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Archivio Settembre 2014

attenzione, mucche al pascolo

25 Settembre 2014 2 commenti

MILANO – Palazzo Reale: “Segantini”. Bellissima retrospettiva dedicata al grande pittore trentino. Contiene praticamente tutto quel che di fondamentale c’è da conoscere dell’artista, dai lavori d’accademia, ai primi incerti tentativi alla ricerca di una propria strada, al successo dell’indirizzo naturalistico felicemente coniugato con lo stile divisionista, fino al funereo simbolismo esplicito di fine carriera (già comunque presente in forma latente e piú trattenuta anche nella sua produzione all’apparenza di genere). Manca comprensibilmente qualche quadro, anche importante; per esempio, il trittico simbolistico della vita e della morte rimasto al Museo Segantini di Sankt Moritz, e qualche opera intrasportabile per la sua delicatezza. Fondamentalmente, almeno nel suo periodo di maggior successo, il Segantini recupera i soggetti tipici dei macchiaioli italiani di qualche decennio prima (in ispecie il Fattori delle mucche) — spostando geograficamente l’obiettivo verso l’ambiente montanaro — rendendoli vibranti di luce attraverso l’uso sapientissimo e parossistico della tecnica divisionista (che in patria d’oltralpe era rimasta al livello di puro esercizio tecnico).

“Petalo di rosa”, olio e tempera su tela, cm 64 x 50, Collezione privata

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cane fantasma

5 Settembre 2014 Nessun commento

Supremo capolavoro nel quale il buon Jarmusch — confezionando un film di autosufficiente indipendenza poetica — riesce a fondere in maniera magistrale le piú varie ispirazioni. La base di partenza è “Le Samourai”, un film anni 60 con Alain Delon, al quale il regista infonde una sferzata gangsteristica fortemente debitrice di “Reservoir Dogs” e “Pulp Fiction”, con il corollario di ironia splatter e insostenibile leggerezza criminale che li caratterizzavano. Il tema del libro del samurai di Hagakure — che fa da guida alle scene — è un elemento molto moderno, inaspettatamente presente anche nell’originale, ma viene condotto però da Jarmusch al parossismo, in una specie di preludio drammatico alle scene che stiamo via via vedendo, in un modo che ricorda il commento filosofico scatologico applicato al tema ‘vampiro’ di The Addiction di Ferrara del 1996 (anche qui abbiamo la fusione di due elementi estranei: il film di genere e l’elemento letterario). Last but not least, la colonna sonora, hip hop che attualizza e amalgama i fattori passati piú o meno recenti.

1999, scritto e diretto da Jim Jarmusch, musiche di RZA, con Forest Whitaker

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