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Archivio Dicembre 2011

julia159

30 Dicembre 2011 Nessun commento

Dopo una telefonata introduttiva ispirata dalle conversazioni intercettate del Parolisi coll’amante soldata, un pellerossa redivivo negli USA di oggi si mette ad ammazzare qua e là, con tanto di scalpatura delle vittime. Ma la brava Audrey Hepburn alla fine lo cucca.

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bernardino

29 Dicembre 2011 6 commenti

Opera-oratorio per due soprani, coro, orchestra e voci recitanti, commissionato a Battiato dal Teatro Rendano di Cosenza, in ossequio al cinquecentenario approssimativo della nascita di Bernardino Telesio (1509-1588). Il libero ragionare del filosofo calabrese seguiva l’onda dello scientismo sperimentale contemporaneo (vedi alla voce Leonardo Da Vinci) slegandosi però solo parzialmente dai vincoli della tradizione del pensiero filosofico, visto che la sua critica all’idealismo di Platone e, persino, di Aristotele lo conduceva in realtà ad un balzo ancora piú a ritroso verso la filosofia olistica, e per certi versi piú elementare, dei presocratici (Talete & company). Lo Spirito di cui parla Telesio non è piú l’astrazione platonico/cristiana ma è connaturato alla materia stessa, resa instabile e quindi mobile dalla diade caldo-freddo: un’idea simile non poteva non procurargli alcune grane teologiche, risolte abilmente in maniera diplomatica. Influenzò Galilea Galelai, e altri.

Su libretto di Sgalambro che ha tratto i testi dagli scritti di Telesio, dal punto di vista musicale Franchino ha fatto un ottimo lavoro: le componenti di fondo, lirico-ieratiche, riconducibili a Philip Glass e al minimalismo americano, sono stemperate da una padronanza degli stili e della composizione che ormai consente a Francuzzo di rendere compresenti nella stessa unità il canto gregoriano, il minimalismo, la lirica, la musica orientale, quella elettronica, il canto da oratorio, atmosfere della scuola pianistica romantica, decadentismo alla Satie, etc., senza avvertire la minima sensazione di accrocchiamento di stili.

Prima esecuzione (e, probabilmente, ultima), 6 maggio 2011. Royal Philarmonic Orchestra, London Baroque Choir, direttore Carlo Boccadoro, soprani(sti) Paolo Lopez, Divna Stankovic, voci recitanti Juri Camisasca, Battiato, Giulio Brogi.

war miracle

28 Dicembre 2011 5 commenti

A meno di non essere stato un partigiano, o un familiare dei 560 sfigati trucidati dai tedeschi nel ’44 o giú di lí, le polemiche suscitate dalla licenza poetica che Spike Lee si è presa per giustificare la mattanza di Sant’Anna di Stazzema si riducono semplicemente ad una constatazione di scarsa sensibilità generale dimostrata nell’affrontare certi aspetti della realtà italiana. La ‘parte americana’ di “Miracolo a Sant’Anna” è infatti molto piú convincente di quella italiana, nella quale si fa fatica ad identificarsi, essendo i personaggi appena psicologicamente accennati, e verso i quali la superficialità di approccio adottata è quasi in grado di competere — in senso negativo — con quella famigerata del “Mandolino del Capitano Corelli” (orrore!).

2008, regia di Spike Lee, tratto dal romanzo di James McBride, con Omero Antonutti, Pierfrancesco Favino, Luigi Lo Cascio, Valentina Cervi, John Turturro.

Forattini Opus I

26 Dicembre 2011 Nessun commento

Libro Mondadori del 1989 che raccoglieva la prima esperienza satirica di Forattini, una striscia nata per un concorso di “Paese Sera” del 1969. “Stradivarius”, pubblicato nei primi Seventies, era un personaggio di ispirazione presumibilmente autobiografica — il protagonista svolge il lavoro di rappresentante, la professione precedente di Forattini — che nei primi tempi ricordava le strips americane tradotte in quel periodo da Linus ed Eureka, soprattutto è facile intravedere il legame con la satira di costume del “Bristow” di Frank Dickens, con una aggiunta della poetica della sfiga di “Gummer Street”, magari. Col passare del tempo, però, trovandosi a lavorare in anni politicamente piuttosto ‘caldi’, Forattini devia sempre piú verso la satira politica che, nel periodo del referendum sul divorzio, non manca di prendere assiduamente a bersaglio il Vaticano e, molto probabilmente, in tale veste ha fornito lo spunto per “Kyrie & Leison”, la mordace strip anticlericale del compianto Pino Zac.

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alemagna

22 Dicembre 2011 Nessun commento

Dopo una vita di lavoro in Germania, proprio allorquando lui e la moglie ricevono la cittadinanza tedesca, un anziano turco decide (con una scusa) di portarsi la famiglia turca nella sua terra d’origine per terminare la propria esistenza dov’era cominciata. Commedia dell’integrazione etnico-culturale, in versione light rispetto alle tragicommedie di Fatih Hakin o del ben piú sostanziale “A Fond Kiss” di Ken Loach, e che calca forse troppo il pedale della zuccherosità, magari per mantenersi in una linea proponibile a tutti (molte situazioni comiche sembrano proprio tagliate per un pubblico infantile). Risultato finale: buono ma non troppo.

2011, scritto e diretto da Yasemin Sandereli con attori turco-teutonici.

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passarono, alla fine

19 Dicembre 2011 10 commenti

Un bel librone a fumetti che raccoglie le avventure del Max Fridman di Giardino ambientate in Catalogna al tempo della guerra civile spagnola, tre puntate uscite singolarmente tra il 1999 e il 2008. Sotto le mentite spoglie di fotoreporter, il protagonista si muove tra le retroguardie e il fronte della guerra civile alla ricerca di un amico perduto. Lo stile illustrativo di Giardino, perfettamente ordinato e influenzato dall’esempio della ligne clair franco-belga, rispecchia il macro-contesto nel quale agiscono i personaggi: una maglia di persone e rapporti umani, incastonati in una trama piú grande di rapporti internazionali, che costringe i movimenti di ognuno nel rispetto di una rete di scambi obbligati per i quali la libertà di scelta diventa un fattore decisamente condizionato. L’estrema sintesi, indispensabile allo sceneggiatore per rappresentare in poche pagine la quantità di sfaccettature della storia, si traduce in una accuratezza descrittiva, i cui grandi sottintesi narrativi lasciano ampio spazio allo spirito di osservazione del lettore, chiamato a collegare i singoli micro-eventi per trarne una logica, e che rende preziosa ogni singola vignetta, il cui disegno già lodato rende una gioia la necessità di soffermarvisi.

2011, Rizzoli, 224 pagine a colori, 22 euro (un prezzo abbastanza onesto).

luy e marilyn

15 Dicembre 2011 Nessun commento

Ennesima bischerata da quattro soldi di Pieraccioni. Film simpatico ma approssimativo che, come tutti gli altri, non rimarrà nella storia.

2009, diretto da Leonardo Pieraccioni, scritto da Pieraccioni e Veronesi, con Pieraccioni, Ceccherini, Papaleo, Laurenti, Biagio Izzo, cameo di Guccini.

don juan

14 Dicembre 2011 Nessun commento

Tolta l’ouverture, le due arie piú famose (“Il catalogo è questo” e “Là ci darem la mano”) e un altro paio di belle pagine meno note (“Vedrai carino” e “Ah fuggi traditor”, quest’ultima è un omaggio a Handel e all’opera italiana del primo Settecento) il “Don Giovanni” di Mozart/Da Ponte (1787) non rappresenta che un magniloquente esercizio ugolare, ideale per addormentarsi, e — almeno per la Prima della Scala di quest’anno — risvegliarsi di tanto in tanto grazie alle grazie esibite dalle cantanti (o comparse) della versione allestita da Robert Carsen. L’intenzione originaria dell’accoppiata di genii austro-italioti era, probabilmente, quella di fondere opera seria e opera buffa (e, a oltre cinquant’anni di distanza, vi fecero risuonare ancora l’eco della “Serva padrona” di Pergolesi) ma la necessità di fornire un numero congruo di arie ad ognuno dei cantanti — non giustificate dall’economia narrativa ma solo da quella del protagonismo attoriale, e che si traduceva nell’aggiunta di tutta una serie di momenti discorsivi inutili che nel concetto del nucleo narrativo originario non erano presenti — prolunga oltre misura la lunghezza di un’opera che, a questo punto, si ritrova ad unire la durata estenuante di un’opera seria con l’inconsistenza di contenuti di un’opera buffa (l’intermezzo pergolesiano durava infatti appena un’oretta, sí e no). Gli elementi di provocazione intellettuale introdotti da Molière un secolo prima (1665), nei fatti, sono del tutto tralasciati e, piuttosto, la riduzione della storia ad una faccenda di libertinaggio sentimentale fa ‘regredire’ la vicenda del Don Giovanni di fine Settecento grosso modo a quella originaria di Tirso da Molina (1630).

p.s.: le critiche di cui sopra lascerebbero il tempo che trovano se la musica composta da Mozart per quest’opera fosse di livello eccellente, ma ciò purtroppo non è (se non per i casi menzionati e poco altro).

Categorie:Classica, Musica Tag: ,

cena con la statua

11 Dicembre 2011 Nessun commento

Anche se, secondo quanto dice la critica (Lunari), è una commedia (o dramma) che Molière ha scritto in maniera sbrigativa per sopperire alle esigenze di programmazione della sua compagnia teatrale, la sua versione del “Don Giovanni” (1665) ha un valore che supera quello della commedia morale che aveva avuto fino ad allora — nelle versioni originarie di Tirso da Molina (ca. 1630) o di quelle riciclate dei commedianti italiani e, poi, francesi — per assurgere il protagonista a portatore dei germi dell’Illuminismo, con un anticipo di circa cento anni sul Secolo dei Lumi. La licenziosità sessuale è solo uno dei fattori (il piú immediato, per la comprensione popolare) che concorrono alla libertà intellettuale che il Don Juan si assume nei confronti della religione e della moralità ipocrita della nobiltà/borghesia del tempo. In maniera appropriata Molière mantiene il tema della commedia dell’arte, con lo Zanni/Sganarello — che ricorda allo stesso tempo la saggezza di Sancho Panza e quella del grillo parlante del futuro Pinocchio — che consente l’immedesimazione del pubblico meno colto. Del tema dongiovannesco per antonomasia, però, se ne tratta solo nelle prime scene. Subentra, successivamente, la provocazione oltraggiosa nei confronti di Dio (la scena in cui pretende che il povero bestemmii perché si possa meritare l’elemosina, che fu all’epoca censurata) e, soprattutto, il monologo del finale (di ascendenza shakespeariana) nel quale si dichiara il distacco dal falso perbenismo della tradizione a favore del libero pensiero e del libero agire.

p.s.: visto in versione d’epoca (1967) con Albertazzi/Don Giovanni, Franco Parenti/Sganarello, Sergio Tofano/non mi ricordo chi interpretava.

Categorie:Teatro Tag: ,

Altans

8 Dicembre 2011 Nessun commento

Nel suo vagabondaggio editoriale il buon F.T. Altan è approdato quest’anno anche presso Longanesi con una raccolta che raduna quasi duecento divertentissime vignette sul tema della donna, che spaziotemporalmente (a giudicare dallo stile) vanno dagli anni Ottanta fino ai tempi piú recenti.

P.s.: prefazione di Gramellini che, poveretto, ha l’incoscienza di mettere a confronto la sua pochezza di spirito con la fulminante intelligenza di Altan.

Longanesi, febbraio 2011, 206 pagine in b&n, 12,90 euri.

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dylandog303

7 Dicembre 2011 Nessun commento

Un mostro si ciba delle ossa dei morti di un antico cimitero ma quando il comune decide di smantellarlo lui si incazza un attimino e quindi se la piglia coi poveri londinesi innocenti ma, invece di mangiarne le ossa, nonsisaperché li ripone ordinatamente in una caverna (forse per consentire a DD di sbrogliare la matassa). Minchiata.

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primo trimestre

5 Dicembre 2011 Nessun commento

Primo capitolo del nuovo romanzo a fumetti di Taniguchi, su testi di un certo J.D. Morvan. La tranquillità che scaturisce dalle belle illustrazioni ad acquerello del disegnatore giapponese crea il tono ideale per raccontare con dolcezza una storia tenera come quella di Capucine, una bimba “ritardataria”, e degli sforzi suoi e dei suoi genitori per stare al passo con gli altri bambini. Questa puntata, la prima di una supposta “quadrilogia delle stagioni”, è dedicata soprattutto alla costruzione dei personaggi, ma si incominciano ad intravvedere le prime complicazioni che possono derivare da una situazione problematica di questo tipo.

2009, Rizzoli/Lizard 2011, 72 pagine a colori, 17 euros.

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Woody in Paris

3 Dicembre 2011 330 commenti

Divertente film, leggero e brillante, imbastito dal vecchio Woody con sapienza e perfetta calibrazione degli ingredienti. Anche qui, come per l’ultimo Kaurismäki, siamo nel territorio della favola, e l’ispirazione di fondo è chiaramente Cenerentola (in versione maschile). L’ambientazione parigina è — se si vuole — un po’ da cartolina o da bigino per l’esame di storia dell’arte, ma è proprio questa prevedibilità, che diventa ad un certo momento ridicola, a rafforzare il coté comico di questa commedia, nella quale non figurano battute esilaranti ma il cui gradevole senso della misura mantenuto la rende un intrattenimento piacevole (nulla di piú, ma neanche nulla di meno, e non è poco).

2011, scritto e diretto da Woody Allen, con Owen Wilson, Rachel McAdams, cameo di Carla Bruni.

processi proletari

1 Dicembre 2011 Nessun commento

“La piú bella serata della mia vita” (1972), con Alberto Sordi, usciva nelle sale un anno dopo “Detenuto in attesa di giudizio”, ma — se quest’ultimo rappresenta la testimonianza di quanto il tema della giustizia fosse pregnante già all’epoca (e di quanto poco la società abbia poi tratto giovamento da questa denuncia, si potrebbe pensare riguardo al caso Tortora di un decennio successivo) — il film di Scola si spinge aldilà del riflesso della cronaca e diventa agghiacciante nella sua visionarietà. Il tema del ‘giudizio’ è qui rivolto al grottesco, piú di quanto fosse tale già nella sua versione realistica del film diretto da Nanni Loi, e la tragica farsa che viene rappresentata appare come una involontaria e terrificante prefigurazione dei processi proletari che le Brigate Rosse celebrarono poco tempo dopo.

1972, regia di Ettore Scola, ispirato al romanzo “La panne” di Dürrenmatt, sceneggiato da Scola e Sergio Amidei, con Alberto Sordi, Janet Agren, Michel Simon.

p.s.: quel coglione di Faziofazio, che l’altra sera ospitava Scola in trasmissione, da questo film ha tratto solo l’aspetto della satira di costume, presentandone una clip in cui il personaggio di Sordi pareva tratteggiasse il ritratto di Berlusconi.