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Archivio Marzo 2013

va beh le mosche, ma il velluto?

31 Marzo 2013 20 commenti

Opera Terza del Dario Argento che, come tutti i suoi film, va considerata per il suo effetto d’insieme, senza sottilizzare troppo su alcune circostanze che non stanno in piedi (ancora poche, comunque, in questo caso). L’idea di partenza ha qualcosa a che vedere con “Blow up”, sia per l’omicidio visto/fotografato — ma in realtà inesistente — sia per la forte presenza dell’elemento di moda contemporaneo (la musica rock, in questo caso, vs. la swinging London di Antonioni). Ma il Dario non si perde nella filosofia, e proietta i protagonisti in un giallo discretamente costruito ma piuttosto mal recitato, in cui compare ancora una volta l’elemento psicologico hitchcokiano scatenante (come già nel “Gatto a nove code” e, qualche anno dopo, piú compiutamente nello strepitoso “Profondo Rosso”). Forse per la prima e ultima volta, nella filmografia del Darietto, c’è una forte dose comica, introdotta attraverso i drop-outs interpretati da Bud Spencer, Oreste Lionello e il gaio investigatore francese. Nel complesso, mette abbastanza strizza.

1971, regia di Dario Argento, scritto da Dario Argento, Luigi Cozzi e Mario Foglietti, musica di Ennio Morricone, recitato da vari attori sconosciuti forestieri e con la partecipazione di Bud Spencer e Oreste Lionello.

Ischia’s appointment

25 Marzo 2013 Nessun commento

Nell’anno del Signore MCMLX — nel quale in Italy videro la luce almeno tre milestones per il cinema mondiale quali “L’avventura”, “Rocco etc.” e “La dolce vita” — c’era spazio anche per la commediola all’italiana. Mimmo Rotunno, pseudonimo di Domenico Modugno, è un cantante vedovo, con figlia a seguito, che sta per risposarsi con una tizia che la piccoletta non vorrebbe proprio avere come matrigna. L’astuta marmocchia (antipaticissima) fa di tutto per combinare il babbo con l’incantevole Antonella Lualdi, e ci riesce. Debuttano in celluloide Ciccio & Franco. Un film leggero, divertente, ma con un finale tirato via troppo sbrigativamente.

1960, regia di Mario Mattoli, scritto da Roberto Gianviti e Vittorio Metz, con Domenico Modugno, Antonella Lualdi, Paolo Ferrari, Linda Christian, Mina, Franco e Ciccio, e altri.

alessandro barocco

22 Marzo 2013 Nessun commento

Monologo per voce recitante scritto dal Baricco (nel 1994) che, a dispetto della sua brevità, descrive interamente, con la sua solita prosopopea, l’epopea del pianista sull’oceano (una sorta di Comandante Schettino all’incontrario). Per fornire un aggancio al mondo reale a quella che altrimenti sarebbe risultata una storiella che proiettava il lettore direttamente nel mondo della favola, l’autore piemontese si inventa una sfida pianistica jazz con Jelly Roll Morton — circostanza saccheggiata di sana pianta dalle leggendarie sfide a colpi di tastiera degli organisti di epoca barocca. Al Baricco piace gigioneggiare con i destini segnati dei propri personaggi, operazione che alcune volte riesce, altre volte risulta affetta da insopportabile melensaggine, come in questo caso.

la bohème

15 Marzo 2013 42 commenti

MILANO – Palazzo Irreale: “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti (stica, N.d.R.)”. Imperdibile esposizione che porta in casa nostra la Collezione Netter, ovvero il nucleo di quadri che il mercante d’arte ortonimo acquistò a Parigi, nei primi decenni del secolo scorso, dai vari picchiatelli col pollice verde-giallo-rosso-blu-etc. che in quegli anni erano i protagonisti assoluti della ricerca formale nel campo della pittura figurativa, contribuendo — insieme ad altri lungimiranti collezionisti — a determinarne il successo. Oltre ai noti Modigliani, Soutine, Derain, Utrillo, Suzanne Valadon (la mamma di quest’ultimo), sono presenti molti esemplari appartenenti ad una vasta platea di artisti meno conosciuti, alcuni notevoli (anche se sarebbero stati sufficienti le opere dei primi tre ad assicurare il valore di questa mostra). Un quadro di André Derain rivela quanto Picasso fosse debitore nei suoi confronti per aver fatto da ponte tra la poetica fauves e il primitivismo pre-cubista delle “Damoiselles d’Avignon”, ma questo piccolo scoop rimane una parentesi, abbastanza slegata dal contesto di realismo disfatto che faceva da matrice comune tra Modì e Soutine, gli attori principali di questa occasione.

dylan dog 318

12 Marzo 2013 Nessun commento

Dylan Dog alle prese con leggende urbane (coccodrilli nelle fogne, motociclisti con la testa aperta in due, colpi segreti che-dopo-due-giorni-muori [sic, imbarazzante citazione di Elio, con tanto di mio cuggino], etc. Poteva essere una storia simpatica, senonché capita sia disegnata alla meno peggio e l’autore non abbia trovato un finale decente.

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unchained bull

4 Marzo 2013 Nessun commento

Ascesa e declino del pugile italo-americano Jake La Motta, dalla carriera folgorante, stroncata da questioni caratteriali italiote. Bel film, magnificamente girato, che calca forse un po’ troppo la mano sui luoghi comuni dell’italiano spaghetti pizza e mandolino — ma del resto la matrice italica ne è parte fondamentale (regista, attori, protagonista, colonna sonora di Mascagni, etc.). Un grande De Niro che ingrassa di trenta-quaranta chili per interpretare la fase declinante del personaggio.

1980, regia di Martin Scorsese, tratto dall’autobiografia di Jake LaMotta, fotografia di Michael Chapman, con Robert De Niro, Joe Pesci.

bastards

3 Marzo 2013 364 commenti

Björk dà in prestito sano sano il suo ultimo album — lo scurissimo e bellissimo “Biophilia” — ad una operazione di meticciato affidata a vari sapientoni del mixer, che aggiungono coloriture a base di elettronica, ritmica diversa e world music a composizioni che, d’altro canto, non ne avevano nessun bisogno. Valida alternativa all’originale, comunque sia.

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