno di ironia illuministico-esistenzialista. Recanati è poi anche la città natale di Beniamino Gigli, al quale sono dedicate alcune squallide sale del museo comunale. Nello stesso museo c’è una sala piena di chitarre della ditta Eko, storica ditta italiana produttrice di chitarre con sede proprio qui. La pinacoteca, infine, ospita alcuni quadri di Lorenzo Lotto, tra i quali la strampalata “Annunciazione” e un fantastico polittico del suo periodo migliore.

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suddenly paradise

4 Settembre 2007 Nessun commento

Pur avvalendosi di fotomodelle in luogo di vere attrici, e pur presentando spesso dei risvolti banali e patetici nella sceneggiatura, i film del Pieraccioni sono sempre gradevoli da vedere, e anche rivisti a distanza di anni come in questo caso riescono ugualmente a strappare qualche risata. Sconsolata riesce in maniera abbastanza traballante nel mettere un po’ di sale qua e là.

2003, regia Pieraccioni, sceneggiatura Pieraccioni-Veronesi, con Haber e Papaleo.

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