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Archivio per la categoria ‘Fotografia’

ritts

25 Maggio 2016 Nessun commento

MILANO – Palazzo della Ragione: “Herb Ritts. In equilibrio”. Prima grande retrospettiva (così dicono) dedicata ad Herb Ritts, fotografo anni 80-90, a metà (in equilibrio, appunto) tra la fotografia d’arte e quella piú glamour al servizio della moda e dello star system. Ritroviamo, infatti, molte delle immagini ormai divenute icone, tratte dal mondo della musica (la copertina di “True Blue” di Madonna, per es.) o semplicemente fotoritratti di attori del cinema, fotomodelle, etc. Per quanto riguarda la sua produzione svincolata dalla committenza Ritts prediligeva il bianco e nero e si ispirava all’estetica spartana di fotografi del primo Novecento (del tipo Tina Modotti) oppure alla ricerca scultorea formale attorno al corpo culturistico maschile (in questo caso il pensiero va inevitabilmente a Mapplethorpe). Viene dedicata una sezione del percorso di visita ad un vecchio servizio eseguito estemporaneamente per Richard Gere, prima del loro reciproco esordio professionale, e che determinò il lancio dei due nelle rispettive carriere. Altro elemento interessante è la proposizione di alcuni scatti celeberrimi accompagnati dai provini di studio scartati, che permette di osservare il processo creativo per arrivare all’immagine finale.

p.s.: si prestò anche alla regia di diversi videoclip musicali, i primi dei quali particolarmente interessanti (“Cherish” della già citata Ciccone, Janet Jackson, etc.).

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Italialand

27 Luglio 2012 6.208 commenti

MILANO – Triennale: “1984: Fotografie da Viaggio in Italia. Omaggio a Luigi Ghirri”. Da un certo punto, di vista la mostra rievocata alla Triennale è una delle testimonianze del cosiddetto ‘riflusso’ degli anni Ottanta. Luigi Ghirri e la ventina di fotografi da lui riuniti nella mostra di Bari del 1984 avevano la matrice comune dell’abbandono del cosiddetto ‘impegno’ (sociale, politico, antropologico, etc.) e dello spostamento dell’obbiettivo della fotocamera verso soggetti e ambienti che lo sguardo di solito non ‘vede’, perché ritenuti troppo comuni e trascurati perché considerati di secondaria importanza. Quello che ne sortisce è un catalogo paesaggistico alternativo, fatto di scorci di solitudini delle cose, attoniti e quasi metafisici — che ricordano da vicino la poetica dell’assenza di un certo Antonioni — dove la figura umana, di cui quel paesaggio inquadrato è l’artefice, è perlopiú assente o, se vi si trova, viene còlta in un atto di passaggio estemporaneo, denunciando la propria inimportanza e aleatorietà. L’apparente svuotamento di contenuti di cui questo genere di fotografia poteva venire accusato era in realtà un incoraggiamento a guardare con occhi nuovi il mondo che ci è piú prossimo e che comunemente non vediamo, oltre a provocare — con la sua rinnovata semantica — uno spaesamento esistenziale al massimo grado. Luigi Ghirri, l’artefice del tutto, aggiungeva alla ricerca tematica il gusto per la composizione, sovente frutto di grande sapienza grafica e coloristica tale da essere fonte di rimandi evocativi alla pittura. Fra le varie influenze che questo tipo di operazione culturale ha avuto — anche al di fuori del proprio ambito artistico — vanno citati almeno il famoso capitolo di “Caro diario” in cui Nanni Moretti va in giro in Vespa per la Roma deserta e, un decennio dopo, il documentario “Mondonuovo” di Davide Ferrario, con la partecipazione di Gianni Celati nel ruolo di un Virgilio della Bassa (lo stesso Celati, non a caso, aveva partecipato all’esperienza della mostra del 1984). L’attuale allestimento alla Triennale offre al visitatore solo una selezione delle fotografie originariamente esposte, ma è corredata da un video della durata di un’ora dove gli artisti vengono intervistati a posteriori per chiarire il significato del proprio lavoro di allora.

Francesca Boscaiolo

25 Luglio 2010 2 commenti

francesca_woodman_183

MILANO – Palazzo della Ragione (o della Regione?) – “Francesca Woodman”. La quasi totalità dell’opera fotografica della breve carriera della Woodman è incentrata sul corpo femminile e sull’autoritratto. La causa fondamentale di questa scelta è data dal fatto che essa stessa fosse un soggetto «sempre disponibile». Quasi a voler diminuire la portata narcisistica di questa sovraesposizione, il corpo della Woodman viene – da un lato – reso un deuteragonista conferendo importanza all’ambiente, e – dall’altro – non è mai ostentato ma, anzi, molto spesso nascosto, sfocato, celato, confuso e mimetizzato negli appartamenti che lo ospitano. In realtà, la Woodman non fu una semplice fotografa, ma la sua esperienza può rientrare senza dubbio nel genere della performance art, della quale lo scatto non è che l’esito finale (e le cui fasi sono del resto documentate in alcuni video autoprodotti). Il gioco con il proprio corpo è un’attitudine allo stesso tempo adolescenziale, simbolica, e dadaista, motivo per il quale i significati che si volessero attribuire alle immagini sono solo una componente della ricerca compositiva, associativa, e disturbante che formano la risultante dell’opera.

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pre-kubrick

20 Maggio 2010 Nessun commento

Untitled-1

Milano – Palazzo della Ragione. Prima di dedicarsi al cinematografo, il buon Stanley fece la sua brava gavetta come fotografo per una rivista (“Look”). La mostra di Milano espone (in anteprima mondiale, sembra) un paio di centinaia di scatti selezionati tra migliaia e migliaia di negativi, riscoperti recentemente in archivi fino a poco tempo fa sconosciuti. Non sappiamo se per esigenze di lavoro o per sua indole personale, le immagini dei suoi servizi fotografici lasciano intravedere già in nuce un intento narrativo e, a questo punto, è fin troppo facile desumere che nel suo lavoro di fotografo proiettava la sua futura professione di cineasta oppure che, viceversa, la scuola del reportage fotografico lo abbia indotto a intraprendere la strada di regista. Quel che importa è che abbia abbandonato abbastanza in fretta una carriera che si sarebbe inevitabilmente inaridita ben presto e si sia gettato invece, poi, in un ambito molto più ampio nel quale realizzare opere ben più complesse della mera registrazione della realtà che, pur con tutta la sensibilità della quale era capace, non avrebbe consentito adeguati ‘sviluppi’.

Davide La Cappella

5 Ottobre 2007 Nessun commento

Con il viatico di Warhol, DLC opera da vent’anni nel mondo della fotografia e del videoclip con l’intenzione di ricavare un sacco di danari mescolando la patinatezza con la provocazione. Spesso l’esperimento risulta riuscito, anche se alle opere, sempre interessanti, pare sempre mancare quello scarto in più per diventare dirompenti. Nella mostra aperta a Milano si possono vedere, oltre alle foto di grande formato, qualche decina di videoclip nei quali DLC non disdegna di trattare il tema della morte. La ferrea regola del commercio però gli impone di riscattare sempre l’eccessiva tragicità del tema con un espediente che ne stempera l’effetto.

schifezze varie

28 Novembre 2006 21 commenti


Si è appena conclusa al PAC milanese la mostra del pisquano di turno. Questa volta trattavasi del fotografo Andres Serrano, che non fa mancare nulla al suo catalogo in fatto di provocazioni alla morale, civile o religiosa (di tipo un po’ datato, forse, ma bisogna tenere conto che vive nella bigotta America). In particolare questa mostra presentava la serie “The morgue”, nella quale apparivano immagini di cadaveri morti in maniera innaturale, ma fortunatamente fotografati per dettagli e non a figura intera. Oltre a questa serie, ve n’era un’altra molto colorata e di grande formato intitolata “America”, appunto, nella quale sono ritratti personaggi (in genere anonimi e marginali, ma con qualche eccezione) della società statunitense. Completava il tutto la foto di un crocifisso immerso nell’urina. (!)
Riferimenti: sito

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paesaggi

22 Marzo 2006 1 commento


Mostra dedicata alle foto porno-fetish-chic del fu Helmut Newton, a Palazzo Reale di Milano. Belle, ricercate, ma in fondo in fondo lasciano il classico senso di vuoto = estetica pura. Ci sono anche dei soggetti paesaggistici, ma a chi interessano? E poi si vede che non vi si è dedicato con la stessa cura: per dirne una, la metà sono foto scattate dall’aereo in fase di atterraggio (probabilmente perché non aveva una modella sotto mano).

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lindbergh

24 Febbraio 2006 24 commenti


Belle foto, belle modelle, quello che manca è un po’ di creatività per non ridurre la fotografia a pura illustrazione.
A Milano, Spazio Forma fino a metà marzo.

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