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Archivio Dicembre 2017

fuggi da foggia

31 Dicembre 2017 152 commenti

Milano, Palazzo Reale: “Toulouse-Lautrec: Il mondo fuggevole”. In attesa di riuscire a visitare la mostra di Caravaggio-superstar lí di fianco, andiamo dunque ad ingannare il tempo con quella contemporanea dedicata a Toulouse-Lautrec. Si tratta, diciamolo subito, della tipologia di mostra della serie “nozze coi fichi secchi”, ovvero essendo impraticabile lo spostamento di una quantità di quadri importanti dell’autore, si ripiega sulla sua opera grafica (che pure non è poco, diciamo). Quindi, sfruttando opportunamente il legame con le stampe giapponesi alle quali il Nostro e i suoi contemporanei si ispiravano, la fanno da padrone i manifesti per i teatri e i caffè concerto parigini, addirittura in triplice copia con i vari stadi della stampa litografica (ché ne bastava un esempio, diciamo, e invece si ripete per quasi tutti i manifesti esposti). Per allungare il brodo, si sprecano le stampe giapponesi di cui sopra (ché, anche in questo caso, ne bastava una o due), arrivando addirittura a replicare la stanza osé dei disegni di Utamaro già vista in occasione della mostra sull’Ukiyoe di qualche decennio fa. Comunque vale la pena di una visita, dato che i pochi quadri ad olio di T-L, meritano davvero perché, per quanto fosse praticamente autodidatta (o forse proprio per quello), una felicità espressiva nel disegno come la sua appartiene veramente a pochi.

“Studio di nudo” (1883), olio su tela, cm 55 x 46, Musée Toulouse-Lautrec, Albi

il sonno della ragione genera mostre

20 Dicembre 2017 126 commenti

Tomasino Montanaro e l’amico Vincenzino uniti nel j’accuse contro il sistema italico di mostre in larga parte pretestuose e inutili dal punto di vista scientifico, e contro lo sfruttamento improprio del patrimonio artistico nazionale, soprattutto a causa dell’interferenza del privato col pubblico (uno dei suoi cavalli di battaglia da anni). I due si dividono i compiti: il primo specializzato nell’arte rinascimentale, l’altro in quella contemporanea, menano mazzate a destra e a manca, rispettivamente per demolire la moda delle mostre-evento campate in aria, e le furberie del giro dell’arte contemporanea. Come non dargli ragione? Si tratta di cattive pratiche che dalle colonne di questo blog si vanno modestamente denunciando da svariati lustri. Detto ciò, i due non smentiscono il loro solito approccio talebano alle cose dell’arte, che se fosse seguito alla lettera conseguirebbe la determinazione di un’aura da fenomeno per le élite intellettuali, tralasciando di considerare — sebbene ci sia da tenersi alla larga dalla formula che considera i beni culturali alla stregua di “petrolio d’Italia”, da sfruttare senza limiti — che non fa certo male scucire qualche deca a chi può permetterselo, considerando che ciò contribuisce ad aumentare il PIL per via immateriale, quindi senza gli effetti collaterali del consumismo dei beni materiali, e come tale andrebbe, se non incoraggiato, quantomeno sopportato con benevola tolleranza (pur guardandolo col dovuto senso del ridicolo).

Einaudi 2017, 180 pagine, 12 euri