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Archivio Ottobre 2010

pensare progetti

31 Ottobre 2010 26 commenti

ferreri

MILANO – TRIENNALE – Marco Ferreri, “Progettare Pensieri”. Personale antologica di un designer per metà, artista per l’altra, folgorato sulla via di Bruno Munari. Approccio al design di tipo zen, come mastro Munari, con scantonamenti nella grafica e nell’opera d’arte. Oggetti di design spesso riusciti, alle volte esteticamente poco gradevoli, comunque sempre abitati da un pensiero intelligente, ironico e divertito. Stesso discorso per il lato artistico, sviluppato secondo un concettualismo alla Piero Manzoni o alla Cattelan dei poveri (o, a voler esser meno cattivi, in fieri). Da vedere.

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Gemini

28 Ottobre 2010 Nessun commento

avison_geminiani

L’Opera Prima del Geminiani (1680-1762) — dodici sonate per violino e basso continuo —, pubblicata a Bologna nel 1705, sarebbe l’ideale protagonista di una puntata speciale di “Chi l’ha visto?”. Non se ne trova una incisione su cd e non si trovano gli spartiti. Un editore tedesco ne ha incominciato a stampare la prima terna (dell’edizione rivista del 1716) ma, per ragioni di scarsa domanda, la serie non ha trovato seguito. Chi scrive è venuto in possesso degli spartiti della prima tripletta e, sfogliandoli, appare abbastanza chiaro il motivo per cui il mercato non ne sia inflazionato: appartengono al genere post-corelliano, quindi il virtuosismo richiesto incomincia ad intensificarsi, difatti — fattore che scoraggia il violinista — presentano passaggi piuttosto difficili in doppie corde, e spesso e volentieri occorre avventurarsi nei registri alti della corda “mi”, a volte anche oltre la terza posizione. Stilisticamente simili alle sonate di Handel, sono caratterizzate da un’agogica strutturata in sequenze di tempi lento-veloce-lento-veloce: niente danze, idee musicali all’italiana, con un uso — pur limitato — di fughe. Vista la trasferta inglese di Geminiani, può essere ritenuto verosimile il fatto che Handel abbia visto o sentito queste sonate, e abbia modellato le proprie nello stesso modo (anche Vivaldi, in realtà, ha composto sonate per violino strutturate in modo simile, le cosiddette “Sonate Manchester”, ma non furono pubblicate a stampa). A causa della loro difficoltà, quindi, qualsiasi violinista contemporaneo è portato a preferire — per le ragioni riconducibili al solito mercato — musica piú rinomata e spendibile piú facilmente: accade cosí che queste bellissime gemme rimangano inascoltate.

Per poterle apprezzare bisogna allora ricorrere alla transustanziazione di esse nei concerti grossi scritti da Charles Avison (1709-1770). Il grande orchestratore inglese rispetta in pieno la tradizione del suo maestro (Geminiani, appunto) che aveva arrangiato per orchestra le sonate di Corelli e, anzi, il suo contributo è ancora piú pregevole di quello del Francesco Saverio perché interviene in maniera piú interessante sulla musica originale, isolando piú spesso gli assoli, con un ricco apporto alle linee di accompagnamento, e aggiunge di sua sponte un intero brano costituito da variazioni su tema (una forma tipicamente inglese) nel finale del concerto n. 6. Le parti a doppie corde vengono, naturalmente, divise fra i due violini del concertino, o assegnate a parti reali diverse. La purezza adamantina delle idee originarie del Geminiani viene ammantata dal sontuoso vestito confezionato su misura, ma la bellezza non va perduta. Chissà perché, però, Avison ha dimenticato di transustanziare in concerto grosso la Sonata n. 11 (che nel cd qui sopra viene completata dall’Avison Ensemble).

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harry de luca

23 Ottobre 2010 3 commenti

deluca

Uno dei molti libri nei quali il buon De Luca riporta alla luce i significati che la Bibbia si porta dentro nella sua versione in lingua ebraica, ma che la lunga tradizione e traduzione della Chiesa ha volutamente o casualmente trascurato, soprattutto allo scopo di rendere piú masticabili le crude metafore cui il linguaggio originario inevitabilmente ricorreva, ma anche rispondente ad una semplificazione delle infinite sfumature, troppo complesse per essere recepite oggigiorno.

millenovecentosessanta

18 Ottobre 2010 1 commento

1960_mid

Gabriele Salvatores, ormai apertamente pronto per la pensione, confeziona un cine-documentario, ottenuto semplicemente assemblando materiale di repertorio della Rai, che rappresenta in qualche modo molte sfaccettature epifenomeniche dell’anno domini 1960. L’unico valore aggiunto dal regista è costituito dall’introduzione di un filo conduttore che dà un senso alla lettura dei brani scelti (uno sforzo, francamente, inutile). Ottimo, comunque, il risultato — spesso commovente (la parte sui quartieri spagnoli di Napoli, per esempio) — ma corrispondente a quello di programmi dello stesso genere mandati in onda a ruota continua sulla stessa Rai (Rai Extra), senza bisogno di nessun gran nome da apporre nei titoli di testa. In definitiva, un film che, visto assieme a “Rocco e i suoi fratelli” e “La vita agra” (e, magari, aggiungendo “La dolce vita” e “L’avventura”), permette di farsi una idea piuttosto esauriente del crogiuolo dell’Italia dei primi anni Sessanta.

Categorie:Cinema Tag:

black holes

16 Ottobre 2010 Nessun commento

mm0311

L’autore prende spunto da una notizia (bufala?) giornalistica di qualche tempo fa. All’inaugurazione dell’acceleratore di particelle gestito dal CERN, a Ginevra, seguirono timori sulla possibile conseguente generazione di un buco nero (notizia pubblicata, e smentita pochi giorni dopo). Poteva non abboccare un autore di fumetti pseudo-scientifici? Certamente no. E infatti si costruisce una storia gradevole, ma troppo macchinosa, poco chiara e approssimativa; nello stile, sì, di Alfredo Castelli, ma che — al contrario di questo — non fonde nessun campo di competenze e non apre nessun orizzonte.

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Ninetta

12 Ottobre 2010 Nessun commento

ninotchka

Ninotchka, Greta Garbo, Ernst Lubitsch: a sentirli da una vita, questi nomi, ci si aspetta di vedere chissà quale pietra miliare della storia del cinema. Si tratta invece di un film mediocre e piuttosto leggero, che comincia in veste comica e si trasforma in commedia, e che sotto molti aspetti è comparabile a “Totò, Peppino e la malafemmina”, anche se quest’ultimo è superiore perché fa piú ridere (ma comunque a “Ninotchka” si deve essere ispirato). Una simpatica citazione meta-cinematografica apre il sipario: i tre sovietici in missione a Parigi, sono la trasposizione meta-cine-letteraria dei Fratelli Marx, l’incarnazione del terzetto, tipica del cinema o del fumetto comico di inizio secolo (ultimi di una lunga serie, Qui, Quo e Qua furono infatti creati nel 1937), con l’aggiunta della unione e trasposizione da Marx (nel senso di ‘fratelli’) a Marx (Karl). Fa seguito una visione caricaturale, ma gradevole, della Russia sovietica, come una risposta ai film di Sergej Ejzenstejn: solo sotto questo punto di vista si può perdonare a Lubitsch di essersi prestato ad un’operazione propagandistica cosí smaccata.

P.s.: rispetto alla versione originale, le voci del doppiaggio italiano sono curiosamente caratterizzate da un tono piú ‘gentile’, piú piacevole, meno rozzo e grave di quello americano.

1939, diretto da Ernst Lubitsch, soggetto originale di Melchior Mengyel, sceneggiatura di Charles Brackett, Billy Wilder, Walter Reisch, musiche di Werner Heymann, con Greta Garbo (e apparizione fugace di Bela Lugosi).

Texs 596-597

9 Ottobre 2010 Nessun commento

tex

Lo stregone Salamadonna incontra Penna Gialla, capo degli Utes o chi per esso, e lo impressiona coi suoi poteri magici (una semplice pistola nascosta nel cranio di jena che porta in cima al bastone, si scoprirà poi). Lo convince così a dichiarare guerra ai Navajos, la tribù indiana più tranquilla del West. Tex si incazza un attimino e coi suoi pard al gran completo (compreso Tiger, che dopo 60 anni dà ancora del “lei” ad Aquila della Notte) si mette sulle tracce degli Utes attraverso improbabili canyon che sorgono a bella posta nel bel mezzo della prateria, guarda caso ideali per tendere agguati. Lo stregone, scomparso per tutta la storia, riappare nel finale, giusto per farsi ammazzare. Mi sa che col n. 600 chiudo la collezione.

Categorie:fumetti Tag:

questioni di etichetta

2 Ottobre 2010 24 commenti

Morrissey-Maladjusted-467116

Edizione riveduta e corretta dell’album del 1997 di Morrissey, con l’aggiunta di sei brani (probabili “lati B” dei singoli dell’epoca) e la sottrazione di due brani scadenti, piú libretto interno con foto londinesi e alcune paginette nelle quali il cantautore di Manchester spiega — con una prosa ricercatissima, ci vuole il vocabolario a portata di mano — le traversie patite per realizzare il suddetto disco. “Maladjusted”, realizzato una tantum per la Mercury — responsabile della non adeguata produzione e distribuzione del disco, che in effetti fu ritirato dal mercato abbastanza velocemente — chiude il primo decennio post-Smiths (1988-1997), piuttosto omogeneo stilisticamente, ed apre una pausa durata ben sette anni, dopo la quale il Morrissey tornerà ingrassato, invecchiato, per certi versi quasi trasformato in “crooner” e, per altri, accompagnato da una strumentazione e arrangiamenti molto più pesanti.

Trouble Loves Me (cut-up)

Trouble loves / trouble needs me / walks beside me / to chide me / not to guide me / So console me / otherwise hold me / Oh, please fulfill me / otherwise kill me / show me a barrell / and watch me scrape it / faced with music / as always I’ve faced it / A disenchanted taste / still running ’round.

Categorie:Musica, Rock Tag: