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Archivio Luglio 2010

il noto ipocefalo

30 Luglio 2010 Nessun commento

DarioFo

Vedendo le ultime rappresentazioni di Dario Fo riguardanti Caravaggio, il duomo di Modena, Michelangelo, etc., si poteva pensare che la coppia Fo-Rame fosse un po’ rimbambita e con le pile ormai esaurite. Nell’”Anomalo bicefalo” (2003) dimostrano invece ancora una vèrve difficilmente superabile – sia in quanto a consumata presenza scenica che a scrittura teatrale, che mescola parola e gesto in maniera molto efficace – e quel po’ di inevitabile arteriosclerosi viene strategicamente trasformata a propria volta in materiale per lo spettacolo. Voto: 8.

Categorie:Teatro Tag:

lettera ad un bambino mal nato

27 Luglio 2010 Nessun commento

scarpa

Un neo-padre, memore della propria ribellione adolescenziale, decide di scrivere una lunga lettera al suo figlio unenne, il quale dovrà leggerla quando diverrà quattordicenne, perché egli presume che a quell’età odierà suo padre, come fece lui a suo tempo. Per questo motivo, gli proverà a raccontare per iscritto le cose fondamentali della vita, o almeno quelle che è riuscito a comprendere. Per tre quarti del romanzo Scarpa racconta delle cose tutt’altro che fondamentali, anzi, molto personali. Il proposito si trasforma infatti in un continuum di sensazioni che il rapporto padre-figlio ispira al primo elemento del binomio, abbastanza interessanti anche per il lettore, ma non così fondamentali. La lettera si interrompe quando il bimbo si ammala di leucemia, durante le cui analisi ospedaliere si scopre che il figlio non è legittimo, fatto che manda in crisi un padre già molto problematico di suo. Un libro non imperdibile.

Einaudi, 170 pagg., 18,00 euri (copertina di Scòzzari!).

Categorie:Letteratura Tag:

una donna senza importanza

26 Luglio 2010 Nessun commento

wilde

Una commedia di Wilde del 1893 che accosta una prima parte fatta di dialoghi brillanti, apparentemente frivoli ma spietati, ad una seconda parte serissima (e altrettanto spietata). L’apparente decadentismo nichilista di tutta la prima parte viene avvicendato da un ferreo moralismo (pur all’interno di un contesto, per così dire, peccaminoso).

Francesca Boscaiolo

25 Luglio 2010 2 commenti

francesca_woodman_183

MILANO – Palazzo della Ragione (o della Regione?) – “Francesca Woodman”. La quasi totalità dell’opera fotografica della breve carriera della Woodman è incentrata sul corpo femminile e sull’autoritratto. La causa fondamentale di questa scelta è data dal fatto che essa stessa fosse un soggetto «sempre disponibile». Quasi a voler diminuire la portata narcisistica di questa sovraesposizione, il corpo della Woodman viene – da un lato – reso un deuteragonista conferendo importanza all’ambiente, e – dall’altro – non è mai ostentato ma, anzi, molto spesso nascosto, sfocato, celato, confuso e mimetizzato negli appartamenti che lo ospitano. In realtà, la Woodman non fu una semplice fotografa, ma la sua esperienza può rientrare senza dubbio nel genere della performance art, della quale lo scatto non è che l’esito finale (e le cui fasi sono del resto documentate in alcuni video autoprodotti). Il gioco con il proprio corpo è un’attitudine allo stesso tempo adolescenziale, simbolica, e dadaista, motivo per il quale i significati che si volessero attribuire alle immagini sono solo una componente della ricerca compositiva, associativa, e disturbante che formano la risultante dell’opera.

Categorie:Fotografia Tag:

è chiaro ‘stu fattu?

21 Luglio 2010 Nessun commento

derocchi

MILANO – Palazzo Reale: “De Rocchi e il Chiarismo”. Un’altra mostra dedicata ai Thirties sotto la Madunina. Il Chiarismo non fu senza dubbio una tendenza pittorica che il regime fascista possa aver visto come funzionale alla propria estetica. Meglio la monumentalità del Novecento Italiano, o la cupezza di un certo Sironi, per non parlare dell’architettura. Qualcosa che ispirasse maestosità era senz’altro preferibile alla delicatezza della variazione tonale della pittura chiarista, della quale De Rocchi (a cui è dedicata la parte principale della mostra) era uno dei più convinti esponenti, anche se non di quelli che ottennero i migliori risultati (infatti è, molto appropriatamente, misconosciuto).

Categorie:arte Tag:

il problema di Harry

18 Luglio 2010 Nessun commento

The_Trouble_with_Harry

Per arrivare a definire lo stile della sua ‘black comedy’ (“La congiura degli innocenti”, 1955), Hitchcock non ha dovuto far altro che spingere fino al parossismo un certo tipo di humor inglese. Fin dal principio del film, infatti, i dialoghi sono talmente compassati e sofisticati da aspettarsi che da un momento all’altro i personaggi si trasformino nei baccelloni alieni dell’”Invasione degli ultracorpi”. Una divertente commedia nera brillante, con dialoghi alla Oscar Wilde, e che deve essere piaciuta molto al François Ozon di “Otto donne e un mistero”, vede l’esordio di Shirley McLane e l’inizio della collaborazione di Hitchcock con il compositore Bernard Hermann.

1955, regia di Alfred Hitchcock, soggetto tratto dal racconto di Jack Trevor Story, sceneggiato da John Michael Hayes, musiche di Bernard Hermann, con Shirley McLane ed una sfilza di attori sconosciuti.

carla maria maggi

16 Luglio 2010 Nessun commento

maggi

MILANO – Palazzo Reale: “Carla Maria Maggi”. Una pittrice lombarda che negli anni ’30, altalenando tra lo stile del Novecento Italiano e una sua ricerca personale di libertà espressiva, rivelava una certa sensibilità artistica, interrotta all’inizio degli anni ’40 dal matrimonio con un lungimirante talebano che la relegò al ruolo di casalinga. Per completare le sale della mostra, vacanti delle opere successive che non produsse mai, si aggiungono ritratti – tutti anni ’30 – di pittori anch’essi più o meno longobardi (Campigli, De Pisis, Funi, etc.). Una mostra senza molto senso, come spesso succede, ma visitabile in mancanza di meglio.

Categorie:arte Tag:

giornaletti

14 Luglio 2010 Nessun commento

fumetti

Dylan Dog n. 286 – Una passabile storia sul transfert psico-fisico, compromessa da un disegno tirato via.

Jan Dix n. 14 – Fatalmente, la storia migliore della miniserie di Jan Dix è l’ultima: aleggia fin dal principio un’aria di morte, che riesce perfino ad essere abbastanza inquietante, e che culminerà con il trapasso a miglior vita del protagonista e della sua compagna (per tenersi aperta una eventuale prosecuzione della serie, Ambrosini usa il trucco della variabile onirica, pronta per essere calata sul tavolo nel caso di un ripescaggio-risuscitatorio dei protagonisti, ma si spera di no).

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days & clouds

13 Luglio 2010 Nessun commento

giorni-e-nuvole

Le “nuvole” del titolo del film di Soldini del 2006 rappresentano le difficoltà della vita. La tendenza patetico-pessimistica del regista è però lontana dal ricordarci che, per usare una frase fatta, le suddette difficoltà possano anche consistere nel sale della vita stessa (come un temporale è una benedizione dopo una giornata torrida). Tocca perciò sorbirsi le frustrazioni di una coppia di perdenti nati (Albanese e la Buy), ereditate dal papà di lui – convinto che la sua vita sia coincisa col suo periodo lavorativo – che vengono parzialmente salvati dal disincanto di una figlia molto più pragmatica di loro. Una specie di “Umberto D.” dei giorni nostri, nel quale si sente la mancanza della vena tragicomica caratteristica del miglior cinema italiano. Se questo è il prodotto di uno dei migliori autori delle nuove leve italiche, siamo a posto.

pandolfi

11 Luglio 2010 Nessun commento

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Le poche tracce che Pandolfi Mealli (ca. 1620-1669) ha lasciato, in termini musicali, constano di una raccolta di balletti e danze e di due raccolte di sonate per violino e clavicembalo (le opere III e IV). Se la prima doveva essere un’evoluzione di opere omologhe quali quelle rinomate di Tarquinio Merula (1595-1665), probabilmente definite da un linguaggio più sintetico e omofonico rispetto al carattere ancora polifonico dell’opera del cremonese, le sonate per violino hanno un andamento più astratto, meno popolaresco, alternando arie larghe tipicamente italiane ad uno stile barocco-bizzarro, ottenuto tramite la rielaborazione di materiali brevi o brevissimi in termini di contrappunto, stile molto simile a quello che si può ritrovare amalgamato nel materiale sinfonico di Stradella, per esempio, e nelle sonate non a stampa di Buxtehude (oltre che nei più o meno contemporanei Farina e Uccellini, naturalmente).

Categorie:Classica, Musica Tag:

dal rigattiere

6 Luglio 2010 Nessun commento

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Per rimediare all’impossibilità di radunare in una città provinciale come Milano le opere complete di un artista qualunque (o almeno quelle più rappresentative) o di una corrente artistica importante, il rimedio per allestire una mostra che abbia una parvenza di senso è presto trovato: si stabilisca un argomento (il Fuoco, in questo caso) e si racimolino senza troppi problemi i quadri minori - di artisti anche importanti – che abbiano una qualche attinenza col tema. Si cospargano poi le pareti della sede espositiva di testi che presentino un sommario svisceramento del tema e si crei con luci e suoni ambientali un’atmosfera misteriosa per dare quel po’ di valore aggiunto che un ‘semplice’ libro non ci può dare, e l’esposizione è servita (peccato che al visitatore sembri di trovarsi dal rigattiere).

Categorie:arte Tag:

marine

3 Luglio 2010 Nessun commento

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“Marnie” (1964) di Hitchcock è per molti versi molto simile a “Vertigo” (1958). Ricorre il tema dello sdoppiamento di personalità della protagonista femminile ma, dove in “Vertigo” questo si rivelava un espediente consapevole a scopo ingannatorio, in “Marnie” investe in maniera inquietante la sfera psicologica. Figlia di una prostituta, nata probabilmente dal rapporto con un marinaio-cliente (l’attendibilità di questa ipotesi è suffragata dall’anagrammabilità del nome: Marnie = marine), da bambina uccide – appunto - un cliente della mamma. La successiva cancellazione dell’evento dalla propria mente costringe la bambina ad una vita anaffettiva, ed alla scelta della professione di ladra che la obbliga a cambiare continuamente identità, per sfuggire da quella originaria. Un dramma psicanalitico che Dario Argento ha saccheggiato abbondantemente sia per “Profondo Rosso” che per il successivo “Trauma”: anche in quest’ultimo c’è l’evento atavico che scatena la crisi in età adulta, la rimozione psicologica dell’omicidio, il temporale come concausa e che funge da catalizzatore, etc. etc.