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Archivio Giugno 2015

black cap

27 Giugno 2015 1 commento

Ennesimo stratagemma con evento epocale che azzera la numerazione e rilancia una testata in fase calante. In questo caso si tratta della nuova palingenesi (terza, o quarta?) di Capitan America nelle vesti del vecchio Falcon (svolta black, che pare debba toccare presto anche a Spider-Man). La storia, scritta da un certo Remender e disegnata dalla mano felice di Stuart Immonen, è la quintessenza dei supereroi Marvel delle origini, ma adeguata ai tempi. Tutta azione, dialoghi brillanti con sottofondo intimistico per dare un minimo di spessore, fatta di poco o niente ma molto riuscita (si veda per converso la verbosissima e incomprensibile storia degli Invasori che costituisce il secondo sfoglio).

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ei fu

12 Giugno 2015 Nessun commento

Film-paciugo nel quale il buon Valter si diverte in un cut & paste di filmati d’epoca berlingueriani in occasione del trentennale della scomparsa. Diciamo che una metà del film è perfettamente inutile, dato che i filmati di repertorio di cui è composta si trovano ordinariamente su internèt, e l’introduzione — nella quale il “regista” interroga i ggiovani d’oggi sulla loro conoscenza di Berlinguer — è piuttosto stucchevole. Salviamo i filmati meno noti, e le interviste ai vecchiarelli ex-PCI che restituiscono una testimonianza commossa del leader politico e dell’uomo. Non mancano, per onestà intellettuale, alcune critiche all’operato di B., anche se piuttosto tra le righe e poco approfondite. Forse sarebbe stato piú utile un film di riflessione critica rispetto a quello confezionato dal VW, che tutto sommato — al di là della validità della ricostruzione storica, sintetica ma precisa — risulta in fin dei conti un po’ troppo agiografico.

2014, scritto e “diretto” da Valter Weltroni

Leo

4 Giugno 2015 4 commenti

MILANO, Palazzo Reale – “Leonardo 1452-1519”. Alla buon’ora: finalmente una mostra in cui il titolare — e qui siamo al paradosso piú totale — non venga presentato come il Genio sorto dal nulla ma del quale vediamo invece il retroterra culturale (il neoplatonismo fiorentino), i modelli formali (Verrocchio, Ghirlandaio) e le fonti di ispirazione (codici a stampa). Va detto che tale frangente virtuoso è stato reso obbligatorio a causa della scarsa disponibilità al trasporto dei veri capolavori pittorici del Leonardo, onde per cui la quale sono esposti solo quadri minori (il San Gerolamo incompiuto, la tanto sbandierata Belle Ferronière [che non è sto granché in confronto agli altri ritratti femminili], il Musico dell’Ambrosiana, il Battista del Louvre, e poco altro). Ampio spazio è dato ai disegni, provenienti da Milano, Torino, dal British Museum, etc., grazie ai quali abbiamo la possibilità di entrare nel laboratorio leonardesco, fatto di schizzi preparatorii per i quadri, studi anatomici, meccanici e di ingegneria, invenzioni squinternate, etc. Il percorso di visita si conclude con un cenno alle eredità pittoriche che Leonardo ha lasciato al Cinquecento lombardo, tema che meriterebbe una grande mostra a sé, dove troviamo una scarna rappresentanza di esempi fra i quali comunque è stato scelto almeno un capolavoro come la piccola Madonna e bambino di Cesare da Sesto del Poldi Pezzoli.

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