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Archivio Febbraio 2008

heroes

29 Febbraio 2008 Nessun commento

La seconda puntata riservata al compleanno dell’Orchestra di Santa Cecilia è stata dedicata all’Eroica, sinfonia n. 3 di Beethoven, diretta da Pappano. Fondamentalmente non mi ha detto un bel nulla, e non vedevo l’ora che finisse, il che non è un buon segno quando si ascolta della musica. Troppo dispersiva, nella sua programmaticità descrittiva. Infatti zio Ludwig la pensò per Napoleone (salvo poi ripensarci quando Napo si fece incoronare imperatore) e l’altalenare di piani e forti, di temi diversi, marce militari, funebri, etc. è un discorso allegorico che puntualmente mi distrae (anche in quelle di Shostakovich, per esempio; l’unico caso in cui lo trovo riuscito è quello delle Quattro Stagioni) e va a discapito della compattezza del brano. Per converso viene da pensare al primo movimento della Quinta, per esempio, col suo discorso musicale costruito tutto attorno al ritmo di due note e alla loro variazione tonale, più un paio di altri temi, che danno compattezza al movimento, senza obbligare l’ascoltatore a congetturare sul perché o percome degli alti e bassi della musica.

Pierpaolo Rubens, St. Cecilia (1639-40), olio su tela, 177 x 139 cm, Staaliche Museen, Berlino

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English Kindness

28 Febbraio 2008 Nessun commento

Il grande Michael Talbot, autore di un fondamentale testo su Vivaldi degli anni ’70, e tuttora uno dei maggiori studiosi del prete rosso, un pomeriggio si vede ricevere una e-mail scritta in un inglese sgrammaticato, ed ha la gentilezza, poco dopo, di rispondere:

RV 558 dates from 1740, Brandenburg 3 from 1721 at latest. In fact, Vivaldi uses the particular motif in many earlier works, so it is for that reason (and others) more likely that Bach “copied” the particular idea from Vivaldi or another Italian.
MT

Lettera originale
——————————————————————————–
From: Qohelet
Sent: Wed 2/27/2008 16:55
To: Michael Talbot

Subject: a question around Vivaldi and Bach concertos

Hello Mr. Talbot, I hope I don’t bore you with this letter. It is about a discussion I had with some people regarding the relationship between concert RV 558 (first movement) by Vivaldi and the Third Brandenburg Concert (third movement) by J.S. Bach. I sustain that Bach had ‘taken’ one of the themes of this Vivaldi movement and used it inside the various themes contained in that piece of his concert. I don’t know if I can explain, but the theme is several times exposed by Vivaldi, and it is performed by the cello, too, towards the end of the piece. Bach, instead, introduce it later in his movement and exposed it 3 or 4 times, performed by the violin. I hope you have understand what theme I mean. The theme is repetitive and the length, the rithm, the melody, is quite the same in the two concertos. I hope you will have time to read this letter and to, hopefully, sooner or later let me know something.
Thank you in advance.
Very kind regards and admiration for your works about Vivaldi.

Qohelet

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brava rosy

27 Febbraio 2008 2 commenti

La Rosibindi, nonostante le apparenze :-) , si conferma una fra le persone più open-minded del neonato PD. Ha dichiarato infatti che non si presenterà alla riunione di oggi della corrente cattolica del partito, indetta per rafforzare la componente teodem (che parolaccia) del partito, vista ‘in forse’ soprattutto dopo l’aggregazione dei Radicali. Una conferma, se ce volesse una, che la sua candidatura a segretario non era un’idea preregrina.

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sanscemo

26 Febbraio 2008 4 commenti

Ci vuole stomaco per sopportare quattro ore di Pippobaudo, col suo stile vetusto e che ormai perde colpi, il semi-antiquato Chiambretti, le loro volgari approssimazioni sulla musica (la stessa che stanno presentando, non si pretenderebbe granché). A parte il fatto che chiamare musica quell’insieme di banalità ascoltate ieri sera è un’offesa per le muse, ma basta vedere quanto stimano il pubblico di questa trasmissione (vedi il sipario di Chiambretti nella casa bianca) per capire perché si ritengano autorizzati a somministrare quella robaccia. Salverei solo il bel pezzo di Gazzè, musicalmente apprezzabile, anche se i testi del fratello dovrebbero incominciare a rivolgersi verso argomenti un po’ più seri. Si è sentito dire che Eugenio Bennato è uno che ‘recentemente’ si occupa di musica etnica, Daniele Battaglia – uno dei ‘figli dei Pooh’ – è un esordiente (ma ha già un album alle spalle), altrettanto L’Aura, Geoff Westley è uno sconosciuto (ma saranno trent’anni che fa il produttore/arrangiatore per cantanti italici), etc. Lenny Kravitz per loro sarebbe un super-ospite, e non un semplice mestierante del rock. Fanno passare Tricarico per un rimbambito (umiliarlo in quella maniera…). Non so se riuscirò a guardarlo stasera, ma già prevedo che le uniche due canzoni che varrebbe la pena ascoltare, delle quali hanno fatto sentire dei piccoli trailer, sarebbero quella di Grignani (che si sente che ha perlomeno saputo piazzare bene una sequenza di accordi) e di Mario Venuti, sulla fiducia.

Categorie:Musica, Pop, Televisione Tag:

violineggiando

25 Febbraio 2008 Nessun commento

Ci sono un paio di mostre interessanti a Milano (Balla e Canova), ma di domenica c’è sempre un casino di gente, quindi ieri pomeriggio l’ho passato portando avanti i miei studi confusionari di sviolinamento. Dopo un corso fatto un paio d’anni fa che mi è servito come infarinatura di base (riuscito benissimo grazie all’impronta intuitiva tipica del metodo della grande maestra Aida Gonzales, nomen women), il mio metodo è quello di usare gli spartiti di composizioni che mi piacciono particolarmente e tentare (malamente) di evocarne la bellezza, anche per togliere parzialmente l’alone di magia che tendo a proiettarvi. Gli esercizi regolari con studi scritti appositamente sono probabilmente più proficui, ma sono di una noia mortale. La ‘badinerie’ di Bach, per esempio (anche se è un bach più frivolo rispetto a quello che preferisco), andrebbe suonata col flauto, ma permette allo sviolinatore di memorizzare facilmente il si2 in terza posizione, che non mi era mai capitato ancora. Sta al fianco del fa#2. Thank you, Bach.

100 di queste cecilie

22 Febbraio 2008 Nessun commento

La scorsa domenica l’Accademia di Santa Cecilia ha celebrato i cento anni dalla sua fondazione. Per quell’occasione sono stati organizzati molti concerti ed eventi di vario tipo che si sono svolti all’auditorium Parco della Musica di Roma, aperti ad una vasta partecipazione di pubblico. Per chi non ha potuto parteciparvi, la ‘Musica di Rai Tre’ ha cominciato ieri notte a mandarne una sintesi. Tre brani, diretti da ‘Tony’ Pappano: una ouverture di Rossini, i due movimenti centrali dell’Eine Kleine Nachtmusik di Mozart e l’ouverture del Tannhäuser di Wagner (che ogni volta che lo sento mi aspetto che parta ‘Up Patriots to Arms’). Scelte un po’ banali, speriamo che nella prossima tranche propongano qualcosa di meno ovvio. Oltre ai concerti ufficiali si svolgevano dei momenti in cui i musicisti si svestivano dal solito sussiego richiesto dalla musica classica e imbastivano delle variazioni sul tema (stile Banda Osiris) oppure si lanciavano in altri generi (jazz, etc.), ma faceva una certa tristezza, che non dava per nulla l’idea che si stessero divertendo (almeno, stando ai pezzi trasmessi). La concentrazione necessaria per suonare in una orchestra di questo tipo ha come effetto collaterale l’ingessamento sulla partitura scritta, mentre per l’improvvisazione è necessario tutto un altro tipo di talento, non classificabile come inferiore o superiore, ma semplicemente ‘diverso’. È difficile combinare entrambi i modi (ma non impossibile).

Stefano Maderno, Santa Cecilia martire, 1599 (Roma, S. Cecilia in Trastevere)

5 ragazzi in gamba + 1 furbo (mattioli)

21 Febbraio 2008 2 commenti

Scopro casualmente che Radio Radicale ospita sul sito una registrazione audio di circa un’ora, effettuata all’indomani della morte di Stefano Tamburini, durante la quale Pazienza, Scòzzari e Sparagna vengono intervistati da un giornalista di Teleroma per commemorare l’amico. Non si sente nulla di nuovo – tutte cose rimbalzate sui giornali (di settore) dell’epoca – ma è un piacere ascoltarla perché, mentre le voci di Paz e Scòzzari le avevo già sentite in varie occasioni, quella di Sparagna mi era sconosciuta. È abbastanza triste sentire Pazienza parlare della morte del suo amico, cui pochi mesi dopo farà seguito la propria, in circostanze pressoché simili (esclusa la stagionatura del cadavere). La furbizia di Mattioli, si sa, è dovuta al fatto che mentre su Frigidaire pubblicava Squeak the Mouse, sul Giornalino vi disegnava Pinky. Eccola qua.

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ma quante belle casette madama dorè

21 Febbraio 2008 Nessun commento

Se fosse per me, procederei al ripristino della vegetazione boschiva lombarda (e conseguentemente ad una riduzione della popolazione) per ritornare alla situazione che vi poteva essere grosso modo intorno al 1700. Invece la Regione sta procedendo a passi spediti in direzione contraria, avocandosi la possibilità di dire l’ultima parola persino rispetto all’edificabilità dei parchi e delle aree verdi già esistenti. Beh, almeno avremo tante belle casette in cui rinchiuderci a guardare Sky. (Tra parentesi, su Sky ho visto per sbaglio una di quelle famose trasmissioni Usa che portano avanti la teoria del disegno intelligente e che negano la teoria evoluzionistica di Darwin: stupenda!)

Categorie:Politica Tag:

ora cellò anche questo

20 Febbraio 2008 2 commenti

Se qualcuno, sette anni fa, mi avesse detto che avrei passato gli anni a venire a vagare per negozi di classica a cercare delle chicche mai ascoltate e praticamente sconosciute (non solo a me), non so se gli avrei creduto. Qualche giorno fa è saltato fuori questo cd ristampato dalla Oiseau-Lyre che ripubblica le sonate per violoncello di Geminiani, eseguite negli anni ’70 da Pleeth e da Hogwood al clavicembalo. Sono un prodotto del Geminiani maturo, stampate nel 1746 (penso a Londra), e che egli stesso ha trascritto poi anche per violino. Proveniendo dalla scuola corelliana, Geminiani compone queste sonate come successione di movimenti che, anche se dissimulati, alle volte sembrano rifarsi al modello delle suite di danze francesi per orchestra (vedi Lully, Rameau, Telemann, etc.), tanto da rassomigliare spesso ad una forma scheletrica di quelle, ma che non ne pèrdono la bellezza, un po’ come non è meno bello un bozzetto a matita rispetto ad un quadro realizzato. Anzi, qui si può ravvisare, se vogliamo, il principio creativo ridotto all’osso. Ed è quello che accadde in senso inverso quando G. orchestrò per concerto grosso le sonate per violino di Corelli.

Categorie:Classica, Musica Tag:

caravaggio di rivombrosa

19 Febbraio 2008 Nessun commento

Non bisogna pretendere granché, in termini qualitativi, da questi sceneggiati televisivi prodotti dalla Rai. Si tratta, pur se meritoriamente, di pura divulgazione rivolta a chi non sa quasi nulla, a parte il nome, di un certo personaggio. Viceversa, chi ne ha una conoscenza già un po’ più approfondita (ma sono una minoranza, ed è per questo che l’opera è giustificata) vede sviare la propria attenzione dalla ricerca delle numerose incongruenze storiche, artistiche, etc. necessariamente utilizzate per fluidificare la narrazione e che saltano subito all’occhio. Tre o quattro ore, del resto, sono appena sufficienti per abbozzare la vita intera di Caravaggio tramite gli episodi principali, aggiungere qualche scena di colore agiografica che ci faccia simpatizzare col personaggio, una fintissima rappresentazione del mestiere del pittore, un tocco di erotismo, e la fiction è pronta. Ne ho viste poche di queste serie Rai, ma l’impressione è che personaggi e attori siano facilmente interscambiabili tra l’una e l’altra, a causa dell’omologazione dello stile rappresentativo. Complessivamente comunque il film era guardabile, anche perché vedeva in cabina di comando diversi mostri sacri: Purgatori alla sceneggiatura, Storaro alla fotografia, Bacalov alle musiche, Strinati alla supervisione storico-artistica. Se avessi dovuto realizzarlo io, dopo un’introduzione per inquadrare la scena, avrei privilegiato un periodo significativo della vita di Caravaggio, per aver modo di andare più nel profondo della comprensione dell’uomo e dell’artista. Quello che viene fuori dalla fiction rai è un simpatico smargiasso di talento ma un po’ sfigato. La mia idea di Caravaggio è invece più simile, per intendersi, a quella di un personaggio marginale/emarginato tipo Ligabue (Antonio, non Luciano), forse non così esageratamente autistico, ma nemmeno nello stile giamburrasca di quello visto ieri sera.

Categorie:arte, Televisione Tag:

mormons

18 Febbraio 2008 Nessun commento

Tex e il suo pard vengono chiamati in aiuto dai mormoni di un villaggio del West perché minacciati da una proprietaria terriera (Calamity Jane?) che li vuole far sloggiare per accaparrarsi i loro terreni (con tutto il territorio libero del Far West?). Poteva essere un’occasione per storicizzare un po’ la colonizzazione, approfondire la cultura mormonica, etc. e invece si risolve nella solita storiella, piena di macchiette (i mormoni sembrano dei corvi tutti uguali), etc. Nemmeno Gianluigi Bonelli aveva come prima preoccupazione la divulgazione culturale ma almeno sapeva imbastire una storia coerente, avvincente, mentre Nizzi e Rossi invece … lasciamo perdere.

Categorie:fumetti Tag:

non lamentiamoci

15 Febbraio 2008 2 commenti

Ho ascoltato varie volte ‘Silentium’ di Arvo Pärt e molte di queste m’è venuto il magone, per l’essenzialità e la magia di quel pezzo. Quando un compositore riesce a provocare questo effetto lo piazzo immediatamente nel nòvero degli Intoccabili, e qualunque musica abbia scritto, prima e dopo, diventa automaticamente interessante: prima, perché mi piace capire il percorso che l’ha portato a quel risultato; dopo, perché voglio vedere se è capace di ripetersi (il che è molto probabile). Perciò stanotte, dopo aver saltato il secondo concerto per pianoforte di Rachmaninov della scorsa settimana (‘All by Myself’) mi sono sorbito il ‘Lamentate‘ proposto dalla ‘Musica di Rai3′. È una composizione in dieci mo(vi)menti ispirata ad una scultura di Anish Kapoor, che pare un gigantesco incrocio tra un sinusoide ed una tromba di eustachio (infatti è di color rosso acceso), che al Nostro ha provocato una riflessione sulla precarietà dell’esistenza. Essendo un brano piuttosto recente (2003) fa parte del ‘secondo periodo’ pärtiano, quello ispirato alla musica antica, anche se tale riferimento rimanda soprattutto allo spirito meditativo della musica, e non ad una scelta stilistica e formale direttamente riconducibile a quel periodo (come fece per esempio per le composizioni per coro, che mi ricordano tanto autori tipo Dufay o Desprez). Qui la musica è quasi sempre di una grande rarefazione, tanto che viene automatico concentrarsi sulla successione delle singole note mentre vengono prodotte dai vari strumenti, tale è l’intervallo di tempo che intercorre tra una e l’altra. Non la chiamerei musica ‘meditativa’, perché a me personalmente induce piuttosto uno svuotamento dei pensieri per concentrare l’attenzione sulla pura essenza del suono. A questo tipo di brani ne vengono alternati altri di maggior intensità e coralità orchestrale, che penso vogliano rappresentare il corrispondente alternarsi dei sentimenti umani.

Categorie:Classica, Musica Tag:

Giovanni Sergente Cantante

14 Febbraio 2008 Nessun commento

L’ultima parte della mostra (‘America!’) è dedicata agli inizi dell’evoluzione della pittura verso tendenze più moderne. Anche negli USA attecchisce l’impressionismo, in una versione tarda, e a testimoniarlo ci sono opere della francese Cassat, di Whistler, Sargent e qualcun altro. Quest’ultimo è stato (al pari di Van Dyck, Boldini e, poi, la De Lempicka) il grande ritrattista della nobiltà e della borghesia, e ha messo a disposizione del mercato più remunerativo la propria grande abilità che sfrutta – magistralmente – la tendenza stilistica del momento. In mostra ci sono purtroppo solo le sue opere peggiori, quindi ho messo qui l’unico suo pezzo interessante lì presente, ovvero il vivace abbozzo di ritratto di Vernon Lee. La presenza della scrittrice inglese non dev’essere casuale, perché anch’ella ebbe il suo viaggio di ‘formazione’ artistica in Italia. La sua attenzione giovanile era volta soprattutto alla musica, ed è infatti leggendo un suo libro divertentissimo (da lei in seguito sconfessato nei contenuti) che l’ho conosciuta. In quel saggio, che voleva ricalcare il viaggio musicale in Italia dello storico musicale Burney, esaltava la musica italiana del ’700, denigrando tutta quella estera. Anche questo libro è frutto della grande infatuazione che tutta l’arte italiana ha prodotto in quel periodo brulicante di cultura. Ora, come dice Altan, possiamo riposarci per qualche secolo.

Categorie:arte Tag:

un americano in Italia

13 Febbraio 2008 1 commento

Questo è uno dei paesaggi più riusciti che costituiscono la tipologia di opere maggiormente rappresentata nella mostra “America” di Brescia. Fa parte del gruppo di dipinti che testimoniano il fatto che anche gli artisti americani compivano il loro bravo viaggio in Italia per approfondire la conoscenza dell’arte classica e dei paesaggi pittoreschi della campagna romana o del Vesuvio, etc. Il primo pittore viaggiante in Italia che io ricordi fu Dürer intorno al 1500: qui siamo tre secoli dopo e ciò fa capire quanto sia durato il traino del Rinascimento nella storia dell’arte. Va detto che pochi anni dopo, con gli Impressionisti, tutto avrebbe preso un’altra piega.

Sanford Robinson Gifford (1823-1880)
“Il lago di Nemi”, 1856-1857
olio su tela, cm 101,8 x 153,3
Toledo Museum of Art, Toledo, OH

Categorie:arte, Città del mondo Tag:

L’Angese va a morire

12 Febbraio 2008 2 commenti

Il titolo è deprimente, è vero (anzi, fa proprio cagare), ma la notizia è effettivamente triste: muore Angese, uno dei migliori (o perlomeno dei miei preferiti) autori di satira. Fu tra i fondatori del Male, ma all’epoca ero troppo piccolo e lo conobbi solo con Linus, che lessi per tutti gli anni ’80, del quale fu uno dei migliori protagonisti. Il periodo era quello della ‘milano da bere’ insomma, e infatti i suoi bersagli preferiti erano proprio Craxi e Martelli. Ultimamente era stato un po’ dimenticato, ma qui c’è un bel ricordo di Jacopo Fo.

Categorie:fumetti, Politica Tag:

remington

11 Febbraio 2008 Nessun commento

Anche visitando una mostra apparentemente pacchiana come “Americani!”, a Brescia in questo periodo, si fanno interessanti scoperte. La prima è costituita da Frederic Remington, un pittore che mi diceva qualcosa, e infatti ho scoperto che è l’autore dell’indiano in copertina di uno dei peggiori album di De André (colpa di Bubola, naturalmente, con il quale De André ha pensato male di collaborare). Questo Remington (1861-1909) è stato fra i primi a creare l’iconografia del Far West, avendone vissuto gli ultimi barlumi e prefigurandosi la nostalgia per quei tempi. I suoi quadri sono, in realtà, semplici illustrazioni, ma hanno il pregio di avere una freschezza che è servita da modello per tutti i prosecutori di questo genere nel campo del cinema, del fumetto, etc.. Ho sfogliato un po’ in rete i suoi dipinti e ho trovato che, per esempio, i grandi disegnatori italiani (Pratt, Albertarelli, etc.) lo conoscevano eccome e se ne sono ispirati a man bassa.

Categorie:arte Tag:

E la luna truffò

11 Febbraio 2008 Nessun commento

A parte il finale un po’ sempliciotto, la trama è avvincente perché ribalta più volte i luoghi comuni del fatto storico che alcuni considerano un falso mai avvenuto. Creata ad otto mani da Castelli e Bagnoli più due scalzacani, responsabili delle parti più scadenti della storia e dei disegni.

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zhang

7 Febbraio 2008 Nessun commento

Qualche anno fa c’è stato nel cinema un ritorno al genere “arti marziali”. Persino il raffinato Zhang Yimou ne ha girati un paio, “La foresta dei pugnali volanti” (mi pare) e “Hero”. Quest’ultimo – andato l’altra sera su Rete 4 – racconta una storia che per forma e contenuti è il risultato di un sapiente mix tra il Kurosawa dei samurai, il genere western correlato a quello, la tragedia greca, Bruce Lee, Tarantino e forse ancora qualcos’altro. Viene narrata la vicenda di come il protagonista abbia ucciso tre nemici del re di una tal regione della Cina. Questi fatti vengono presentati ripetutamente in tre o quattro versioni, ognuna caratterizzata da un colore dominante nella scenografia (rosso, blu, etc.), colori che probabilmente corrispondono ad una simbologia che allude al progressivo svelarsi della verità, perché la versione realmente accaduta è solo l’ultima. Presumo che questo tipo di rappresentazione ripetitiva dei fatti sia un cliché, anche se non so da dove derivi: è infatti qualcosa di simile a quanto fatto, per esempio, da Tarantino nel suo “Kill Bill”, anch’esso costituito da una serie di storie, diverse tra loro in questo caso, che raccontano di come siano state eliminati alcuni “nemici”, e il cui obiettivo finale sarebbe di uccidere Bill (il re nel caso di “Hero”). La tragedia greca si materializza nel finale, coi suoi cori qui interpretati dai soldati del re che chiedono la morte per il falso eroe. Il film è nel complesso discretamente riuscito, molto curato nella regia e nella fotografia, ma se voleva rappresentare i valori di un certo tipo di società orientale, il risultato pare in definitiva un po’ criptico, oppure un puro pretesto attorno al quale costruire un film d’azione. Trovo che, paradossalmente, sia più riuscito il “Ghost Dog” di Jarmush, nel suo calare il codice di Hagakure, adattandolo, nella realtà urbana americana moderna.

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Oh, Faust

6 Febbraio 2008 2 commenti

Ci si chiede come mai al grande Faust’O non sia dedicata nessuna attenzione e, quindi, per reperire su disco qualche sua canzone bisogna affidarsi a questa insulsa collana della Warner. Il disco raccoglie una manciata di canzoni da ognuno dei suoi primi tre album ma pare quasi che chi l’ha compilata non le abbia nemmeno ascoltate perché “J’accuse… amore mio”, che è il preludio di “Piccole anime”, viene piazzata per ultima senza nessuna ragione e viene sfumata frustrando chi si attende che prosegua. Pensare che mentre Faust’O componeva queste canzoni alla radio imperversavano Tozzi, Alan Sorrenti e Gianni Bella lascia immaginare che venisse da un altro pianeta.

Quando cade la notte
e i vostri sogni si fanno pesanti
ricchi, poveri politicanti
siete figli della merda
noi scaviamo dentro il buio
vomitiamo sangue sulle vostre verità!

Quando sorge il sole
voi vi siete già stancati della vita
ricchi, poveri politicanti
siete figli della noia
Noi corriamo sotto il sole
calpestiamo il fumo che vi fa pubblicità!

Quando cade la notte
le vostre donne ridiventano puttane
ricchi, poveri politicanti
siete figli della merda
Noi corriamo dentro il buio
riversiamo sperma sulle vostre inibizioni!

Benvenuti tra i rifiuti
non vi cacceremo via!

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zanza a zonzo 2

5 Febbraio 2008 Nessun commento

Come m’aspettavo, era difficile fare qualcosa di peggio del primo “A spasso nel tempo”. Questo sequel (1997) infatti, pur essendo di una bassezza quasi impareggiabile, calca il piede sulle facezie e accanto agli sketch improvvisati indecentemente affianca quelli di più lunga durata che ricordano (vagamente) la commedia italiana (con Christian in una citazione di De Sica padre in un episodio ambientato a Posillipo). Devono avere reinvestito gli utili del primo perché la conclusione è affidata ad un cartone animato, che per quanto scarno sia, deve avere avuto un certo peso nel budget. Le inesattezze storiche ovviamente si sprecano, ma dai Vanzina è inutile pretendere di più.

Categorie:Cinema Tag:

e Groucho?

4 Febbraio 2008 Nessun commento

Celti, druidi & fantasy vanno sempre di moda e contaminano anche Dylan Dog. Una storia largamente prevedibile, tutta in flashback, che finisce quindici pagine prima e il resto è mancia per le spiegazioni; piena di luoghi comuni del genere e potrebbe essere stata scritta per qualunque altro personaggio e adattata per D.D. (infatti, guardacaso, Groucho non è presente). Di Marzano e Piccatto. Sclavi, dove sei?

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un bambino con la Quarta

1 Febbraio 2008 Nessun commento

Tchaikovsky compose la sua IV sinfonia nel 1870 e rotti, dedicandola ad una nobile signora uxoricida con la quale intratteneva un rapporto epistolare molto intenso (12.000 lettere!). Stanotte (registrato alla Scala nel 2006) il direttore-bambino Ticciati ha condotto l’orchestra scaligera sulle pagine di Ciaichòschi. L’opera incomincia con un’apertura delle trombe che ricorda il “Sacre” di Stravinsky oppure il finale della Nona di Dvorjàk (ma credo che queste siano posteriori), e prosegue con vari stop and go tra i quali emerge un tema che tornerà anche nell’ultimo movimento. L’Andantino che segue è uno dei momenti top di questa sinfonia: il compositore dispiega tutti gli archi per rivestire brahmsianamente all’unisono una bellissima aria da canzone russa (credo di origine popolare) che, sposata col fa minore d’impianto, forma un’onda di malinconia struggente che invade l’anima. Il terzo movimento è uno Scherzo in cui gli archi vengono solo pizzicati in introduzione e chiusura, lasciando lo spazio centrale per i fiati: divertente, ma nulla di più. Finale infuocato, bello, nello stile del primo movimento. p.s. Ora vado a leggere qualcosa su questa sinfonia per capire quante scemenze ho scritto.

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