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arturo scioperato

Narra la leggenda che il buon Arturo Scioperato andasse via via raccogliendo sotto il titolo di Eis heautón (sulla scorta di Marco Aurelio) un vademecum di pensieri talmente arditi, la quintessenza della propria filosofia, che proprio per il loro carattere voleva fossero destinati alla pubblicazione post mortem. Com’è come non è, fatto sta che, alla sua dipartita, del vademecum non se ne trovò traccia, ma qualcuno sgamò il suo esecutore testamentario che pubblicò una biografia di Schopy nella quale molti passi parevano verosimilmente tratti dal libello poi probabilmente distrutto. Fu così che un altro zuccone studioso — sulla scia della pratica adottata per i frammenti di Eraclito o del Discorso Vero di Celso — ne estrasse i paragrafi attribuibili al filosofo esistenzialista e ne ricavò il presente libretto pubblicato dalla Adelphi. Effettivamente le elucubrazioni qui contenute sono quanto di piú pessimistico possibile nei riguardi del prossimo (i cui «cinque sesti» degli uomini sarebbero costituiti da bipedes), o dell’altra metà del cielo, ma varie somiglianze di contenuto risuonano in “Parerga e Paralipomena”, per esempio, quindi niente di assolutamente originale. Completano il libretto alcune frasi di tenore simile appartenenti ad altri autori, ricavati dalle sottolineature che il filosofo teutonico apponeva sui libri da lui posseduti e consultati.

Adelphi, Piccola Biblioteca n. 495, 120 pagine, 9 euri.

«Già a trent’anni ne avevo sinceramente abbastanza di dover considerare come miei simili esseri che in realtà non lo sono. Finché il gatto è giovane gioca con pallottoline di carta perché crede che siano vive e simili a lui. Ma una volta cresciuto, sa che cosa sono e le lascia stare. Lo stesso è capitato a me con i bipedes. Similis simili gaudet: per essere amati dagli uomini bisognerebbe essere simili a loro. Ma che il diavolo se li porti! Quello che li fa andare e stare insieme è la trivialità, la piccineria, la piattezza, la debilità mentale e la meschinità. Perciò il mio saluto a tutti i bipedes è: pax vobiscum, nihil amplius! L’uomo di natura più nobile in gioventù crede che i rapporti essenziali e decisivi, e i legami tra gli esseri umani che ne nascono, siano quelli ideali, cioè basati sull’affinità nel modo di sentire e pensare, nel gusto, nelle capacità mentali. Sennonché, più tardi si accorge che sono invece quelli reali, cioè quelli che poggiano su qualche interesse materiale. Sono questi che stanno alla base di quasi tutti i legami. La maggior parte degli uomini non ha anzi alcuna idea di altri rapporti. Perciò, quanto più uno si eleva spiritualmente, tanto più triviali gli debbono sembrare gli uomini.»

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