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film a fumetti

Ormai è prassi consolidata: quando un regista italico giunge in là con gli anni tantoché non ha piú né forza né voglia di realizzare una nuova impresa cinematografica — oppure verosimilmente non trova nessuno che gliela produca — affibbia la sua sceneggiatura rimasta nel cassetto ad un disegnatore rinomato, per concretizzarla — se non altro — in una storia a fumetti (o graphic novel, come si suol dire per consentire agli intellettuali di avvicinarsi ai fumetti senza sporcarsi troppo la coscienza). Dopo l’accoppiata di Fellini con Manara (ripetuta per ben due volte, con “Viaggio a Tulum” e “Giuseppe Mastorna”), stavolta tocca ad Ettore Scola consegnare il copione al buon Ivo Milazzo. Come Manara, il cui personaggio era l’incarnazione di Mastroianni, anche Milazzo si prende la libertà di “far recitare” degli attori veri e propri, Depardieu e Troisi nella fattispecie. La storia, scarsamente originale, si ispira a precedenti analoghi di Taniguchi e al “Lost in translation” della Coppola, ovvero mette in scena la liaison tra un uomo attempato (un libraio parigino) e una giovincella. Purtroppo la scelta del formato d’albo alla francese — che obbliga ad una estrema sinteticità — sacrifica lo spazio per approfondire un tale tipo di legame necessariamente molto ricco di sfumature (mentre il giappo di cui sopra e la figlia di Francis si prendevano tutto il tempo per curare la resa dell’atmosfera con l’illustrazione di piccoli particolari o di lunghi silenzi). Giudizio finale: se rimaneva nel cassetto era meglio.

112 pagine colorate, 17 euri, Bao Publishing

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