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Archivio Agosto 2016

il mio nome è Ruscello

21 Agosto 2016 Nessun commento

L’arco temporale narrato in “Mein Name ist Bach” è all’incirca di una settimana, quella corrispondente al viaggio intrapreso nel 1747 dal vecchio Johann Sebastian, dal figlio Wilhelm Friedemann e dalla figlia Johanna a Potsdam, alla residenza del principe Federico II di Prussia, presso la cui corte operava già il figlio Carl Philip Emanuel (oltre a Joachim Quantz). Ad occhio e croce la rappresentazione è un po’ esasperata ad arte, specialmente nel rapporto altero tra il principe e il J.S. Bach, la cui richiesta di elaborazione del celebre tema regio alla base della Musikalisches Opfer è dettato da una vera e propria sfida, e non semplicemente da una umile richiesta, quale doveva effettivamente essere, da parte di un compositore dilettante al grande Giovanni Sebastiano. Ma, come dicevamo, il tono viene esaltato soprattutto per mettere in campo la rete di rapporti paterni e filiali incrociati dei quali è intessuta la trama. Federico pare infatti rivalersi su suo padre (che fece uccidere il suo migliore amico) per interposta persona bachiana, mentre il primogenito Wilhelm Friedemann, scapestrato e modaiolo, è messo in contrasto col buon padre di famiglia Carl Philip Emanuel. Tutto sommato un film guardabile — ed anche utile, per l’allargamento della visuale storica che ci dà di un personaggio come Bach, considerato sempre soprattutto dal punto di vista astrattamente musicale — ricco di informazioni piuttosto attendibili, con l’aggiunta delle immancabili licenze poetiche per stuzzicare il pubblico generalista — quali il supposto flirt tra la moglie di Federico e Wilhelm Friedemann, o le tendenze omosessuali del primo — concessioni allo stile all’americana che tuttavia pare non siano state sufficienti a consentire che il film fosse ritenuto degno di commercializzazione anche in Italia.

2003, scritto e diretto da un certo Dominique de Rivaz, interpretato da Vadim Glowna, Jurgen Vögel e altri attori crucchi.

Studio Azzurro

5 Agosto 2016 Nessun commento

Bisogna armarsi di pazienza per visitare la retrospettiva dedicata ai lavori dello Studio Azzurro: sono infatti necessarie almeno quattro ore buone per ripercorrerne la sterminata sperimentazione artistico-visuale, che va dai primi anni Ottanta fino ai giorni nostri. All’inizio l’attenzione era puntata verso la novità invadente della tv a colori (sono gli anni di Videodrome di Cronenberg, per capirsi), quindi avevano grande rilevanza la percezione, l’illusione ottica, la simultaneità, il montaggio, etc. Via via il video tv viene messo sempre piú in secondo piano per lasciare lo spazio al teatro e all’immagine in movimento totale, con applicazioni nel campo dell’interazione col fruitore, fino ad arrivare ad una maturazione contenutistica che porta il trio di autori verso tematiche sociali rilevanti della contemporaneità. Da non perdere.

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il segno Zeichen

1 Agosto 2016 Nessun commento

Il format, ormai consolidato da secoli, è quello del viaggiatore erudito che si aggira per i paesaggi italici, dispensando osservazioni intelligenti su ciò che va percorrendo con lo sguardo (Goethe, Stendhal, e chi piú ne ha etc. etc.) oppure, se si vuole, la sua versione piú recente fornita da Piovene, o da Nanni Moretti in giro per la capitale in Vespa, o da Gianni Celati per la Bassa Padana. In questo caso tocca al compianto Valentino Zeichen aggirarsi per la Città Eterna, sulla scorta di un suo precedente libro di poesie dal titolo meravigliosamente struggente (“Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio”, parafrasi di un verso di Omar Khayyam). Il cofanetto commercializzato dall’editore Fazi contiene, oltre al libro già citato, un dvd con un film di una 40ina di minuti di durata, per la regia di tal Filippo Carli, che ci conduce assieme al buon Zeichen per luoghi ultranoti di Roma, raccontatici come se il poeta trovasse lí per lí le parole per descrivere aspetti sempre in controtendenza rispetto alla visione che può avere il turista (ma non ci saremmo aspettati di meno, naturalmente), ed è proprio il tono improvvisato e allo stesso tempo intelligente che fa della poiesis di queste passeggiate una delle cose migliori tra le ultime che Zeichen ci ha lasciato.

p.s.: negli extra si trova un gironzolamento ai giardini di Villa Borghese dove si raccontano aneddoti personali e di famiglia, e un “messaggio all’Universo” pronunciato dalla baracca nella quale Zeichen ha vissuto per gli ultimi trent’anni.

Fazi editore, dvd + libro, 28 euri