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Archivio per la categoria ‘Filosofia’

arturo scioperato

8 Maggio 2017 18 commenti

Narra la leggenda che il buon Arturo Scioperato andasse via via raccogliendo sotto il titolo di Eis heautón (sulla scorta di Marco Aurelio) un vademecum di pensieri talmente arditi, la quintessenza della propria filosofia, che proprio per il loro carattere voleva fossero destinati alla pubblicazione post mortem. Com’è come non è, fatto sta che, alla sua dipartita, del vademecum non se ne trovò traccia, ma qualcuno sgamò il suo esecutore testamentario che pubblicò una biografia di Schopy nella quale molti passi parevano verosimilmente tratti dal libello poi probabilmente distrutto. Fu così che un altro zuccone studioso — sulla scia della pratica adottata per i frammenti di Eraclito o del Discorso Vero di Celso — ne estrasse i paragrafi attribuibili al filosofo esistenzialista e ne ricavò il presente libretto pubblicato dalla Adelphi. Effettivamente le elucubrazioni qui contenute sono quanto di piú pessimistico possibile nei riguardi del prossimo (i cui «cinque sesti» degli uomini sarebbero costituiti da bipedes), o dell’altra metà del cielo, ma varie somiglianze di contenuto risuonano in “Parerga e Paralipomena”, per esempio, quindi niente di assolutamente originale. Completano il libretto alcune frasi di tenore simile appartenenti ad altri autori, ricavati dalle sottolineature che il filosofo teutonico apponeva sui libri da lui posseduti e consultati.

Adelphi, Piccola Biblioteca n. 495, 120 pagine, 9 euri.

«Già a trent’anni ne avevo sinceramente abbastanza di dover considerare come miei simili esseri che in realtà non lo sono. Finché il gatto è giovane gioca con pallottoline di carta perché crede che siano vive e simili a lui. Ma una volta cresciuto, sa che cosa sono e le lascia stare. Lo stesso è capitato a me con i bipedes. Similis simili gaudet: per essere amati dagli uomini bisognerebbe essere simili a loro. Ma che il diavolo se li porti! Quello che li fa andare e stare insieme è la trivialità, la piccineria, la piattezza, la debilità mentale e la meschinità. Perciò il mio saluto a tutti i bipedes è: pax vobiscum, nihil amplius! L’uomo di natura più nobile in gioventù crede che i rapporti essenziali e decisivi, e i legami tra gli esseri umani che ne nascono, siano quelli ideali, cioè basati sull’affinità nel modo di sentire e pensare, nel gusto, nelle capacità mentali. Sennonché, più tardi si accorge che sono invece quelli reali, cioè quelli che poggiano su qualche interesse materiale. Sono questi che stanno alla base di quasi tutti i legami. La maggior parte degli uomini non ha anzi alcuna idea di altri rapporti. Perciò, quanto più uno si eleva spiritualmente, tanto più triviali gli debbono sembrare gli uomini.»

stima e ammira

26 Dicembre 2013 Nessun commento

Il furbacchione dottor Morelli, il Piero Angela della psicoterapia, affronta il tema dell’autostima da un punto di vista abbastanza particolare. Lungi dal compilare come d’uso un manuale di formulette pratiche positivistiche, al contrario affida il suo messaggio a due o tre concetti saccheggiati da maestri vari, orientali e non, che piú che dare risposte (standardizzate, come succede spesso in libercoli di questo tipo) spingono il lettore ad interrogarsi sulla sua natura. Niente di nuovo sotto il sole: da un lato c’è il “potere di Adesso”, che ha fatto la fortuna dell’altro furbacchione americano (Eckhart “faccia di” Tolle), ovvero vivere l’istante presente, dilatarlo, e dimenticare passato e futuro, due dimensioni secondo lui generatrici di sensi di colpa, da un lato, e false aspettative, dall’altro. Il secondo pilastro che viene proposto è la spersonalizzazione (anche questa roba già letta in tutte le salse in libri sul buddhismo zen o giú di lí), ovvero liberarsi delle costruzioni mentali dalle quali ci piace farci definire, e azzerare la personalità per ripartire da capo con una visione del mondo ed un behaviour piú confacente al nostro intimo. Il lato positivo di questo smilzo libretto è di mascherarsi da qualcosa che in realtà non è, per far arrivare al largo pubblico dei fondamentali di pensiero orientale, seppur in una versione all’acqua di rose.

Mondadori, aprile 2013, 96 pagine, 12 euri e novanta.

sigismondo

20 Giugno 2013 Nessun commento

Dal momento in cui l’individuo comincia — molto presto — a sviluppare la coscienza della distinzione tra sé e il mondo, e del loro complicato rapporto reciproco, incominciano i casini, per ovviare ai quali gli individui si costituiscono in società, le quali se, da un lato, hanno una loro indubbia utilità per la sopravvivenza della specie e per la soddisfazione del piacere, dall’altro ingigantiscono il Sé individuale in un Sé collettivo, che ripropone i conflitti fondamentali dell’essere umano in direzione inversa (individuo vs. mondo esterno = società-superindividuo vs. persona). Il vecchio Freud, all’indomani del primo conflitto mondiale, sente probabilmente che gli strumenti della sua psicanalisi sono insufficienti per spiegare il casino nel quale il mondo si è cacciato ma, lungi dall’abbandonarli, li ricicla per una indagine sociologica che somiglia ad una macro-psicologia dell’aggregazione umana, del resto strettamente legata alle dinamiche della psiche. Di conseguenza, la suddivisione della personalità nei concetti di Io, Super-Io ed Es viene trasposta pari pari dalla mente umana alla Società, dove l’Io sociale fa da mediatore tra gli istinti inconsci collettivi (Es) e le leggi morali e materiali che la società si dà per autocontrollarsi (Super-Ego). Il libro (1929), tutt’ora estremamente interessante, contiene alcuni siparietti esilaranti che testimoniano quanto la fissazione di Sigmund per la sessualità lo avessero talvolta portato ad esiti a volte molto discutibili (tipo la ricostruzione psico-storica dell’addomesticazione del fuoco, da sganasciarsi).

democrazia = demagogia

28 Giugno 2010 Nessun commento

demagogia

Tra un papiro di Dongo e uno di Artemidoro, il prof Canfora ha infilato questo breve excursus attorno alla parola ‘demagogia’. Passato nel lessico italiano direttamente dal greco (i romani l’hanno infatti tranquillamente snobbato), questo termine viene introdotto per la prima volta da Aristofane in una sua commedia, ed è utilizzato come sinonimo di leadership. Saranno Socrate e Platone a connotarlo negativamente, con la reprimenda verso la democrazia che quest’ultimo presentò ne “La Repubblica”. Aristotele specificò ulteriormente che ci può essere una demagogia ‘buona’ ed una ‘cattiva’; nella fattispecie la prima si rivolge ad una élite colta, mentre la seconda ad una fascia più allargata di popolazione, che abbisogna di un linguaggio più diretto e meno sofisticato (chissà perché viene in mente Di Pietro). Hobbes e compagnia la ripescarono nel Seicento, ma perché se ne faccia un uso pesante bisognerà aspettare il periodo post rivoluzionario francese, nel quale venne affibbiata dai Restauratori ai sobillatori del popolo contro l’aristocrazia (o la borghesia? mah!). Gramsci ebbe il merito di non attribuirla esclusivamente all’ambito di Sinistra, differenziando la demagogia di Sinistra (per la quale il demagogo è espressione stessa del popolo che da questo viene guidato, ma per il quale svolge anche una funzione che aspira all’evoluzione sociale e culturale, riferendosi a Lenin), differenziandola – si diceva – da quella di Destra, dedita al classico ‘panem et circenses’, per la quale le masse sono soltanto una entità che le élite sfruttano per i propri fini, utilizzando i mezzi di comunicazione per tenerli soggiogati (chissà perché viene in mente Canale 5).

diversità

17 Gennaio 2010 Nessun commento

Un agile libretto della Bollati Boringhieri che raccoglie un dialogo pubblico tenuto da Aime e Severino nell’ambito della kermesse “Torino Spiritualità”. Fino alla prima metà del libro ci si chiede se questi siano due filosofi o due tizii che si sono ritrovati al bar a chiacchierare di diversità, tanto appaiono scontate le loro considerazioni. Poi, per fortuna, il Severino salva un po’ la situazione tirando fuori un paio di concetti abbastanza rilevanti e non banali: la considerazione del diverso (l’immigrato, il malato mentale, etc.) come nemico è frutto di una naturale tendenza percettiva semplificatoria, atavica, attuata dalla mente per dividere il mondo in positivo/negativo, una classificazione di massima che consente di mettersi al sicuro di fronte ad un pericolo generico. Ad aggravare, ma allo stesso tempo a redimere, questa rozza discriminazione interviene lo spirito critico scientifico della società occidentale, che Severino considera superiore a quello della cultura orientale, che non ha sviluppato nulla di paragonabile in tal senso. Lo spirito filosofico/scientifico presume l’analisi, quindi il discernimento delle differenze tra gli elementi di natura. Se, ad un primo livello, questo atteggiamento è quello che spinge a considerare il diverso come negativo, perché in esso riconosciamo delle differenze rispetto a noi (ma anche perché non ne conosciamo l’origine, viene dal nulla, ex nihilo, e non da un background a noi comune), ad un livello più serio di approfondimento analitico, lo spirito critico consente di distinguere nella massa dei diversi (gli immigrati, per es.) le differenze che caratterizzano ognuno dei suoi componenti, come persona, e in tal modo – evidenziando gli aspetti umani comuni a tutte le etnie – ci fa riconoscere in esso un nostro simile.

p.s.: Severino è un discreto pensatore, peccato che non sia capace di esporre le sue idee in una sequenza logica decente (dovrebbe imparare dal suo allievo Galimberti).

viva lo stoicismo !

11 Giugno 2007 1 commento


Il titolo furbo un po’ new-age, sommato al fatto che l’editore è Mondadori, mi aveva fatto titubare nell’acquisto di codesto libricino, senonché mi è bastato sfogliarlo per decidermi: scopro infatti (beata ignoranza!) che il Marcaurelio in questione (121-180) è il titolare della famosa statua equestre in Campidoglio ed è stato un imperatore romano a cui piaceva filosofeggiare. Sono qui raccolte infatti una parte delle sue elucubrazioni – che debbono molto allo stoicismo di Seneca, Epitteto, etc. – sul senso della vita e del campare in generale. C’è di che scialarsi! Un piccolo esempio:

“Pensa costantemente all’universo come a una creatura vivente unica, che racchiude una sola sostanza e una sola anima; pensa come tutto sia assorbito in una sola sensazione di questa creatura; come tutto si compia grazie a un unico impulso, e tutte le cose siano causa comune di ciò che nasce, e quali siano il loro concatenamento e la loro connessione”.

Per commentare questa frase e ciò che ne deriva ci vorrebbe un’enciclopedia (oppure nulla, per quanto è immediata).

Surfilosofando

1 Giugno 2007 4 commenti


«Ho imparato qualcosa della vita quando ho visto i surfisti in California. I dilettanti inseguono qualsiasi onda, perché vivono nell’ansia di prendere quella perfetta. Invece i piú scafati aspettano in souplesse, senza frenesia. L’onda arriverà.»

Max Pezzali, L’Espresso, 31.5.2007

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Adoro Galimberti

21 Maggio 2007 Nessun commento


[?] il sapere non è mai nato dal senso comune perché la pigrizia intellettuale, che è poi il terreno infecondo del senso comune, lascia le cose come sono, senza forzarle a cedere il segreto che custodiscono.
[?] la psicanalisi esce dagli studi degli psicoanalisti per entrare in modo radicale nella società e nella storia della cultura, a cui fornisce gli strumenti teorici e pratici che rafforzano i nuovi valori che la modernità è andata proponendo.
In primo luogo il “principio dell’autonomia” che significa la libertà di decidere da soli cosa è giusto e cosa è sbagliato, anziché seguire un percorso stabilito dai propri natali, dalla consuetudine, dalla condizione economica. Nel tentativo di capire perché tale autonomia fosse così difficile da conseguire la psicoanalisi elaborò i concetti di ambivalenza, di resistenza, di meccanismi di autodifesa che aiutarono il processo di emancipazione.
[?] E come nella vita impersonale della specie a cui appartiene, nelle vicissitudini del suo corpo che segue il proprio ritmo autonomo, l’io trova se stesso nell’inconscio pulsionale da cui cerca di emanciparsi, così nella vita sociale, in qualità di produttore e di consumatore, l’io incontra se stesso come funzionario dell’apparato tecnico, o addirittura come anello di quella catena che l’inconscio tecnologico sopraggiunto connette con il mondo delle macchine che, siano esse amministrative, burocratiche, industriali, commerciali, esigono l’omologazione dell’individuo.
Ciò significa che l’individuo realizza solo se stesso quanto più attivamente si adopera alla propria “passivazione”, che consiste nella sua riduzione a semplice ingranaggio dell’apparato tecnico, a sua espressione, con progressivo decentramento da sé, e trasferimento del suo centro nel sistema tecnico che lo riconosce come sua componente e, riconoscendolo, gli conferisce un’identità appiattita sulla sua funzionalità. [?]

Umberto Galimberti, Repubblica 21.5.2007

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memento

11 Aprile 2007 Nessun commento


Non vestirsi mai dalla testa ai piedi con capi di un’unica marca, in particolare capi con logo in vista: sembrereste dei cartelloni ambulanti viventi.

Indossate sempre un po’ di “voi”, qualunque cosa decidiate di mettervi addosso Una catenina con il vostro nome, orecchini vistosi, i cari vecchi consumati jeans… Con un po’ di senso estetico e mettendoci un po’ della vostra personalità, otterrete una mise giusta.

Mixate “high & low”, supercostoso con ultraeconomico, in modo da ottenere un look non-snob ma originale.

Cercate di avere sempre l’ultimissimo accessorio extra lusso, che sia una borsa, una paio di scarpe, un gioiello particolare, una cintura (non necessariamente una borsa da 2000 euro) per “elevare” il vostro look. Potete indossare stracci, ma se avete al braccio una Birkin, nessuno ci farà caso!

Conservate i capi “supertrendy” e all’ultima moda per almeno 5 anni dopo averli indossati durante il loro momento d’oro. Torneranno sempre utili!

Non indossate mai piú di un capo particolarmente trendy alla volta. Focalizzate il vostro look su un capo particolarmente alla moda (ad esempio un poncho) e costruite il resto del look attorno ad esso. Insomma, evitate di indossare tutti gli ultimissimi trend insieme. Un pezzo alla volta è sufficiente!

Fate in modo di avere un trench, classico. Potrete indossarlo sempre. È eterno, è un capo classico e risolve efficacemente molte situazioni, regalandovi sempre un look elegante e chic.

Non indossate gonne al polpaccio se siete bassine. Tagliano le gambe. Intozziscono il look.

Quando siete indecise, optate per una camicia classica bianca in cotone, va sempre. Abbiate solo l’accortezza di abbinarci un bel paio di orecchini particolari, tacchi alti, o una collana di perle multifili di varie lunghezze o un foulard particolare, possibilmente stretto attorno al collo di lato.

Quando camminate, fatelo con uno scopo. Date l’idea di sapere il fatto vostro. Se avete l’aria di una persona sicura di sé, anche gli altri lo noteranno

Non mettetevi addosso cose che non vi fanno stare a vostro agio. L’eleganza deve essere qualcosa di naturale, non forzato.

Mischiate i vostri vestiti. Indossate giacche di tailleur classici con i jeans e i pantaloni dello stesso tailleur con un top sbarazzino. Non usate giacca e pantalone (o gonna) del tailleur solo ed esclusivamente abbinandoli tra di loro.

Importante: indossate sempre un buon reggiseno! Deve essere della taglia giusta, non deve costringere né “lasciarle” troppo libere. Le “ragazze” dovrebbero essere sempre al posto, ben sostenute, in modo che anche i capi di vestiario cadano alla perfezione. E, per favore, niente capezzoli in vista… piuttosto procuratevi dei cerottini copricapezzolo o dei reggiseni imbottiti nei punti strategici.

Non abbiate paura di osare colori diversi dal nero/blu/marrone! I colori sono tanti! Abbiate solo l’accortezza di non esagerare nel metterne troppi insieme, abbinateli magari a colori piú sobri.

Evitate a tutti i costi gli slip che si vedono sotto ai vestiti! Se non siete fan del perizoma ultrainvisibile, potete anche continuare a usare gli slip… ma senza cuciture o che comunque siano della vostra taglia! Non c’è nulla di piú brutto da vedere che un sedere tagliato dall’elastico degli slip. Idem per i periziomi a vista. Sono totalmente volgari e out! NO, NO, NO, NO!!!

Indossate i vostri vestiti!! Non fate sì che loro “indossino” voi…metteteci un po’ del vostro carattere e di stile personale. Dovete sapere cosa vi dona e cosa no. Non comprate qualcosa solo perchè vi piace, deve anche starvi bene addosso! Solo perchè un capo è trendy, non significa che sia necessriamente bello né che addosso a voi faccia bella figura. E soprattutto, dovete sentirvi a vostro agio quando lo indossate!

(tratto da girlpower.it)

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a s c o l t a r e

10 Luglio 2006 Nessun commento


Le sette regole dell?arte di ascoltare
di Marianella Sclavi *

1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte piú effimera della ricerca.

2. Quel che vedi dipende dalla prospettiva in cui ti trovi. Per riuscire a vedere la tua prospettiva, devi cambiare prospettiva.

3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a capire come e perché.

4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.

5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali piú importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.

6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.

7. Per divenire esperto nell?arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l?umorismo viene da sé.

* Docente di Etnografia Urbana al Politecnico di Milano ed esperta di Arte di Ascoltare e Gestione Creativa dei Conflitti
Riferimenti: eccola qui

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heraclitus

26 Luglio 2005 Nessun commento


Il grande Eraclito ? vissuto nel VI-V sec. a.C. a Efeso sulle coste della Turchia (probabilmente figlio di nobili o addirittura di re) ? ci lascia i frammenti di pensieri raccolti in questo volume che sembrano l’anello di congiunzione tra la filosofia orientale e quella occidentale. Illuminanti, evocativi ed enigmatici, sono da centellinare leggendo attentamente le avvertenze (spiegazioni + testo greco originale).

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seneca

27 Aprile 2005 1 commento


Agile libro per farsi un’idea dello stoico Seneca, pensatore nato in Spagna verso la metà del I sec. d.C. Non è un libro unitario ma una raccolta di pagine prese qua e là dai suoi scritti e ordinate secondo varie tematiche concernenti la morale (la vita, la morte, il suicidio: roba allegra insomma). Tra parentesi, era favorevole al suicidio (mica per niente era uno stoico). La prima edizione di questo libro presso Laterza risale al 1924 (!) e di tale edizione conserva una premessa, illeggibile a causa dello stile antiquatissimo; paradossalmente, è più chiaro quello che scrive Seneca 2000 anni prima.

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