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Archivio Gennaio 2013

Peterzano

30 Gennaio 2013 Nessun commento

MILANO – Castello Sforzesco. In mostra una selezione di disegni del cosiddetto “fondo Peterzano”, collezione che raccoglie disegni attribuibili al pittore ortonimo — noto per essere stato il maestro milanese del Caravaggio — nonché un’infinità di disegni coevi e posteriori di ambito meneghino, tra i quali qualche buontempone diversi mesi fa ha cercato, coprendosi di ridicolo, di riconoscervi le tracce disegnate dell’eccelso allievo. Il tutto è corredato da una pala d’altare del Peterzano, la cui visione è utile per constatare quanto fosse una schiappa e di quanto bene abbia fatto il Caravaggio a darsela al piú presto a gambe levate verso Roma (mica poteva rimanere a Milano a confrontarsi con le opere del Luini, del Peterzano e di sfigati vari, no?).

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prometeo scatenato

20 Gennaio 2013 Nessun commento

Forse ispirato dai fratelli Coen — che qualche anno fa rivisitarono un western classico come “Il Grinta” — il buon Quentin si dedica a sua volta allo spaghetti-western per antonomasia, il “Django” di Corbucci del 1966, interpretato da Franco Nero (che nel film di Tarantino figura in un cameo un po’ stucchevole). Il Nero della versione originale diventa un vero e proprio “nero” (Jamie Foxx) che aggiunge alla figura, solitaria, del giustiziere quella, sociale, del liberatore del popolo di colore dalla schiavitú dei bianchi. La valenza escatologica fa da suggello al finale, dove il protagonista e la sua pulzella liberata si dirigono verso il sol dell’avvenire come dei novelli Adamo ed Eva. Film nello stile tipico del regista italo-americano, con qualche scena simpatica (per esempio quella dei cavalieri del Ku-Klux-Klan pasticcioni, ridicolmente paragonabile a quella di apertura delle “Iene”), crudeltà efferata e gratuita ed ettolitri di sangue versato. Come i Coen Bros, oramai Tarantino sforna un film uguale all’altro: bellini, ma che emozionano poco poco.

2012, scritto e diretto da Quentin Tarantino, con Jamie Foxx, Leonardo Di Caprio, Samuel L. Jackson, e altri.

riserve umane

14 Gennaio 2013 2 commenti

I dirigenti di un’industria meccanica vogliono (cattivoni) approfittare della legge che limita a 35 le ore settimanali di lavoro — legge che oltretutto non è vista di buon grado nemmeno dagli dagli operai, perché riduce il loro stipendio — volgendola a loro favore per lucrarci su. Il film di denuncia di Cantet mette in piazza le contraddizioni della complessità dei rapporti tra imprenditori e lavoratori, tra occupati e disoccupati e tra padri e figli, lasciando intelligentemente lo spettatore di fronte ad un finale irrisolto. Ken Loach in salsa francese e in tono minore che, nello sforzo di attenersi ad una certa oggettività, risulta poco coinvolgente.

1999, scritto e diretto da Laurent Cantet, con vari attori transalpini.

lu cuncertu

7 Gennaio 2013 Nessun commento

Strano film, che per la quasi totalità della sua durata ti convince di essere davanti ad una storia fiabesca squinternata in stile Kusturica, piena di personaggi senza arte né parte — recitata perdipiú da alcuni attori poco professionali — ma che, a sopresa, nell’ultimo segmento — con l’ausilio fondamentale di una sapiente sintesi del concerto per violino di Tchaikovsky girato ottimamente e con una fantastica fotografia — ti appioppa un lunghissimo fendente al cuore. Commovente.

2009, regia di Radu Mihaileanu, soggetto di Hector Cabello Reyes, Thierry Degrandi, sceneggiatura di Mihaileanu, Alain Michel-Blanc, Matthew Robbins, con Aleksei Guskov e Mélanie Laurent.

costantino (non quello del grande fratello)

2 Gennaio 2013 Nessun commento

MEDIOLANUM – Palatium Regalis. Simpatica mostra che celebra Costantino & Family, il noto imperatore romano-meneghino proto-liberale che sdoganò, assieme al Cristianesimo, la libertà di credo religioso tout-court, almeno fino all’arrivo dell’accoppiata Teodosio-Sant’Ambrogio — detti, ai loro tempi, “Attenti a quei due” — che ribaltarono la frittata e fecero passare i cristianofili dalla parte degli stronzi, ruolo che ai Nostri è toccato interpretare per quasi due millennii (nessuno gli dica grazie per questo). L’intento della mostra, ottenuto con l’ausilio di materiale espositivo di vario genere — fittile, pittorico, musivo, etc. — proveniente da musei d’Italia e di mezza Europa (sino ad una “Sant’Elena” — la madre di Costantino — di Cima da Conegliano, volata fin qui da Washington) è quello di testimoniare il passaggio di forme e contenuti della tarda antichità classica ad uso e consumo della macchina propagandista della nuova religione appena ufficializzata (l’Editto di Costantino è del 300 e rotti), con conseguente passaggio di significati, sovrapposizioni simboliche e sincretismi tra il mondo pagano e quello cristiano. Tutto molto bello.

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