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Archivio Luglio 2013

malloppazzi

26 Luglio 2013 Nessun commento

Balenottero da 600 pagine che riunisce in versione italiana la trentina di episodi che compongono la parabola di Echo, serie a fumetti di Terry Moore pubblicata in America tra il 2008 e il 2011. Dopo la sfacchinata della sua serie precedente (la mitica “Strangers in paradise”), Moore mantiene il format della coppia femminile protagonista, con corollario di personaggi vari, che gli consente di sfruttare la sua brillante capacità in fatto di dialoghi, a cui aggiunge una storia a metà tra il fantascientifico e il supereroistico (la circostanza della fusione due corpi, e due menti, in uno è un must della Marvel, stabilito negli anni Settanta con Mister Meraviglia e la Visione). Tutto molto bello, per uno dei migliori cartoonist indipendenti USA.

600 pagine in bianco e nero, 27 euri, Bao Publishing

Categorie:fumetti Tag: ,

le temps qui rest

25 Luglio 2013 Nessun commento

Un trentenne gayo scopre all’improvviso di avere un cancro, diffuso, che gli lascia pochi mesi di vita. Decide, quindi, prima di morire, di sistemare alcune cose nei propri rapporti personali con amici & parenti. Ozon, che è piuttosto intelligente, è bene accorto nello slegare la tematica della diversità di genere da quella della malattia e della colpa, una lettura che sarebbe stata obbligata nel caso che il protagonista del suo film si fosse ammalato di Aids. Tuttavia, tra le righe si può scorgere una relazione tra i due aspetti di cui sopra che ne declina i rapporti in maniera piú sottile. Cosí come l’omosessualità è vissuta in maniera “normale”, anche la malattia — per quanto ci è dato vedere nel corso del film — non ha gravi ripercussioni sul protagonista. Ai fini del ragionamento che si vuole svolgere è comunque necessario non dimenticare che una condizione sentimentale-sessuale di tipo omologo, per quanto oggigiorno accettata (come forse lo era in un lontano passato dalla morale meno paludata di quella in cui viviamo) non è quella piú rispondente ai fini della Natura in termini di sopravvivenza della specie. Lo stesso discorso si può fare per la malattia. Ora, succede che ad un certo punto del film, il moribondo ricordi un episodio della sua fanciullezza (in compagnia di un piccolo amico fa la pipí nell’acqua benedetta di una chiesa) che ci viene proposto come scaturigine del successivo suo sviluppo interiore. Quindi, un fatto innocente di un remoto passato sta all’origine di un allontanamento dalla normalità psicologica (tutto tra virgolette grandi come una casa). E, anche se non ci viene presentato, lo stesso esempio si potrebbe fare parallelamente per la malattia, forse originata da un episodio della vita dimenticato o trascurato, apparentemente innocuo, magari addirittura piacevole, che tuttavia ha la capacità di indirizzare l’esistenza in maniera definitiva.

2005, scritto e diretto da François Ozon, con Melvil Poupaud, Valeria Bruni-Tedeschi, Jeanne Moreau

il buco nell’Ozon

19 Luglio 2013 Nessun commento

“Nella casa”, il penultimo film di François Ozon, si può vedere sotto l’aspetto di una disputa per la superiorità tra le arti. Cosí come nel Rinascimento si dibatteva se la Pittura fosse o no superiore alla Scultura, qui si fronteggiano la Letteratura e le Arti figurative. Apparentemente il regista, quasi fino alla fine, si schiera per la prima, salvo mettere in guardia nel finale dalle controindicazioni che può scatenare. Al contrario delle arti figurative, che consistono solitamente in una immagine concettuale, ispirata o meno, fissa nel tempo, che ha la forza ribaltare un intero sistema di valori con la sola potenzialità della sua idea, la Narrativa è un percorso analitico, che fornisce senso alle azioni nel tempo che scorre, e il suo fluire sotto l’occhio analitico del narratore crea un’interazione tra immaginazione e realtà, creando una cronistoria che incatena lo stesso artefice che ha pensato di riorientarne lo svolgimento con l’input nella narrazione. La narrazione, lungi dall’essere riducibile al solo atto dello scrivere, è parte fondamentale di ogni essere umano, vale a dire è la propensione vitale a leggere gli accadimenti della propria esistenza come tasselli di un sistema orientato verso un fine (tipica concezione cristiana della storia). In questo senso ogni persona opera una lettura della realtà e una propria scrittura della stessa (anche se ciò non avviene materialmente), ed è per questo motivo che la letteratura di tanto in tanto, nel corso dei secoli, (si pensi a Don Chisciotte, o a Madame Bovary, per esempio, ma anche a “Nella casa” di Ozon, appunto, attraverso il cinema) avverte gli utenti e il mondo intero della propria pericolosità.

2012, regia di François Ozon, sceneggiatura di Ozon dal romanzo di Juan Mayorga, con Emmanuelle Seigner, Fabrice Luchini, Ernst Umhauer, Kristin Scott Thomas

Categorie:Cinema Tag: ,

hawkeye

15 Luglio 2013 Nessun commento

È stupefacente come alla Marvel (la “casa delle idee”) riescano ancora a campare riciclando idee che risalgono rispettivamente a quasi 50 e oltre 25 anni fa. Nuova serie, simpatica, dedicata a Occhio di Falco, sull’onda dello spin-off che negli anni ’60 dedicava alla Torcia Umana una collana propria, estrapolando dal proprio super-gruppo di appartenenza il personaggio dal carattere piú vivace. L’intenzione è quella di occuparsi del lato privato dell’eroe (nei primi due numeri della serie originale americana — tradotti nel primo numero della versione italiana —, infatti, non figura mai in costume, ma sempre in abiti borghesi). Occhio di Falco è seguito in blande controversie con criminali, ma il lato predominante delle storie mette in luce la sua quotidianità, la vita di quartiere, i rapporti sentimentali. La componente risalente agli anni ’80 è invece data dal tono intimista e introspettivo con il quale le storie sono scritte (post Frank Miller del Cavaliere Oscuro), il taglio grafico delle inquadrature (idem) e il disegno minimalista di Aja, che è un vero e proprio plagio dello stile di David Mazzucchelli. Ma, dato che, comunque, il copyright delle invenzioni di cui sopra è della stessa Marvel, hanno tutto il diritto di ravanarci per ancora qualche decennio.

Categorie:fumetti Tag:

Scener ur ett äktenskap

12 Luglio 2013 Nessun commento

Sinossi: una coppia borghese di mezz’età va in crisi. Lui tradisce lei. Divorziano. Si risposano entrambi con un partner diverso. Si reincontrano e cornificano i rispettivi nuovi coniugi, ma i fantasmi del passato continuano ad aleggiare. Straordinario film del Bergman, nato ad episodi per la tv e ridotto a due ore e quaranta per il grande schermo. Ribaltamento continuo dei ruoli, come in ogni ‘storia’ che si rispetti, in un viaggio attraverso amore e affetti che si confondono e lasciano l’amaro in bocca di un’indeterminatezza dei sentimenti che rappresenta forse l’elemento piú vicino alla vita reale che un cinema-teatro-verità come quello di Bergman non ha mai mancato di testimoniare. Nonostante il riferimento esplicitato sia il teatro da camera di Strindberg, il cinema di Bergman è diretto discendente della lezione dell’Ibsen di “Casa di Bambola”, dove l’incantesimo (o la finzione) della felicità coniugale si disintegra e l’anello apparentemente debole della coppia si trasforma in quello forte. Bergman va oltre — sviluppando quella che in Ibsen era una cesura netta proiettata verso l’ignoto — come a voler rivoltare il coltello nella piaga, e a dire che soluzioni definitive non sono possibili, se non quelle espressamente dettate dalla volontà.

1973, scritto e diretto da Ingmar Bergman, con Liv Ullmann, Erland Josephson, Bibi Andersson

l’artista è il regalo

9 Luglio 2013 Nessun commento

Una grande sala del MoMA di Nuova York. Due sedie disposte frontalmente: una delle due occupata fissa da Marina Abramovic, sedutavi per una decina di ore al giorno; l’altra disponibile, a rotazione, per i visitatori della mostra antologica per la durata di due mesi e mezzo, che volessero avere un dialogo silenzioso di sguardi con l’artista ex-Jugoslava. Un successo strepitoso per “The artist is present”, l’ultima in ordine di tempo delle sue performance, che porta alle estreme conseguenze le prerogative dell’arte concettuale di Yves Klein e di Piero Manzoni, su tutti, per le quali l’opera d’arte diventa la sola presenza dell’artista e nient’altro (sia sufficiente ricordare lo scardinamento di senso determinato dalla firma di Manzoni posta sul corpo di una modella per dichiararla opera d’arte, o il “sòcle du mond”, un parallelepipedo che per la sua sola intitolazione diventa il piedistallo del mondo, e il mondo intero trasformato in un soprammobile, per la sola forza di un’immagine mentale). Idee prossime al Niente, e quindi al Tutto, allo stesso tempo.

Categorie:arte Tag:

to be or not to be

2 Luglio 2013 Nessun commento

Quando capita di vedere un film di piú di settant’anni fa — come il redivivo “To be or not to be”, del 1942 — la prima sensazione che si prova è di solito piuttosto mortifera (perché tutti gli attori sono bell’e che trapassati) o, se va bene, si può pensare di assistere ad un cartone animato, fatto di sagome impressionate su pellicola in un tempo remoto, una sorta di sacra sindone di celluloide che gira a 24 fotogrammi al secondo (anche questa versione non è molto allegra, in effetti). In questo senso, il titolo della versione italiana del film di Lubitsch (“Vogliamo vivere!”) sembra proprio interpretare ciò che gli attori-morti vorrebbero dirci, ovvero di uscire dallo schermo per una nuova vita. Il film è però talmente esilarante che si dimentica presto questa spiacevole sensazione e si entra subito in quella che è una divertente commedia satirica contro Hitler e il nazismo, all’indomani dell’invasione della Polonia. Molto frizzante e piena di gags all’inizio, la trama poi si dipana in una avventura comico-spionistica condita da situazioni da commedia degli equivoci (a parte qualche breve scena in esterno, il film è infatti ambientato sempre in interni, il che ne tradisce l’origine semi-teatrale).

p.s.: nel 1983 se ne fece un remake con Mel Brooks. Carole Lombard morí l’anno dopo, ancora giovane

1942, regia di Ernst Lubitsch, scritto da Melchior Lengyel e Edwin Mayer, musiche di Werner Heymann, con Carole Lombard & Jack Benny