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Archivio Gennaio 2017

psyco-mughini

30 Gennaio 2017 95 commenti

Simpatico libro dell’antipatico Mughini, anche se in verità la sua composizione è piuttosto eterogenea. Inizialmente il giornalista psicopatico — mantenendo fede al sottotitolo — si esercita nella solita apologia della carta stampata rispetto ai vituperati social media, e ci racconta della sua fidanzata catanese e della sua passione di bibliofilo antiquario. Poi, descrivendo la sua sezione di testi riguardanti gli anni di piombo e stampati delle BR, si mette a raccontare vicende piuttosto interessanti quanto secondarie di quei tempi, riferite a conoscenze di prima mano di persone e fatti e libri. Fin qui tutto abbastanza interessante, ma il Mughini ha l’aria di non saper piú cosa scrivere, ed infatti ricicla la sua introduzione al catalogo della raccolta di primizie letterarie del Futurismo, dalle quali è costretto ad alienarsi per questioni pecuniarie. Segue una catalogazione dei libri d’artista da lui posseduti o ritenuti importanti, che non si può non definire quantomeno monca, non essendo riportata nessuna illustrazione al riguardo. Dulcis in fundo, come i cavoli a merenda, un altro riciclo di un suo vecchio articolo per Panorama dedicato all’atleta brianzolo Igor Cassina. Morale: va bene essere bibliofili (come Dell’Utri) ma, se non si sa di che scrivere, è inutile riempire le pagine dei libri, basti limitarsi a collezionarli (come Dell’Utri).

Bompiani, 160 pagine, 14 euri

hergé opera prima

5 Gennaio 2017 99 commenti

La cosa piú divertente di questa ristampa della prima avventura di Tin Tin — ambientata in una Unione Sovietica caricaturale di fine anni Venti — non è tanto la storia in sé, destinata ad un pubblico giovanile e quindi prevedibilmente semplificata concettualmente e di stampo propagandistico, quanto la parte redazionale che questo moderno volume ci offre: lungi dal prendere le distanze dai luoghi comuni di questo Hergé poco piú che ventenne e alla prima esperienza narrativa, il redattore ci propone una descrizione della Russia staliniana manco stessimo leggendo il Libro nero del comunismo. Tutto presumibilmente vero, ma questo calcare la mano risulta un po’ stonato in un contesto filologico quale quello che vorrebbe offrirci questa edizione, visto che i maggiori crimini il regime staliniano li avrebbe compiuti nei due decennii successivi.

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il segno di zoro

3 Gennaio 2017 89 commenti

Diego Zoro in arte Bianchi prova il colpaccio (ma non gli riesce, ndr) portando al cinema quella che è la sua specialità, ovvero il cut & paste di momenti di vita catturati con la videocamera, che però funzionano bene quando sono piú o meno spontanei, e vanno in televisione, ma qui l’artefatto, perdipiú ombelicale — ruotando la vicenda interamente in un quartiere della Capitale —, è prevalente, e difatti è piú riuscito il backstage del film vero e proprio. Da chi ha girato reportage tv memorabili come quello della Jungle di Calais ci si aspettava di meglio.

2014, scritto e diretto da Diego Bianchi, con attori vari piú o meno anonimi

Categorie:Cinema Tag:

il marchese grillino

2 Gennaio 2017 114 commenti

Sul calare della parabola della commedia italiana il buon Monicelli si cimenta nella variante storica della stessa, individuando in un personaggio realmente esistito il perfetto rappresentante dell’arte italica di arrangiarsi, bersaglio immancabile del cinema di quel genere. La rappresentazione di Onofrio del Grillo, nobile romano decadente che si destreggia per ottenere sia le benemerenze della Chiesa che quelle dell’invasore napoleonico, in realtà ne viene fuori piuttosto bene, perché il cinismo tipico non è disgiunto da un senso morale di giustizia sociale che fa da contrappeso. Film tutt’oggi molto divertente, confezionato con tutti i crismi da un grande regista e da una squadra di sceneggiatori di prim’ordine, senza parlare dell’attore protagonista, ovviamente, la cui ricostruzione storica molto accurata arriva al culmine nella presentazione di un falso musicale, un’opera lirica fasulla creata in stile da Nicola Piovani (addirittura, con una finezza di stile che unisce il melodramma del Seicento francese con quello dell’Ottocento italiano e anche francese).

1981, regia di Mario Monicelli, soggetto e sceneggiatura di Bernardino Zapponi, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Mario Monicelli, Tullio Pinelli, musiche di Nicola Piovani, con Alberto Sordi, Paolo Stoppa, Flavio Bucci, Leopoldo Trieste e altri