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dd361

La storia di Dylan Dog di questo mese, celebrativa del trentennale della collana dell’indagatore dell’incubo — e, come tale, tutta a colori, illustrata splendidamente da un Gigi Cavenago ispiratissimo da Massimo Carnevale — segna quasi simbolicamente piú che mai il passaggio di consegne avvenuto ormai da un po’ dall’èra Sclavi a quella di matrice recchioniana. Laddove gli incubi originarii erano conseguenza di turbe psichiche e simpatiche alienazioni mentali varie, sulla scorta dell’alcolismo sclaviano, “Mater dolorosa” vi sostituisce la sofferenza fisica, retaggio della salute precaria dell’autore, che determina un poema a fumetti tutto allegorico esistenzialista, incentrato su dolore e sofferenza, leopardianamente connaturati alla natura umana. Va da sé: trattandosi di un fumetto destinato a masse che si beano di serial tv da quattro soldi, non si va piú di tanto a fondo, e a un certo punto conviene leggersi gli originali del recanatese, meno stucchevolmente epigrammatici, e piú circonstanziati, di questi.

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