Archivio

Archivio Dicembre 2010

Giambattista Simeone

31 Dicembre 2010 13 commenti

chardin

FERRARA – Palazzo dei Diamanti: “Chardin. Il pittore del silenzio”. Jean-Baptiste Simeon Chardin (1699-1779), un artista che si è dedicato esclusivamente a generi minori, nature morte e scene d’interni. Nelle prime, ha avuto l’intelligenza e la sensibilità di abbandonare la fredda tecnica descrittiva fiamminga — che costituiva la norma per la resa di questo tipo di soggetti —, accostandosi ad una pastosità pittorica veneta (Giorgione, Tiziano, etc.). La progressiva semplificazione del numero e della disposizione degli elementi presi a pretesto per la composizione — specialmente nel caso di oggetti da cucina — unita ad un’atmosfera attonita, silenziosa, suggerisce spesso una sospensione del tempo, un’intenzione moderna, che collega queste nature morte a quelle con le quali Giorgio Morandi farà fortuna. Le scene d’interni, invece, sebbene alcuni critici le vogliano far derivare anch’esse da precedenti fiamminghi (Vermeer e compagnia), scivolano spesso nella pura illustrazione, sono troppo rappresentative, e non risultano quindi permeate dalla tensione silenziosa dei — supposti — precedenti.

“Bicchiere d’acqua e bricco da caffè”, ca. 1760, Pittsburgh, Museum of Art, Carnegie Institute.

Categorie:arte Tag:

Salvatore From There

24 Dicembre 2010 Nessun commento

MaeWest

MILANO – Palazzo Reale: “Salvador Dalì”. Nonostante la sensazione subliminale che dà questa mostra sia quella che non è possibile fare le nozze coi fichi secchi (per il ruolo minore che le opere esposte hanno nel catalogo di Dalí) ci si può fare un’idea abbastanza completa della genialità — mai abbastanza celebrata — dell’artista. Scopiazzava da De Chirico, ma quando a scopiazzare è un artista — vedi compare Picasso —, il problema non si pone. Visibili in video stralci dai due film sceneggiati a quattro mani con Luis Buñuel (straordinarii). Ergo: È possibile fare le nozze coi fichi secchi.

Categorie:arte Tag:

al rogo

20 Dicembre 2010 Nessun commento

claudiobisio_24

Spettacolo teatrale di una indecenza raggelante, interpretato da Claudio Bisio, che intercala un monologo di satira politica con le canzoni tratte dallo splendido album “Storia di un impiegato”. Un’operazione davvero imbarazzante, che dal punto di vista estetico è piú o meno equivalente a inframmezzare la Quinta di Beethoven con La vispa Teresa, e che ha come aggravante la pretesa di voler ingaggiare un anarchico come De André alla causa della sinistra fighetta-fabiofaziesca-dandiniana-antiberlusconiana. Probabilmente il cantautore genovese si sarà rivoltato nella tomba innumerevoli volte, per la disperazione di come i suoi eredi gestiscano il suo patrimonio in termini di cessione dei diritti d’autore. Non ci sono parole: è veramente uno schifo (e hanno anche avuto il coraggio di farci un dvd).

2003, regia di Giorgio Gallone, scritto da Bisio, Gallone, Michele Serra, Gigio Alberti (al rogo tutti e quattro!).

Categorie:Teatro Tag:

Ciurlionis

19 Dicembre 2010 11 commenti

ciurlionis

MILANO – Palazzo Reale. Tanto interessante quanto misconosciuto, il buon Michele Costantino Ciurlone, lituano (1875-1911 o giù di lí). La sua breve parabola artistica interseca svariati campi, a partire dalla musica, il suo ramo d’azione principale, al disegno, alla pittura, e agli interessi teosofici ed esoterici. Ricorda un po’ James Ensor a parti ribaltate, anche per l’aver operato entrambi ad inizio secolo, ma le composizioni musicali di Ciurlionis, proprio perché frutto di un’educazione accademica, sono piú complesse e interessanti, ma meno originali di quelle di Ensor, piú vicine alle Gimnopedie di Satie, secondo uno stile che in un certo qual modo ha molto successo oggigiorno nella trasfigurazione contemporanea operata dai vari Einaudi, Allevi, Cacciapaglia, etc. Sebbene la pittura sia stata per Ciurlionis una seconda occupazione, in essa egli tenta una concretizzazione dell’idea musicale, astratta, simbolica e lirica, con quella figurativa e, proprio per questa immaterialità magica, Ciurlionis è considerato un diretto precursore dell’astrattismo kandinskiano. Forse anche a causa della limitata esperienza che possiamo fare delle sue opere, sia musicali che pittoriche, si può dire tuttavia che sebbene gli intenti figurativi fossero molto ambiziosi (si possono trovare riferimenti alla teosofia di Rudolf Steiner, ai testi vedici, etc.), i risultati estetici sono piuttosto incartapecoriti, sbiaditi. Piú interessanti e da approfondire i contenuti musicali, nei quali si può ravvisare una buona qualità ed una anticipazione (o, almeno, contemporaneità) sul lato del piú celebre recupero delle tradizioni musicali popolari operato da Bela Bartok.

Categorie:arte Tag:

Sacro Lombardo

13 Dicembre 2010 Nessun commento

petrini

MILANO – Palazzo Reale. Diversi greggi di fessacchiotti in coda per la visita guidata alla mostra di Dalí* evitano accuratamente quello scrigno di piccoli capolavori raccolti nelle sale a fianco sotto al titolo “Il Sacro Lombardo”. I curatori hanno selezionato una manciata di dipinti che vanno dalla fine del Cinquecento — a partire dalla dipartita del San Carlone Borromeo — e che arrivano all’Ottocento inoltrato di Mosè Bianchi, secondo un criterio antologico abbastanza arbitrario, che comunque non può non sottolineare il provincialismo del panorama artistico in Lombardia, in un periodo che la vede ormai orfana di personalità (Leonardo, Caravaggio, etc.) che avrebbero potuto fungere da motori propulsivi in temini di potenza espressiva. La scarsa originalità iconografica dell’arte sacra di questo lungo medioevo pittorico longobardo non impedisce agli artisti di applicare la loro grande sensibilità alle richieste della commitenza. Nelle tele presentate, che vengono reperite da vari siti lombardi e del Canton Ticino (e che proprio nel fatto di trovarsi raccolte in una singola comoda locazione vedono la ragione della visita), si possono ritrovare nomi noti e poco noti: Procaccini con il suo delicato manierismo, l’ufficialità celebrativa del Cerano, l’intimismo post-riformista di Petrini, uno sgargiante Tiepolo (giustificato nella sua provenienza da Brescia), un insolito Hayez da chiesa, e diversi altri.

Giuseppe Antonio Petrini (1677-1759), “Sacra Famiglia”, Museo Civico di Lugano.

* Mostra che andrò a vedere anch’io, ma che non permetterò mai ad un sicario prezzolato dell’arte di venirmi a spiegare con le sue favole.

Categorie:arte Tag:

Walkiria

8 Dicembre 2010 Nessun commento

walkiria

Probabilmente Wagner deve aver ritenuto che il tipo di narrazione che egli intendeva proporre mal si sarebbe adattata ai canoni dell’opera di stampo italiano (sinfonia, recitativo, arie, cori, etc.). La melassa musicale che accompagna lo sviluppo della “Walkiria” ha lo scopo di creare un mondo, un continuum spazio-temporale-musicale, nel quale si è costretti a calarsi e a permanere dall’inizio alla fine, dal quale non è possibile estrapolare singoli brani (a parte le introduzioni strumentali ai tre atti). In questo senso, il suo teatro musicale è estremamente moderno, perché viceversa non c’è nulla di piú ridicolo e stucchevole, nelle rappresentazioni contemporanee di opere ottocentesche, dell’applauso del pubblico che scatta nel bel mezzo dell’opera dopo un brano canoro particolarmente famoso. Wagner te lo devi sorbire totalmente, se vuoi, altrimenti vai ad ascoltarti la Traviata. Lo stesso continuum musicale è riflesso nella narrazione, dove si mescolano passato e presente. I temi della mitologia nordica non sono, invece, cosí ostici come appaiono. Si riconosce immediatamente il materiale tematico in comune con tutte le leggende ataviche dell’umanità. La Bibbia, in primis: la cacciata di Brunilde dal Walhalla è una situazione omologa alla cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre, per esempio. Come in altre teorie epiche, c’è una profusione di legami di sangue, incestuosi, al limite dell’omosessualità. C’è inoltre una chiara contaminazione con altre leggende antiche: la spada infissa nel frassino è omologa alla spada nella roccia della leggenda di Re Artú. E, per finire, non mancano riferimenti alla vita comune di ogni persona: Wotan che vorrebbe costringere Brunilde ad accoppiarsi col primo che incontra, è poi dissuaso da lei, ed è una ripercussione dell’etica dell’amore di stampo medievale, che impedisce la combinazione di matrimoni che non siano espressamente voluti dagli elementi della coppia. Certo, in Wagner abbiamo il respiro epico, ma manca totalmente una poesia che non sia troppo dozzinale, qual è quella della Walkiria, ma non si può pretendere tutto da una sola persona. Avrebbe magari potuto cercarsi un buon librettista.

esercizi di stile

6 Dicembre 2010 Nessun commento

soulk

Discreto filmetto di Fatih Akin (2009), l’autore del ben piú ponderoso “La sposa turca” (2004). Si prenda lo scheletro della storia, gli si tolga il vestito un po’ alla Kusturica, lo si ambienti a New York con annessi e connessi, e si ottiene come risultato una classica commedia brillante americana. La facile intercambiabilità tramite un semplice magheggio stilistico sta a significare che siamo di fronte a puro entertainment, che non mette radici profonde, con il lato positivo di saper ben rappresentare le banlieu teutoniche e presentare una visione positiva dell’avvenuta integrazione tra gli immigrati e il mondo giovanile autoctono. In questo film Akin mostra chiaramente la sua ispirazione al Kusturica di cui sopra, ma il suo smussare qualunque asperità fa scivolare il tutto in un prodotto puramente commerciale, che non passerà certo alla storia.

Categorie:Cinema Tag:

la seconda che hai detto

2 Dicembre 2010 Nessun commento

guzzanti-dvd

Doppio dvd che raccoglie la registrazione di una data dello spettacolo teatrale di Guzzanti e sorella minore (febbraio 2010). Vengono riproposte le note caricature televisive, alcune volte pedissequamente — e noiosamente — rispetto agli sketch già visti (Quelo, Tremonti, Vulvia), altre in versione liberamente rivisitata (le inquietanti apparizioni di Prodi e Funari, morti, in senso lato e non), con l’aggiunta di un lungo pezzo — poco divertente — sulla Gelmini. Meglio la tv.

Categorie:Teatro Tag: