Archivio

Archivio Novembre 2010

291

30 Novembre 2010 Nessun commento

dyl_291

Una mediocre storia ambientata nel mondo della prestidigitazione, con finale fantasmatico. In poche parole, una minchiata. Colpevoli Di Gregorio e Celoni.

Categorie:fumetti Tag:

l’avvelenata 2.0

28 Novembre 2010 Nessun commento

controletteratura

Libro-invettiva nel quale il Rondoni si scaglia in una donchisciottesca (o donmilanesca) mission impossible, ovverossia pretendere che la Letteratura non venga insegnata nella maniera sterile in cui la pratica istituzionalizzata attuale la costringe ma, innanzitutto, venga distinta in due branche: una di Storia della Letteratura, nella quale si studierebbe la successione degli autori e delle opere in relazione alla Storia, e una seconda branca nella quale si facesse esperienza diretta, con la materia letteraria viva, di testi ed autori che abbiano qualcosa “da dire” agli studenti, evitando gli smaronamenti su mattoni inutili (eventualmente affrontabili in seconda battuta, quando il lettore, piú maturo, disponga degli strumenti e del piacere necessari per affrontarli). Una bella idea, parzialmente attuata — in maniera estemporanea — in alcuni istituti scolastici italiani, che per essere realizzata comporterebbe la formazione di migliaia di insegnanti, di alto livello, appassionati, e capaci di trasmettere la passione per la lettura ai giovani. Probabilmente, anche dal punto di vista di un giovane, è piú pratico e immediato ascoltare Fabri Fibra, o similia.

«La poesia è la voce delle anime che si stanno facendo, che non sanno come fare, delle anime con i lavori in corso. Che non se la cavano. Con il sangue che corre e si versa. Le anime che rischiano. Che si illuminano e che a volte si perdono. Le altre, le anime tiepide, a mezzo gas, al cinque per cento, non sanno che farsene della poesia.»

Categorie:Letteratura Tag:

throw the Lady away

25 Novembre 2010 Nessun commento

signora-buttare

Commedia in due atti del 1967 di Dario Fo e Franca Rame. La “signora”, padrona del circo — figura allegorica che incarna gli Stati Uniti d’America — viene mostrata nella sua decadenza e morte conseguente, accompagnata e derisa dai suoi ‘sudditi’. La farsa nasce come una critica impietosa ma divertente dell’America capitalistica e consumistica ma, nel corso degli anni, assume in qualche modo la forma di un work-in-progress. Nella versione di fine anni ’70, andata in scena alla Palazzina Liberty di Milano, Fo incorpora due tematiche in un certo senso correlate agli USA: la morte dell’anarchico Pinelli dopo la strage di Piazza Fontana e il rapimento di Aldo Moro. L’inclusione successiva di questi due brani può essere considerato un semplice dato di denuncia e impegno civile (tipico del teatro di Fo: “Morte accidentale etc.”) oppure, visto il contesto, un precoce riconoscimento — consapevole o inconscio — delle ipotetiche (?) interferenze della CIA nel corso di numerosi eventi tragici accaduti durante gli “anni di piombo” italiani.

Categorie:Teatro Tag:

sterminator

21 Novembre 2010 52 commenti

terminator

Cosa resterà degli anni ’80? Scemenze tipo “Terminator”, per esempio. Il futuro governatore della California, nelle sembianze di una specie di RanXerox, torna nel passato per ammazzare la madre del futuro leader della resistenza umana contro le macchine, che dominano il mondo (sindrome della eccessiva speranza riposta nella nascita del personal computer, in ascesa in quegli anni). Un resistente umano, tornato anch’egli indietro nel tempo per terminare Terminator, ingravida l’ignara genitrice, provocando un cortocircuito spaziotemporale che — a questo punto — dovrebbe invalidare tutto il futuro a venire, ma essendo il film di uno spessore inferiore al micron, nessuno pare darsene alcuna pena. Il giochetto del paradosso temporale deve comunque essere piaciuto molto ai tizi della trilogia di “Ritorno al futuro”, perché su una cosa simile ci costruiranno ben tre spettacoli pirotecnici. Parametro di riferimento: un “Terminator” vale circa 0,001 “Blade Runner”.

1984, regia James Cameron, scritto da Cameron e Gale Hurd, con Arnold Schwarzenegger.

Categorie:Cinema Tag: ,

basta avere l’ombrella

18 Novembre 2010 Nessun commento

LA_VITA_E_BELLA

Una ennesima testimonianza del fatto che il mondo vada storto è offerta dalla constatazione che non sia stato “Il piccolo diavolo” (1988) a dare fama mondiale a Benigni, ma “La vita è bella” (1997). La presenza di Giuseppe Bertolucci alla sceneggiatura del primo (insieme allo stesso Benigni e Cerami, presenti anche nel secondo) conferiva al protagonista una surreale aura lunare, poetica, che nel film piú recente si ‘riduce’ ad una mera ingenuità, un po’ fasulla oltretutto, che ricorda molto quella di Totò. Ma i film di Totò, pur non avvalendosi di una sceneggiatura così professionalmente congegnata (troppo congegnata) erano permeati da una fattura sapiente che derivava dalla lunga catena esperienziale che li aveva volta a volta preceduti, condensando e distillando pratiche di assemblaggio di materiali sempre accostati con la dovuta e naturale sensibilità, frutto anche di un equilibrato senso della misura caratterizzante chi, conscio dei propri mezzi, e affidandosi ad una pratica di sviluppo associativa e non strutturalistica (quanti ne ha rovinati, lo strutturalismo) non cercava l’effetto speciale, non necessario, se ottenuto forzatamente. Che avrò scritto? Boh. Comunque, “La vita è bella” rimane un pastiche che mescola la comica, alla commedia, al grottesco, non riuscendo ad amalgamare gli ingredienti in un effetto che non risulti artificioso. Al contrario, “Il piccolo diavolo” (a partire dalla dedica finale, commovente, ad Andrea Pazienza, che viene ricordato sotto forma di citazione — sebbene piuttosto velata, non direttamente individuabile — in una scena), il “Piccolo diavolo”, si diceva, sfruttava anch’esso l’uso di tormentoni, per esempio, ma in maniera piú misurata, in modo che non assumessero piú importanza del necessario, e il film, sebbene anch’esso diviso in blocchi (ma non al livello esageratamente stilizzato dei due macro-scenari della “Vita”) non si perdeva nei dettagli ma guardava piú all’effetto d’insieme.

città portuale

14 Novembre 2010 50 commenti

Hamnstad

Il mare come luogo dell’annullamento e il ritorno dal mare come determinazione di una rinascita. Berit e Gösta riemergono entrambi dal mare: la prima come sopravvissuta ad un tentato suicidio per annegamento, il secondo al termine di dieci anni da marinaio. L’approdo alla città li catapulta — nonostante alcune reticenze — nel bel mezzo della Vita, e li costringe quindi ad affrontarne inevitabilmente le problematiche, anche tragiche, ma che non precludono la prospettiva positiva contenuta nel finale. Nel suo quinto film, il giovane Bergman propone temi scabrosi in maniera piuttosto cruda, ma tuttavia stilisticamente lontana dal neorealismo italiano, tendente piuttosto ad un intimismo e ad una raffinata attenzione psicologica piú vicini ai toni della futura Nouvelle Vague francese. Non è un caso, forse, che a questo film si possano far risalire “Une affaire de femmes”, di Chabrol, o la tematica dell’imprinting atavico caratterizzante molte pellicole del ‘secondo’ Hitchcock.

1948, scritto e diretto da Ingmar Bergman, basato sul romanzo di Olle Länsberg, con Nine-Christine Jönnson e Bengt Eklund.

Categorie:Cinema Tag:

Milàn l’era un gran Milàn

10 Novembre 2010 58 commenti

mozart012

Il buon Armando non aveva altro da fare — sempre meglio, in effetti, che condurre le minchiose trasmissioni di classica su Radio24, peggio che Fabio Fazio, e con questo si è detto tutto — e si è quindi dedicato ad un copia & incolla di testimonianze bibliografiche (soprattutto) o di sfrucugliamenti da topo di bilioteca (meno spesso) allo scopo di ricostruire le due o tre visite dei Mozart & Mozart — babbo & figlio — in quel di Milano, fra il 1770 e il 1771. Nonostante Leopold, nelle lettere alla moglie, esaltasse questa esperienza meneghina del figlio (durante la quale compose tre opere — “Mitridate”, “Ascanio in Alba” e “Lucio Silla” — oltre a materiale vario e a concerti al piano presso nobili salotti), sui giornali dell’epoca il nome di Wolfgang non veniva neanche citato ma, comunque, il buon numero di repliche testimoniano il gradimento del pubblico nei confronti della sua musica. L’Armando ricostruisce bene il colore della Milano Settecentesca e ricorre anche alle celebri lettere di Wolfgang alla sorella Nannerl per sottolineare quanto, a quest’epoca, Mozart fosse ancora un bambino e — come tale, nonostante tutto — trattato ancora poco piú che da fenomeno da baraccone, tipo Nikka Costa, rispetto ai colleghi piú blasonati (Hasse, Paisiello, etc.).

Mondadori, 2004, 60 pagine (comprese le, molte, bianche).

no, non è la gelosia

6 Novembre 2010 37 commenti

otello

Otello rapisce Desdemona (con il consenso di lei) e la sposa in contumacia. Non sono cose ammissibili nella puritana Inghilterra del XVII secolo, ed infatti la vendetta divina non si fa attendere. Per il tramite di Iago, instilla il demone della gelosia nella mente di Otello (predisposto ad accoglierla a causa della sua origine mediterranea) che provvede ad assassinare la moglie e ad annientare se stesso. E morirono infelici e scontenti.

p.s.: visto in una versione anni ’50-60, nella quale si scopre che Gassman non era certamente il grande attore per il quale passa, al contrario del grande Salvo Randone.

Categorie:Teatro Tag: ,

lilith n. 4

1 Novembre 2010 53 commenti

lilith04

Viaggio nel tempo fino agli USA del 1863, durante la Guerra di Secessione, in particolare nel bel mezzo di una meticolosa ricostruzione storica (la battaglia di Lawrence, Kansas). Infiniti lutti per il fumetto piú “nero”, angosciante e nichilista mai pubblicato dalla Bonelli — che invece passa per un editore per famiglie — e forse da nessun editore in assoluto, ma non molti sembrano accorgersene. Ideale da leggere il 2 novembre.

Categorie:fumetti Tag: ,