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Archivio Aprile 2013

valentino vestito di nuovo

23 Aprile 2013 Nessun commento

Prezioso cd, venuto via a poco perché abbinato al catalogo della Zig Zag Territoires, che contiene una selezione di mezza dozzina dei dodici concerti dell’Op. 7 di Giuseppe Valentini. Trattandosi di un’opera pubblicata nel 1710 a Roma, scritta da un compositore di quasi tre decenni piú giovane di Corelli, è inevitabile un confronto con i concerti grossi di quest’ultimo che — seppur pubblicati nel 1713, tre anni dopo quelli del Valentini, quindi — pare fossero eseguiti in quel della Capitale già da parecchio tempo prima. (Addirittura, è curioso che colui che viene considerato il canonizzatore del concerto grosso sia stato battuto sul tempo, dal punto di vista editoriale, da un concorrente parecchio piú giovane.) I concerti di Corelli (tranne gli ultimi due) sono, naturalmente, piú arcaici e meno brillanti rispetto a quelli del Valentini. Il motivo principale di questa aria superata sta, a nostro giudizio, nel fatto che il Corelli fosse fortemente legato alla forma della Sonata a Tre, che per sua natura comportava la ricerca di un equilibrio tra le parti. Valentini, invece, si lascia alle spalle questa formula predominante di fine Seicento e si sposta nel territorio piú nuovo del concerto solistico (come fa Corelli negli ultimi due concerti della sua raccolta che, per questo motivo, si possono presumere di datazione piú tarda). Perdipiú, l’Opera Settima di Valentini è un mix di concerti grossi e concerti a quattro, già segno di un’ibridazione delle forme maggiore rispetto all’ingessata unione di sonata a tre e orchestra del maestro anziano. Il giovane, comunque, non ignorava affatto la lezione del Corelli e la citava nelle sue composizioni — e questo è davvero interessante — in maniera stravagante e umoristica (allo stesso modo in cui i Sex Pistols, sebbene lontani da Frank Sinatra, reinterpretavano “My Way” in versione punk). Testimonianza di affetto e, allo stesso tempo, di volontà di distacco. L’Allegro del Concerto n. 2, infatti, è costruito attorno alla ripetizione di un modulo di proprietà quasi esclusiva di Corelli ma, mentre quest’ultimo lo utilizzava tipicamente come suggello finale di un movimento, nel pezzo di Valentini diventa un falso finale ricorrente, ripetuto ogni volta tre o quattro volte di seguito, in tonalità via via discendenti, che invece di trasmettere il senso di compiutezza di cui sopra determinano un accartocciamento verso il basso del discorso, per poi risalire di registro con dei guizzi degli archi in imitazione, verso il vero finale. Lo stesso identico procedimento, questa volta operato con materiale proprio, appare nel Vivace del Concerto n. 7. Un altro indubbio esempio di reinvenzione in chiave ironica lo si riscontra nel riutilizzo, in tempo velocissimo, della tecnica compositiva del ribattuto in quattro quarti, che Corelli usava invece di consueto per i movimenti lenti di raccordo, stravolgendone il principio — da momento di calma ad intenso espressivismo — mantenendone comunque immediatamente riconoscibile la paternità. Il meraviglioso Concerto n. 11 a quattro violini è però, di contro, qualcosa di estremamente originale, brillantissimo e che, da solo, eleva il Valentini al rango dei maggiori, e piú misconosciuti, compositori del primo Settecento.

corviale

16 Aprile 2013 Nessun commento

Esilarante film comico del 1983 che racconta le peripezie della famiglia Stroppaghetti (Pippo Franco e la Mazzamauro con figli) sfrattata di casa, che cerca di rimediare una nuova sistemazione nell’ordine: al quartiere Corviale (all’epoca neonato, ma già vituperato, evidentemente), in chiesa, a bordo di un pullman, in tenda, etc. Attori formidabili, scrittura serratissima e avvincente. Da Oscar. Il migliore film comico di oggi è cento volte meno divertente di un filmetto considerato di serie B anni Ottanta, come questo, politicamente molto scorretto.

1983, scritto e diretto da Pierfrancesco Pingitore, con Pippo Franco, Anna Mazzamauro, Oreste Lionello, Bombolo, Martuscello, Enzo Cannavale, Marisa Merlini, Gigi Reder, Maurizio Mattioli.