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Archivio Ottobre 2011

Benedetto Martello

29 Ottobre 2011 Nessun commento

Nel mezzo del mare magnum discografico odierno, costituito prevalentemente da inutili riproposizioni di millesime versioni — identiche a se stesse — delle solite opere dei soliti noti, il buon Andrea Bacchetti si distingue, ancora una volta, per il repechâge di brani da un repertorio ingiustificatamente dimenticato. Dopo le belle sonate di Galuppi (proposte recentemente anche da qualche altro ardimentoso pianista, in verità), la sua ultima uscita riguarda alcune delle ancor piú sconosciute sonate per clavicembalo di Benedetto Marcello. Nella Venezia roboante di Vivaldi, Marcello riscopriva un contegno apollineo, applicandolo questa volta non — come Corelli — allo stile francese, ma ad una italianissima maniera, cantabile nei brani lenti, contrappuntistica in quelli piú dinamici, dal disegno chiarissimo, alle volte persino elementare tanto da sembrare, in alcuni casi, esemplificazioni pedagogiche della buona maniera di comporre. Seppure estremamente misurate, le sonate di Benedetto Marcello sono ravvivate da uno spirito fantasioso che pare arrivare direttamente dal caleidoscopio di invenzioni tematiche elaborate dalla musica strumentale italiana del XVII secolo (specialmente quella violinistica), prima della normalizzazione di inizio Settecento. Le quantità di idee di cui sono ricchi i tempi veloci — piccoli motivi bizzari rielaborati ed incastonati, uso frequente del ribattuto, etc. — sono tuttavia ordinate in uno schema ben preciso, in una formalizzazione di senso compiuto che, probabilmente, tendeva a raggiungere un linguaggio sostanzialmente equivalente tra i brani in stile italiano (dal carattere improvvisativo e fantasioso) e quelli in stile francese (danze stilizzate, dalla struttura estremamente rigida).

Sony-RCA, registrato a Sacile, aprile 2010.

nuvole nere

27 Ottobre 2011 Nessun commento

Nuova miniserie della Star Comics, bimestrale, che si propone di tradurre a fumetti i racconti di Carlo Lucarelli. Dietro la bella copertina — illustrata secondo i dettami dello straordinario stile di Tim Bradstreet — si celano tre storielle di lunghezza progressivamente decrescente, di qualità discontinua, ben sceneggiate ma ordinariamente disegnate, dal sapore un po’ vecchiotto (gli originali risalgono infatti agli anni Novanta). “Nuvole Nere” è un’operazione davanti alla quale si rimane abbastanza perplessi. La prima storia, per esempio, valeva da sola il centinaio di pagine a disposizione, e la sua sfoltitura ha dettato la necessità di praticare molte semplificazioni narrative, macroscopicamente evidenti. La parte di mezzo è la piú riuscita: sembra una delle brevi storie di Altuna pubblicate all’epoca dall’Eternauta. La terza storia piscia un po’ fuori dal vaso ed è la piú scarsa.

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Fondazione Futuro

25 Ottobre 2011 29 commenti

Morta la Torcia Umana, la doppia Effe della testata non funge piú da acronimo per Fantastic Four ma sta per Fondazione Futuro (incredibile, i primi super-eroi del Terzo Polo). In realtà il quarto componente del gruppo è stato rimpiazzato dall’Uomo Ragno (che soddisfa cosí la sua primissima aspirazione lavorativa, antecedente all’impiego al Daily Bugle) ma, dato che la squadra ha accolto al suo interno una serie di mostriciattoli non meglio precisati (oltre al già conosciuto Dragon), accade che la cifra magica sia diventata inutilizzabile. Reed Richards ha ritrovato il papà. Il Dottor Destino ha perso la memoria e perciò si fa travasare i ricordi dal cervello di suo figlio. Oltre alla Fondazione Futuro, il secondo sfoglio dell’albo ospita due storie di un Silver Surfer senza poteri, e che vede sostituire Galactus con un personaggio che — al contrario del suo precursore — fa fiorire i mondi, invece di distruggerli.

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una catastrofe psico-cosmica

24 Ottobre 2011 4 commenti

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La fine del mondo, osservata da un punto di vista intimo. Dopo una ouverture wagneriana audio-figurativa — che presenta simbolicamente i temi principali attraverso i quali la storia si snoderà — viene lo sviluppo, sotto forma di due tempi filmici dedicati a due sorelle, una lunare maritanda e una terrigna moglie-madre. La prima va in depressione perché il marito, poco dopo il ‘sì’, le rivela di averla sposata solo per la sua bellezza e non per la sua ricca e aerea personalità che, al contrario di quella di natura razionalistica propria della sorella, le permette di affrontare serenamente l’estrema catastrofe cui vanno incontro.

2011, scritto e diretto da Lars von Trier, con Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgard, Charlotte Rampling.

thirty years ago

21 Ottobre 2011 Nessun commento

mm0317

Quasi come se avesse voluto festeggiare il trentennale della concomitanza Martin Mystère/Indiana Jones, per la storia di questo bimestre Alfredo Castelli ha voluto rispolverare l’idea della ricerca nazista di armi magiche da utilizzare per sconfiggere la concorrenza nella Second World War. Diversamente dall’Arca Perduta spielberghiana, però, invece che nel caldo Egitto qui ci si trova tra i freddi ghiacci polari e la componente mitologica è sostituita da quella scientifica (la “doppia teoria del tutto”) e paragnostica, per dare una parvenza di verosimiglianza che stia maggiormente al passo coi tempi (?).

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i predatori dell’arca perduta

20 Ottobre 2011 25 commenti

predatori-dell-arca-perduta

Primo capitolo della tetralogia di Indiana Jones, praticamente una lunga avventura carambolante in stile fumetto (e infatti il personaggio è ispirato, tra l’altro, allo Zio Paperone di Carl Barks ed è stato preceduto in Italia dal Martin Mystère di Alfredo Castelli). I nazisti, in ottemperanza al culto misterico di zio Adolf, cercano di impadronirsi delle tavole dei dieci comandamenti, contenute nella cosiddetta Arca, ma gli va storta. Un film molto gustoso, con una lunga sequenza avvincente di inseguimento camionistico che fa largo uso di stunt-men.

1981, regia di Steven Spielberg, scritto da George Lucas, Philip Kaufman e Lawrence Kasdan, con Harrison Ford.

bjork-philia

15 Ottobre 2011 3 commenti

biophilia

Il nuovo album di Bjork, “Biophilia”, è quasi un concept-album cosmico, una sinfonia spaziale, dalle sonorità elettroniche, oscure, con qualche estemporanea schiarita, evocativa dello stile ‘tintinnabuli’ caratteristico di “Vespertine” (2001). I testi e le musiche descrivono un universo algido e rarefatto, ma anche simbolico, pervaso di energia mistica, che nella sua grandezza ospita anche l’infinitamente piccolo, il “Virus” portatore di quella malattia che è l’amore — la Bjork, si sa, è una romanticona —, fonte di vita (la vita, quindi, come malattia dell’universo: Cioran sarebbe certamente piú che soddisfatto di questa deduzione). Bellissimo disco.

cut-up

Best way to start-a-new is to fail miserably / Internal nebula / I conquer claustrophobia and demand the light / Generation of mothers sailing in somehow they all were shipfolks / Like a virus needs a body as soft tissue feeds on blood / Like a mushroom on a tree trunk as the protein transmutates / someday I will find you / My Eurasian plate subsumed forming a mutual core / Then you remember that you are yourself are a light bearer receiving radiance from others.

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Il meraviglioso mondo di Allevie

12 Ottobre 2011 4 commenti

allevi

La cosa piuttosto insopportabile di Allevi è che, a dispetto della sua apparente ingenuità, la sua prima fatica letteraria sia piena di una certa presuntuosaggine diffusa. In pieno stile “rottamatorio”, si auto-descrive come il massimo compositore vivente, buttando al macero tutta la tradizione accademica sulla quale si è formato. Nel suo libro non figura, infatti, il nome di un solo compositore contemporaneo, che sia uno, al quale rivolga una sola parola di ammirazione (per non parlare di quelli del passato, che presenta ai suoi lettori come portatori di una barbosità immane). Ora, caro Allevi, che ti costava spendere qualche parola su Bach per esempio, porca trota, e magari inserire in ognuno dei tuoi dischetti un brano delle suite francesi, per suggerire alla massa di pubblico che ti segue che esistono dei tesori così poco frequentati, dai giovani (e non solo)? Cazzo, ora che ci penso sembra proprio la versione musicale del libro di quel pirla di Renzi. Ma vafanculo.

2008, Rizzoli (Superpocket, 2010, 220 pagine, 5,90 euro)

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Mondo cano

10 Ottobre 2011 26 commenti

Mondo_cane

Raccapricciante film antropologico uscito nel 1962 che si iscrive nel filone documentaristico alla Blasetti (“Europa di notte”, “Io, io, io e gli altri”, etc.), cui parteciperà successivamente anche Pasolini (“Comizi d’amore”). Si tratta di una rassegna delle usanze piú o meno bieche prodotte dalla civiltà umana, particolarmente bizzarre o efferatamente crudeli, soprattutto quando rivolte verso i fratelli animali (pulcini colorati vivi nel forno elettrico, maiali ammazzati a bastonate in Africa, oppure tori decapitati con un colpo di spada, e cose simpatiche di questo genere). Very politically uncorrect, per stomaci forti.

Categorie:Cinema Tag:

Julia 157

9 Ottobre 2011 Nessun commento

julia0157

Torno a leggere Julia dopo piú di cento numeri (cento mesi!), avendo deciso di terminarne la collezione nel lontano n. 50, e la trovo identica a se stessa: un personaggio un po’ scialbo, fisicamente ricalcato sulle fattezze di Audrey Hepburn, fortemente ispirato dalla Kay Scarpetta della Cornwell e che, con l’aggiunta di una componente privata e diaristica, ambirebbe a far pendere la bilancia verso il primo elemento dell’espressione “letteratura disegnata”, che “qualcuno” ha affibbiato ai fumetti. Peccato che questa storia — opera di Berardi (quello di Ken Parker) e Mantero — oltre ad essere piuttosto scontata, abbia una sceneggiatura che fa acqua a tutto andare, davvero dilettantesca: alcuni personaggi introdotti sono del tutto inutili e fuorvianti nell’economia delle sole 130 pagine a disposizione e l’idea stessa su cui si fonda (l’attentato con autobomba) è completamente fuori luogo visto che il magistrato da uccidere si muove senza nessuna scorta. Capisco, improvvisamente, il motivo per il quale avevo deciso di interromperne l’acquisto.

Categorie:fumetti Tag:

la morte e la fanciulla

7 Ottobre 2011 21 commenti

restless1

Il buon Gus Van Sant si esercita nella sua ennesima variazione sul simpatico tema della morte giovanile. Tradotto in versione italiana con lo svenevole titolo di “L’amore che resta” — suona bene, ma è piuttosto fuorviante — è un film che racconta con molta delicatezza la storia di una ragazza (malata terminale) e di un ragazzo (orfano), che si trovano a condividere gli ultimi tre mesi di vita di lei (“The Fairest of the Seasons”, come suggerisce la canzone di Nico che suggella il finale). La morte, che aleggia fin dal principio, è trattata per quanto possibile in maniera ironica. I due si conoscono ad un funerale, nei quali lui si intrufola abitualmente pur non essendo invitato (forse per elaborare il lutto dei genitori). La ragazza studia da Naturalista, ed è appassionata di Darwin (l’evoluzione della specie che in lei, per quel poco di vita che le è terribilmente concessa, non troverà nessun esito).

p.s.: se in “Paranoid Park” la pressoché totale assenza di adulti rimandava alle strisce dei Peanuts, in questo film l’amico fantasma del ragazzo richiama senza dubbio Calvin & Hobbes (referenti fumettari del regista).

2010, regia di Gus Van Sant, sceneggiatura di Jason Lew, con Mia Wasikowska e Henry Hopper.

massacro

5 Ottobre 2011 Nessun commento

carnage

Un piccolo evento (uno screzio tra ragazzini) innesca una girandola di effetti collaterali (il coinvolgimento dei parenti), in scala esponenziale, passando per i vituperii tra coppie e tra i loro singoli elementi, fino ad arrivare agli effetti collaterali veri e propri causati dal medicinale deliberatamente non ritirato dal commercio e che colpisce, a distanza, la nonnina. Il momento-chiave, che rivela l’origine teatrale del film, è l’espediente tecnico utilizzato per mantenere l’unità spazio-temporale aristotelica, necessaria per lo svolgimento dell’atto unico — ovvero il momento in cui la coppia ospite, pur contrariata, decide di rimanere nell’appartamento — e ci dice che tale rapporto contrastato è ineluttabilmente legato alla stessa condizione umana e, perdipiú, esercita una irresistibile attrattiva quale elemento di conferma esistenziale (si veda “Un terribile amore per la guerra” di James Hillman). Anche in questo caso si può ravvisare un richiamo filosofico, questa volta riferito al concetto di ‘polemos’ di Eraclito, che intende la vita stessa come una opposizione, un contrasto di forze, sia su scala psichica che — di nuovo l’effetto moltiplicatore — nella società.

2011, regia di Roman Polanski, sceneggiatura di Polanski e Yasmina Reza, con Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz, John C. Reilly.

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la morale della truppa

1 Ottobre 2011 4 commenti

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Riesumazione della storica intervista di Scalfari a Berlinguer (luglio 1981) nella quale il buon Enrico esprime delle considerazioni sul sistema politico italiano che — salvo alcune sfumature — sono tutt’ora valide. Peccato che l’introduzione di Luca Telese sia una schifezza e il testo dell’intervista sia stato riprodotto nudo e crudo, senza alcun apparato critico o alcuna nota di spiegazione che contribuisca a chiarire diversi punti che, oggi, risultano un po’ oscuri al lettore medio (tralasciando la “alternanza democratica”, che può essere un concetto intuibile, che cacchio sarebbe la DC del “preambolo”, per esempio?).

Aliberti, 64 pagine, 6.50 euro.