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Archivio Gennaio 2011

Ausmerzen

30 Gennaio 2011 Nessun commento

ausmerzen

Francamente, le narrazioni drammatizzate di Paolini (e, peggio ancora, “alla Paolini”) hanno bell’e che stufato. È troppo facile per un autore prendere un “copione” già scritto e interpretato da altri (l’Olocausto, in questo caso) e limitarsi a portarlo in scena con un minimo di adattamento alla specificità del linguaggio teatrale. Può essere un’operazione ammissibile, ed azzeccata, quando l’argomento oggetto della denuncia è qualcosa di sepolto nella memoria pubblica, e quindi necessitario di uno sforzo per una presa di coscienza collettiva (discorso che valeva pienamente nel caso di “Vajont”, l’esordio di Paolini). Ma l’Olocausto, anche nella versione parziale dello sterminio dei malati di mente e degli handicappati nella Germania nazista, è ormai qualcosa di talmente assodato che richiede un trattamento veramente eccezionale per essere proposto al pubblico in maniera non banale. Semi-bocciato.

Categorie:Teatro Tag: ,

Lilith n. 5

24 Gennaio 2011 Nessun commento

lilith05

Simpatica storia wagneriana ambientata in Groenlandia attorno all’anno Mille. I Normanni sono i primi a scoprire l’America (Vinland), terra che abbandonano presto al suo destino perché considerata poco redditizia dal punto di vista commerciale (lungimiranti, non c’è che dire). Viceversa, il Cristianesimo si fa strada con successo nel sostituirsi alla schiera di dèi asgardiani. Difficile pensare che l’autore non avesse ben presente l’indimenticabile saga del Thor della Marvel Comics di fine anni ’70, di Roy Thomas e John Buscema se non ricordo male (Tom Palmer alle chine).

Categorie:fumetti Tag:

Darbareye Elly

16 Gennaio 2011 Nessun commento

about elly

Difficile, quando al cinematografo ci presentano la storia di una misteriosa scomparsa femminile, non pensare ad Antonioni o ad Ozon. Ma, mentre ne “L’Avventura” la motivazione della sparizione è assolutamente ignota, e in “Sous la sable” gli indizi riconducono ad un rapporto personale problematico, in “Darbareye Elly” (“A proposito di Elly”, 2009) vengono sommati i presupposti dell’uno e dell’altro, ai quali si aggiungono le prerogative imposte dal contesto sociale. Ambientato nell’Iran contemporaneo, il film mette infatti in scena un gruppo di giovani e vuole rappresentare il loro grado di “modernizzazione” e quello di persistenza delle tradizioni all’interno delle nuove generazioni persiane. Lo stesso nomignolo occidentale affibbiato alla protagonista è un quasi certo indizio del volerla investire di un ruolo critico nell’incarnare questo incontro di civiltà. Le molteplici sollecitazioni di segno diverso, sia esterne che interne alla persona, determinano una crisi esistenziale, in questo caso superata nel peggiore dei modi. Sebbene il regista faccia di tutto per evitare di rendere il suo film troppo intellettuale, adottando uno stile di regia quasi distratto, televisivo si direbbe, forse per aumentare la sensazione di “reality show” e di conseguente presa sul pubblico giovane, non sfuggono i numerosi punti di riferimento adottati: oltre a quelli sopra citati, c’è una sicura citazione del Decalogo di Kieslowski nella scomparsa del bambino, qui recuperata ma espiata dalla sparizione della tipa. Forse gli attori non sono tutti a livelli eccezionali (non si intravede nessuna Magnani), ma non è un film da buttare, e guadagna se visto nella versione in lingua originale (il doppiaggio italiano, omologato allo stile di un qualsiasi film occidentale, appiattisce il tono generale).

Iran, 2009, regia di Asghar Farhadi, con Golshifteh Farahani e altri.

Categorie:Cinema Tag:

un napoletano a Parigi

14 Gennaio 2011 Nessun commento

mascitti1

Michele Mascitti (1664-1760), un altro di quei compositori che nessuno si fila, ma che — anche solo considerando la sua Opera Prima — vanno messi nell’Olimpo della musica. Trasmigrato da Napoli a Parigi nel primo Settecento, è uno di quei missionari che — dopo Lully — vanno ad evangelizzare la terra d’oltralpe con il Verbo violinistico che il popolo della erre moscia non avrebbe mai afferrato di sua sponte. Lo si può considerare come un esponente della scuola italiana post-corelliana. La sua Opera Prima infatti è costituita da sonate per violino e sonate a due violini, una sintesi perfetta di quanto Corelli affermò sul finire del Seicento, con la sua canonizzazione di queste forme musicali. Mascitti, al pari di quanto fece Dall’Abaco un decennio piú tardi, non è uno dei pallidi epigoni di Corelli (come Caldara, Mossi, o altri sfigati). Al contrario, ognuna delle dodici sonate della sua prima raccolta è caratterizzata da una forte personalità che dimostra quanto il compositore avesse fatto suoi gli elementi del linguaggio già canonizzato e li avesse utilizzati per affermare un discorso che porta verso altri lidi. Questa collezione — nonostante l’inversione dell’intervallo di tempo che le separa — è infatti piú vicina a Vivaldi e alla sua Opera Seconda che a Corelli (sembra anzi molto verosimile che Vivaldi avesse ascoltato queste cose, vista la distanza stilistica che separa la sua Opera Prima, molto corelliana, dalla Seconda, davvero avvicinabile a questa, di qualche anno precedente). Gioca a suo favore molto probabilmente la maturità anagrafica. Mascitti ha infatti già quarant’anni quando dà alla stampa le sue sonate, ed ha quindi potuto masticare molto materiale che ha poi rielaborato in maniera eccellente e molto originale.

Categorie:Classica Tag:

nodi

11 Gennaio 2011 Nessun commento

nodi

Pensieri in forma quasi poetica redatti dall’antipsichiatra R.D. Laing (nel 1970), nati dall’osservazione di rapporti personali o stati mentali, nei quali si osserva un circolo, vizioso o virtuoso, o semplicemente di valore auto-neutralizzante, dal quale è impossibile uscire, a meno di non applicare uno scarto di ragionamento che spinga fuori da ogni singola orditura. Equazioni poetiche e di pensiero, o psichiatric-zen.

Non mi sento a posto / quindi sono cattivo / quindi nessuno mi vuol bene.
Mi sento a posto / quindo sono bravo / quindi tutti mi vogliono bene.
Sono bravo / tu non mi vuoi bene / quindi sei cattivo. Cosí non ti voglio bene.
Sono bravo / tu mi vuoi bene / quindi sei bravo. Cosí ti voglio bene.
Sono cattivo / tu mi vuoi bene / quindi sei cattivo.

Tutto in tutti / Ciascun uomo in tutti gli uomini / tutti gli uomini in ciascun uomo
Tutto l’essere in ciascun essere / Ciascun essere in tutto l’essere
Tutte le cose in ciascuna cosa / Ciascuna cosa in tutte le cose
Tutte le distinzioni sono mente, con la mente, nella mente, della mente
Niente distinzioni niente mente per distinguere.

Chisciotte e gli invincibili

8 Gennaio 2011 Nessun commento

chisciotte

“Chisciotte e gli invicibili” è stato uno spettacolo — di quelli da evitare accuratamente — messo in piedi nel 2006. L’idea di base è, infatti, partita da Gianmaria Testa e la sua aria da funerale che, per nobilitare le sue pallosissime canzoni, ha deciso di coinvolgere Erri De Luca — con l’aggiunta di un clarinettista — per creare un filo narrativo, attorno al quale vengono inserite poesie, testi musicati e canzoni, che seguono la traccia dei Chisciotte contemporanei, ovvero gli “invincibili” intesi non come i vincitori, ma coloro i quali sono invincibili perché si rialzano dopo ogni sconfitta. Bella idea, se si fossero eliminati Testa e il clarinettista. Lo spettacolo, infatti, a causa dei due sfigati musicisti, è talmente allegro (si fa per dire) che De Luca, col suo minimalismo letterario recitato, al confronto sembra un grande istrione.

Categorie:Teatro Tag:

La Pantera Rosa

7 Gennaio 2011 Nessun commento

pink_panther

Film corale, che probabilmente trae la sua ispirazione iniziale da “Caccia al ladro” (1955) di Hitchcock. Molti aspetti in comune con quest’ultimo: il ladro di gioielli (cliché servito da stampo, qualche anno dopo, per il personaggio di Diabolik), la promozione turistica, quasi da dépliant (la Costa Azzurra, nel primo; Cortina d’Ampezzo e Roma, nel secondo). La “Pantera Rosa”, però, devia la commedia verso il film comico, composto da gag giustapposte. L’ambientazione italiana rappresenta probabilmente un omaggio alla grande importanza del Neorealismo italiano e, soprattutto, al colpaccio inferto alla cinematografia mondiale — un paio d’anni prima — da “La dolce vita”, “Rocco e i suoi brothers” e “L’Avventura”. Tuttavia, una delle scene meno convincenti è proprio la rincorsa delle auto nella piazza col vecchietto atarassico, che denota una visione del carattere italiano piuttosto oleografica e poco efficace in termini comici. È interessante notare come, in questo primo film di una lunga serie, gli autori non sapessero in che direzione andare a parare, tanto che — per esempio — l’ispettore Clouseau non rappresenta il personaggio principale ma, anzi, è uno dei secondari, e solo successivamente verrà assurto a simbolo della serie. Un’altra ricaduta sul fumetto italiano di questo film (o, quantomeno, di inquadramento similare) è esemplificata dal Gruppo TNT di Max Bunker, nel quale Alan Ford non era il character principale, pur identificandosi col titolo della testata (e nel quale si aggiungevano le influenze spionistiche dei film di 007 degli anni ’60, solo sfiorate nella Pantera Rosa).

1963, regia di Blake Edwards, scritto da Edwards e Maurice Richlin, musiche di Henry Mancini, con David Niven, Peter Sellers, Clauda Cardinale, Capucine, Robert Wagner.

Categorie:Cinema Tag:

andiamo a teatro (ma anche no)

5 Gennaio 2011 Nessun commento

carabinierisinasce

Una volta, sulla Rai, si poteva vedere il grande teatro: Ibsen, Strindberg, etc. Oggi invece capita di intercettare “Carabinieri si nasce”, una troiata tale che può gareggiare, in quanto a raffinatezza, con gli spettacoli del Bagaglino. Un copione che potrebbe essere considerato parte del filone pseudo-dialettale di Vincenzo Salemme, col difetto di non far ridere e di essere basato su una storiella idiota, senza nessuna ragion d’essere, e della quale non frega una mazza a nessuno. Da fucilare gli autori e, magari, anche gli attori che vi si sono prestati.

Categorie:Teatro Tag:

dylandogduenovedue

3 Gennaio 2011 Nessun commento

dyl_292

Una storia che dimostra come la Barbato sia — forse — la degna erede di Tiziano Sclavi (almeno è quella che piú vi si avvicina). No alle patetiche imitazioni dello stile di Sclavi (Ruju, etc.); no ai giochetti strutturalisti che stufano presto (Di Gregorio). No alle minchiate (Ruju, again). La Barbato ha fatto proprio il personaggio, e vi ha apportato la propria sensibilità — alle volte tipicamente femminile — travasandovi le sue paure, che sono spesso molto diverse da quelle originarie e caratteristiche del personaggio, ma piú attuali, piú mature, meno maniacali, e ugualmente agghiaccianti. La storia rispetta, comunque, il classico doppio livello di lettura: non un semplice storia di carattere paranormale, ma un accostamento paratattico tra mondo simbolico e mondo reale.

Categorie:fumetti Tag:

resurrezioni

2 Gennaio 2011 Nessun commento

resurrezioni

La “Resurrezione” affrescata da mano anonima nell’Oratorio dell’Annunziata di Ferrara è una sicura testimonianza del passaggio di Piero della Francesca nella città romagnola e della sua ispirazione ad esso per la propria versione dello stesso tema sacro, affrescato a Sansepolcro intorno al 1460. Piero spoglia l’originale (datato 1410 e solo oggi restaurato dopo oltre mezzo millennio di dimenticanza) dalla forte impronta gotico cortese che lo caratterizzava (tanto da ipotizzare una sua derivazione dalla cerchia del Pisanello) e trasforma il timido stile rinascimentale, in ambasce, in una forma serrata di poderose masse orizzontali e verticali, segno evidente di una piena adesione agli stilemi classicisti, proposti da un Leon Battista Alberti per esempio, con il loro portato di equilibrio e di chiarezza espositiva e impositiva.

Qualcuno potrebbe avanzare il dubbio che Piero della Francesca e l’anonimo ferrarese abbiano entrambi attinto da una fonte comune, ma è un’ipotesi che viene invalidata irrimediabilmente dal contesto nel quale l’originale è inserito: è infatti attorniato da affreschi che rappresentano storie della leggenda della “Vera Croce”, di autori tardorinascimentali (secondo Cinquecento) che, sebbene formalmente non trovino nessuna corrispondenza con quelli quattrocenteschi di Piero, paiono volersi in un certo qual modo riprendere il prestito che la città fece un secolo prima, in senso inverso (Piero aveva infatti anch’egli affrescato le storie della Vera Croce, ad Arezzo). È curiosissimo, e ancora da indagare, questo gioco di crediti e prestiti nei due sensi che, seppure basato solo su congetture avanzate sulla base di indizi, anche se eclatanti, non rivela ancora al pubblico la vera spiegazione di fatti dei quali si dovrebbe invece già sapere ogni cosa, visto che la storia dell’arte italiana è sotto l’attenzione, da secoli, di illustrissimi studiosi.

Categorie:arte Tag: