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Archivio Luglio 2016

anna e marco

29 Luglio 2016 34 commenti

Niente di male: il buon Matthieu Mantanus (direttore d’orchestra, pedagogo musicale e presentatore televisivo) traveste da romanzo quella che in realtà è una dissertazione sulla storia e l’estetica della Musica, un dialogo platonico tra due giovani — una rockstar e una musicista di formazione classica — che ha lo scopo evidente di mescolare i generi e si propone di avvicinare i ggiovani alla conoscenza della musica classica. Peccato che la parte romanzata sia ridotta a mero filo conduttore e sia scritta in modo molto elementare, stucchevole oltremisura, e piena di buoni sentimenti e luoghi comuni, decisamente insoddisfacente per un qualsiasi lettore di romanzi, il che fa sospettare che il testo in origine fosse destinato al pubblico infantile e successivamente scivolato a qualche piano piú alto in termini di pretenziosità. Niente di male, ripetiamo: ci sono spunti interessanti anche per chi sul tema ne sa qualcosa di piú, ma esercizi del genere possono risultare validi sotto l’egida di autori di piú chiara fama, che per la legge dei grandi numeri possono raggiungere un vasto pubblico generalista, altrimenti risultano interessanti per poche persone di buona lena nella lettura, specialmente di età molto giovanile, infantile quasi, ai quali sarebbe stato meglio destinare questo testo, in una collana under 18, magari.

Mondadori, 140 pagine, 18 euri

Berta filava

25 Luglio 2016 1 commento

Librettino che raccoglie tre brevi prefazioni per altrettanti cataloghi d’arte dedicati postumi alla Morisot, scritte rispettivamente da Mallarmé e da Valéry (2). Mallarmé aveva conosciuto personalmente la pittrice impressionista, e la sua prosa vaga e complicatissima restituisce un ritratto mondano che pare annebbiato dai fumi dell’oppio. Valéry invece ne era un lontano parente, lei era tipo sua zia di secondo grado, e si dedica maggiormente alla descrizione della sua pittura.

Castelvecchi editore, 60 pagg., 9 euri

M&Ms

5 Luglio 2016 1 commento

Scioccato dal suicidio rituale di Mishima di un paio d’anni prima, il buon Enrico Mugnaio butta giú queste poche paginette, divise in due sezioni, nella prima delle quali ragiona sulle motivazioni che secondo lui potrebbero aver condotto lo scrittore nipponico verso una fine cosí raccapricciante, giungendo ad una conclusione abbastanza banale, ovvero Mishima sarebbe stato espressione esemplare dello spirito giapponese, dedito al sacrificio del dovere e alla mancanza di senso dell’umorismo (è facile leggere qui un riflesso negativo della competitività economica fra Giappone e USA di quegli anni). Resosi conto di aver scritto niente piú di una pirlata il buon Miller ha pensato poi di aggiungere un seguito sotto forma epistolare, indirizzata direttamente al fu-collega del sol levante, un monologo nel quale allarga un po’ il discorso in senso filosofico, ma che in definitiva, malgrado questa appendice, non riscatta del tempo perso per leggerlo.

Feltrinelli, 46 pagg, 6,50 euri.

golpi di scena

1 Luglio 2016 Nessun commento

Film inscrivibile nel filone del cinema civile socialmente impegnato italiano, a metà tra realismo e docu-fiction. Anche stilisticamente si pone ad un crocevia tra la pura e asettica ricostruzione dei fatti (di Le mani sulla città, 1963, per es.) e la ricerca dell’effettaccio emotivo basato sul realismo (Mondo Cane, 1962). Filo conduttore è il ruolo della CIA nei golpi o golpetti vari che dagli anni 50 ai Settanta rovesciarono le governance di varie nazioni estere in modo favorevole agli USA. Si parte dai casi meno noti del Congo e del Guatemala negli anni Cinquanta, passando dall’uccisione di Che Guevara, per arrivare alla strage di piazza Fontana (il caso Pinelli/Calabresi in primo piano, con relativo ammazzamento reciproco, con Calabresi che fa una pessima figura, a tre anni dal suo assassinio, notare bene), fino a descrivere un caso molto recente, all’epoca, come il golpe di Pinochet in Cile, con torture a destra e a manca (qui ricorda molto Garage Olimpo di Marco Bechis, ante litteram).

1975, scritto e diretto da Giuseppe Ferrara, con Mariangela Melato, Riccardo Cucciolla, Lou Castel e altri.