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Archivio Febbraio 2016

tiralosù

29 Febbraio 2016 Nessun commento

Curiosamente, anche la commedia di Fabio De Luigi — come quella di Checco Zalone — ruota attorno al tema del mondo del lavoro (là del nullafacente pubblico, qui del privato che truffa la Sanità, entrambi attualissimi). In entrambi i casi, però, lungi dal costituire film di denuncia, ma puri pretesti per costruire la solita storiella sentimentale che piace tanto al pubblico. Quindi anche qua si ride (in maniera piú garbata che con Checco, magari) e si soprassiede necessariamente alle licenze poetiche di sceneggiatura, abbastanza approssimativa.

2016, scritto e diretto da Fabio De Luigi, con FdL, Bebo Storti, Pippo Franco e attorucoli minori

bovini hegeliani

23 Febbraio 2016 Nessun commento

Smilzo libretto dal titolo balzàno che raccoglie quattro articoli di saggistica musicale scaturiti ormai un quarto di secolo fa dalla penna di Sandrino Baricco. Nei primi due piccoli trattatelli il Nostro si esercita, da un lato, nella definizione del concetto di musica “colta” (questo il bislacco aggettivo che Sandrino consiglia al posto del meno preciso “classica”) in rapporto con la musica leggera, e dall’altro sul tema dell’interpretazione contemporanea della suddetta musica colta. Questa prima parte del libro, che chi scrive considera del tutto fuori centro rispetto al merito, suona come un’anticipazione di tutta la menata sui “Barbari” che lo scrittore piemontese ci rifilerà un paio di decenni piú tardi, ma nel primo caso il punto di vista è contrario al barbaro, mentre nel secondo è favorevole. Se Baricco da un lato fa la figura del parruccone, attribuendo alla musica colta qualità sublimi rispetto alla monnezza popolare (libera interpretazione del baricco-pensiero), dall’altro si cimenta nel parrucconesimo modernista (di un Riccardo Muti o di uno a caso dei piú blasonati direttori d’orchestra) di chi afferma — tutt’oggi — che la musica antica vada interpretata secondo gli stilemi del nostro tempo, e che ci si debba infischiare di tutte le ricerche sulla filologia musical-interpretativa portate avanti da 40 anni in qua da gente piuttosto rincoglionita, secondo Lui. Il terzo saggetto è quello che ha tenuto meglio il passare del tempo, ovvero prende di mira la musica contemporanea, quella sperimentale, che se aveva un senso quando nacque ad opera dei vari Berio, Nono, Maderna, etc., oggigiorno è un settore musicale completamente assurdo sotto tutti gli aspetti (ma vale la pena di leggerlo dalle parole di Baricco, veramente esemplari in questo caso). L’ultima parte, infine, propone un’interpretazione personale e abbastanza condivisibile nei riguardi di Puccini e Mahler, considerandoli come anticipatori della musica pop, la canzonetta, da una parte, e la colonna sonora cinematografica, dall’altra.

Feltrinelli, 1992, 96 pagine, 6,50 euri

il ritornante

19 Febbraio 2016 Nessun commento

In un certo senso “Il Ritornante” è un film che ritorna alle origini. Il famoso regista Ignarritu abbandona certe pretese moraleggianti che lo avevano caratterizzato in passato (in “Babel”, per esempio) — che oltre ad essere pretestuose avevano pure il difetto di rendere il plot piuttosto macchinoso — e torna ad una spettacolarità fine a se stessa (servita da una storia ridotta ai minimi termini, giusto per) che ricorda gli albori del cinema, quando i Fratelli Lumière stupivano il pubblico con treni, eventi naturali o altro, stupefacenti per il solo fatto di essere proiettati su grande schermo. Ora che gli impianti casalinghi e internét hanno rubato spettatori alle sale cinematografiche, si ritorna ad una tipologia narrativa che si allontana da tutto quanto possa essere riprodotto convenientemente su piccolo schermo e punta ad attirare gente che vuole vedere piú che altro effetti speciali (pur ragguardevoli, in questo caso, specialmente per quanto riguarda le scene di lotta, filmate con una regia davvero coinvolgente, che ti fa partecipare in maniera inusitata alle botte da orbi che tutti si danno (merito del direttore della fotografia o del regista?).

2015, regia di Ignarritu, scritto da Ignarritu e Mark Smith, musike di Sakamoto, con Leonardo Di Caprio & altri.

carne y sangre

15 Febbraio 2016 1 commento

Diamo il benvenuto ad una relativamente nuova tendenza cinematografara che ha lo scopo di raccattare qualche spettatore perduto a causa di internèt: l’idea “geniale” consiste nel proiettare su grande schermo documentari monografici relativi ad artisti o a grandi mostre riguardanti i suddetti. La benemerita “Exhibit on the Screen” (società o marchio che smercia questi prodotti) si esercita in questo caso in un documentario su Francisco Goya, prendendo spunto da una recente mostra della produzione ritrattistica del pittore spagnolo tenutasi alla National Gallery di Londra, con belle immagini ed interviste esaustive a curatori e studiosi albionici, per poi propagarsi per completezza anche nella terra in cui il Goya operò (fu pittore alla corte di Madrid per lungo tempo) dando voce, in questo caso, ad esperti iberici. Il filo narrativo è affidato ad un attore piuttosto somigliante che incarna il Goya e che ci legge alcune lettere scritte all’amico d’infanzia e ad altri. Tutto molto bello.

i non magnifici otto

12 Febbraio 2016 Nessun commento

“Gli otto odiosi” è l’ottavo film di Querin Tantarino, un western sulla scia del precedente “Django Unchained”, il cui ovvio tributo allo spaghetti-western (leonesco e non) è parzialmente travisato grazie all’ambientazione montanara nonché innevata. Sarebbe tutto piuttosto noiosetto se non fosse per quell’aggiunta mistery alla Agatha Christie* che rende un filo piú interessante una vicenda altrimenti tutta a base di ammazzamenti piú o meno fantasiosi. Manieristico.

* Curiosamente, anche il tributo di François Ozon alla vecchia Agatha era incentrato sul numero 8 (“Otto donne e un mistero”). Sarà un caso?

2015, scritto e diretto da Quentin Tarantino, musiche di Ennio Morricone, con Samuel L. Jackson, Jennifer Jason Leigh e altri.

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