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Archivio Marzo 2008

dd259

31 Marzo 2008 Nessun commento

Trascurabile episodio, scritto (6–) da Mignacco e disegnato (8+) da Roi.

Categorie:fumetti Tag:

l’arte dei bimbi

28 Marzo 2008 Nessun commento

Scòzzari è uno tra i migliori scrittori italiani, ma pochi lo sanno. Raffinato (quando vuole) come D’Annunzio, gigione come Baricco, analitico come Nabokov, supponente come Nietzsche, etc. unisce a tutto ciò la fantasia anarchica tipica del fumettaro e, anche quando non realizza fumetti (tra le cose migliori mai realizzate in Italia e, se vogliamo, alle volte parecchio irriverenti), ha uno stile che ne fa uno degli scrittori che adoro leggere per puro piacere, indipendentemente dal soggetto. In questo ultimo suo libro, che Coniglio ha avuto il coraggio di pubblicare, mette da parte la narrativa e gira intorno al fumetto: come, quando e perché è entrato nella sua vita, come lo ha fatto diventare il proprio lavoro e, nella seconda parte, dà una serie di consigli, tutti ‘sui generis’ ma molto più stimolanti dei soliti manualetti, a chi vorrebbe buttarsi nella mischia. La (oscena) copertina è, secondo la mia esegesi, antecedente e all’origine di un episodio di una delle ultime storie di Andrea Pazienza (“Un’estate”), episodio citato letteralmente da Virzì in “Ovo sodo” e trasfigurato poeticamente da Benigni nel suo “Piccolo diavolo”, ma nessuno, mi pare, ne ha riconosciuto a Scòzzari la paternità ispirativa.

tendenze

28 Marzo 2008 1 commento

È un test abbastanza idiota, costituito solo da 25 domande prese dai programmi dei partiti, ma mi ha piazzato nel punto giusto.

Voi siete qui, segnalato da piovono rane.

Categorie:Politica Tag:

che volgavità!

27 Marzo 2008 Nessun commento

Eptalogo per aspiranti premier:

1. Non divorziare dopo l’elezione

2. Non fidanzarsi con un’ex fotomodella subito dopo il divorzio

3. Non esibire tronfiamente la “preda” del fidanzamento

4. Non risposarsi

5. Non mostrare la propria faccia piena di volgare goduria

6. Vietare alla “second” lady di permettersi di citare Jackie Kennedy

7. Non siate Sarkozy

… continua …

Categorie:Politica Tag:

un po’ di canfora

26 Marzo 2008 2 commenti

Le case editrici le studiano tutte pur di vendere qualche copia in più. Questo libro che dal titolo pare una versione storica delle baggianate psicologiche di un Morelli, per esempio, è invece una dotta dissertazione sulla storiografia, la scrittura, la filologia del mondo antico. Più onestamente, rispetto all’editore, Canfora fin dal principio si preoccupa di mettere al bando certi luoghi comuni, sfatando per esempio il mito che la Storia viene compresa meglio quanto più ci si allontana nel tempo dai fatti avvenuti. Abbozzando argomentazioni su questioni di tale tenore, la lettura diventa via via uno stimolo ad approfondire i vari temi e autori affrontati, per esempio Tucidide, Lucrezio, Marx, Engels, Gramsci, etc. (nonostante scriva anche per il Corriere, infatti, Canfora non manca di svelare il suo background sinistroide).

Categorie:Letteratura Tag:

Enzo & Osho

25 Marzo 2008 Nessun commento

Su Re Nudo di questo mese viene pubblicato il testo dell’intervista Rai che Biagi fece a metà anni ’80 al ‘santone’ Osho. Secondo i redattori del glorioso periodico la tv non replicherà mai questa intervista, tra le tante che vediamo in questi mesi di doverosa celebrazione del giornalista, perché in diversi punti l’Osho se la piglia nientemeno che con Gesù, dissacrandolo abbondantemente. Dice, per esempio, che i seguaci di Gesù sono dei poveri pirla (in poche parole il senso è questo) mentre quelli di Osho sono la crème-de-la-crème della società. Peccato, perché nell’intervista si affermano anche varie altre cose molto interessanti, sulla mente e i suoi condizionamenti per esempio. Può anche darsi che riguardo al Cristianesimo non avesse – in un certo senso – tutti i torti perché, nella complessività della sua offerta, questo si rivolge alle persone di tutti i tipi e di ogni estrazione sociale, quindi il messaggio è fruibile a vari livelli, cominciando dai più “bassi”, mentre la dottrina di Osho è, apparentemente, rivolta proprio a chi voglia superare un certo genere di condizionamenti che spesso si basano sull’irrazionalità o sul dogma, che le religioni invece pongono da sempre a loro fondamento.

Categorie:Politica Tag: ,

Francesco Prosciutto

25 Marzo 2008 Nessun commento

Finalmente qualcosa di un certo rilievo nella Milano di provincia di questi anni. Un tot (diverse decine) di opere più una lunga video-intervista degli Eighties permettono di fare la conoscenza di Francis Bacon (192x-1992). Avendo egli stesso distrutto quasi completamente i suoi quadri fino agli anni ’40, risulta quasi impossibile (e la mostra infatti lo testimonia) ricostruire l’evoluzione che lo ha portato al suo stile definitivo. Gli va riconosciuto, naturalmente, di aver saputo imporre la sua personalità, così originale nel contesto dell’epoca ma, ad affermazione raggiunta, Bacon si è però grosso modo attestato sulle proprie consuetudini e tutto il resto della sua produzione pare troppo omogeneo, e il fatto che tale abitudinarietà sia durata più di trent’anni dimostra che se il successo giova all’artista, spesso giova meno all’Arte. Anche il collega e amico Lucien Freud, per fare un altro esempio, arrivato a propria volta ad attuare un disfacimento - più limitato - dell’immagine, si è fossilizzato su quel motivo di successo per confezionare una moltitudine di quadri tutti uguali. La critica che Bacon muove in un’intervista (forse sotto effetto dell’alcool) verso l’arte astratta, secondo la quale quest’ultima non fa che ricercare una gradevolezza estetica, la si potrebbe rivolgere contro egli stesso, vista la varietà limitata degli spunti originali nei temi dei suoi quadri e la conseguente ricerca del semplice effetto visuale, specialmente nei ritratti (che, tra l’altro, ricordano molto le ‘damoiselles d’Avignon’).

“Figures in a landscape”, 1956-57, olio su tela, 150 x 108 cm, Birmingham Museum

Categorie:arte Tag:

rokk africano

21 Marzo 2008 Nessun commento

Dopo la parentesi araba del precedente ‘Egypt’, Youssou è tornato sulle sonorità centro-africane con le quali si trova più a suo agio, mescolate con elementi blues, cubani, etc. Il risultato, come al solito, è ottimo, a parte qualche brano riempitivo. Youssou vorrebbe poi ritentare – a distanza di oltre un decennio - il colpaccio di 7” con un altro duetto finale, sempre con Nene Cherry, ma gli è andata buca.

Categorie:Musica, Pop Tag:

Italia-Francia: 2-0

20 Marzo 2008 Nessun commento

Ogni tanto nel mio trip per Arcangelo Corelli mi sorge il dubbio se esso sia giustificato o meno (visto l’apparente misconoscimento generale della sua grandezza). Poi ogni tanto arriva qualcosa che fuga tutti i dubbi. Questo disco dei London Baroque, per esempio. Contiene varie composizioni per archi di François Couperin. La prima è ‘Apothéose de Corelli’, e già il fatto che il musicista più importante della corte di Versailles dedichi al fusignanese una suite celebrativa in forma di sonata a tre (genere perfezionato da Corelli) è un chiaro riconoscimento della sua importanza. È altrettanto importante notare che l’oggetto di ammirazione non è la più frequentata – e più tarda – op. 5 (le sonate a violino e basso continuo), che ebbe successo in tutte le epoche, ma si considerano ‘soltanto’ le sonate a tre, op. 1-4, tanto bistrattate poco dopo e cadute nel dimenticatoio, tanto che oggi è difficile trovare delle incisioni decenti. Ogni brano dell’apothéose ha un titolo che descrive un commovente percorso celebrativo: ‘Corelli sale al Parnaso’, ‘Le muse svegliano Corelli e lo portano al fianco di Apollo’, etc. Potrebbe bastare questo, senonché la seconda suite di sonate è ‘Apotheose de Lulli’, il famoso musicista di corte di Luigi XIV. Questo brano è più corposo, anche perché è dedicato all’illustre predecessore dello stesso Couperin. Ma, sorpresa, anche in questo caso si tratta di una sonata a tre, genere che Lulli non ha mai frequentato neanche di striscio, e perdipiù nella seconda parte il Corelli torna a farsi vedere nei titoli e nel ricalco di alcuni brani di una sua sonata. Il binomio Lulli-Corelli vuole esplicitamente simboleggiare la felice unione degli stili italiano e francese nel raggiungimento di una ideale perfezione della musica.
p.s.: se si vuole, un po’ sciovinisticamente, si può aggiungere che pure Lulli era in realtà italiano, anche se per essere valorizzato ha dovuto recarsi oltralpe (tipo Paolo Conte, Hugo Pratt, Manara, etc.).

smudja

19 Marzo 2008 Nessun commento

Gradimir Smudja (n. Yugoslavia, 1954, residente in Italia, buongustaio) lo si può definire un pittore innamorato del fumetto (o un fumettaro innamorato della pittura). I suoi tre volumi a fumetti finora pubblicati dalla Grifo sono infatti dedicati a Van Gogh (il primo) e a Toulouse-Lautrec (il secondo e il terzo, ma Van Gogh salta fuori anche qui, insieme a Gauguin e a tutta la cricca). Sono dei racconti tra il reale e il surreale dedicati alla vita di questi artisti (e dei loro compagni di strada), illustrati con un bellissimo stile pittorico, sofferente nella riduzione in albo – anche in formato gigante - al servizio di una narrazione che fa largo uso di ironia e di soluzioni oniriche, alla Winsor McCay.

Categorie:fumetti Tag:

il neo-socialismo di MacAluso

18 Marzo 2008 Nessun commento

Emanuele MacAluso, che alla sua veneranda età è riuscito ancora a farsi cacciare (dal Riformista), in questo libro dell’anno scorso si è preoccupato di fare una disamina delle ragioni per le quali ha deciso di non aderire al Partito Democratico. Tutto quel che racconta è abbastanza condivisibile anche da chi è dalla parte opposta, e la prova è data dal fatto che alcune delle sue critiche sono nel frattempo state risolte, mentre le altre rimangono delle sfide che il PD ha ben presenti e che, si spera, cercherà di superare. Mi sembra però che E.M. ‘dimentichi’ di sottolineare abbastanza decisamente l’elemento fondamentale alla base della nascita del PD, e cioè il tentativo doveroso di ridurre la frammentazione partitica, tentativo che dà luogo ad un processo che porta con sé gli elementi di criticità da lui appunto analizzati nel libro. Un altro punto debole di questo libro - comunque interessante - è l’ampia sezione nella quale attribuisce al Socialismo la vera sede della laicità; questo discorso sarebbe senz’altro accettabile da tutti ma, anche qui, Macaluso dimentica che la sua stessa esperienza politica lo ha portato ad impegnarsi tutta la vita (mi pare) nel PCI, probabilmente a causa del fatto che il socialismo in Italia ha avuto la storia che tutti sappiamo. E allora, è più facilmente attuabile il processo di fondare dal nulla un nuovo partito socialista italiano, oppure quello di condensare due partiti (entrambi riformisti e laici) già esistenti e consenzienti?

the 2nd rock’n'roll swindle?

17 Marzo 2008 Nessun commento

Questo documentario di Julien Temple permette di fare un po’ d’ordine sulla vita di Joe Strummer. Il regista raccoglie attorno ad un fuoco notturno (solo alla fine se ne scoprirà il motivo) molti compagni di strada di Strummer, che contribuiscono a rievocarne la vita: gli sfortunati primi anni segnati dalla morte del fratello, le prime esperienze nell’arte e nella musica, etc. Si arriva al primo (o secondo) gruppo rock cui partecipò, i ’101ers’, e con il quale faceva un rock’n'roll che si trasformò in punk quando nella Londra dello stesso periodo apparvero i Sex Pistols che spinsero Strummer ad abbandonare i vecchi compagni e formare i Clash, avendo come produttore lo stesso tizio (mi pare) dei S.P. Da qui iniziano gli anni di gloria, anni di duro lavoro (perché l’arte non è fatta di sola ispirazione, come disse qualcuno) che, tra alti e bassi, condurranno alla fine del gruppo e alla crisi creativa e personale, riempita da sporadiche esperienze nella musica da film, compartecipazioni, camei, eremitaggi, raduni hippy, etc., fino alla rinascita avvenuta agli inizi di questo millennio e che ha consentito a Strummer di regalarci ancora tre dischi (con una manciata di belle canzoni) insieme ai Mescaleros. R.I.P.

Categorie:Cinema, Musica, Rock Tag: ,

apollon musagète

14 Marzo 2008 Nessun commento

L’Apollon Musagète (1927) di ??????????? andato in onda stanotte (interpretato dall’Orchestra di Vattelappesca, diretta da Jeffrey Tate) ha resistito alla prova del preludio a base di brandeburghesi e buxtehude che mi ero fatto nell’attesa, e se il confronto è sopportabile dopo quei capolavori vuol dire che qualcosa la vale anche lui. I nessi tra quelli e il balletto di ???????????, d’altronde, non mancano: quest’ultimo è tutto per orchestra d’archi; lo stile a volte scarno e dissonante ricorda molto l’austerità delle sonate speculative barocche e, per rimanere a quel periodo, a livello formale si può ricollegare senz’altro alle ‘apotheoses’ di Couperin, una successione di quadri che culminano con la salita al Parnaso.

p.s.: (forse non tutti sanno che) ??????????? è sepolto a Venezia.

Categorie:Classica, Musica Tag:

compagni (di matite) che se ne vanno

13 Marzo 2008 Nessun commento

Se n’è andato (ad appena 52-53 anni, per leucemia) il raffinato Dave Stevens. Non ho letto molte sue cose, ma il suo stile l’ho conosciuto sulla Comic Art degli anni ’80 che ne pubblicò una o due serie (proprio la Rocketeer rappresentata sul tavolo, se non ricordo male, ambientata nei Thirties). Stupenda la sua Betty Boop in versione sexy.

Coccodrillo sul Los Angeles Times.

Categorie:fumetti Tag:

non ci capivo un Fazzo

13 Marzo 2008 6 commenti

Qualche tempo fa guardando per sbaglio il TG4 avevo visto un servizio di Luca Fazzo, e lì per lì mi ero meravigliato, perché Fazzo lo leggevo da anni su Repubblica, specialmente sulle pagine lombarde, e l’avevo visto qualche volta alla Festa dell’Unità come moderatore compiacente in qualche dibattito tra Violante, Fassino, etc. (non ricordo bene). Lo consideravo quindi politicamente schierato a sinistra, e non mi spiegavo proprio quella comparsata al servizio di Fede. Effettivamente, era un po’ di tempo che non ricordavo qualche suo articolo su Repubblica e il ritrovarlo su Rete4 mi faceva pensare. Oggi, prendendo il Giornale del fratello di Sua Emittenza lo ritrovo anche qui, con un articolo (guardacaso?) che punta a sottolineare una certa presenza negativa degli immigrati nella periferia di Milano (a proposito: l’editoriale di Giordano ho smesso di leggerlo dopo le prime quattro righe, tanto è il ribrezzo che provoca). Cosa può essere successo per far fare il salto della barricata ad un giornalista del genere? Primo: è stato licenziato da Repubblica. Secondo: è alla Fininvest in veste di agente segreto. Terzo: deve mangiare anche lui. Quarto: si è completamente rincoglionito?

Postilla posteriore: per avere la soluzione bastava, ovviamente, fare una ricerca su internet. Il buon Fazzo è stato cuccato in una vicenda simile a quella capitata al ben più reclamizzato Renato Farina del Giornale. Quest’ultimo per sua stessa ammissione ricevette compensi dai servizi segreti per pubblicare notizie pilotate a proposito delle questioni del terrorismo islamista, e per questo fu radiato dall’ordine dei giornalisti. Non ho capito se Fazzo abbia anch’egli ricevuto denari (ma non mi pare), ma è comunque stato dimostrato il suo collegamento con alcune fonti interne ai s.s. e - a torto o a ragione scaricato da Ezio Mauro, il direttore di Repubblica – a sua volta è stato allontanato per 12 mesi dalla professione. Probabilmente non ha più voluto/potuto tornare a Repubblica e quindi ha trovato accoglienza dal Cavaliere, sempre ben disposto a ricevere i reduci della SX.

Rapporti distorti con il Sismi:
Luca Fazzo sospeso per 12 mesi.
La delibera in allegato

Milano, 18 dicembre 2006. Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha inflitto la sanzione della sospensione di 12 mesi al giornalista professionista Luica Fazzo, già inviato speciale di “Repubblica” per i rapporti anomali e distorti mantenuti per due anni con il n. 2 (Marco Mancini) del Sismi. Dice l’articolo 54 della legge 69/1963: “La sospensione dall’esercizio professionale può essere inflitta nei casi in cui l’iscritto con la sua condotta abbia compromesso la dignità professionale“. La delibera è esecutiva. Nell’articolo apparso nell’edizione 18 luglio 2006 del “Corriere della Sera” si poteva leggere: “Il Sismi cerca di capire cosa pubblicheranno i quotidiani attraverso i giornalisti che seguono per mestiere i Servizi. Nessuno di questi è indagato. Il 10 maggio il capocentro Sismi di Milano, colonnello Gerli, comunica a Mancini che un giornalista di Repubblica, l’inviato milanese Luca Fazzo, gli ha preannunciato un articolo sul carabiniere del Ros che ha confessato il sequestro. «Alle 22.20 il giornalista chiama Mancini e gli anticipa che l’indomani sarà pubblicato anche un articolo pesante (firmato da Giuseppe D’Avanzo, ndr), che gli riassume e che subito dopo gli invia per fax»”. Nell’articolo pubblicato il 19 luglio 2006 da “Repubblica” si poteva leggere: “Alle 22.20 del 10 maggio, il giornalista di Repubblica Luca Fazzo chiama Marco Mancini e gli anticipa che l’indomani sarà pubblicato un articolo pesante il cui contenuto gli riassume e che subito dopo gli invia per fax. Alle 9.34 del giorno successivo ancora il giornalista chiama Mancini, commenta con lui gli articoli, apparsi sui quotidiani di quel giorno e l’attività di alcuni suoi “colleghi” (“E’ come se si fosse creato un circuito che si autoalimenta, in cui alcuni hanno i loro cazzi da sistemare… Colpiscono te per colpire il direttore”)”.

Tutto il caso è qui.

Categorie:Politica Tag:

40 years ago

12 Marzo 2008 1 commento

Christa Päffgen aveva una voce talmente caratteristica e intensamente musicale che avrebbe potuto cantare anche il classico elenco telefonico, dando luogo a qualcosa di interessante. Ed è più o meno quello che fa in “It was a pleasure then”, un brano di questo suo album di debutto (1967, contemporaneo al disco dei Velvet Underground con la banana di Warhol in copertina) che pare frutto di pura improvvisazione, nel quale Cale e Reed le preparano una base di chitarre elettriche sopra la quale lei recita melodicamente il testo. Se questo è già un risultato interessante, figuriamoci cosa succede quando interpreta le altre canzoni, ‘vere’, scritte da Cale, Reed (“Chelsea Girls”), Dylan (“I’ll keep it with mine”) e Jackson Browne (anche lui alle chitarre). Un disco come questo, di quarant’anni fa, grazie all’eccezionalità dell’artista e degli autori pare ancora attualissimo (lo immaginano interpretato, per esempio, da Cat Power o, al maschile, da Nick Cave). Non vuol dire molto - o forse sì - ma se ci si collocasse nel 1967 e si cercasse un disco di quarant’anni prima che potesse risultare attuale all’epoca, sarebbe arduo trovare altrettanto.

“CHELSEA GIRLS” (prelude to “Walk on the Wild Side”)

Here’s Room 506
It’s enough to make you sick
Bridget’s all wrapped up in foil
You wonder if she can uncoil.

Here’s Room 115
Filled with S & M queens
Magic marker row
You wonder just high they go.

Here’s Pope dear Ondine
Rona’s treated him so mean
She wants another scene
She wants to be a human being.

Pepper she’s having fun
She thinks she’s some man’s son
Her perfect love’s don’t last
Her future died in someone’s past.

Dear Ingrid’s found her lick
She’s turned another trick
Her treats and times revolve
She’s got problems to be solved

Poor Mary, she’s uptight
She can’t turn out her light
She rolled Susan in a ball
And now she can’t see her at all

Dropout, she’s in a fix,
Amphetamine has made her sick
White powder in the air
She’s got no bones and can’t be scared

Here comes Johnny Bore,
He collapsed on the floor
They shot him up with milk
And when he died sold him for silk

Here they come now
See them run now
Here they come now
Chelsea Girls

Categorie:Musica, Rock Tag:

ciao, paludetti

11 Marzo 2008 Nessun commento

Lo scorso otto marzo si è spento il disegnatore Franco Paludetti (Milano, 1924-2008). Esordì nel secondo dopoguerra illustrando la serie “Sciuscià” (uno dei fumetti che nomina sempre mio padre, il principale responsabile di questa mia mania), evidentemente tratta dall’omonimo film di De Sica. Passò poi a lavorare per case editrici inglesi contribuendo a realizzare quella tonnellata di storie di guerra che si possono trovare ancora nei mercatini dell’usato, opera di anonimi autori di ogni nazionalità, spesso in seguito divenuti famosi, e che è divertente sfogliare cercando di individuare la paternità dei disegni. Paludetti è pero, per me, principalmente legato a Diabolik. Dal 1972 vi ha lavorato come inchiostratore e anche come disegnatore ed è stato uno di quelli (insieme a Zaniboni) che hanno ingentilito l’atmosfera grafica generale del kriminale svizzero (anche, ma non solo, per il buon gusto nel disegnare i personaggi femminili), svecchiando così l’immaginario negativo istituito da Facciolo negli anni ’60.

Categorie:fumetti Tag: ,

oligarchia, democrazia (o monarchia)?

10 Marzo 2008 1 commento

Il Popolo delle Libertà (?), invece di vergognarsi per questa frase pronunciata dal suo demiurgo - che contraddice i presupposti enunciati nella denominazione del partito - la pubblica invece nella home page del sito internet forzaitalia.it. Secondo logica, sarebbe un autogol clamoroso, ma non in Italia.

Categorie:Politica Tag:

u-pyr

10 Marzo 2008 Nessun commento

Una appena passabile storia ambientata in Ucraina scritta da Ruju e Stano, a base di radioattività e vampiri, che meglio avrebbe figurato nella serie di Dampyr.

Categorie:fumetti Tag:

gemellaggi sovietici

7 Marzo 2008 Nessun commento

Finalmente le ore piccole alle quali Rai3 costringe, premiano il telespettatore con la messa in onda di qualcosa di originale, anche se non particolarmente esaltante, frutto di un gemellaggio italo-sovietico. Gianandrea Noseda, che da qualche anno conduce l’orchestra di un teatro russo che non ricordo, l’anno scorso in Italia con la Filarmonica della Scala scelse di interpretare – tra altre cose, probabilmente – l’op. 145a di Shostakovich, ovvero una suite per voce di basso e orchestra su poemi di Michelangelo Buonarroti, composta da Shosty poco prima di scomparire (1975) in occasione del 500esimo anniversario della nascita del pittore / scultore / architetto / poeta / etc. La parte strumentale è apprezzabile ma quella vocale è una lagna impossibile, aggravata dal fatto che nessuno si è degnato di sottotitolarla in italiano, presumendo che gli abbonati Rai conoscano il russo, ovviamente.

Categorie:Classica, Musica Tag:

l’uomo-topo

6 Marzo 2008 Nessun commento

Secondo me neanche Ortolani sa, da anni, cosa sta scrivendo. Le ‘trame’ di Rat-Man sono un continuo andare avanti e indietro nella storia del personaggio senza nessuna coerenza, ma gli servono semplicemente per mettere insieme le sue spassosissime gag le quali, fintantoché ti costringono a ridere come un cretino in metropolitana mentre le leggi, vuol dire che hanno colto nel segno.

Categorie:fumetti Tag:

piaceri sopraffini

6 Marzo 2008 5 commenti

Piacere sopraffino è ascoltare la Ciaccona per solo violino di Bach leggendola contemporaneamente su una copia del manoscritto bachiano (magari eseguita da un certo Sitkovestsky, appena trasmessa da radio3). Ci si immagina il compositore mentre, nota per nota, scrive questo complicatissimo brano. È un movimento che fa parte del gruppo di 6 suite (catalogo bwv intorno al n. 1000) che, nonostante nel programma siano costituite da un preludio seguito da una serie di ‘danze’ – e qua e là si citi, stravolgendolo, Corelli -, non hanno nulla dell’immediata piacevolezza delle sonate a loro contemporanee, ma piuttosto ritornano alla severità analitica di qualche decennio prima (Biber, Buxtehude, etc.), severità ottenuta anche tramite la concentrazione necessaria all’esecutore per rendere al meglio la struttura polifonica, le corde doppie o triple, che le costituiscono e che creano automaticamente un ‘limite di velocità’ implicito che ne favorisce la degustazione. Per la loro difficoltà (e bellezza) sono un passaggio obbligato per lo studio e per il curriculum di qualsiasi violinista, e ne è prova il fatto che sono rari i concerti che non si concludano con un bis tratto da queste raccolte.

storia di una ‘persiana’

5 Marzo 2008 1 commento

Persepolis di Marjane Satrapi è fantastico nella sua prima versione a fumetti e lo è altrettanto in questa trasposizione in disegni animati, alla quale ha partecipato la stessa autrice – insieme a Vincent Paronnaud – a garanzia della conservazione delle caratteristiche di immediatezza e semplicità che hanno decretato il successo della prima. Una meritoria operazione proveniente dalla Francia, che nella sua sovrabbondante produzione spesso inutile (vedi, purtroppo, le versioni animate di Corto Maltese, troppo fedeli all’antiquato originale), alle volte non può non incappare nel capolavoro. È la storia vera della Satrapi, dall’Iran all’Europa, narrata con sensibilità femminile e con molta ironia, indispensabile per stemperare la drammaticità di certe situazioni. Quest’opera biografica ricorda il ‘Maus’ di Spiegelman, altro capolavoro, dal quale l’autore non ha saputo riprendersi. Speriamo non accada altrettanto in questo caso.

moz

4 Marzo 2008 5 commenti

Il grande Stephen Patrick Morrissey (sempre sia lodato), a dispetto delle sue critiche di un tempo alle furbizie dell’industria discografica, torna nei negozi con un greatest hits che il fan(atico) si sente obbligato a comprare perché contiene due inediti. Ma lo si perdona volentieri, anche perché potrebbe magari vendicarsi lasciando i suoi proseliti a bocca asciutta per otto lunghi anni, come fece tra ‘Maladjusted’ (1996) e ‘You are the quarry’ (2004).

Categorie:Musica, Rock Tag:

ecche … gaza

3 Marzo 2008 1 commento

Sulla situazione israelo-palestinese si possono dire parecchie cose (più o meno tutto e il contrario di tutto), ma quello che mi ha sempre lasciato perplesso è la sproporzione della risposta dell’esercito israeliano rispetto alle offese subite. Penso ai recenti casi del Libano o a quello dei giorni scorsi: contro qualche razzo (e, purtroppo, a qualche perdita) hanno scatenato una battaglia che ha fatto più di cento morti. La logica vorrebbe che chi è in una situazione di potere sappia trovare dei metodi alternativi alla semplice forza bruta per risolvere certe controversie, visto che l’Altro non è nelle condizioni di fare praticamente nulla.

Categorie:Politica Tag:

parco paranoico

3 Marzo 2008 Nessun commento

Il buon Gus van Sant con questo film continua ad indagare l’adolescenza americana alienata. La telecamera questa volta segue da vicino Alex e la sua vita emozionalmente deprivata, costituita solamente da scuola e passione per lo skating, dalla quale gli adulti sono quasi del tutto estromessi (adottando, più o meno, il procedimento che Schulz adottò per i suoi Peanuts, dei quali si potrebbe qui riconoscere una loro rappresentazione in versione tragica). La storia è abbastanza semplice, ma il regista la disaggrega per tutta la durata del film, ripetendo alcune scene senza motivo apparente, ma in un modo che sembra voler rappresentare il pensiero colpevole che ritorna sui particolari vissuti come per riavvolgere il nastro ed evitare l’accaduto. Ralenty e lunghe inquadrature senza dialoghi rendono molto bene il sentimento dello straniamento e della disperazione e una colonna sonora a base di musiche alternativamente tristi e allegre vogliono forse simulare il susseguirsi di sensi di colpa e di discolpa del protagonista. L’ambientazione di molte scene nei corridoi della scuola riportano immediatamente alle vicende per un certo verso omologhe del ben più tragico ’Elephant’. Il premio di Cannes è senz’altro meritato.