Archivio

Archivio Dicembre 2007

Munari

31 Dicembre 2007 2 commenti

Sentii parlare di Munari la prima volta nel 1985, quando l’istituto d’arte che frequentavo organizzò una serie di conferenze con i maggiori designer del periodo (tra gli altri, Castiglioni, Mari, etc.). Qualche anno dopo ebbi un incontro ancora più ravvicinato, quando venne invitato dal circolo culturale del mio paesello, e durante il quale questo omino ottantenne rispondette in maniera amabile ed intelligente alle domande ingenue di un pubblico del tutto inadeguato a quella serata. Esistono, poi, in circolazione (Laterza) alcuni libri che Munari scrisse nel corso degli anni sui temi della creatività e della fantasia. Per accrescere la conoscenza di Munari, si può visitare in questi giorni la mostra alla Rotonda di via Besana nella quale vengono esposti i suoi lavori pittorici degli inizi, la progettazione grafica di varie collane di libri per diversi editori (Einaudi, Rizzoli), di libri per l’infanzia, etc., le sue esperienze e sperimentazioni nel design e nella multidisciplinarietà in genere. Un esempio di questa è il libro non-illustrato ‘Cappuccetto Bianco’ (si parla degli anni ’50), che racconta la storia di CB in un bosco innevato, etc. praticamente il libro è composto di pagine bianche, ed è dedicato a John Cage, che ha usato in maniera simile il silenzio nelle sue composizioni. Altro pezzo mitico è la sua opera ‘Olio su tela’, costituito di una semplice tela grezza (tipo yuta) con una macchia d’olio versatovi sopra.

Categorie:arte Tag:

il feroce satanino

29 Dicembre 2007 Nessun commento

Storiella autoreferenziale, nella quale si parla di collezionismo, figurine, fumetti, etc., e il cui unico pregio è il Saudelli alle matite, impegnato un po’ di più rispetto alle prove svaccate delle sue precedenti dylandogate, e che fa affiorare qua e là (nei limiti del consentito) le sue ascendenze fetish. Testi di Michele Medda.

Categorie:fumetti Tag:

SPEriamo qualcuno ci SALVI dai giornalisti

28 Dicembre 2007 Nessun commento

A leggere gli articoli dei quotidiani usciti qualche mese fa in occasione della pubblicazione dell’enciclica SPE SALVI di Benedetto 16° si poteva supporre che questa si riducesse ad una invettiva oscurantista contro la scienza. Invece, all’interno di una serie di spunti sul tema della speranza e della fede, il pontefice si limita a dedicare a questo aspetto solo un paio di paginette, per ribadire un concetto ovvio, che i giornali hanno fatto diventare l’aspetto da evidenziare per fare notizia, e cioè che la scienza non può costituire una fede. Questo concetto credo sia assunto da chiunque abbia più di sei anni di età, anche a chi è gnostico come il sottoscritto, e il “Decalogo n. 1″ di Kiesloski, per esempio, ne costituisce una stupenda versione cinematografica. Detto ciò, la lettura del libretto papale – sebbene scritto piuttosto male, secondo me – è utile perché offre diversi spunti alla riflessione interiore di chiunque, credente o meno, essendo sufficiente sostituire alla voce “Dio” una parola più appropriata per ognuno o, meglio ancora, lasciare inespresso quel concetto, che trova riduttivo qualsiasi tentativo di definizione.

Categorie:Misticismo Tag:

You are a stock-fish

27 Dicembre 2007 1 commento

L’ultimo lavoro di Leone di Lernia, “Si’ ‘nu baccalà”, è composto dalle solite cover di brani dance-house, alle quali il tranese affibbia improbabili testi, perlopiù in dialetto, che con gli anni diventano purtroppo sempre meno curati e tendenti al turpiloquio. I temi trattati spaziano dall’amore alla critica sociale e, anche se a volte autoreferenziali, non mancano di infondere un nuovo vigore ai brani ai quali si ispira. L’unica critica che gli si potrebbe muovere è che questo album pare essere stato realizzato con troppa fretta, probabilmente – come suggerisce l’immagine di copertina - per uscire in tempo di Natale. Ci si può comunque consolare con due ricette culinarie di Nenna Rosa, la moglie dell’artista, allegate al libretto interno del cd.

Categorie:Musica, Pop Tag:

Aimez-vous Brahms?

21 Dicembre 2007 Nessun commento

Era un po’ di tempo che non facevo il nottambulo per assistere ai concerti di Rai3, ma visto che la notte scorsa c’era un concerto per violino (l’op. 77 di Brahms) non potevo perdermelo. Sono un po’ troppo abituato alla concezione tardo-barocca della scrittura musicale per apprezzare in pieno un concerto come questo, che definirei tardo-romantico. Il concerto barocco è più chiaro, perché più schematico, costruito per moduli, spesso ripetuti, con leggere variazioni (ricorda un po’ il minimalismo secondo certi punti di vista), ed è proprio lo scarto creato dal contrasto tra la ripetizione e la sua (spesso minimale) variazione in fine periodo che genera un effetto che di per sé è spesso poetico in quanto tale. Un’altra tecnica barocca è quella della ripetizione seguita non dalla variazione ma dal ribaltamento (melodico, metrico, etc.) di questa, che crea anch’esso un effetto preciso, che i compositori dell’epoca utilizzavano da maestri. La musica di Brahms, per quanto la conosco, è invece molto diversa: la composizione è più libera e l’effetto emozionale, passionale, struggente, viene creato spesso dalla pura melodia. Inoltre si sentono i prodromi dello stile dissonante - che non saprei come definire – che verrà portato avanti negli anni seguenti da Tchaikovsky & Company. Il concerto di stanotte era una registrazione effettuata alla Scala (con diverse sedie vuote in platea), con l’orchestra Filarmonica diretta da Valerij Gergev; Znaider il violinista, che ha eseguito come bis la Sarabanda di Bach tratta dalla suite BWV 1004. Buenas noche.

Categorie:Classica, Musica Tag:

Karlheinz

17 Dicembre 2007 Nessun commento

… Stockhausen, non Rummenigge, naturalmente. Abbiamo dovuto attendere che schiattasse per incominciare a capire un po’ il suo lavoro. Ieri infatti radiotre gli ha dedicato una serata intera durante la quale oltre a trasmettere alcuni suoi pezzi (“Inori” completa più brani di altre opere) si intervistavano eminenti studiosi o musicisti che ci hanno avuto a che fare (Sciarrino, Bortolotto, Restagno, etc.). La “musica” di compositori di questo tipo (insieme a lui Nono, Berio, tra i più conosciuti) diventa ricerca sonora, strutturale e filosofica, al pari di quanto hanno fatto – più o meno nello stesso periodo – Fontana, Manzoni, etc. nelle arti visive. È una ricerca il cui obiettivo non è quasi mai la gradevolezza sonora ma piuttosto l’approfondimento delle ragioni esistenziali e degli elementi costitutivi del suono. Ricerca pura, insomma, da laboratorio, magari da applicare successivamente alla musica “vera”, di consumo pubblico. Non a caso un personaggio come Battiato, anch’egli tuffatosi per quasi tutti gil anni ’70 nella sperimentazione e nello studio, è riuscito da allora in poi a coniugare avanguardia e popolarità con una naturalezza inaudita, alternando lavori di facile presa e capaci infatti di riscuotere grandissimo successo (dalla “Voce del padrone” in poi) ad altri in cui si permette di affiancare pezzi facili ad altri decisamente ostici, e di essere ricevuto da Radioitaliasolomusicaitaliana, ancora oggi, quasi come fosse un baglioni qualunque.

Giacomino Uomo di Pietra

14 Dicembre 2007 Nessun commento

Jim Steinman non lo avevo mai sentito nominare, fino a qualche mese fa. Ascoltando “9412” (una web radio statunitense che mette soprattutto musica rock di stampo classico americano) mi capita di sentire una bella canzone rock, con uno stile familiare. Incuriosito, tra una tavola e l’altra che mi tocca fare per lavoro, vado su Wikipedia e scopro che il mitico J.S. è l’autore delle due più belle canzoni interpretate da Bonnie Tyler (“Total eclipse of the heart” e “Faster than the speed of night”) e di diverse cavalcate rock di Meat Loaf, che conoscevo molto superficialmente. Si sente che il suo stile ha molto a che fare con lo Springsteen più corale, che nasceva anch’esso in quegli anni (rock + pianoforte) ma non saprei dire chi sia stato il primo, o se più probabilmente abbiano attinto entrambi ad una matrice comune. Il cerchio si chiude, per il momento, con l’acquisto qui raffigurato, trovato in un giro alla Fnac nei giorni scorsi: un suo album del 1981, con una bellissima copertina epica disegnata da Richard Corben prima che si mettesse a fare i pupazzi, penalizzata dalle dimensioni ridotte.

Categorie:Musica, Rock Tag:

vietcong in salsa western

11 Dicembre 2007 Nessun commento

Il buon Nizzi rispolvera (o re-impolvera) la vecchia favoletta del vietcong che continua nella foresta a credere di essere in guerra, mentre questa è ormai bell’e finita. Qui si tratta ovviamente di un improbabile soldato sudista della guerra di secessione americana che è rimasto a sentinella di un avamposto in mezzo al deserto (e non si capisce bene come avrebbe fatto eventualmente ad avvisare qualcuno di qualsiasi accadimento). A parte questa genialata iniziale, la storia si “sviluppa” noiosamente su due numeri con Tex e Carson in versione cittadina, dove i due pard girano tranquillamente vestiti da sceriffi, con i soliti cinturoni e pistolone, in mezzo a signori e signore benvestiti. Piccolo particolare: gli avversari di Tex dovrebbero fare un corso di tiro a segno, perché in questa storia lo prendono di mira molte volte (a sua insaputa, e anche alle spalle), ma non c’è una volta che le pallottole lo sfiorino. Disegni di Repetto.

Categorie:fumetti Tag:

decameron

10 Dicembre 2007 2 commenti

Me l’ero presa comoda, pensando che questa volta sarebbe durato più del solito. Così mi sono perso le prime due puntate del Decameron di Luttazzi e ho cominciato a guardarlo solo dalla terza, che non sapevo sarebbe poi diventata l’ultima. Mi era piaciuta quella puntata, come al solito per tutto quello che fa Luttazzi (tranne le sue canzoni, ORRIBILI!). Il tutto era condito da molte volgarità, ma chi ci fa caso, a quell’ora di notte? E invece i damerini della 7 hanno pensato di defenestrarlo per delle volgarità su Giuliano Ferrara. Quella sera Luttazzi ne ha sparate a destra e a manca, non in senso politico, e insieme a Giulianone sono stati messi in burla parecchi altri, che non hanno fiatato. Sui giornali di oggi Ferrara pare pentito di un gesto al quale, se non fosse stato sottolineato, nessuno aveva fatto caso. Infatti ora, lui e la sua tv “progressista”, passano per dei censori idioti. Vedremo come va a finire.

Com’è triste l’Isotta

8 Dicembre 2007 Nessun commento

Una ‘passione’ di Bach, ascoltata seguendo il libretto, è un percorso catartico, capace di infondere spiritualità persino in una rapa. La ‘prima’ della Scala di quest’anno, ‘Tristan und Isolde’ di Wagner (qui raffigurati in un quadro del grande vittoriano Waterhouse), diretto da Baremboim, seguito allo stesso modo, è invece una noia immensa. Forse esagero: non è immensa, perché dura solo QUATTRO ore, più DUE di intervalli. Sì, d’accordo, è comunque interessante apprendere direttamente la diversità della tipologia dell’opera di Wagner rispetto a quella italiana dello stesso periodo. La struttura di T&I è un continuum di musica e canto, diversamente dallo stile italiano che è invece un susseguirsi piuttosto regolare di sinfonie, recitativi e arie. Ho ascoltato altre musiche di Wagner molto belle, ma in Tristano e Isotta mi pare ce ne siano veramente poche.

Handel in svendita

7 Dicembre 2007 Nessun commento

Assolutamente imperdibile l’Amadeus di questo mese. Oltre alla rivista, un po’ da oratorio come al solito, c’è allegato un doppio cd contenente alcune delle cantate italiane di Handel, datate intorno al 1707, che sono tra le prime sue composizioni del periodo in cui era di casa tra i cardinali romani dell’epoca (Panfili, Ottoboni), che figurano anche come autori dei testi. La mia preferita è ’Armida abbandonata’. Si può approfittare di questa occasione per un notevole risparmio perché questi due dischi sono sul mercato per la spagnola Glossa al prezzo di circa 18 euro ciascuno.

CD 1
Diana Cacciatrice HWV 79
Il consiglio HWV 170
Armida abbandonata HWV 105
Delirio amoroso HWV 99

CD 2
Ero e Leandro HWV 150
«Spande ancor a mio dispetto» HWV 165
«Ah, crudel, nel pianto mio» HWV 78
«Cuopre talvolta il cielo» HWV 98

Emanuela Galli, Roberta Invernizzi e Raffaella Milanesi, soprani; Salvo Vitale e Furio Zanasi, bassi; La Risonanza; Fabio Bonizzoni, clavicembalo e direzione

http://www.amadeusonline.net/rivista.php?ID=1196685430

Categorie:Classica, Musica Tag:

Re-boots

4 Dicembre 2007 Nessun commento

La voce trae spesso in inganno, e di solito l’immagine che che ci facciamo dei conduttori radiofonici è radicalmente diversa dalla realta. Nel caso di Massimo Rebotti - neo ex direttore di RP - l’idea che mi ero fatto è, invece, pressocché quella della foto qui malriprodotta. Sciocchezze a parte, questa è la seconda o la terza volta negli ultimi anni che RP cambia direttore (passando da Scaramucci, a Berni, a Rebotti) e come le altre volte non ci si è capito molto. Probabilmente si tratta di questioni del tutto interne, anche se, come suggerisce l’articolo, riconducibili ad un ipotetico orientamento indirizzato ad un pubblico più allargato, e che quindi avrebbe comportato un allentamento della componente radicale. Ascolto RP da più di vent’anni e, ovviamente, le cose nel tempo sono un po’ cambiate, ma secondo me sono cambiate in maniera positiva. C’è più professionalità, si sono guadagnati nuovi ascoltatori, e nello stesso tempo si è conservata la caratteristica ‘ruspante’ dell’indagine della realtà più piccola e, in campo musicale, di essere avanti di almeno due o tre anni rispetto al resto delle altre radio. Per fare un esempio, per essere ammesso su radio3, che trasmette buona musica e che è essa stessa una emittente di nicchia, un brano (o un cantante, gruppo, etc.) deve superare un certo giudizio critico generale, seppure di nicchia, che invece su Radiopopolare, data la sua relativa anarchia, è determinato solo dall’intelligenza del conduttore. Ovviamente ciò comporta molti ascolti (informativi o musicali) indesiderati o indesiderabili, ma ha il grande vantaggio di proporre un raggio di apertura di 360 (vabbè, facciamo 355) gradi. W Radiopopolare.

Categorie:radio Tag:

il Vivaldi mancante

3 Dicembre 2007 1 commento

A riprova di quanto siano – ingiustamente - trascurate le sonate di Vivaldi c’è, paradossalmente, questo nuovo disco di Enrico Gatti che ne interpreta una parte di quelle dell’op. 2. Per cominciare, si è dovuti andare in Spagna per trovare un editore interessato ad un compositore italiano. In secondo luogo, si è scelto di pubblicare le prime sei (già presenti su un rarissimo disco, di provenienza britannica guarda caso, con la Wallfisch al violino) e un paio della seconda metà, la cui restante parte risulta introvabile sul mercato e che penso farò prima io ad imparare a suonarle che qualcuno a pubblicarle. Il disco è costoso, ma ne vale la pena per la qualità e per l’ampio testo allegato, nel quale tra l’altro viene riprodotta la pagina del preludio della prima sonata, che permette di capire (leggendola mentre la si ascolta) quanto sia grande la differenza tra la pagina scritta e la bellezza di una esecuzione arricchita da florilegi cromatici, “phylologically correct”.

http://www.glossamusic.com/catalogue/1202.htm

Categorie:Classica, Musica Tag: