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Archivio Novembre 2013

in questo mondo di ladri

22 Novembre 2013 Nessun commento

Per il quarto numero di Color Tex si è avuta la bella pensata di proporre quattro miniracconti in luogo della consueta storia completa. Il fil rouge che li accomuna è costituito dal tema “banditi”: Tex le suona a malviventi di tutte le fatte. Il problema è, però, che i tre quarti delle storielle si rivelano delle vere e proprie cagate, con l’aggravante che a scriverle sono state le “migliori” firme in quota Bonelli. Si salva solo il racconto firmato da Gianfranco Manfredi e Stefano Biglia, ben costruito e sceneggiato, e dai disegni e dalle inquadrature eccezionalmente calibrate, che ricordano da vicino lo stile di certo fumetto americano, Mike Mignola su tutti (ma meno geometrico di questo). Dulcis in fundo, la colorazione di due dei quattro episodi fa veramente pena.

130 pagg., 5,50 euri, copertina di Laura Zuccheri

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ratolik

16 Novembre 2013 Nessun commento

Parodia di Diabolik a firma Leo Ortolani, che come d’uso traspone i personaggi del suo Rat-Man un po’ in tutte le salse, questa volta in versione diabolika. Eva Kant è un trans, tra le altre cose. Operazione non particolarmente riuscita, anzi, piuttosto fiacca a dire il vero.

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il colosso di Rodin

11 Novembre 2013 Nessun commento

MILANO – Palazzo Reale. Vi è in atto una comoda tendenza ad allestire mostre d’arte costituite da prestiti esclusivi provenienti da una sola fonte (vale per tre delle quattro mostre attualmente in corso a Palazzo Reale, ma anche quella di De Chirico di quest’estate al Castello di Otranto era costituita unicamente da quadri spostati dalla GAM di Bologna). Ora, se l’operazione è piuttosto facile — dato che il piú delle volte ci si avvale della circostanza che la sede di origine sia temporaneamente chiusa per lavori — è generalmente altrettanto facile, superficiale, il tipo di fruizione che viene offerto al visitatore, ovvero, non esistendo un progetto di studio sensato alla base, tranne quello di incassare palanche grazie ad un nome di sicuro richiamo, l’itinerario è privo di una coerenza logico-dimostrativa, e l’unica possibilità di capire qualcosa è affidata a due o tre cartelli dal contenuto piuttosto generico (e alle audioguide, mezzo astruso che chi scrive si rifiuta di utilizzare). È quanto avviene anche nel caso della sessantina di sculture di Auguste Rodin, in trasferta dal museo eponimo di Parigi, attualmente ospitate dalla Sala delle Cariatidi. Certo, bene o male si riesce a scorgere il percorso che va dallo stile classico degli inizi (applicato soprattutto ai ritratti), alla forte influenza dei “Prigioni” di Michelangelo che caratterizza gran parte della produzione che viene proposta, fino ad arrivare ad uno sfarinamento materico ispirato probabilmente da Medardo Rosso e dalla Scapigliatura pittorica lombarda. Ma, per esempio, non viene fatto nessun cenno ai temi, che — oltre alla ritrattistica — vanno da una prevalente ispirazione romantico-sentimentale, quando non si tratta di una esplicita sensualità, ad una adesione al simbolismo di fine Ottocento.

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