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Archivio Gennaio 2008

via anche questo

30 Gennaio 2008 Nessun commento

Sono abbastanza convinto che prima di dedicarsi a materiali culturali più nobili, recuperabili in genere attraverso canali minori, sia necessario sorbirsi quello che passa (anche la robaccia, a volte) per il mainstream. Se lo si fa con coscienza non si corre il rischio di venire contaminati, ma è necessario tenere ben presente quale sia il valore della VERA arte (ognuno entro i suoi limiti di comprensione). Scendendo a livelli molto bassi, si può dire che questo film (1984), che passa per un cult tanto da meritarsi un sequel (a un quarto di secolo di distanza), si rivela infatti un nulla, di qualità poco superiore di “A spasso nel tempo”. Qui c’è un barlume di storia, che serve prevalentemente a collegare i vari sketch legati al mondo del tifo calcistico, con camei di calciatori e conduttori sportivi dell’epoca. Lino Banfi, in uscita dal suo periodo più porcellesco, è l’unico attore meritevole di encomii e che subisce la pessima offerta che la tradizione comica italiana, anch’essa ai suoi attimi finali, gli riserva.

Rifondazione Vaticana

30 Gennaio 2008 2 commenti

Per tutti quelli che ce la menano ogni volta che il papa dice qualche ovvietà – che non può fare a meno di dire perché imposta dal suo ruolo – sulla vita, sulla procreazione, sulla famiglia, etc. La dichiarazione pubblicata sul Corriere di oggi mi pare una versione mistica del Comunismo, che meriterebbe una prima pagina e che nessun politico avrebbe il coraggio di prendere sul serio (neanche Bertinotti, probabilmente), e il bello è che è fondamentalmente VERA.

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gonzi a zonzo

29 Gennaio 2008 Nessun commento

La coppia Boldi-De Sica ha interpretato anche film discreti e divertenti, ma ”A spasso nel tempo” non fa certo parte di questi. Sembra che, dopo aver definito l’idea di base (uno scienziato pasticcione spedisce indietro nel tempo la coppia), i comici insieme ai Vanzina si ritrovino sul set e improvvisino una serie di minchiate, adattandole alle varie tappe storiche che questi devono percorrere per ritornare al presente. E così, via coi luoghi comuni sulla preistoria, sul Rinascimento, su Casanova, etc. Un film che fa rimpiangere lo spreco di energia elettrica consumata per vederlo.

1996, regia e sceneggiatura (parole grosse!) dei fratelli Vanzina, con Boldi, De Sica, Marco Messeri, Ela Weber, Manuela Arcuri.

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otros escolios

28 Gennaio 2008 Nessun commento

Finalmente Adelphi ha dato alle stampe una seconda tranche delle “note a margine” di Gómez Dávila. Anche in questo caso basta sfogliare a caso le pagine per trovarsi di fronte a gocce di sapienza distillata, per esempio:

L’atteggiamento più discreto è quello di chi si gode la propria intelligenza senza pretendere di essere nel giusto.
Solo l’anima esitante è immune dalle volgarità.
Perché l’idea più sottile diventi stupida non c’è bisogno che la esponga uno stupido, basta che l’ascolti.
Ogni religione altrui oscilla tra il ridicolo e il diabolico.
Chi professi opinioni che non sono disprezzate dai nostri contemporanei deve vergognarsi.
Per interpretare certi uomini basta la sociologia, la psicologia avanza.
L’anima volgare nasconde la sua felicità per paura dell’invidia; l’anima nobile perché ne ha compassione.
Più che il prodotto di determinati metodi, la verità è la melodia di certe anime.
Le idee tiranneggiano chi ne ha poche.
L’indizio più sicuro della mediocrità di una pièce teatrale è poter definire in modo soddisfacente la sua trama.

Eccetera.

Ceppalonia

23 Gennaio 2008 Nessun commento

Dopo aver scandalosamente insabbiato la prima inchiesta (seria) contro Mastella, il governo cadrà perché Clemente da Ceppalonia si è dimesso a causa di una seconda inchiesta (ridicola, come il procuratore che la propugna, e che molto probabilmente sfumerà da sola, senza bisogno di insabbiamenti). Ottimo. Ma non sarebbe stato più sensato evitare di lasciare quei magistrati lucani nella … merda (diciamolo, come usa intercalare D’Alema) e, se il governo doveva comunque cadere, andare alla débâcle con onore per una questione di etica?

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carneade

21 Gennaio 2008 2 commenti

Sono un fallito, lo so, ma pensando a Toffolo, mi consolo allegramente. Ha più o meno la mia età, ed ha avuto i miei stessi miti, ovvero Pazienza per il fumetto e gli Smiths in campo musicale. Ha pensato bene di portare avanti entrambe le passioni ma con esiti sciatti nell’uno e nell’altro caso. Il suo gruppo, i Tre Allegri Ragazzi Morti, fa un rock-pop facile facile, eternamente fanciullesco, che non riesce ad andare al di là di qualche melodia o riff azzeccato, di tanto in tanto. Nel fumetto, il volume “Carnera” da poco ristampato dalla Coconino, non fa che confermare la sua eterna promessa (si fa per dire) mai mantenuta. L’idea di celebrare un suo conterraneo (come fece successivamente per Pasolini) produce una storiella inutile che dice poco o nulla sulla persona, non entra nel profondo e non ha un carattere personale di un certo peso. Per alcuni sfondi ricalca la New York di Will Eisner e non si preoccupa di citarlo neanche di sghembo. Attribuisce l’invenzione di Superman all’ispirazione a Carnera da parte di Siegel/Shuster. Un’opera, insomma, di cui il fumetto potrebbe fare a meno.

operaii filarmonici

18 Gennaio 2008 Nessun commento

Se voglio evitare un ictus da scarsezza di sonno devo assolutamente riparare il videoregistratore. D’altronde la notte scorsa non ci si poteva perdere i Berliner diretti da Simon Rattle nell’interpretazione della Quarta di Brahms. Si trattava di una registrazione del maggio scorso che, in occasione del Primo Maggio, era effettuata all’interno di una ex-fabbrica teutonica e pareva suggerire che quei musicisti fossero al lavoro per produrre materiale musicale, utilizzando come stampo la partitura ‘progettata’ del compositore. Era la prima volta che ascoltavo in maniera completa questa sinfonia e quindi, dato anche l’effetto ‘palpebra calante’ dovuto all’ora tarda, il commento non può che essere sommario. Si inizia con una bella introduzione che porta subito al tema principale del primo movimento, una tipica sequenza ‘groove’ brahmsiana con gli archi all’unisono, il cui effetto patetico-struggente dovrebbe essere dato dalla tonalità d’impianto in mi minore, oppure da un effetto ‘malato’ ottenuto da note fuori da quella tonalità. Quel tema è molto accattivante, e infatti Brahms lo fa affiorare sovente per tutto il brano, annegato in un ‘materiale connettivo’ che non è però esaltante, ma almeno lo fa risaltare. L’Adagio che segue mi è sembrato un po’ amorfo, al contrario dello Scherzo che è veramente tale e suonato con il piglio giusto dall’orchestra. Bello ma - ed è un particolare che apprezzo poco nelle sinfonie ottocentesche - poco omogeneo l’ultimo movimento, che si conclude con un precipitato dall’alto al basso della scala tonale che mi ha ricordato molto Handel.

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prima della prima

15 Gennaio 2008 Nessun commento

Queste dell’opera prima (1677) di Bassani si potrebbero considerare come il più immediato precedente di Corelli. Le sonate di Bassani (Padova 1647 – Bergamo 1716) si collocano in un punto intermedio fra la forma più popolaresca delle suite di danze dei decenni precedenti, che comprendeva ‘gagliarde’ e ‘battaglie’ a profusione con tamburelli e chitarre etc., a quella più stilizzata di sonate a due violini più basso continuo con un’attenzione maggiore a gighe, sarabande e correnti. Rispetto a quelle un po’ confuse di Bassani, per le sue composizioni il Fusignanese col tempo spingerà il pedale sul raffinamento armonico e contrappuntistico ed esalterà la differenza fra le singole voci dei due violini inventandosi una miriade di soluzioni che culmineranno nella sua famosa opera Quinta, del 1700. Fa tenerezza vedere qui adoperato, con parsimonia, quello che doveva esser uno standard del momento, ovvero la discesa di un’ottava suddivisa in otto parti uguali con legatura a coppie di note in finale di un movimento, e del quale Corelli si approprierà a man bassa facendolo quasi diventare un suo marchio di fabbrica.

l’arte delle nonne

11 Gennaio 2008 Nessun commento

Non è una grande mostra, questa che Palazzo Reale di Milano dedica ad un excursus di opere femminili nel corso dei secoli (più o meno dal ’500 agli anni ’50 del Novecento). Si limita a testimoniare la presenza della Donna come protagonista della storia dell’arte (ruolo che nessuno le nega) ma questa non si traduce – almeno per il periodo preso in esame - in una differente interpretazione della realtà e della sua rappresentazione, ma si ripercorrono gli stili e i temi consueti della storia dell’arte. I quadri e le sculture esposti non sono inoltre supportati da materiale informativo, per cui ci si limita a fare un giro, eventualmente con l’audioguida (il cui costo è da aggiungere alle 9 svanziche per l’entrata). Ciononostante – perché c’è sempre un ciononostante – vale la pena di una visita per reincontrare quadri noti – ci sono la Gentileschi, la Sirani, Anguissola, etc. – e conoscere pittrici mai viste, che appartengono soprattutto agli ultimi due secoli dall’Impressionismo in qua. Parte degli introiti sono devoluti alla ricerca sul cancro (fondazione Veronesi).

Lotte Lasertein, Toilette mattutina, 1930 ca. National Museum of Women in the Arts, Washington

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fratelli di Grecia

9 Gennaio 2008 Nessun commento

Alla Pinacoteca di Lissone vige una mostra provinciale ma carina, dedicata a Giorgio De Chirico ed al fratello Alberto Savinio. Le opere esposte non sono moltissime (quasi tutte provenienti da collezioni private), ma di qualità, e quelle di De Chirico attraversano quasi tutti i suoi ‘periodi’. Trovo conferma all’idea che avevo dei due: Savinio è senz’altro il più intelligente, ma ha disperso il suo talento nella letteratura, nella musica e nella pittura. De Chirico era sì più tonto (si capisce evidentemente dallo sguardo), ma si è dedicato generosamente solo alla pittura, e senz’altro ha creato molte cose mediocri, ma spesso – come nella figura qui sopra – dimostra con un semplice quadretto, un autoritratto, o una natura morta, di avere una grazia e capacità espressiva che il fratello poteva solo sognare.

Categorie:arte Tag:

merenda da tiffany

8 Gennaio 2008 5 commenti

Mi è venuta voglia di leggere il romanzo di Capote all’origine di questo film andato in onda l’altra settimana. Può darsi che sbagli, ma appare abbastanza intuibile che la vicenda, o meglio la sua rappresentazione, è stata edulcorata per il grande pubblico a cui era destinato un film con la Hepburn. Ma nonostante questo, per chiunque abbia un po’ di immaginazione, quasi tutto il film - nella sua apparente aria da commedia - manda di continuo dei segnali inquietanti che sembrano preludere ad un finale tragico, o comunque non ad uno così sdolcinato e moralistico come quello che pare essere stato appioppiato a tavolino. Credo che quando Morrissey reinterpretò “Moon River” in versione ana-morfica avesse in mente questa inquietudine sottile che traspare anche dal film, o comunque l’ha bene interpretata (qui ce n’è una versione breve).

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il Brunelli

7 Gennaio 2008 Nessun commento

Il Lino Brunelli (che non conoscevo, prima) espone le sue ultime opere alla Villa Tittoni di Desio. Diverse di queste hanno titoli ispirati a composizioni musicali (di Debussy, Stravinsky, Vivaldi) e sono quelle che convincono meno, anche perché presuppongono una reazione soggettiva rispetto alla musica che da parte mia non ha trovato una grande condivisione; invece di aggiungere valore al dipinto paiono distogliere l’attenzione (anche quella dell’artista) dalle soluzioni grafico-pittoriche. Anche le altre opere, perlopiù astratte, portano titoli (alle volte filosofici) che, detto sinceramente, è inutile leggere perché è difficile riconoscerli nella rappresentazione che il pittore ne vuole fare. Se le intenzioni servono come stimolo creativo, questo è fondamentale per l’artista, ma nel caso delle opere del Brunelli è sufficiente che lo spettatore si limiti alla fruizione di esse e dei buoni risultati coloristici e materici che spesso riesce ad ottenere.

Categorie:arte Tag:

Arturo Grumoso

6 Gennaio 2008 2 commenti

In questa interpretazione delle sonate di Corelli del 1975 (la più ‘antica’ che ho ascoltato finora) il buon Grumiaux proprio non resiste dal mettere il vibrato nelle note lunghe, assente nelle incisioni moderne, più aderenti allo stile antico (che paradosso!). Anche i melismi sono ridotti all’osso (ma, anche se se ne infischia bellamente di quelli della versione a stampa, qua e là ci sono, segno della consapevolezza dell’inizio delle ricerche filologiche incominciate alla fine degli anni Sessanta). Nonostante la scarsa attendibilità è comunque una bella versione per la qualità del suono, per la precisione esecutiva (G. non manca di far sentire bene i ‘contragolpi’ dei bassi di gighe e gavotte) e anche perché impone un’accelerata ai preludii (di un buon terzo più brevi rispetto alle incisioni recenti) soprattutto perché, non adoperando florilegi cromatici sulle note lunghe, sarebbero altrimenti risultati troppo noiosi. Nel complesso è sì una esecuzione in versione poco barocca, ma buona comunque da ascoltare anche oggi (escludendo la ‘Follia’ che risulta eccessivamente compassata).

Santo Ibn

4 Gennaio 2008 Nessun commento

Anche nel mondo islamico, come in Europa, il fervore mistico ‘medioevale’ portava alla creazione di congregazioni che declinavano il messaggio del libro principale (la Bibbia o il Corano) per moltiplicarne il messaggio e permettergli di raggiungere la quantità maggiore di persone. Nel XIII secolo, Ibn ‘Ata’ Allah scrive un manuale di condotta per aspiranti sufi, la cui prima parte dà corpo a concetti molto profondi e toccanti, fruibili anche da non credenti. Riporto qualche esempio, che trovo perfettamente sovrapponibile ai testi dei cristiani della stessa epoca:

9. Varie sono le opere perché diverse sono le illuminazioni degli stati.
10. Le opere sono forme statiche: il loro spirito è la presenza in esse del segreto dell’intenzione pura.
11. Seppellisciti nella terra dell’oscurità. Quello che nasce da ciò che non è stato sepolto è immaturo.
16. È al culmine dell’ignoranza chi vuole che, nel tempo, accada altro da ciò che Dio vi manifesta.
40. Non essere amico di colui il cui stato non ti eleva e la cui parola non ti guida a Dio.
48. Non c’è opera che dia più speranza ai cuori dell’opera di cui non hai considerazione e che ai tuoi occhi è spregevole.
58. Chi non si slancia verso Dio per le carezze dei Suoi benefici, sarà condotto a lui dalle catene della prova.
65. Se vedi qualcuno rispondere a tutto ciò che gli viene chiesto, rendere noto tutto ciò che contempla e raccontare tutto ciò che sa, consideralo per questo un ignorante.
86. Quando Egli ti dona, ti fa contemplare la Sua bontà, e quando ti priva ti fa contemplare la Sua potenza. In entrambi i casi si manifesta a te, e ti viene incontro con la Sua grazia.
87. La privazione ti fa soffrire quando in essa non comprendi Dio.
93. Quando Egli ti rende estraneo alle Sue creature, sappi che vuole aprirti la porta della Sua intimità.
94. Quando Egli ti pone sulle labbra una richiesta, sappi che ti vuole esaudire.

etc. etc.

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cercare il nessundove

3 Gennaio 2008 Nessun commento

James Barrie, scrittore teatrale inglese a cavallo dell’8-900, dopo una commedia andata a male trova ispirazione per l’opera successiva nella frequentazione di una giovane vedova e dei suoi quattro figli, grazie ai quali scriverà ‘Peter Pan’ (con una strizzatina d’occhio a Lewis Carroll?). Il film (USA 2004) è volutamente un po’ strappalacrime (ehm, non a caso c’è una signora alla sceneggiatura, ma è tratto da un romanzo realistico quindi questa malignità è da verificare), ma qualche lacrima effettivamente la tira fuori, e la regia e la fotografia sono curatissime. Diretto da Marc Forster, con Johnny Depp, Kate Winslet e Dustin Hoffman.

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trip invernale

2 Gennaio 2008 Nessun commento

Avevo ascoltato qualche brano del Winterreise di Schubert, un po’ distrattamente, e infatti non mi dicevano molto. Contrariamente ad altri lied di Schubert (‘Gretchem am Spinnrade’, ‘Am Abschied’, questo è di Clara Schumann ma fa niente), la centralità di questo ciclo di lieder non è costituita dal lirismo delle musiche, che si limitano ad una forma di composizione se si vuole abbastanza ordinaria, accompagnamento al pianoforte, senza una ricerca di particolare originalità. Quello che conta è invece l’effetto complessivo della serie di poesie (di un autore tedesco che ora non ricordo), incentrate sul tema profondamente Romantico dell’inverno, della decadenza, del parallelismo tra l’inverno e la fine della vita (umana). Sia il poeta che Schubert, non a caso, morirono un paio d’anni dopo in giovane età. Solo entrando in questa dimensione, tetra, mortifera, leopardiana, senza speranza (mi pare non si faccia per nulla cenno alla successiva primavera) si può pensare di parteciparvi emotivamente.

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