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Archivio Giugno 2013

rocco light senza zuccheri

28 Giugno 2013 Nessun commento

Il tema ‘amore & immigrazione’ era già stato sviscerato piú che abbondantemente nel formidabile “Rocco e i suoi fratelli” di quasi quindici anni prima. Gli autori di “Delitto d’amore” decidono comunque di riscaldare la minestra, sfruttando la Sandrelli ormai diventata un character imprescindibile per questo genere cinematografico, aggiungendovi una parvenza di testimonianza politica degli anni di piombo (raccontata in maniera piuttosto risibile, se vogliamo). Ma, se il capolavoro di Visconti era qualcosa di estremamente profondo e lacerante, qui — pur se interessante sotto il punto di vista della genuinità espressiva — ci si può al limite permettere solo una leggera commozione per il triste finale, inquinato da troppo patetismo.

1974, regia di Luigi Comencini, sceneggiatura di Ugo Pirro e Comencini, musiche di Carlo Rustichelli, con Giuliano Gemma e Stefania Sandrelli.

la grande vecchiezza

25 Giugno 2013 Nessun commento

Tra i molti film che negli ultimi tempi hanno avuto per oggetto principale la Senilità (“Amour” di Haneke, “Habemus papam” di Nanni Moretti, per esempio) bisogna dire — pur se a malincuore — che questo di Sorrentino è stato il migliore nello sviscerare il tema nella maniera meno banale. Protagonista è Roma, città antica, eterna — matrice di una umanità vecchia, vacua e parassitaria — che rimastica la sua storia e perpetua la sua funzione catalizzatrice, offerta allo spettatore nel suo disfacimento fisico e morale attraverso l’itinerario di un cicerone — niente di piú — rappresentato dal bravo Tony Servyllo. La vecchiezza e la decadenza si estende a tutto, alla città come alle persone (personaggi noti dello spettacolo, prestatisi al gioco con grande ironia) e, seppur ci sia la possibilità di conservare una certa nobiltà, sottraendosi con distacco alla passività della vita (Servillo, la Ardant, …), rimane la sensazione essere invecchiati (uomo e città) senza aver agito per un rinnovamento di propria sponte, ma di essersi adagiati nella lenta lena degli eventi subiti. Anche la musica sottolinea questa lettura: i brani musicali riferiti alla città, li si ascolta nelle riprese esterne dove è prevalente l’architettura, sono di composizione moderna ma ispirati all’antico (Arvo Pärt, David Lang, John Tavener, etc.); le musiche che accompagnano i festini mondani sono, parallelamente, rifacimenti di brani del passato, seppur piú recente (pezzi della Carrà, Carosone, …) in versione dance. Roma ha una presenza ben maggiore che nei film di Fellini ai quali è stato riferito “La grande bellezza”, e la sua aura è una cappa opprimente che invade la sfera umana. Il solito film a tema di Sorrentino, estremamente negativizzante, come al solito, qui comunque non in una veste delle peggiori.

p.s.: dato che il cinema di Sorrentino ha una forte ascendenza fumettistica, di un certo tipo di fumetto, si può essere abbastanza sicuri che all’autore non sia ignota una frase di Pasternak, ripresa da Andrea Pazienza ad incipit di una delle sue storie e che, comunque, avremmo ben visto in exergo: “Ma la vecchiezza è una Roma, senza burle e senza ciance, che non prove esige dall’attore, ma una completa autentica rovina”.

2013, regia di Paolo Sorrentino, scritto da Sorrentino e Umberto Contarello, fotografia di Luca Bigazzi, con Tony Servyllo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli & altri.

sigismondo

20 Giugno 2013 Nessun commento

Dal momento in cui l’individuo comincia — molto presto — a sviluppare la coscienza della distinzione tra sé e il mondo, e del loro complicato rapporto reciproco, incominciano i casini, per ovviare ai quali gli individui si costituiscono in società, le quali se, da un lato, hanno una loro indubbia utilità per la sopravvivenza della specie e per la soddisfazione del piacere, dall’altro ingigantiscono il Sé individuale in un Sé collettivo, che ripropone i conflitti fondamentali dell’essere umano in direzione inversa (individuo vs. mondo esterno = società-superindividuo vs. persona). Il vecchio Freud, all’indomani del primo conflitto mondiale, sente probabilmente che gli strumenti della sua psicanalisi sono insufficienti per spiegare il casino nel quale il mondo si è cacciato ma, lungi dall’abbandonarli, li ricicla per una indagine sociologica che somiglia ad una macro-psicologia dell’aggregazione umana, del resto strettamente legata alle dinamiche della psiche. Di conseguenza, la suddivisione della personalità nei concetti di Io, Super-Io ed Es viene trasposta pari pari dalla mente umana alla Società, dove l’Io sociale fa da mediatore tra gli istinti inconsci collettivi (Es) e le leggi morali e materiali che la società si dà per autocontrollarsi (Super-Ego). Il libro (1929), tutt’ora estremamente interessante, contiene alcuni siparietti esilaranti che testimoniano quanto la fissazione di Sigmund per la sessualità lo avessero talvolta portato ad esiti a volte molto discutibili (tipo la ricostruzione psico-storica dell’addomesticazione del fuoco, da sganasciarsi).

Ken

19 Giugno 2013 Nessun commento

Primo dei 27 volumi della ristampa della serie manga dedicata a Ken il guerriero. Lo scenario post-atomico — tradizionale ambientazione per il mondo nipponico, ma che in questo caso è di discendenza diretta da “Akira” di Katsuhiro Otomo, dell’anno prima (1982) — fa da sfondo a storie piuttosto efferate, influenzate sia dai manga precedenti (i robot di Osamu Tezuka, coi loro acerrimi nemici alieni e misteriosi) che dal western di Sergio Leone (una scena di questo primo numero è una citazione de “Il buono, il brutto e il cattivo”) che a loro volta, insieme, confluiranno nel cartooning del “Kill Bill” di Tarantino. Tutto abbastanza dozzinale, sia testi che disegni, ma la caratteristica splatter di Ken il guerriero — che comunque verrà edulcorata nella sua versione animata di qualche anno dopo, scevra pure del forte riferimento alle arti marziali — costituisce un passo evolutivo in direzione del realismo, rispetto alla produzione nipponica piú legata al fantastico (quella dei robot e degli Ufo). Peccato per il formato ridotto che sacrifica la visione dei disegni.

Panini Comics, 4,20 euri, una paccata di pagine in bianco e nero.

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MM 327

15 Giugno 2013 Nessun commento

Una popolazione di sub-umani, sviluppatasi in Africa all’interno di un ecosistema particolarmente svantaggioso, viene schiavizzata da una multinazionale — che agisce senza scrupoli, a tutti i livelli — per abbassare i costi di estrazione di Uranio. Una delle ultime storie scritte dal compianto Paolo Morales è una chiara allusione alla schiavitú storica dei nativi africani, ma anche alle condizioni di sfruttamento nelle quali versano attualmente popolazioni di tutto il mondo globalizzato. Senonché, proprio la scelta di utilizzare un frangente “mysterioso” e oggettivamente fantastioso, quale la specie sub-umana, allontana chi legge da un importante riferimento al reale, conferendo un retrogusto infantile ad una storia già non troppo avvincente.

Categorie:fumetti Tag:

uomini e cavalli

7 Giugno 2013 Nessun commento

Ritirato nel suo eremo, Mastro Lindo Ferretti ha ormai rapporti solo con rudi montanari e fieri cavalli, dei quali racconta l’epopea storica in questo suo ultimo disco, tracciandone le gesta secondo una sorta di Genesi biblica, con baricentro spostato dalla Mesopotamia all’appennino tosco-emiliano (e “Genesi” di Battiato, 1987, è il diretto progenitore semi-operistico di questo lavoro). Il retaggio sonoro attraverso cui si veicola la narrazione appartiene allo stile dei vecchi CSI, al quale si uniscono suggestioni diverse, come gli echi wagneriani, vòlti ad aumentarne il tono epico (a un certo punto si distingue una citazione dell’ouverture del “Tannhauser”). L’idea di fondo di questo concept-album è quella della celebrazione di una stirpe animale (nel senso che il discorso è allargato anche, e soprattutto, al cavallo) che resiste, attraverso i secoli, alla dominazione imperiale romana, alludendo alla resistenza contemporanea dell’individuo verso la forza dell’omologazione nella Società. Il cavallo, declinato nelle sue razze fortificate dalla selezione della specie, è descritto come modello esemplare di questa battaglia, ratificato dalla sua nominazione di unità di misura della forza motrice dall’uomo stesso (cavallo vapore) mentre all’uomo-consumatore non resta che accontentarsi di essere diventato “l’unità di misura del mercato globale”.