Sempé

Un po’ come per Vivaldi — che Stravinsky accusava di aver scritto 500 volte lo stesso concerto — le oltre 100 copertine disegnate da Jean-Jacques Sempé dal 1979 al 2009 per il prestigioso settimanale The New Yorker, e raccolte dalla Donzelli in un librazzo uscito da poco, esprimono sotto varie forme grosso modo lo stesso tipo di concetto: il piccolo versus il grande, il diverso rispetto all’omologato, etc. Solo raramente il disegnatore francese si discosta da questo tema di fondo nell’approccio all’illustrazione di copertina (e per il quale ha sempre avuto carta bianca, come afferma nella lunga intervista all’interno del volume). Il suo stile evanescente, all’acquerello, nella sua etereità (non a caso il compositore preferito di Sempé è Debussy) rispecchia la dimensione insostenibile e poetica di questo confronto di grandezze, dove il piccolo inserto nel grande contesto ne risulta allo stesso tempo annullato e l’elemento significante.
2011, Donzelli editore, 320 pagine a colori, 36 euro.


