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Archivio per la categoria ‘fumetti’

sentimental comic journey

14 Febbraio 2017 Nessun commento

Il fumetto raccontato attraverso il fumetto — dopo le due prove fornite da Scott McCloud — è ormai diventato un genere a sé stante frequentato da molti. Nel libro in questione il buon Calia lo utilizza per tracciare una storia sentimentale del fumetto, ovvero non di una ricostruzione enciclopedica si tratta (umanamente impossibile, del resto), ma di una sintesi basata su personaggi e autori che hanno costituito la formazione di fumettaro del Nostro. Infatti, dopo la citazione dei fondamentali Winsor McCay, Alex Raymond, Chester Gould, etc., ci viene proposto un excursus generazionale perfettamente coerente coi presupposti, a partire dai supereroi marvel, i manga, il nuovo corso DC Comics di Frank Miller, la British invasion capitanata da Alan Moore, qualche cenno al fumetto italiano moderno/contemporaneo (Pazienza, Valvoline), etc. Un libro del genere può però presumibilmente trovare riscontro positivo prevalentemente nel pubblico targettizzato della fascia anagrafica degli odierni quarantenni, giacché chi scrive su questo blog, per esempio, di un decennio piú indietro, già si trova parzialmente decentrato rispetto a questo punto di vista, a partire dall’evento traumatico per eccellenza nel settore dei super-eroi che, per Calia, corrisponde alla morte di Marvel Girl e della sua rinascita come Fenice, mentre per chi sia nato un paio di lustri prima il riferimento è evidentemente la morte di Gwen Stacy, per non parlare dell’inevitabile disgusto dato dal constatare che ad Andrea Pazienza è dedicata una paginetta mentre la conclusione viene affidata nientemeno che all’incapace Igort, segno palese di cognizione critica deficitaria. Valutazione finale: risparmiabile.

Editore Becco Giallo, 2016, 130 pagine in bianco e nero, 15 euri

hergé opera prima

5 Gennaio 2017 Nessun commento

La cosa piú divertente di questa ristampa della prima avventura di Tin Tin — ambientata in una Unione Sovietica caricaturale di fine anni Venti — non è tanto la storia in sé, destinata ad un pubblico giovanile e quindi prevedibilmente semplificata concettualmente e di stampo propagandistico, quanto la parte redazionale che questo moderno volume ci offre: lungi dal prendere le distanze dai luoghi comuni di questo Hergé poco piú che ventenne e alla prima esperienza narrativa, il redattore ci propone una descrizione della Russia staliniana manco stessimo leggendo il Libro nero del comunismo. Tutto presumibilmente vero, ma questo calcare la mano risulta un po’ stonato in un contesto filologico quale quello che vorrebbe offrirci questa edizione, visto che i maggiori crimini il regime staliniano li avrebbe compiuti nei due decennii successivi.

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this is the end

15 Dicembre 2016 Nessun commento

Un trentennio buono è ormai passato da che il buon Art Spiegelman con il suo “Maus” ha dato la stura all’autobiografismo a fumetti, e da allora se ne son viste di tutti i colori, diciamolo, e ancora se ne vedranno. Chiunque si è sentito autorizzato a scarabocchiare i fatti suoi, perlopiú con stile grafico infantilesco, sia che la storia fosse degna di essere resa nota (pensiamo agli esiti piú felici, come quelli di Marianne Satrapi, etc.) sia che la narrazione ruotasse intorno al proprio ombelico (la casistica è piuttosto ampia). Last but not least, per ora, arriva la storia che ci racconta Roz Chast, vignettista del New Yorker, la quale — ebrea americana anch’ella come Spiegelman — squaderna impietosamente gli ultimi dieci anni di vita dei suoi anzianissimi genitori, e dobbiamo dire che l’effetto è ancora piú deprimente di quello del capostipite, giacché mentre lí si raccontavano faccende tristissime, ma che riguardavano altri e nelle quali, oltretutto, l’apporto creativo contribuiva ad allontanare il nostro punto di vista, qui ci sono cose che riguardano o riguarderanno tutti noi, purtroppo, addolcite sí da un certo umorismo, ma spiattellate belle e buone come sono, ed il pensare che si tratta della migliore delle sorti augurabili ad ognuno di noi non è un pensiero che allieti l’animo, anzi.

Rizzoli Lizard editore, 240 pagg. a colori, 20 euri

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dd362

31 Ottobre 2016 Nessun commento

Dopo un lungo silenzio, il buon Tiziano Sclavi torna a scrivere una storia di Dylan Dog, tutta incentrata sul tema dell’alcoolismo, e dei fantasmi, ma incapace di risvegliare il benché minimo interesse (anche i dialoghi sono ad un livello di banalità mai raggiunta), per non parlare dei disegni sclerotici di Casertano. Giudizio generale: tavanata galattica.

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nn304

11 Ottobre 2016 Nessun commento

Una storia hard-boiled, ambientata in un contesto alla Blade Runner, segna il ritorno di Medda dopo un tot di tempo alla sceneggiatura (quanto? boh, e chi lo legge mai sto nathannever). Certo, l’effetto non è equivalente al ritorno di Sclavi a Dylandog — ogni volta una sorpresa — ma fa piacere ogni tanto ripartire dai fondamentali, con un bel viaggio nel topos (stra-abusato) della città fantascientifica costruita su piú livelli, illustrata graficamente con una resa poco piú che onesta, ma efficace. La storia in sé, inizialmente intrigante, si rivela poi però un po’ una pisquanata.

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dd361

30 Settembre 2016 Nessun commento

La storia di Dylan Dog di questo mese, celebrativa del trentennale della collana dell’indagatore dell’incubo — e, come tale, tutta a colori, illustrata splendidamente da un Gigi Cavenago ispiratissimo da Massimo Carnevale — segna quasi simbolicamente piú che mai il passaggio di consegne avvenuto ormai da un po’ dall’èra Sclavi a quella di matrice recchioniana. Laddove gli incubi originarii erano conseguenza di turbe psichiche e simpatiche alienazioni mentali varie, sulla scorta dell’alcolismo sclaviano, “Mater dolorosa” vi sostituisce la sofferenza fisica, retaggio della salute precaria dell’autore, che determina un poema a fumetti tutto allegorico esistenzialista, incentrato su dolore e sofferenza, leopardianamente connaturati alla natura umana. Va da sé: trattandosi di un fumetto destinato a masse che si beano di serial tv da quattro soldi, non si va piú di tanto a fondo, e a un certo punto conviene leggersi gli originali del recanatese, meno stucchevolmente epigrammatici, e piú circonstanziati, di questi.

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scavezzacollo

22 Giugno 2016 Nessun commento

Ennesimo reset di tutte le testate Marvel per accalappiare nuovi polli. Nel caso di Devil — diventato Daredevil per uniformarsi al merchandising internazionale di film, serial tv e pupazzetti vari — in effetti, le novità paiono essere ben poche, quantomeno se paragonate al buon vecchio Thor, che subisce addirittura una mutazione di genere (nelle vesti della segretaria del dottor Blake, nientedimeno). Le storie di Devil già da molto tempo, insieme a quelle del nuovo Occhio di Falco, sono l’ultimo baluardo realistico della produzione Marvel, lontane dal pupazzettismo grafico che ormai caratterizza molti supereroi, e in genere ruotano attorno all’aspetto legal-thriller (Matt Murdock è passato da avvocato a pubblico ministero), e il taglio è decisamente urbano e realistico (l’amico di sempre, Foggy Nelson, è malato di cancro) e in questo ciclo il tema trattato di sguincio è quello dell’immigrazione, dissimulata nella variante cinese, ma le riflessioni che si fanno portano a fattori piú generali. Dal punto di vista visuale, in questo periodo almeno, dopo varie sperimentazioni siamo tornati dalle parti della solida caratterizzazione data a suo tempo dal duo Miller-Janson, con influenze dallo stile di John Romita jr., che ben si adatta alle atmosfere noir delle storie.

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lo chiamavano Trinità

6 Maggio 2016 Nessun commento

Come nei migliori esempi di romanzo di formazione, il protagonista (Claudio Santamaria, che pare tirato via di peso dal film “Paz”), coatto romano di periferia, eleva il suo status grazie all’involontario acquisto di superpoteri — alla maniera di Devil, ma lui ricorda un po’ Peter Parker — che suo malgrado lo traggono d’impaccio da situazioni criminali che lo vedono coinvolto. Bel film, poco definibile tanta è la quantità di ispirazioni che vi vengono intelligentemente convogliate (da Trainspotting, alla poetica del degrado (Accattone, etc.), alla violenza gratuita e improvvisa stile Tarantino, al glam-trash di Tano da morire, etc.). Tutta la violenza della storia viene bilanciata e alleggerita dall’ingenuità della personaggia femminile (altrimenti sarebbe sembrata un’altra insopportabile “gomorrata”), naturalmente, in quanto tale, destinata al sacrificio.

2016, regia di Gabriele Mainetti, scritto da Nicola Guaglianone e Menotti, con Claudio Santamaria, Ilenia Pastorelli, Luca Marinelli

Lui

15 Aprile 2016 Nessun commento

Pubblicazione in formato comic book USA che sfrutta abilmente alcune caratteristiche del medium fumettistico — quantomeno nella veste di prodotto popolare da edicola — e cioè l’immediatezza del suo linguaggio per immagini, e la sua economicità (sia di mezzi che di costo e prezzo). “Quando c’era Lui” è quasi un’instant comic book che rivisita ai giorni nostri la chiave underground dei fumetti di Stefano Tamburini e di Cannibale, simpatico per la sua vivacità e per l’intelligenza tempestiva nel mettere in burletta un fenomeno come quello costituito da Casa Pound, tuttavia non privo di molti difetti, in primis quello di staccarsi, sí, stilisticamente dal disegno un po’ retro di Robert Crumb, ma l’approdo è il solito stile cartooning ora molto in voga, ma che proprio nun se pò véde. Anche la storia piuttosto sempliciotta lascia a desiderare (uno scienziato nazista allievo di Mengele si propone di riportare in vita tramite l’ingegneria genetica il vecchio Benito). Bocciato, nonostante i buoni propositi.

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aimez vous tex willèr?

4 Marzo 2016 Nessun commento

Poco tempo fa avevamo visto come l’editrice Astorina avesse adattato il vecchio Diabolik al formato comic-book americano (in questo senso preceduta, se non ricordiamo male, dalla Disney con Paperinik, un paio di decenni fa). Ora la diversificazione formale tocca alla Bonelli, la quale già da tempo pubblica una collana a colori di Tex nel formato dell’albo alla francese. Nel caso di questo terzo numero firmato Boselli-Stano, purtroppo l’operazione è abbastanza fallimentare. Tralasciando gli onesti disegni del buon Angelo Stano, è il lavoro di Boselli a mostrare la corda troppo presto. La storia, prima di tutto, non è niente di piú di una “la qualunque” del farwest, che tra l’altro soffre dell’eccessiva compressione nella cinquantina di pagine dettate dal taglio frangese, sintetizzata a tal punto da rendere inspiegabile la trasformazione pissicologica di uno dei personaggi, una signora rapita, che inizialmente si potrebbe presumere vittima della sindrome di stoccolma, ma che poi risulta evidentemente impazzita, ma non è dato saperne il perché. Ma la cosa piú da cioccolatai è non aver adeguato la sceneggiatura al diverso medium: il fumetto-bonelli ha una lettura tutto sommato veloce, ed una impaginazione piú libera, mentre il fumetto franco-belga abbisogna tradizionalmente di una lettura piú lenta e di una disposizione estremamente calibrata (anche per il vincolo del minor spazio disponibile), prerogative qui del tutto disattese, cosicché leggiamo un albo (virtualmente) prestigioso come se stessimo sfogliando un fumetto popolare da quattro soldi. Motivo per il quale diamo a questo fumetto un bel 5 meno meno.

Sergiobonellieditore, una 50ina di pagg. a colori, 8,90 euri.

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dd351

2 Dicembre 2015 Nessun commento

Il nuovo corso dylandoghiano è in pieno svolgimento. Una storia blandamente lovecraftiana — il male che viene dal profondo delle forze elementali — corredata però da un finale moraleggiante da quattro soldi totalmente estraneo alla poetica ispirata dallo scrittore statunitense = risultato scadente, peggiorato perdipiú da disegni piuttosto insulsi, non tanto stilisticamente quanto in termini di sceneggiatura, che fa abuso di primi e primissimi piani davvero insensati ai fini dell’economia narrativa. Bocciato.

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musée d’orsay dessinnée

25 Novembre 2015 Nessun commento

Graphic novel (arrendiamoci) commissionata dai cugini d’Oltralpe al piú oltralpista (insieme a GiPi) dei fumettari nostrani. Lo sponsor, a fare da sfondo, è la Gare d’Orsay: ex stazione ferroviaria, rinnovata oltre un trentennio fa da Gae Aulenti per trasformarla in contenitore di opere celeberrime impressionistiche e post-tali, i cui autori rivivono in uno spazio sia reale, quando si tratta di impressionisti, sia onirico, quando si tratta di stile naif, sottolineando in tal modo il carattere scientifico e quello fantastico dei due generi pittorici. L’operazione non è nuova, specialmente in terra francese: ricordiamo una bella graphic novel, aridaje, di qualche anno fa dedicata a Van Gogh, ma la felicità artistica degli acquerelli — ammesso che lo siano — di Manuele Fior rendono il libro a fumetti esso stesso un’opera d’arte (nell’epoca della sua riproducibilità tecnica).

Coconino Press, 72 pagine a colori, 16 euri

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staccare la spina

3 Novembre 2015 Nessun commento

Continua l’accanimento terapeutico nei confronti del personaggio creato mezzo secolo fa dalle sorelle milanesi. Oltre alle due meritorie ristampe (R e Swiisss), alle insulse storie inedite mensili, al travestimento in formato-bonelli, si aggiunge ora una miniserie che scimmiotta i Marvel comics, sia nel taglio dell’albo che in quello delle storie. Il Diabolik di questa versione è un po’ diverso da quello a cui siamo abituati: piú cattivo, tipo quello delle origini (ammazza tranquillamente innocenti senza batter ciglio) e le storie sono tutta azione e pochi dialoghi, ma è roba veramente superficiale, i fumetti marvel a confronto sono capolavori. Risparmiare.

p.s.: si salva solo per le notevoli copertine di Matteo Buffagni

72 pagine a colori, 3,50 euri, storia di Gomboli/Faraci, disegni di Palumbo

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Luca il fortunato

27 Agosto 2015 Nessun commento

Questioni di marketing impongono che le collane a fumetti abbinate ad un quotidiano non vengano pubblicate secondo l’ordine cronologico di uscita originaria delle storie (approccio filologico) ma — quando la continuity non rappresenti un punto forte della serie — si cominci in medias res, dal periodo in cui gli autori hanno raggiunto una certa maturità e confidenza nei confronti del loro personaggio, all’interno di un lasso temporale piú o meno duraturo che si potrebbe definire “classico”. La prima uscita di Lucky Luke per il Corriere della Sera, infatti, è una storia con tutti i crismi, datata 1967, ovvero addirittura una ventina d’anni dalla nascita del personaggio: avventura molto divertente — l’idea base della diligenza è una citazione da “Ombre rosse” — infarcita di tormentoni, e che abbina alla componente umoristica anche un elemento pedagogico sotto forma di una serie di riferimenti storici realistici — che se non fossero dichiarati tali sarebbero irriconoscibili, tanto ben seminati nella sceneggiatura — i quali nella fattispecie di questa edizione sono approfonditi nelle pagine redazionali finali, molto ben realizzate.

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Linus n. 1

10 Luglio 2015 Nessun commento

Torna nelle edicole in copia anastatica a distanza di mezzo secolo la prima annata della storica testata italiana, antesignana nello sdoganamento di un’arte popolare e fino ad allora considerata di terzo o quart’ordine come il fumetto. Dal punto di vista grafico, ed estetico, seguiva l’ondata della nobilitazione dei fumetti operata dalla Pop Art (Lichtenstein e le sue vignettone elevate a quadri), mentre dal punto di vista teoretico il debito è nei confronti dello studio scientifico della comunicazione di massa, i cui prodromi italiani declinati fumettisticamente risalivano a pochi anni prima, coi saggi su Steve Canyon e su Charlie Brown scritti da Umberto Eco (del quale qui troviamo un’intervista assieme a Vittorini). In origine Linus era esclusivamente — e filologicamente — votata al fumetto (come la gemella Eureka, nata ad imitazione un paio d’anni dopo per la Editoriale Corno, o come Il Mago in seguito) ma durante gli anni Settanta vide una politicizzazione di sinistra dei contenuti redazionali e fumettistici — forse inevitabile, dati i tempi  — cifra che rimane tutt’ora una sua caratteristica, anche se in versione un po’ piú light. I fumetti pubblicati erano, allora, solo americani (Peanuts, Popeye, Lil Abner, Krazy Kat), sopperendo probabilmente ad una scarsità delle traduzioni italiane dei suddetti, ma nei redazionali interni Rino Albertarelli (!) si occupava di Antonio Rubino, forse il patriarca (sebbene con diversi distinguo) del fumetto italiano, mentre in un altro articolo si riferiva della prima edizione del Salone di Bordighera dei Comics (1965), poi trasferitosi a Lucca. Quindi non solo esterofilia, ma sguardo largo sul panorama italiano e internazionale, presente e passato. Nel decennio seguente la rivista si aprí ad autori italiani contemporanei (Altan, Calligaro, Staino, etc. e Andrea Pazienza nella sua costola Alter) e stranieri (Feiffer, Copi, etc.) e questa ventata di attualità è stata probabilmente il fattore che ha determinato il progressivo avvicinamento a temi politici e sociali, che per un certo periodo la resero financo illeggibile (chi scrive infatti, data l’età, trovava molto piú familiare e simpatica la già citata Eureka).

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black cap

27 Giugno 2015 Nessun commento

Ennesimo stratagemma con evento epocale che azzera la numerazione e rilancia una testata in fase calante. In questo caso si tratta della nuova palingenesi (terza, o quarta?) di Capitan America nelle vesti del vecchio Falcon (svolta black, che pare debba toccare presto anche a Spider-Man). La storia, scritta da un certo Remender e disegnata dalla mano felice di Stuart Immonen, è la quintessenza dei supereroi Marvel delle origini, ma adeguata ai tempi. Tutta azione, dialoghi brillanti con sottofondo intimistico per dare un minimo di spessore, fatta di poco o niente ma molto riuscita (si veda per converso la verbosissima e incomprensibile storia degli Invasori che costituisce il secondo sfoglio).

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milo da caravaggio

22 Maggio 2015 Nessun commento

Prima parte (per un totale di due) di una storia a fumetti che il buon Manara dedica al Caravaggio, dove si prende in considerazione la vita del Merisi a cominciare dal suo arrivo a Roma fino al suo abbandono a causa dell’omicidio di Ranuccio Tomassoni. Nonostante alcune evidenti libertà narrative dovute alla necessità di sintesi, la fedeltà storico-artistica generale pare rispettata — con certificazione introduttiva nientepopodimeno che di Claudio Strinati — e, a parte alcune volgarità forse evitabili e il contorno di donnine poco Seicentesche, Manara riesce a restituire piuttosto bene l’atmosfera dell’epoca e a rendere credibile il rapporto apparentemente conflittuale tra l’arte e la vita di Caravaggio e quella dei prelati romani che lo sponsorizzavano. Tutto sommato, una delle cose migliori del Milo da qualche decina d’anni in qua, che fa dimenticare l’inqualificabile saga dei Borgia su testi di Jodorowsky.

Panini Comics, 64 pagine a colori, 16 euri e 90

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dd trecenquarantaerotti

3 Marzo 2015 Nessun commento

Se questo è un esempio del nuovo corso dylandoghiano si può star certi che durerà ben poco. Storia scritta da RR, e disegnata da uno che si crede Hugo Pratt ma che il suddetto non lo vede neanche col binocolo, in cui Dylandog è perseguitato dal babbo di una sua conquista, presto scaricata, e per questo viene punito. Idea bislacca, sviluppata male, con la solita mania di grandezza dell’autore. Forse l’intenzione (sballata) era quella di festeggiare l’Otto Marzo.

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seventh floor

2 Marzo 2015 Nessun commento

Storia a fumetti autobiografica (nata come tesi di laurea) che racconta del fidanzamento e conseguente discesa agli inferi dell’autrice, vittima di un boyfriend prima affascinante, poi praticante di violenza psicologica ed infine di violenza fisica. Lo stile di disegno infantile e la giovane età della protagonista giocano a favore dell’unidirezionalità del punto di vista, tuttavia non è piú tempo di film in bianco & nero e di buoni & cattivi, per cui ci aspettiamo che la denuncia della violenza di genere faccia qualche passo avanti e proponga anche una certa dose di autocritica, o uno straccio di analisi delle ragioni piú profonde del fenomeno, sempre irrintracciabili nella retorica sull’argomento.

Hop! Edizioni, 84 pagine b&w, 11 euri

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almanacco 2015

4 Dicembre 2014 Nessun commento

L’accoppiata di fuoriclasse Castelli & Alessandrini sforna un divertissment fuori serie nel quale il divertimento, appunto, consiste nello spedire Martin Mystère negli anni ’30-40, in un cortocircuito tra la protofantascienza di “Saturno contro la Terra” e quella della falsa invasione dei marziani radiofonica di Orson Welles. Storia leggera ma sapientissima, tutta da gustare (tralasciando i demenziali redazionali).

Bonelli editore, 6,50 euri, un cento e rotti pagine.

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film a fumetti

2 Dicembre 2014 Nessun commento

Ormai è prassi consolidata: quando un regista italico giunge in là con gli anni tantoché non ha piú né forza né voglia di realizzare una nuova impresa cinematografica — oppure verosimilmente non trova nessuno che gliela produca — affibbia la sua sceneggiatura rimasta nel cassetto ad un disegnatore rinomato, per concretizzarla — se non altro — in una storia a fumetti (o graphic novel, come si suol dire per consentire agli intellettuali di avvicinarsi ai fumetti senza sporcarsi troppo la coscienza). Dopo l’accoppiata di Fellini con Manara (ripetuta per ben due volte, con “Viaggio a Tulum” e “Giuseppe Mastorna”), stavolta tocca ad Ettore Scola consegnare il copione al buon Ivo Milazzo. Come Manara, il cui personaggio era l’incarnazione di Mastroianni, anche Milazzo si prende la libertà di “far recitare” degli attori veri e propri, Depardieu e Troisi nella fattispecie. La storia, scarsamente originale, si ispira a precedenti analoghi di Taniguchi e al “Lost in translation” della Coppola, ovvero mette in scena la liaison tra un uomo attempato (un libraio parigino) e una giovincella. Purtroppo la scelta del formato d’albo alla francese — che obbliga ad una estrema sinteticità — sacrifica lo spazio per approfondire un tale tipo di legame necessariamente molto ricco di sfumature (mentre il giappo di cui sopra e la figlia di Francis si prendevano tutto il tempo per curare la resa dell’atmosfera con l’illustrazione di piccoli particolari o di lunghi silenzi). Giudizio finale: se rimaneva nel cassetto era meglio.

112 pagine colorate, 17 euri, Bao Publishing

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scavezzacollo

14 Ottobre 2014 Nessun commento

Versione cinematica dell’Uomo senza paura. I mezzi tecnici consentono oggigiorno di rendere credibili, piú che mai prima, gli eroi in calzamaglia in versione filmica, ma quel che lascia a desiderare è spesso il lato umano (e dire che i fumetti di Stan Lee devono il loro successo proprio a quell’aspetto). Come nel primo Spiderman (ma probabilmente anche nei suoi seguiti) il rapporto tra l’eroe e la bella di turno (Elektra, in questo caso) è rimasto schematizzato al livello di fumetto anni 60, mentre l’aspetto visivo è al passo coi nostri tempi, il che rende estremamente stridenti i due aspetti (massimo realismo da una parte, e bassissimo dall’altra). Aggiungiamo che anche la storiella è veramente di infimo livello di complessità, e viene da chiedersi come mai non abbiano apposto la dicitura “Vietato ai maggiori di 13 anni”.

2003, scritto e diretto da Mark Steven Johnson, con Ben Aflleck, Jennifer Garner, Michael Clark Duncan, Colin Farrell.

michelangelo? me risi

18 Luglio 2014 Nessun commento

Primo: l’idea di Caravaggio trattato dalla Bonelli fa inevitabilmente prevedere la cazzata (per il target di dodicenni a cui mediamente puntano i fumetti che sforna l’editore milanese). Secondo: un’intervista a Casertano (nella quale afferma che per la grafica si è basato solo sulla fiction Rai caravaggesca di qualche anno fa) conferma indubitabilmente il sospetto di cazzata di cui sopra. Infatti, di cazzata si tratta. Del Merisi vengono prese in considerazione le ultime settimane di vita, nelle quali — rimbalzando tra Malta, Napoli e la Sicilia — è impegnato a sfuggire ad un paio di killer che vogliono fargli la pelle. Qualche indizio sulle novità della sua arte viene disseminato nella sceneggiatura (chi scrive, evidentemente, sa), ma la necessità di asservire la narrazione alla maledetta avventura li rende del tutto irrilevanti, per cui stiamo leggendo di Caravaggio, ma il protagonista potrebbe essere uno qualunque. Occasione perduta, ci voleva la mano di Alfredo Castelli.

tex 645

8 Luglio 2014 Nessun commento

Prima puntata di una storia scritta da Ruju, infatti si preannuncia poca cosa. Un cattivone indiano Comanche viene salvato provvidenzialmente dall’impiccagione militare grazie all’aiuto di spie della guarnigione di Fort Worth, spie che — lungi dall’essere dei buoni samaritani — lavorano per conto di loschi affaristi intenti a seminare disordini nella riserva indiana locale in modo da giustificare un intervento repressivo federale che liberi quei territori dalla presenza fastidiosa dei nativi, che impediscono il progredire del peggior capitalismo. Anche se non c’è da aspettarsi granché dalle puntate future, questa storia è tuttavia interessante per il nesso abbastanza naturale che si può stabilire tra la situazione degli indiani americani in cattività e quella dei Palestinesi, ostaggi odierni nello Stato di Israele. L’autore, per bocca di Tex, avanza la tesi della inversa proporzionalità tra il tasso di ribellione degli indiani e i territori che sono riusciti a conservare ma, se da un lato è vero che ogni volta che le trattative di pace sembrano portare a qualche accordo si verifica puntualmente qualche recrudescenza che ne determina il fallimento, dall’altro — almeno nella fattispecie a noi contemporanea — è invece dato il contrario, ovvero che la colonizzazione israeliana prosegue la sua invasione soprattutto nei periodi di tranquillità. (per cui Tex viene fatto passare nu poco per reazionario, se vogliamo)

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sequestrato

20 Marzo 2014 Nessun commento

Il n. 238 di Diabolik Swiisss attualmente in vendita ripropone la ristampa di un episodio risalente al 1973. Si tratta di una storia piuttosto scarsa & bislacca, una specie di riempitivo scritto dalle Sorelle Giussani e disegnata da Zaniboni (le cui matite, irriconoscibli, sono probabilmente ammazzate dalle chine di Montorio). Nonostante ciò, contiene un paio di cose degne di notazione. Una di queste è l’irruzione nella sceneggiatura di elementi della cronaca di quegli anni (di piombo) nella tavola in cui Diabolik — sotto sequestro dei rapitori che vogliono utilizzarlo per chiedere in cambio una contropartita — viene fotografato accostato alla prima pagina di un quotidiano, secondo l’usanza resa nota ai posteri cinque anni dopo con il rapimento di Aldo Moro, ma che senza dubbio il terrorismo aveva già usato prima in altre occasioni.

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nulla cambia perché nulla cambi

3 Marzo 2014 1 commento

Si andava leggendo su internèt, diversi mesi fa, di una certa rivoluzione che avrebbe investito il personaggio, le storie e la testata di Dylan Dog. Raggiungendo finalmente il primo numero utile, per chi scrive, dopo quegli annunci — il n. 230 in edicola nel corrente mese — non si constata davvero la benché minima innovazione, se si esclude una copertina in scala di grigio anziché a colori (esclusa la camicia di DD, espediente preso da Schindler List) e l’affidamento della pagina redazionale al presuntuosissimo RR. Il contenuto è una storia già letta numerose volte, pur se sceneggiata ottimamente e altrettanto bene illustrata da Marco Nizzoli, ma che si conclude in maniera piuttosto banale.

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in questo mondo di ladri

22 Novembre 2013 Nessun commento

Per il quarto numero di Color Tex si è avuta la bella pensata di proporre quattro miniracconti in luogo della consueta storia completa. Il fil rouge che li accomuna è costituito dal tema “banditi”: Tex le suona a malviventi di tutte le fatte. Il problema è, però, che i tre quarti delle storielle si rivelano delle vere e proprie cagate, con l’aggravante che a scriverle sono state le “migliori” firme in quota Bonelli. Si salva solo il racconto firmato da Gianfranco Manfredi e Stefano Biglia, ben costruito e sceneggiato, e dai disegni e dalle inquadrature eccezionalmente calibrate, che ricordano da vicino lo stile di certo fumetto americano, Mike Mignola su tutti (ma meno geometrico di questo). Dulcis in fundo, la colorazione di due dei quattro episodi fa veramente pena.

130 pagg., 5,50 euri, copertina di Laura Zuccheri

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ratolik

16 Novembre 2013 Nessun commento

Parodia di Diabolik a firma Leo Ortolani, che come d’uso traspone i personaggi del suo Rat-Man un po’ in tutte le salse, questa volta in versione diabolika. Eva Kant è un trans, tra le altre cose. Operazione non particolarmente riuscita, anzi, piuttosto fiacca a dire il vero.

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orfanelli

25 Ottobre 2013 Nessun commento

Primo episodio di una nuova serie a fumetti bonelliana, tutta a colori per andare giú di effetti speciali, di genere post-catastrofistico alieno. Dopo il solito disastro esplosivo psico-cosmico, una truppa di orfanelli sopravvissuti viene addestrata militarmente per essere spedita astronauticamente sul pianeta dei cattivoni che si presume abbiano commesso il fattaccio. Scadente, e un po’ pretenziosa com’è nello stile dell’autore (si dice il peccato ma non etc. etc.). Probabilmente, l’unico elemento positivo saranno le stupende copertine a tempera di Massimo Carnevale (o ad acquerello, quel che l’è).

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malloppazzi

26 Luglio 2013 Nessun commento

Balenottero da 600 pagine che riunisce in versione italiana la trentina di episodi che compongono la parabola di Echo, serie a fumetti di Terry Moore pubblicata in America tra il 2008 e il 2011. Dopo la sfacchinata della sua serie precedente (la mitica “Strangers in paradise”), Moore mantiene il format della coppia femminile protagonista, con corollario di personaggi vari, che gli consente di sfruttare la sua brillante capacità in fatto di dialoghi, a cui aggiunge una storia a metà tra il fantascientifico e il supereroistico (la circostanza della fusione due corpi, e due menti, in uno è un must della Marvel, stabilito negli anni Settanta con Mister Meraviglia e la Visione). Tutto molto bello, per uno dei migliori cartoonist indipendenti USA.

600 pagine in bianco e nero, 27 euri, Bao Publishing

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