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Archivio Giugno 2012

funny mystery

30 Giugno 2012 Nessun commento

Capolavoro di Dario Fo del 1969, reperibile in rete in almeno tre versioni interpretate a distanza di un decennio l’una dall’altra, tutte completamente differenti in termini di personaggi presentati. La migliore e piú divertente è quella originale, frutto — oltre che della genialità e della bravura dell’attore — di tutta la tradizione rivalutativa dell’importanza della cultura popolare che fin dagli anni Cinquanta partí dall’America con le registrazioni musicali di Alan Lomax, per arrivare in Italia con Diego Carpitella e compagnia bella, nonché dell’asciuttezza descrittiva del “Vangelo secondo Matteo” di Pasolini (1964) che aveva la stessa attitudine nel disincrostare la realtà vera dalla patina delle buone intenzioni sedimentate nel tempo. All’epoca in cui Fo ha dato vita al suo spettacolo si aggiungeva la connotazione politica, ovvero di contestazione popolare dell’ordine costituito (Sessantotto e dintorni).

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lilith 08

24 Giugno 2012 Nessun commento

Viaggio all’indietro nel tempo fino al Giappone dei samurai, periodo nel quale Enoch si sente culturalmente a proprio agio e che gli permette di scimmiottare un po’ piú del solito lo stile grafico e il linguaggio dei manga.

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warnung

21 Giugno 2012 31 commenti

Dietro la sua atmosfera sospesa e stralunata, con l’aggiunta di una regia apparentemente sciatta in stile ispettore Derrick, nel nono film di Fassbinder si possono riconoscere una quantità di referenti d’eccellenza. Il tema fondamentale è ispirato ad “Otto e mezzo”: un regista e la sua troupe che trascorrono il tempo chiusi in un albergo della costiera amalfitana, senza concludere nulla. L’immobilità della situazione ha probabilmente qualcosa a che fare con “L’angelo sterminatore” di Buñuel (forse non in linea diretta, per la voluta assenza di rimandi simbolici) ma è abbastanza palese che lo scambio di coppie, intersentimentali e inter-sessuali, costituisce una evoluzione del “Girotondo” di Schnitzler, dove la presa in giro del conflitto tra l’Io e l’Es di ascendenza freudiana lascia il posto alla politica della crudeltà degli affetti negati (tema abbastanza tipico di Fassbinder, derivante, anche, da “Gocce d’acqua su pietre roventi”, 1965).

1971, scritto e diretto da Fassbinder, musiche di Peer Raben, con Fassbinder, Lou Castel, Hanna Schygulla, Eddie Costantine, Margarethe Von Trotta.

cenerentola

17 Giugno 2012 Nessun commento

Giulia Roberti, una cenerentola di fine secolo, si ritrova maritata con uno psicopatico sessuomane la cui occupazione principale non è altro che menarla da mattina a sera. Si dà per morta e fugge, cercando di rifarsi una vita, ma il tizio di cui sopra la rintraccia, e… Una fiaba-thriller, condita da un romanticismo da quattro soldi, una vuota propaggine edonistica degli anni Ottanta.

p.s.: il furbo titolo non c’entra una mazza col film.

1991, regia di un certo Joseph Ruben, tratto dal romanzo di una certa Nancy Price, musiche di Jerry Goldsmith e Hector Berlioz, con Giulia Roberti e altri.

a-steroidi

15 Giugno 2012 Nessun commento

Folgorato sulla via di Paul Auster, del quale aveva curato ormai due decenni fa un’ottima riduzione a fumetti del suo “Città di vetro”, il buon Mazzucchelli dà vita ad un romanzo (grafico) enigmatico e di ampio respiro, la cui sottotraccia piú o meno esplicita è una specie di fusione tra l’Odissea e il mito di Orfeo ed Euridice, calati nella provincia americana. Stilisticamente a metà tra il romanzo filosofico e la commedia brillante alla Woody Allen, il bel racconto del Mazzucchelli — pieno di simbolismi e spunti interessanti di riflessione estetica, filosofica ed esistenziale — è tuttavia appesantito da un inutile sperimentalismo grafico e cromatico, adottato con tutta probabilità per distinguersi dai numerosissimi suoi epigoni che in questi ultimi vent’anni (a partire da “Città di vetro”, appunto) ne hanno imitato lo stile.

p.s.: è ipotizzabile che il finale, crepuscolare e ironico, abbia ispirato a Lars von Trier il suo “Melancholia”? Forse.

2009 (ediz. italiana di Coconino Press, 2012), tot pagine a colori (figuriamoci se le numerano), 29 euri.

giuseppina

10 Giugno 2012 Nessun commento

Simpatico albo a fumetti — il primo a essere pubblicato in Italia di una serie di, finora, tre albi — di una specie di Bridget Jones transalpina, single andata e ritorno, utile ai maschietti per avventurarsi nei meandri della mente contorta dell’altra metà del cielo.

2008, Penelope Bagieu, 11 euro, tot pagine.

Mattatoio

5 Giugno 2012 Nessun commento

“Mattatoio n. 5” è un bel film sia in senso assoluto, perché racconta in maniera intelligente una vicenda poco frequentata dal cinema come quella del bombardamento alleato di Dresda del 1945, sia in senso relativo perché, pur essendo basato sul romanzo di Kurt Vonnegut, viene rielaborato brillantemente secondo lo specifico filmico, ovvero non è una facile trascrizione pedissequa del libro con tanto di ammorbante voce fuori campo come accade di solito, ma diventa un’opera assolutamente autonoma, parzialmente scremata dal marcato autobiografismo di cui era improntato il racconto. Si può dire che rientra nella temperie antimilitarista degli anni Sessanta, e può essere letto come un seguito ideale di “Soldato Blu” e “Piccolo grande uomo” ma, dove questi ultimi si limitavano a rovesciare lo stereotipo buoni-cattivi, in Mattatoio la condanna si distribuisce equanimemente ai due schieramenti.

p.s.: la fantascienza residuale della storia è solo uno specchietto per gli allocchi, e il suo scopo è quello di aggiungere un tocco lisergico & fricchettone ad una vicenda tanto drammatica (ed è forse proprio questo elemento surreale che lo rende un po’ datato).

1972, regia di George Roy Hill, sceneggiatura di Stephen Geller, ispirato dal romanzo di Vonnegut, musiche di Bach/Glenn Gould, interpretato da attori assolutamente sconosciuti.

Death in Venice

1 Giugno 2012 Nessun commento

Venezia, simbolo della decadenza, della corruzione materiale e morale, la stessa che pervade il protagonista — ispirato a Gustav Mahler, le cui musiche accompagnano tutto il film — che, contaminato nel corpo e nell’anima dalla malattia e dall’attrazione sensuale ‘contronatura’, è condotto ineffabilmente a scontrarsi con le sue teorie etiche pregresse di purezza spirituale.

1971, regia di Luchino Visconti, sceneggiatura di Visconti e Badalucco (dal romanzo di Thomas Mann), con Dirk Bogarde e Silvana Mangano.