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Archivio Luglio 2011

anche i filosofi sparano cazzate

31 Luglio 2011 Nessun commento

schopenhauer

Per aumentare la propria autostima non vi è niente di meglio che leggersi le considerazioni che la maggior parte dei filosofi di tutti i tempi hanno lasciato a proposito delle donne. Non sfugge a questa sorte il buon Schopenhauer, che ci offre il consueto corredo di luoghi comuni tra l’antropologico e la sociologia. Figlie della propensione sostanzialmente misogina del proprio tempo, le massime dello Schopenhauer — estrapolate da Franco Volpi da scritti vari del filosofo, non si tratta quindi di un trattato unitario — per la maggior parte dei casi sono applicabili anche a due secoli di distanza, a volte anche illuminanti o confermative di certe impressioni, ma valevoli perlopiú solo per chi voglia mantenere un distacco cinico dall’altra metà del cielo.

Adelphi, 106 pagine, 8 euro.

stringàti

29 Luglio 2011 Nessun commento

strinati

Terza ed ultima puntata dell’analisi stringata che Strinati ha condotto, a partire da Giotto, sulle problematiche e sullo sviluppo del ruolo dell’artista nella storia. Nel Seicento — tema di questo libro — l’importanza della committenza e il crescente potere di indirizzo esercitato dal collezionismo privato provocano la nascita dell’Estetica: la personalità dell’artista, meno soggetta all’influenza esclusiva dei grandi apparati (Chiesa e amministrazione pubblica) viene valorizzata dalla molteplicità del gusto dei collezionisti (ecclesiastici insigni o aristocratici e borghesi, privati) che contribuiscono all’apprezzamento della libertà di interpretazione dei temi. Strinati spazia tra i maggiori (Poussin, Caravaggio, Bernini, Reni) e i “minori” esempi (Domenichino, Pietro da Cortona, etc.) dell’arte barocca limitandosi — per forza di cose — a fornire un piccolo vademecum utile ad ampliare le riflessioni con ricerche e raffronti iconografici personali del lettore. Il volume è diviso in due parti: la prima, che occupa lo spazio maggiore, è fondamentalmente aneddotica, di facile lettura e quindi di impronta divulgativa, accessibile a tutti. Nella seconda, si privilegiano le riflessioni teoretiche, meno facili da affrontare, ma che permettono di arrivare ad una visione d’insieme e alla definizione di criterii piú generali.

Sellerio, 190 pagine, 12 euro.

spessatamente

24 Luglio 2011 Nessun commento

qualunquemente

Per la seconda volta, dopo Epifanio/“Uomo d’Acqua Dolce” (1996), Albanese porta sul grande schermo uno dei suoi piú straordinarii personaggi televisivi. L’esperimento è, ancora una volta, riuscito, anche perché — diversamente dal primo caso, nel quale il film era tutto da inventare — in “Qualunquemente” è sufficiente rielaborare il materiale che ogni italiano ben conosce, sia sotto forma di luoghi comuni che di realtà vera e propria, e dargli una coerenza narrativa, costruita attorno alla figura di Cetto La Qualunque. La componente meno indovinata di questo film sta proprio nella non perfetta fusione/interrelazione tra realtà e grottesco, sicché alcuni momenti — invece di, semplicemente, coinvolgere — proiettano lo spettatore nel ruolo di analizzatore del discrimine tra vero e falso, tra serio e comico, che fatalmente allontana la partecipazione empatica (questo fattore si nota in maniera chiara nel personaggio di Gerry Salerno/Sergio Rubini).

p.s.: felice citazione di Corrado Guzzanti/Quelo nella scena della conferenza stampa, durante la quale il ‘politico’ trae ispirazione per il suo programma elettorale dalle domande dei giornalisti.

2011, diretto da Giulio Manfredonia, scritto da Antonio Albanese e Piero Guerrera, con Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina.

I Knew Her Very Well

20 Luglio 2011 3 commenti

Io_la_conoscevo_bene

Sinossi: una giovane Sandrelli di provincia vuole diventare attrice ma va incontro ad una ‘schiacciante’ delusione. Il film rappresenta una sorta di autocritica sul mondo dello spettacolo e la sua cinica vacuità, e fa un po’ sintesi tra “Colazione da Tiffany” (assegnandogli il finale tragico che meritava), “La Dolce Vita” e il suicidio di Marylin Monroe. Il prematuramente-fu Pietrangeli aggiungeva una certa dose di ricerca registica e sceneggiativa: una intera scena è girata con la telecamera a spalla (abbastanza inusuale per l’epoca). Inoltre, all’inizio del film viene presentato un segno ‘cristologico’ (il liquido sul selciato) che prefigura il triste finale. Vari giramenti di camera completano l’opera.

1965, regia di Antonio Pietrangeli, sceneggiatura di Pietrangeli, Ruggero Maccari, Ettore Scola, con Stefania Sandrelli, Enrico Maria Salerno, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, etc. etc.

MM 315

19 Luglio 2011 Nessun commento

mm0315

Una buona prassi del buon disegnatore di fumetti è quella di differenziare fisicamente — in maniera plateale rispetto alla sfumata normalità delle cose — i personaggi principali di una storia, in modo da non rendere faticoso il loro riconoscimento da parte del lettore. I fratelli Esposito, responsabili grafici di questo albo, si spingono invece all’estremo, arrivando a diversificare in maniera assurda non solo i protagonisti ma qualsiasi comparsa di questa già pessima storia, con il risultato di affastellare un caleidoscopio composto di pettinature, abiti, espressioni che — aggravato dal gusto d’antan che questa accoppiata si ritrova — dà come risultato l’impressione di sentirsi tra gli invitati di una festa di Carnevale.

p.s.: stendiamo un pietoso velo sulla storia, basata su marziani, spionaggi e menate del genere.

Categorie:fumetti Tag:

Nanni De Oliveira

18 Luglio 2011 Nessun commento

habemus-papam

Non so bene perché, ma l’ultimo film di Moretti ha qualcosa che ricorda molto lo stile di Manuel De Oliveira. Probabilmente per il fatto che i protagonisti siano tutti super-anziani (cardinali e papi), e per la monotonia lineare dello scorrimento dei fatti, che ricorda il ritmo pacato della “Stanza del figlio”, di dieci anni fa (curiosamente in entrambi i film Moretti interpreta uno psicanalista), ma con una forte idea spiazzante di fondo (si potrebbe in questo senso fare un paragone con “Un film parlato”, del centenario portoghese, sebbene la struttura sia diversa). Quasi come se il ‘grande evento’ avesse bisogno di una quiete tutt’intorno a sé, sia allo scopo di venirne messo in risalto, sia da permettere di ammortizzare l’effetto. Se Nanni aveva ormai già dimostrato di aver perduto lo smalto nell’ottemperare alla sua cifra casinara originaria (si veda il bislacco “Caimano”), ma con la quale riusciva a descrivere in maniera acuta il proprio tempo (Weltanschaung), non pare tuttavia essere riuscito a trovare un nuovo sentiero stilisticamente convincente, e la storia che ci propone pare — anche questa volta — venire fuori da un mondo tutto suo, senza nessuna relazione con il vissuto contemporaneo e che, oltretutto, non appassiona granché chi la guarda. Se il suo modello è De Oliveira, c’è da dire che ha comunque almeno una cinquantina d’anni di tempo per realizzarsi in questa sua nuova veste, quindi ce la può fare.

2011, diretto da Nanni Moretti, scritto da Moretti, Francesco Piccolo e Federica Pontremoli, con Moretti, Michel Piccoli, Margherita Buy.

le scaphandre et le papillon

16 Luglio 2011 Nessun commento

scafandrofarfalla

Nonostante il titolo un po’ alla Michelezzarrillo, la narrazione asciutta adottata per questo film riesce a non scivolare nel patetico, e al contrario ci permette di immedesimarci con il protagonista, paralitico, (anche per le riprese in soggettiva) e di essere noi stessi, dopo un po’, ad immaginare di poter percepire e comunicare col mondo esterno esclusivamente grazie alla possibilità di muovere un solo occhio. Il modello di questo film, tratto da un libro basato sulla storia vera dell’autore, potrebbe essere stato “Blue” (1993) di Derek Jarman, modello estremo dal quale Schnabel si distacca il piú possibile per poter raggiungere un pubblico piú vasto ma, come si è detto, riuscendo miracolosamente a non sconfinare nel piagnucoloso. Nonostante la sua apparente asetticità, c’è un moralismo di fondo che, sebbene non ostentato, svaluta non poco la portata dell’opera (questo Schnabel non è ’sta gran cima, insomma).

2007, regia di Julian Schnabel, soggetto tratto dal libro di Jean-Dominique Bauby, sceneggiatura di Ronald Harwood, con Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner.

il letto di procuste

14 Luglio 2011 Nessun commento

procuste

Negli ultimi tempi, nelle librerie, capitava spesso di incrociare un paio di titoli del Saggiatore che illustravano una fantomatica teoria del Cigno Nero. Sfogliandoli, avevano l’aria di rappresentare il consueto espediente escogitato dal solito scienziato piú o meno fallito per ricavare qualche ghinea, in qualche modo, dai propri costosi studi. Per questo motivo li avevo colpevolmente trascurati. Senonché, poche settimane fa un terzo libro, graficamente — ma solo in tal guisa — ricollegabile al cigno nero, per il suo aspetto mi aveva indotto a sfogliarlo, e a scoprire che raccoglieva una buona dose di pensieri, spesso piuttosto taglienti e fulminanti, opera di colui che si sarebbe rivelato essere lo stesso autore dei due volumi, originariamente schifati, di cui sopra. L’idea alla base dell’enigmatico titolo è quella secondo la quale non dovremmo, prevalentemente e possibilmente, subire passivamente il mondo che ci circonda, ma affrontarlo con la chiarezza mentale adeguata a capire quando è il mondo ad essere sbagliato, e non noi e, viceversa, con la stessa chiarezza mentale, aggiustare noi stessi quando siamo in posizione sbagliata rispetto alla realtà (la difficoltà — estrema — sta tutta nell’identificare a quale delle due fattispecie ci troviamo di fronte). Anche se qua e là possono apparire un po’ banali, si tratta di aforismi spesso abbastanza acuti — con un retrogusto tecnico, alla Arthur Bloch de “La legge di Murphy”, per la formazione economica dell’autore — e di carattere trasversale, tali da consigliare di collocare in libreria il ‘cigno nero’ al fianco di Cioran (magari in posizione un po’ defilata, per non far incazzare troppo il rumeno).

«L’ignoranza cosciente, se sei in grado di praticarla, espande il tuo mondo; essa può rendere le cose infinite.»

«Si è sicuri solo se si può perdere la propria fortuna senza l’ulteriore e peggior affronto di dover diventare umili.»

«Scienza sociale significa l’invenzione di un certo tipo di essere umano che possiamo capire.»

«Lo spirito seduce comunicando intelligenza senza grossolanità.»

«La chiarezza mentale è figlia del coraggio, e non viceversa.»

(traduzione di Libero Sosio)

Zatoichi

11 Luglio 2011 Nessun commento

zatoichi

Anni fa, anche l’ottimo Takeshi Kitano cadde nella rete dello “spaghetti-di-soia-western” (in buona compagnia, c’è da dire, insieme a Tarantino e Zhang Yimou). Ripescando un personaggio molto popolare nella terra del sol levante — il massaggiatore-spadaccino Zatoichi — confezionò un prodotto cine-estetico, stilisticamente collocabile tra Kurosawa, Lupin III e Sergio Leone, attentissimo all’immagine e al beau-geste, ma del tutto privo di un contenuto che non fosse quello meramente meccanico, funzionale alla storiella che si raccontava. Un film inutile, nonostante il colpo di genio danzereccio finale.

2003, scritto, diretto e interpretato da Takeshi Kitano.

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My Lady

8 Luglio 2011 Nessun commento

lamiasignoraks7

Film a cinque episodi, diretto a sei mani da Bolognini, Comencini e Tinto Brass, incentrato sulla coppia Sordi-Mangano. I tre episodi più brevi sono all’insegna dell’umorismo amaro e del grottesco. Quelli piú lunghi (“Eritrea” — esilarante, che cita in qualche modo “Rocco e i suoi fratelli” — e “Luciana”) costruiscono delle piccole storie dove la bravura dei due attori si esplicita al meglio e, nel loro carattere miniaturistico, esemplificano bene le ‘maschere’ della commedia all’italiana.

1964, scritto da Goffredo Parise, Fondato, Comencini, Bevilacqua, Sonego, con Sordi, la Mangano ed Elena Fabrizi (la sòra Lella).

Leone 2011

6 Luglio 2011 Nessun commento

leoneilpresidente

Un graditissimo ritorno, quello di Leone di Lernia, con un album che si può annoverare senza dubbio tra le migliori uscite discografiche di questo 2011. Con il passare degli anni, il cantante originario di Trani aumenta sempre piú la profondità del suo sguardo sulla realtà che ci circonda, diventando cosí capace di restituirci una visione del tutto originale sui fenomeni che affrontiamo ogni giorno. “Il Presidente”, fin dal titolo, lascia capire che la maggior parte delle tematiche del disco sono incentrate sull’argomento della Politica: l’immigrazione in “Lampedusa”; l’impietoso ritratto dei nostri parlamentari descritto in “Politici italiani”; un’aspra critica alla scelta nucleare “Centrali atomiche”; lo scandalo Ruby in “Sono tutte meteorine”, “Basta con l’Iva sui rifiuti” sullo scandalo della monnezza, e cosí via). Come al solito, anche le vicissitudini sentimentali sono il piatto forte del repertorio del cantautore, che non manca di regalarci alcuni dei piú toccanti esempi di questo genere: “Sfigato” si può considerare la piú straziante canzone su questo tema da molti anni in qua, dove il Nostro riesce a raggiungere l’espressività drammatica di un Fausto Leali; “Strano amore” è una risposta a “Felicità” di Albano, ma di ben altro spessore; etc. Completano la raccolta molti brani, tutti godibili, di vario genere: l’autobiografismo de “La mia storia”, l’invettiva di “Inculassoreta”, “Scemo di merda”, e molte altre. Complessivamente, un disco che rappresenta finora una delle migliori prove del cantautore pugliese.

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Stria

4 Luglio 2011 Nessun commento

stria

Romanzo a fumetti, scritto e disegnato dal Gigi Simeoni, ambientato tra Roma e la Val Trompia. Storia interessante e “negativa” al punto giusto, ma “già vista” innumerevoli volte, ormai, tra cine-letteratura horror e dylandog. Ammirevole il coraggio dell’editore nel realizzare una pubblicazione cosí anomala per le edicole, e per l’ambientazione italiana. Purtroppo lo stile di disegno del Simeoni — troppo inquinato dalle sue esperienze nel fumetto comico — non riesce a creare le atmosfere adatte al caso. Una maggiore confidenza con il linguaggio espressivo del cinema, inoltre, non sarebbe certo stata nociva nella costruzione della storia (il solito difetto, comune a molti fumettari, di auto-confinarsi nel loro piccolo mondo, senza mai buttare un occhio fuori).

p.s.: interessante il giochetto semiologico di decontestualizzare una parola dialettale (stria = strega) e trasformarla in un titolo dal potere evocativo e misterioso.

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