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Archivio Agosto 2013

ecce homo

30 Agosto 2013 Nessun commento

“Ecce Bombo” come parodia di “Ecce Homo” di Nietzsche. Se il testo del Federico era un’imposizione categorica di un pensiero cementificato nelle proprie certezze, nel film di Moretti c’è tutta la frustrazione del desiderio di affermazione della propria individualità, da parte di un giovane, quando essa è sballottata all’interno di un quadro generazionale a dir poco disorientante come quello degli anni Settanta (ma è un discorso che può valere per qualsiasi periodo storico, in fondo). La ricerca della costruzione di una propria personalità è oscillante tra impulsi di rinnovamento, richiami atavici, desiderio di non sottostare alle regole e allo stesso tempo al riconoscimento dell’importanza della tradizione. Dentro l’eccezionale film di Moretti c’è tutto questo ed ha saputo ben rappresentarlo, ma il merito maggiore sta nell’aver saputo farlo in maniera divertente.

1978, scritto e diretto da Nanni Moretti, musiche di Franco Piersanti, con Nanni Moretti, Glauco Mari, Lina Sastri, Augusto Minzolini, Giampiero Mughini, e altri

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some like the hot dog

29 Agosto 2013 Nessun commento

Discreto filmetto — certamente non il capolavoro che ci si aspetterebbe — che ricicla la trama di un film tedesco del 1951 (“Fanfaren der Liebe”, di Kurt Hoffman), che a sua volta ricicla un film francese del 1935 (“Fanfare d’amour”, regia Richard Pottier). Le scene originali aggiunte da Wilder e Diamond consistono principalmente nel prologo e nell’epilogo — nei quali l’Italia ci fa una magra figura (il Johnny Stecchino di Benigni prende il suo titolo da qui, tra l’altro) — che servono da starter e da conclusione per la vicenda. Tolta la brillantezza dei dialoghi (che non è comunque poco), e la presenza scenica della Monroe, il nucleo della storia tradisce un’ingenuità un po’ stucchevole e d’altri tempi, male amalgamata con lo stile moderno dell’epoca. La situazione ‘en travesti’ è probabilmente servita da ispirazione per “Tootsie” (1982) con Dustin Hoffman.

p.s.: anche la celebre canzone “I want to be loved by you”, cantata da Marilyn Monroe, è la reinterpretazione di un brano dei tempi andati (1928).

1959, regia di Billy Wilder, soggetto e sceneggiatura di I.A.L. Diamond e Billy Wilder (after Michael Logan e Robert Thoeren), con Marilyn Monroe, Tony Curtis, Jack Lemmon

Mattia Strozzapreti

4 Agosto 2013 Nessun commento

Venarìa Reale (Torino) – “MATTIA PRETI tra Caravaggio e Luca Giordano”. Nel poco meno che sterminato catalogo delle opere attribuite a Mattia Preti (1613-1699) si trova, all’interno di un’aura mediocritas compositiva, una quantità di citazioni caravaggesche piú o meno mal digerite (essendo stato l’ultimo caravaggesco, fuori tempo massimo, nutritosi soprattutto alla fonte dei seguaci romani postumi del maestro lombardo) che della lezione originaria trae spunti un po’ stanchi, al contrario di quanto seppero fare imitatori ben piú ispirati, come Ribera o i Gentileschi (che, stranamente, in questa mostra non vengono manco menzionati). Per tutta la sua carriera, infatti, a parte gli effetti di chiaroscuro, le invenzioni iconografiche piú felici sembrano venire dalla drammaticità di Jusepe de Ribera (ma per denotare la superiorità pittorica di quest’ultimo è sufficiente l’impietoso accostamento di un piccolo “Sant’Antonio Abate” per far impallidire tutto il resto). Anche Vittorio Sgarbi, il curatore della mostra, è costretto fatalmente ai salti mortali per non squalificare troppo il Preti di fronte a suoi piú eccellenti contemporanei (siamo in un contesto celebrativo, quattro secoli dalla nascita, quindi non sta bene), ma è difficile notare nella sua iper produzione una propria originalità caratteristica; al contrario, la sua vena ispirativa pare sempre oscillante tra il richiamo allo stile di questo o quell’altro (Guercino, Lanfranco, etc., oltre ai sopracitati). Un po’ come per i Pooh, insomma, tra tranto lavoro si fa fatica a setacciare qualcosa di veramente memorabile. Tanto di cappello, comunque, per la voglia di lavorare che il calabrese ha dimostrato per tutto il corso della sua lunga carriera.

“Martirio di San Bartolomeo” (1650-60), olio su tela, 206 x 286 cm, L’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo

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