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Archivio Luglio 2017

youth has gone

20 Luglio 2017 79 commenti

La generale tendenza decadente del cinema sorrentinesco è andata trovando il suo culmine nel suo distico piú recente, prima con “La grande bellezza” e poi con questo ultimo “Youth”, nel quale una torma di perlopiú anziani ricconi si ritrova a passare una vacanza in un resort di lusso svizzero che sa tanto di lager (e infatti uno degli ospiti è un attore che si prepara per una parte in cui interpreterà Adolf Hitler). Il film è il consueto accrocchio di inquadrature suggestive e dialoghi lapidarii che non appare meno noioso del solito, senonché ad una virata conclusiva viene affidato un certo ottimismo, per il quale la morte — o il senso della fine che pervade tutta la storia — genera la vita (peccato solo aver scomodato nientemeno che la Mullova per farle suonare quattro note in croce, in un finale pretenziosamente scopiazzato con ben miseri risultati dal “Concerto” di Radu Mihaileanu, o come cavolo si scrive).

2015, scritto e diretto da Paolo Sorrentino, con Michael Caine, Harvey Keitel, Jane Fonda e altri

Categorie:Cinema Tag:

soldier blu pensaci tu

10 Luglio 2017 60 commenti

Ormai la Bonelli sforna fumetti un tanto al chilo, basandosi probabilmente sullo zoccolo duro di lettori forti che comprano la qualunque (tipo chi scrive). Con la giustificazione di voler tornare ad un’avventura di indiani e cowboy, settore ormai un po’ trascurato dalla casa editrice, è appena uscito “Cheyenne”, un cosiddetto ‘romanzo a fumetti’ di 300 pagine, con il quale però non si riesce a far di meglio che riciclare le tematiche di una pietra miliare del genere western come “Soldato Blu” senza prendersi la briga di apportare un quid in piú di creatività. Il peggio è che la storia, oltre ad essere veramente poco originale, è sceneggiata maluccio, tanto che appare già conclusa a due terzi del volume, e le ultime cento pagine paiono un’appendice che francamente aggiunge poco o niente al poco o niente della prima parte. Per cercare di cammuffare la pochezza della storia la sceneggiatura è giocata su continui flash-back e flash-forward, giusto per confondere un po’ le idee, salvo poi prendere le distanze da tale procedura nel finale, escogitando il piú vieto deus ex machina sotto forma di vecchiarello rimbambito che avrebbe narrato in maniera un po’ sconclusionata la storia che abbiamo appena letto. Giudizio finale: risparmiare un deca, ché è meglio.

Sergiobonellieditore, circa 300 pagine in bianco e nero, 9,90 euri

Categorie:fumetti Tag:

speedy pamir

6 Luglio 2017 54 commenti

Diario di un breve viaggio sulle montagne del Pamir, in Asia Centrale, dalle parti del Tagikistan, Kirgyzistan, etc. (“stan” è un suffisso che vuol dire terra, e corrisponde al “land” inglese). L’autore racconta le peripezie vissute per raggiungere quei posti tanto lontani sia nello spazio che nell’immaginario, molto interessanti per la loro originalità, ma purtroppo il viaggio è stato troppo breve, tanto che non fai in tempo a prenderci gusto nella lettura che il libretto è già finito. Quello che fa un po’ ridere è che in luoghi cosí isolati dal nostro mondo, e quasi disabitati, i pochi che ci vivono sembra non attendano altro che l’ora dell’arrivo di qualche sventurato turista per spolparlo di denari in ogni modo, trasportandolo in pericolosissimi percorsi di montagna con mezzi improbabili, ospitandolo nelle loro povere abitazioni, offrendogli qualche intruglio alimentare che gli provoca un’immancabile dissenteria (il sospetto è che, in questo caso, lo facciano apposta, per divertirsi alle sue spalle), etc.

Polaris Editore, 120 pagine, 13 euri

Categorie:Letteratura Tag: ,

edoardo manetta

4 Luglio 2017 6 commenti

MILANO – Palazzo Reale: “Manet e la Parigi moderna”. Appena conclusasi, la simpatica mostra su Edouard Manet e la Parigi moderna — composta interamente da opere di Manet e suoi contemporanei in prestito dal Museo d’Orsay — aveva però il solito difetto di essere rivolta essenzialmente ad un pubblico generalista, e affatto allo studioso del settore. Tale approccio privilegiava la visuale d’insieme della scena artistica francese del secondo Ottocento, dividendo le opere per temi, e non secondo un’evoluzione cronologica, e di conseguenza non metteva in luce il percorso artistico del pittore titolare, che (per dirne una) essendo di solida formazione classica, arrivò al realismo figurativo non attraverso la sperimentazione dal vero, come i Macchiaioli o come il Millet della scuola di Barbizon, ma in seguito allo studio dei maestri del Rinascimento e alla loro pennellata piú libera rispetto ai canoni accademici. Sarà solo in seguito alla conoscenza di Monet e di esponenti piú radicali del vero e proprio Impressionismo che il suo cavalletto si sposterà dallo studio alla pittura en-plein-air, giovandosi di uno schiarimento della gamma dei colori, che invece, come voleva la tradizione, era sempre stata dominata dai toni scuri. Insomma, mostre di questo tipo vanno bene per vedere da vicino qualche opera celebre, ma buttano fumo negli occhi ai visitatori che sganciano il grano, e il tutto va a detrimento della comprensione del fatto artistico e, difatti, alla fine quello che rimane piú impresso è il pettegolezzo alla Flavio Caroli, tipo che Berthe Morisot, ritratta molte volte da Manet, era la cognata del pittore.

Edouard Manet, “Ritratto di Berthe Morisot”, 1874, olio su tela, cm 61 x 50, Musée d’Orsay

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