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Archivio Marzo 2011

Filippo Vetro

30 Marzo 2011 Nessun commento

glassviolinconcert2

Stratosferico concerto per violino di Philip Glass, fresco fresco, commissionato dalla London Philarmonic Orchestra per fare pandant in un programma assieme alle Stagioni di Vivaldi (da qui lo strambo titolo “American Four Seasons”). Glass gioca a suo modo sulle forme canoniche: le “sue” quattro stagioni sono in realtà quattro movimenti di un solo concerto, pensato nella successione agogica classica post-vivaldiana, scelta abilmente dissimulata con una anonima numerazione progressiva (movimenti I, II, III, IV) dietro la quale si riconosce la consueta successione di allegro, andante, scherzo, presto. L’idea di affidare questo compito a Filippo Vetro non è stata certo casuale: i suoi pattern sonori si abbinano infatti in maniera naturale con quelli barocchi, cosí caratterizzati da moti perpetui i quali, come nella musica di Glass, trovano il loro senso soprattutto negli snodi che conducono da una dimensione (tonalità o scala) ad un’altra. In questo, che è il secondo concerto per violino del compositore americano, lo strumento solista assume finalmente un ruolo piú preminente rispetto al primo, con numerosi momenti di felice lirismo che si evidenziano piú che mai nel contrasto col tappeto sonoro di base. Ogni movimento è preceduto da un prologo per solo violino. Disco che non dovrebbe mancare nella casa di nessun abitante del pianeta.

Tra moglie e marito… non mettere il Dylan

28 Marzo 2011 Nessun commento

dyl_295

Storia simpatica, non eccezionale ma neanche banale. Simpaticamente disegnata, col suo stile simpatico, dal buon Saudelli.

Categorie:fumetti Tag:

bava

27 Marzo 2011 Nessun commento

demoni2

Film di serie Z, fotocopia di “Demoni” (1985), prodotto l’anno seguente, con la sola differenza che i mostri — invece di uscire dallo schermo di un cinema — fuoriescono dal tubo catodico. Il ridicolo pervade l’intera pellicola e travalica dalle scene di dialogo — veramente demenziali — a quelle horror.

1986, regia di Lamberto Bava, con X, Y, Z e Asia Argento.

Categorie:Cinema Tag:

viaggio nel mystero 86

22 Marzo 2011 29 commenti

journeyintomystery-86

Novembre 1962. Lee & Kirby continuano a non capire in che direzione andare e, per questa quarta storia di Thor, si ricordano di Capitan America, che negli anni ’40 combatteva contro Hitler e i nazisti, e decidono quindi di trasformare Thor in un altro super-patriota (pochi mesi dopo riesumeranno lo stesso Capitan America nelle storie dei Vendicatori). Thor viene quindi spedito nel deserto a testare le armi atomiche per conto dell’esercito, circostanza che tradisce ‘velatamente’ il pericolo rosso e quello della guerra fredda, nonché il timore dell’arma nucleare. L’assistente del dott. Don Blake continua ad ammirare il Dio del Tuono, ma non sospetta che egli si cela proprio sotto le vesti del suo datore di lavoro, per il quale ha, a sua volta, un debole. Per ora, questo sottotesto rimane un mero siparietto utilizzato strumentalmente come cliché per la conclusione di ogni storia.

Scritto da Stan Lee e Larry Lieber, disegnato da Jack Kirby, inchiostrato da quello sfigato di Dick Ayers.

Categorie:fumetti Tag:

l’uomo del monte

20 Marzo 2011 Nessun commento

fangelse

Già dagli esordi, il cinema di Bergman è maturo e problematico: guarda al neorealismo, ma la prevalente attenzione sociologica, tipica del cinema nostrano, lascia il posto ad un maggiore affondo psicanalitico. Dal suo sesto film, però (“Fängelse”, 1949, “La Prigione” in italiano), si incominciano ad introdurre gran parte degli elementi caratteristici dello sviluppo tematico di tutto il futuro Bergman: la relazione uomo-donna all’interno della coppia, la dicotomia o coincidenza tra realtà e finzione, il tema della morte, atmosfere oniriche e costrutti simbolisti. In questo film, un tema scabroso (l’infanticidio del frutto del peccato di prostituzione) costituisce il perno attorno al quale ruota una vicenda meta-cinematografica, dove realtà, sogno e simbolo si confondono ripetutamente, per ricondurci infine al punto di partenza e lasciare irrisolta la domanda se quanto visto sia realmente avvenuto oppure no.

1949, scritto e diretto da Ingmar Bergman, interpretato da vari vichinghi.

Categorie:Cinema Tag:

Martin Mystère 313

19 Marzo 2011 Nessun commento

mm0313

Una onesta storia, in pieno stile castelliano, nella quale si fantastica che il buon Nostradamus avesse copiato le sue profezie da quelle di Giuseppe il patriarca, ebreo — «il primo profeta della storia» — essendo quest’ultimo stato ispirato dal contatto con un oggetto che permetterebbe di avere visioni del futuro. Gli storici nemici di Martin Mystère, gli Uomini in Nero — dediti per contratto ad occultare gli elementi la cui conoscenza potrebbe sconvolgere la storia dell’umanità — vengono qui sostituiti dall’Opus Dei (debito dal “Codice Da Vinci” di Dan Brown). Scritta da Morales e disegnata dal mediocre Romanini, che qua e là fa trapelare la sua formazione magnusiana.

Categorie:fumetti Tag:

soldato blè

18 Marzo 2011 Nessun commento

soldierblue

Celeberrimo film del 1970, un western post-John Wayne, dal quale traspira l’atmosfera degli anni che l’hanno visto nascere. Incorniciata tra due massacri, quello iniziale di soldati nordamericani e quello finale — storicamente avvenuto — degli indiani presso il fiume Sand Creek, si sviluppa l’avventura dei due protagonisti, una coppia sessualmente eterogenea all’interno della quale la donna brilla per la sua emancipazione, riflesso del movimento femminista e del frikkettonismo. (Tra parentesi, il doppiaggio italiano giocava curiosamente ancora di piú nell’accentuare il ruolo forte della donna e quello subalterno dell’uomo attraverso i toni delle voci, che avevano un grande divario tonale reciproco, fattore che nella versione originale era presentato in maniera molto piú tenue, quasi inavvertibile, anzi.) Oltre al femminismo, l’altro “ismo” del film è il pacifismo, che dissimulava nell’ambientazione western la critica nei confronti della politica aggressiva statunitense nell’estremo oriente (Vietnam, Cambogia, etc.). Infine, una scena che non si sarebbe mai vista in un film di Wayne è quella finale, con la strage dei pellirossa rappresentata in maniera molto cruda.

1970, regia di Ralph Nelson, sceneggiato da John Gay (tratto dal racconto “Arrow in the Sun”, di Theodore Olsen), musica di Roy Budd, interpretato da Candice Bergen e Peter Strauss.

Categorie:Cinema Tag:

Roberto Affittacamere

13 Marzo 2011 Nessun commento

dylan

Bob Dylan esordisce discograficamente nel 1962 con un album che raccoglie, oltre a due brani firmati dall’autore, una serie di canti tradizionali americani, o di pezzi blues dei decenni addietro, riarrangiati dallo stesso Dylan, le cose che probabilmente andava cantando per i locali newyorkesi nei mesi precedenti. Un disco già maturo, anche perché fondato su una tradizione musicale consolidata — quella del blues, soul, spiritual, etc. — che viene tuttavia rinverdita con una tecnica impeccabile, basata esclusivamente su voce, chitarra acustica e armonica a bocca. Al contrario dei coetanei Beatles, che nascevano guardando al rock’n’roll d’oltreoceano, Dylan decide di fare da ponte tra Woody Guthrie e la modernità, saltando a pie’ pari il decennio modaiolo dei Fifthies, proponendosi come cantore del malessere e della protesta, che troverà verso la fine anni Sessanta — coadiuvata dal commong ground della beat generation e dal movimento pacifista — la sua apoteosi.

P.S.: Curiosità: “House of the Risin’ Sun”, ballata tradizionale, qui presente, era stata incisa da Joan Baez due anni prima. Un’altro canto tradizionale, “In My Time of Dying”, viene trasfigurato meravigliosamente in chiave moderna da Martin Gore dei Depeche Mode, nel 2003 o giú di lí. “Song to Woody”, omaggio esplicito a Guthrie.

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F4 n. 2

9 Marzo 2011 Nessun commento

FantasticFour2

Secondo episodio della saga celluloidale dei Fantastici Quattro. Anche questa seconda tranche si ispira alle primissime storie della serie a fumetti, a testimonianza di quanta carne al fuoco avessero messo gli autori, all’epoca. Film ben fatto, che mantiene inalterato lo stile da commedia brillante che caratterizzava i dialoghi di Stan Lee, con qualche licenza poetica rispetto alle caratteristiche dei personaggi originali (Silver Surfer e Dottor Destino, soprattutto) che comunque non guasta il menu.

2007, regia di Tim Story, scritto da Mark Frost, Don Payne, John Turman, interpretato da questo, quello e Jessica Alba.

siamo alla frutta

7 Marzo 2011 Nessun commento

ArcimboldoVertumnus

MILANO – Palazzo Reale: Arcimboldo. Se quella dedicata a Giuseppe Arcimboldo (Milano, 1527-1593) è la mostra di punta della stagione primavera-estate meneghina, siamo di fronte a qualcosa di abbastanza fiacco. Dopo gli anni giovanili, nei quali si mette in luce per la sua poliedricità, espressasi sia nel ramo propriamente artistico che nell’artigianato (vetrate del Duomo, affresco per Monza, disegno per arazzo di Como, design di oggettistica preziosa, macchine sceniche, costumi, illustrazioni floro-faunistiche, etc.), il buon Arcimboldo si sposta a Vienna, presso Rodolfo II, alla corte del quale continua a svolgere piú o meno gli stessi officii milanesi, ai quali aggiunge i suoi famosi ritratti compositi (sa il diavolo perché si sia dedicato a questo genere di corbellerie). Fatto sta che l’esposizione consta di una dozzina dei suddetti dipinti para-illusionistici, piú una serie di schizzi progettuali (perfettamente conservati, c’è da dire, ma stilisticamente miserrimi). Il resto delle sale è completato con materiale contestuale e coevo, che dovrebbe servire a ricreare il clima di risvegliata attenzione naturalistica (a partire dal contributo di Leonardo e di Dürer e le sue stampe) all’insegna del quale il Giuseppe si è trovato ad operare, e al quale ha aggiunto il gusto per il bizzarro (e vai di disegnini grotteschi para-leonardeschi, cose che il Da Vinci produceva probabilmente come svago durante le sue conversazioni telefoniche). In realtà il tutto costituisce la scusa buona per riempire con una valanga di materiale a buon mercato gli spazi di una mostra abbastanza povera di esempi maggiormente precipui.

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the sgrunt

4 Marzo 2011 2 commenti

The_Grudge_movie

Un horror shintoistico, girato originariamente in Giappone nel 2003, e successivamente rifatto in produzione USA l’anno successivo (piú o meno lo stesso itinerario seguito da “Funny Games” di Haneke, sebbene quest’ultimo fosse di ben altro livello). Storia piuttosto gratuita, approfondimento dei caratteri lasciato molto all’immaginazione, vagamente ispirato a “The Kigdom” di Lars von Trier. Comunque mette paura, e si conclude in maniera angosciante, quindi va bene.

2004, scritto e diretto da Takashi Shimizu, interpretato da un team nippo-statunitense.

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