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Archivio Giugno 2014

viennetta

18 Giugno 2014 Nessun commento

MILANO – Palazzo Reale: “Klimt | Alle origini di un mito”. Mostra che raccoglie un po’ di paccottiglia del pre-Klimt-cosí-come-lo-conosciamo: studente accademico, del quale troviamo esercizi di copia dal vero a disegno e a olio (suoi e dei suoi compagni di banco), pittore tradizionalista & storicista (ritratti), qualche esempio del Klimt-Klimt (riproduzione del fregio di Beethoven, una Salomè, qualche scialbo esempio di paesaggio, etc.). Se già vedendo questo triste spettacolo il visitatore non fosse demoralizzato, esso stramazza al suolo quando vede un paio di bacheche contenenti le cartoline (sic) che Klimt spediva agli amici dalla villeggiatura, nonché una sfilza dei peggiori schizzi su carta gialla, alcuni del tutto sbiaditi che sembrano lavati con Dixan. Bocciata.

“Salomè” (part.), 1909, olio su tela, Venezia, Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna

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la piscina

12 Giugno 2014 Nessun commento

Prima parte del dittico (per ora) che il buon Ozon ha dedicato al tema della meta-cine-letterarietà (il successivo è stato “Nella casa”, 2013). Prologo: una scrittrice di thriller best sellers in crisi di creatività (Charlotte Rampling), per ritrovare l’ispirazione si trasferisce in una villa di proprietà del suo editore, il quale le preannuncia che la casa potrebbe essere frequentata anche da sua figlia. Da questo momento parte il film vero e proprio, nel quale la realtà della vita vacanziera della scrittrice e il libro che ella va scrivendo formano una trama unica, i cui diversi piani narrativi risultano decodificabili solo grazie ad alcuni indizi disseminati dai gentili cineasti. La storia stessa, in primo luogo, è un indice rivelatore: trama banale, tanto quanto dev’esserlo quella di un romanzo best seller, e che sopperisce alla sua piattezza con la scabrosità. In secondo luogo il personaggio della figlia dell’editore, ideale bersaglio sul quale l’avvizzita Rampling possa proiettare le proprie invidie di gioventú. Poi un paio di scene bordo-piscina, simmetriche, irreali, che fanno il verso a quelle che Bergman usa nel Posto delle fragole per caratterizzarne il tasso onirico. Inoltre, l’assurdo e bizzarro delitto finale, credibile fintantoché venisse letto, ma infantile se visto per immagini (come dimostrano i fumetti trasformati in film, o l’infelice trasposizione cinematografica del Talento di Mr Ripley, per esempio). Infine, l’elemento piú sottile di tutti è la netta sensazione che la trama si vada costruendo sotto i nostri occhi, prendendo forma proprio con gli stessi elementi che chi scrive trova man mano che procede nel delineare il racconto, e che sono il film stesso nel suo sviluppo. Indubbiamente, la prova che Ozon fornirà nel successivo “Nella casa” sarà di spessore ben piú consistente, illustrando come la costruzione di una storia (letteraria o mentale) coinvolga anche ciò che sta all’esterno e che il racconto definisce e ha il potere di indirizzare, per il fatto stesso che creare una storia non è altro che l’attribuzione di un senso e una correlazione consequenziale agli elementi che la realtà propone in modo disordinato e afinalistico (almeno dal punto di vista umano). Detto ciò, Swimming Pool non è un film inutile: l’esercizio cineletterario viene caricato di senso dalla scena finale, nella quale la scrittrice saluta idealmente la “vera” ragazza, come per essere scusata di aver violentato la sua vita, e la ragazza “immaginaria”, con la nostalgia di chi saluta per l’ultima volta una persona che ci ha accompagnato per un pezzo della nostra strada, una sorta di transfert dell’autore con il personaggio da lui creato.

2003, regia di François Ozon, scritto da Ozon e Emanuèle Bernheim, con Charlotte Rampling & Ludivine Sagnier

almanacco del giorno dopo

5 Giugno 2014 32 commenti

Divertente divertissement che anticipa di una quarantina d’anni i cine-paradossi spaziotemporali di “Ritorno al futuro”, con la lugubre variante che in questo caso a viaggiare nel futuro è l’anima di un vecchietto appena trapassato che porta al giorno prima una copia di quotidiano con le notizie dell’indomani. Gli autori uniscono abilmente situazioni e toni di commedia a quelli della farsa, con un progressivo incalzare del meccanismo ritmico della predizione-realizzazione degli eventi, escogitando soluzioni simpatiche e inaspettate che generano tutt’oggi una certa sorpresa. Il protagonista, chissà perché, verso la fine recita piuttosto male.

p.s.: nella versione italiana il prestigiatore ciarlatano viene spacciato per rumeno, mentre in originale era italiano (un po’ di sano orgoglio nazionale post-fascista [il film arriva in Italy nel ’46]).

1944, regia di René Clair, soggetto di Lord Dunsany e Lewis Foster (tratto da un romanzo di un certo Howard Snyder, ispirato ad H.G. Wells), sceneggiatura di René Clair e Dudley Nichols, con Dick Powell, Linda Darnell e Zack Oakie.