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Italialand

MILANO – Triennale: “1984: Fotografie da Viaggio in Italia. Omaggio a Luigi Ghirri”. Da un certo punto, di vista la mostra rievocata alla Triennale è una delle testimonianze del cosiddetto ‘riflusso’ degli anni Ottanta. Luigi Ghirri e la ventina di fotografi da lui riuniti nella mostra di Bari del 1984 avevano la matrice comune dell’abbandono del cosiddetto ‘impegno’ (sociale, politico, antropologico, etc.) e dello spostamento dell’obbiettivo della fotocamera verso soggetti e ambienti che lo sguardo di solito non ‘vede’, perché ritenuti troppo comuni e trascurati perché considerati di secondaria importanza. Quello che ne sortisce è un catalogo paesaggistico alternativo, fatto di scorci di solitudini delle cose, attoniti e quasi metafisici — che ricordano da vicino la poetica dell’assenza di un certo Antonioni — dove la figura umana, di cui quel paesaggio inquadrato è l’artefice, è perlopiú assente o, se vi si trova, viene còlta in un atto di passaggio estemporaneo, denunciando la propria inimportanza e aleatorietà. L’apparente svuotamento di contenuti di cui questo genere di fotografia poteva venire accusato era in realtà un incoraggiamento a guardare con occhi nuovi il mondo che ci è piú prossimo e che comunemente non vediamo, oltre a provocare — con la sua rinnovata semantica — uno spaesamento esistenziale al massimo grado. Luigi Ghirri, l’artefice del tutto, aggiungeva alla ricerca tematica il gusto per la composizione, sovente frutto di grande sapienza grafica e coloristica tale da essere fonte di rimandi evocativi alla pittura. Fra le varie influenze che questo tipo di operazione culturale ha avuto — anche al di fuori del proprio ambito artistico — vanno citati almeno il famoso capitolo di “Caro diario” in cui Nanni Moretti va in giro in Vespa per la Roma deserta e, un decennio dopo, il documentario “Mondonuovo” di Davide Ferrario, con la partecipazione di Gianni Celati nel ruolo di un Virgilio della Bassa (lo stesso Celati, non a caso, aveva partecipato all’esperienza della mostra del 1984). L’attuale allestimento alla Triennale offre al visitatore solo una selezione delle fotografie originariamente esposte, ma è corredata da un video della durata di un’ora dove gli artisti vengono intervistati a posteriori per chiarire il significato del proprio lavoro di allora.

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