Archivio

Archivio per la categoria ‘Politica’

ei fu

12 Giugno 2015 Nessun commento

Film-paciugo nel quale il buon Valter si diverte in un cut & paste di filmati d’epoca berlingueriani in occasione del trentennale della scomparsa. Diciamo che una metà del film è perfettamente inutile, dato che i filmati di repertorio di cui è composta si trovano ordinariamente su internèt, e l’introduzione — nella quale il “regista” interroga i ggiovani d’oggi sulla loro conoscenza di Berlinguer — è piuttosto stucchevole. Salviamo i filmati meno noti, e le interviste ai vecchiarelli ex-PCI che restituiscono una testimonianza commossa del leader politico e dell’uomo. Non mancano, per onestà intellettuale, alcune critiche all’operato di B., anche se piuttosto tra le righe e poco approfondite. Forse sarebbe stato piú utile un film di riflessione critica rispetto a quello confezionato dal VW, che tutto sommato — al di là della validità della ricostruzione storica, sintetica ma precisa — risulta in fin dei conti un po’ troppo agiografico.

2014, scritto e “diretto” da Valter Weltroni

Leni mia cara Leni tu sei la pena di questo cuor

24 Ottobre 2014 Nessun commento

Simpatico docu-film con il quale la futura centenaria Riefenstahl (allora 32enne) documentava il maestoso congresso-parata del Partito Nazional-Socialista, svoltosi a Norimberga nel 1934 (città che, come per una nemesi, sarà poi la sede dell’estrema disfatta dei gerarchi nazisti). Per festeggiare la sua ascesa al potere, il buon Adolf organizza una maestosa manifestazione, che prevede la sfilata per la città festante delle forze militari naziste, nonché qualche discorso programmatico suo e dei suoi sodali (Goebbels e altri) dal tono per nulla tranquillizzante, nel quale il Cancelliere incita ad una rinascita teutonica (“Deutscheland erwachen”, dicono i gagliardetti sotto la croce uncinata). Paura.

1935, regia di Leni Riefenstahl

work & freedom

24 Luglio 2014 Nessun commento

Fresco fresco di stampa, quasi un instant-book — tanto che i fatti commentati comprendono anche il post-elezioni europee e il recente avvio delle cosiddette riforme istituzionali — “Lavoro e libertà” è un libro-intervista nel quale il buon Fassyna ci fa un riassunto delle sue note posizioni riguardanti la politica economica italica.  Un colpo al cerchio e uno alla botte, un colpo al nuovo corso renziano e uno a Papa Francesco per non apparire troppo comunisti, l’idea economica del Fassina è senz’altro piú convincente e piú di sinistra della disorganicità delle proposte dell’attuale linea del PD, ma ha la solita pecca di considerarsi troppo “pura”, e incontaminabile con altre soluzioni che non provengano rigorosamente dalla tradizione all’interno della quale ha consolidato il suo pensiero.

Imprimatur Editore, un 110 pagine circa, 9,50 euri.

berlinguer adornato

21 Marzo 2012 Nessun commento

Libercolo che riproduce un’intervista di Adornato a Berlinguer apparsa originariamente sull’Unità, nella quale si prefiguravano scenari futuribili all’alba del 1984 orwelliano. Libro che non vale i pochi euri che costa, ma che fornisce una divertente visione del contesto politico e sociale di quell’anno. L’Enrico non ce la faceva proprio ad allontanarsi da Marx, pur leggendolo in maniera critica. Il pericolo atomico, la rivoluzione informatica alle porte, la collocazione del PCI dopo l’omicidio di Aldo Moro e altri temi solo accennati mettono impietosamente alla prova il tentativo — alle volte riuscito, altre no — di sfidare l’imperscrutabilità del futuro alla luce degli elementi contingenti.

p.s.: che Adornato fosse davvero il mentecatto che pare essere (non a caso ora si trova nell’Udc) è confermato dal fatto che si stupisse (e si stupisca ancor oggi) che il Berlinguer si staccasse — correttamente — da una lettura del “1984” di Orwell in chiave meramente anti-sovietica, stupore adornato che dimostra di non riconoscere il valore artistico universale di quel romanzo, chiaro a chiunque gli avesse dato una sbirciata con un briciolo di cervello.

Aliberti editore, marzo 2012, 60 pagine, 6 euro e cinquanta.

la morale della truppa

1 Ottobre 2011 4 commenti

3454086

Riesumazione della storica intervista di Scalfari a Berlinguer (luglio 1981) nella quale il buon Enrico esprime delle considerazioni sul sistema politico italiano che — salvo alcune sfumature — sono tutt’ora valide. Peccato che l’introduzione di Luca Telese sia una schifezza e il testo dell’intervista sia stato riprodotto nudo e crudo, senza alcun apparato critico o alcuna nota di spiegazione che contribuisca a chiarire diversi punti che, oggi, risultano un po’ oscuri al lettore medio (tralasciando la “alternanza democratica”, che può essere un concetto intuibile, che cacchio sarebbe la DC del “preambolo”, per esempio?).

Aliberti, 64 pagine, 6.50 euro.

Walter Bettini

14 Settembre 2011 Nessun commento

bettini

Da bravo ex-luogotenente veltroniano qual è stato, il buon Goffredo considera l’attuale reggenza del PD come una vera e propria Restaurazione: un soffocamento degli slanci ideali originarii e dell’apertura di orizzonti che il Walter aveva profetizzato (il tutto risale a soli tre anni fa, peraltro). La fretta con la quale l’esperienza primigenia è stata messa da parte costituisce — in effetti — lo scheletro nell’armadio di questo partitello, anagraficamente giovane, ma mentalmente ripiegato su una concezione passatista e incapace di vedere al di là del “particolare”. La tesi del Bettini è quella di recuperare il contatto verso gli italiani sia in termini di coinvolgimento emotivo — una “narrazione”, aridaje, che si svolga attorno ad alcune parole chiave, imprescindibili, secondo lui — sia sotto forma di rapporto dialettico con la società civile (questo aspetto è stato tacitamente fatto proprio dalle recenti dichiarazioni di Bersani e dall’atteggiamento dialettico, appunto, stabilito dal PD nei confronti dei comitati referendari, per esempio).

«I progressisti [americani, N.d.R.] hanno spesso accettato una vecchia idea di ragione, risalente all’illuminismo settecentesco, secondo la quale la ragione è conscia, letterale, logica, universale, sottratta alle emozioni, incorporea e funzionale agli interessi di chi la esercita. […] I repubblicani non sono gravati da questi vincoli e hanno una migliore percezione di come lavorano mente e cervello. Questo è il motivo per cui spesso sembrano piú efficaci.»

Marsilio, giugno 2011, 140 pagine, 13 euro.

forever and ever

9 Settembre 2011 26 commenti

silvioforever

Se, anni addietro, si fosse desiderato realizzare un’opera politicamente impegnata, ci si sarebbe preoccupati di metabolizzarne gli elementi di base e trasfigurarli in linguaggio poetico (dal greco poiesis, poieo = ‘fare, creare’), etc., di modo da conferirle un valore autonomo. Viene in mente il teatro di Dario Fo, in primis, ma anche “Le mani sulla città”, per portare un esempio del ‘minimo sindacale’ di creatività che si sarebbe tenuti ad introdurre in un’operazione di questo genere. Oggigiorno, invece, siamo talmente messi male che è consentito persino a due semplici pennivendoli di adoperarsi in un puro assemblaggio di materiale di riciclo, televisivo e giornalistico, per mandare nelle sale — con l’aiuto di un regista sfigato come Faenza, chi altri? — una specie di film che vorrebbe essere una biografia non autorizzata del Cavaliere. La forma scelta, quella del documentario, poi, non fa che aumentarne i demeriti, visto che la pretesa di verità o veridicità dietro la quale si vuole nascondere è del tutto fasulla e orientata a senso unico. Dopo il giornalismo teatrale di Travaglio, Sabina Guzzanti e Luttazzi, non poteva mancare all’appello di questi tempi banali il cine-giornalismo, insomma.

p.s.: “Videocracy” faceva cagare ancora di piú, e “Il Caimano” è il solo esempio decente, finora, di narrazione berlusconiana (anche se piuttosto malriuscito).

Categorie:Cinema, Politica Tag:

l’altro muro

27 Agosto 2011 Nessun commento

saltare-il-muro

Storia a fumetti ambientata in Palestina — a metà tra il biografico e il giornalismo disegnato alla Joe Sacco — che, tramite l’illustrazione di uno spaccato dell’esistenza di un giovane palestinese, mostra il divario che separa il livello ottuso e opprimente della politica militaresca israeliana e le sfumature e le contraddizioni della vita quotidiana di una persona normale che, nonostante tutto, arriva alla conclusione che la soluzione politica che dovrebbe portare ad avere “due popoli in due stati” è un’assurdità e che invece bisognerebbe sforzarsi di integrare arabi e israeliani nello stesso territorio. Il punto di vista dell’autore (o del protagonista), anche se di parte, è obiettivo e, nel suo piccolo, ricorda lo sguardo lucido dello Spiegelman di “Maus” ma, inutile dirlo, la differenza del portato delle due opere è abissale. Piuttosto, ci sono notevoli attinenze con il film “Paradise Now” (2005) anche se quest’ultimo aveva dalla sua una carta in piú, quella dell’ironia (come avveniva anche in “Maus”, del resto).

Maximilien Le Roy, “Saltare il muro”, 104 pagine, 14 euro, 001 Edizioni (orig. Casterman)

ten giò i man

6 Giugno 2011 Nessun commento

le-mani-sulla-citta

Particolareggiato, diretto e coraggioso, tipico esempio di cinema di impegno civile e del (sacrosanto) dominio culturale della sinistra nel dopoguerra, nonché contributo al clima di protesta contro l’ordine costituito — crescente per tutti gli anni Sessanta —, “Le mani sulla città” è però un film in tutti i sensi in bianco e nero. Il cattivone (Rod Steiger, assessore e imprenditore edile) è tale a tutto tondo, senza motivazioni plausibili, oltre quelle del puro profitto, slegato da invischiamenti camorristici o malavitosi in generale (che sarebbero stati invece del tutto verosimili). Pur se ben realizzata e dall’intento piú che encomiabile, è però una pellicola che va classificata tranquillamente tra il cinema di propaganda, oltretutto un bel po’ di gradini sotto la “Corazzata Potëmkin”, “Sciopero”, etc., che aggiungevano valore dal punto di vista della fotografia, delle inquadrature, nonché da quello drammaturgico in generale (forse piú vicini all’espressionismo che al tardo-neorealismo del Rosi di questo periodo).

1963, regia di Francesco Rosi, scritto da Rosi, Raffaele La Capria, Enzo Forcella, Enzo Provenzale, interpretato da Rod Steiger, Salvo Randone e altri (non c’è una donna manco a pagarla).

il rottamatore

3 Aprile 2011 1 commento

renzi

Al contrario di Chiamparino — l’altro sindaco-scrittore del PD — che, pur essendomi abbastanza antipatico, affrontava nel suo libro problematiche di fondo della società contemporanea, sfidando il partito a trovare soluzioni sganciate da una visione ideologica di vecchio stampo, sostituendola con un’apertura di orizzonte piú ampia che riprendeva lo spirito liberal-democratico veltroniano (con lo scopo, sottinteso, di una proiezione personale verso il ruolo di parlamentare), il libro di Renzi appare invece come un semplice status symbol, il prodotto di un boy-scout un po’ pinocchiesco che, essendosi trovato ad interpretare al momento giusto un certo desiderio di rinnovamento dell’elettorato, si prende la soddisfazione di vedersi pubblicato dall’editore piú borghese possibile. È proprio questo felice connubio con l’establishment a neutralizzare quella carica eversiva che il Renzi-pensiero finge di far propria. In sintesi: giovanilismo abbastanza innocuo destinato a fare il suo tempo (i giovani, prima o poi, invecchiano); totale assenza di ideali di fondo (se non quelli del buon senso, presunto); assenza di un minimo rispetto nei confronti delle generazioni che lo hanno preceduto, eccheccazzo; sterilizzazione da qualsiasi tipo di ideologia; indulgenza verso il Cavaliere che qualsiasi persona di buon senso — appunto — dovrebbe voler vedere morto o rinchiuso in un manicomio, etc. Insomma, un libro un po’ del menga.

povera Italia

14 Agosto 2010 Nessun commento

barbagallo007

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale i partiti italiani si misero di buona lena a ricostruire la baracca (oggi si chiamerebbero “larghe intese”). Se, all’inizio, trovarono nell’antifascismo il collante comune, ben presto – a causa dello spauracchio dell’URSS – si determinò il cosiddetto “bipolarismo imperfetto”, ovvero la DC si cuccava tutti i voti conservatori e moderati per creare un fronte all’avanzata del comunismo, mentre il PCI veniva condannato all’opposizione a vita. Piccoli partiti come Liberali e Repubblicani andavano e venivano, e il PSI solo verso la fine degli anni Sessanta si riuscì ad affacciare al governo. Durante tutto questo periodo c’è stata una grande presenza degli USA, sotto forma di aiuti economici e di interferenza dei servizi segreti, tesa ad evitare un’avanzata delle sinistre, mediante attentati, stragi, etc. Quando, a metà anni Settanta, Berlinguer propose a Moro un governo di larghe intese per sbloccare l’eterno balletto della partitocrazia italiota, quest’ultimo – guarda caso – fu tolto di mezzo. Poi arrivò Craxi, tangentopoli, e siamo ai giorni nostri. Un simpatico libro del dott. Barbagallo che permette di riordinare in una sequenza comprensibile la storia d’Italia, il tutto a grandi (grandissime) linee, e da una angolazione piuttosto di sinistra (quindi giusta).

Francesco Barbagallo, “Storia dell’Italia repubblicana. 1945-2008″, Carocci editore, 310 pagg., 23 euri.

il costo dell’acqua

9 Giugno 2010 63 commenti

casta

Un simpatico libro, forse l’unico in circolazione, su un tema abilmente occultato dalle grandi catene librarie. L’autore, un collaboratore del Giornale del Berlusca (!), mette in luce le molte contraddizioni che da quindici anni in qua si porta dietro il tentativo di rendere più efficiente la distribuzione dell’acqua italiana. Se già la legge Galli di metà anni Novanta non è riuscita a migliorare la situazione (l’ha, anzi, aggravata, in diversi casi), la recente accelerazione proposta dal governo in carica rischia di peggiorare le cose. La liberalizzazione della rete distributiva è già, appunto, un fatto i cui difetti legislativi attuali più gravi sono la mancanza di un sistema di controllo efficace sulla garanzia di investimenti che gli azionisti (pubblici o privati che siano) sarebbero tenuti ad apportare alla somministrazione acquifera di loro competenza, a fronte degli aumenti di prezzo all’utenza che, invece, non mancano di applicare. Se si aggiunge che queste società partecipate sono la sede ideale di intrallazzi e giri di poltrone tra enti pubblici legati alla politica e privati i cui interessi si confondono allegramente, che la virtuale liberalizzazione si traduce nell’instaurazione di un nuovo monopolista che può spesso farsi tranquillamente gli affaracci suoi, che il nuovo gestore non è tenuto ad indire gare di appalto per l’assegnazione di lavori, etc., il quadro descritto non è dei più allegri. C’è poi tutto il capitolo delle acque minerali che da solo fa scompisciare: le regioni affittano a prezzi ridicoli le sorgenti alle aziende imbottigliatrici che si fanno grasse risate sui lauti guadagni che gliene derivano (il costo che pagano per un litro d’acqua minerale è intorno ad un centesimo).

qui casca l’acrobata

27 Maggio 2010 Nessun commento

veltroni_1

Qualcuno dovrebbe consigliare a Veltroni di dedicarsi solo alla politica, che gli viene bene, nonostante tutto. Quando invece si vuole cimentare nella letteratura vengono inevitabilmente fuori dei prodotti mediocri dei quali si potrebbe fare tranquillamente a meno (ma quale editore negherebbe ad un tal cogNome la possibilità di pubblicare un titolo?). Oltretutto ha una tendenza tutta miamartiniana verso la sfiga, visto che si occupa sempre di musicisti deceduti, di Africa, o di storia italiana, di morti, insomma. La sola nota positiva della sua ultima fatica è che affronta un tema che è stato bandito da qualsiasi straccio di autocritica che il sistema calcio-affaristico italiano non ha mai fatto in questi ultimi venticinque anni. Dal punto di vista letterario (e teatrale) si tratta di un modestissimo ‘esercizio sul tema’, che ci propina giusto quel che ci si aspetta di leggere. Qualche ideuzza, una farcitura di cultura popolare più o meno occulta per strizzare l’occhio al lettore, una conclusione smaliziata (i Beatles, concittadini dei tifosi inglesi, vengono introdotti a metà testo e ripresi per la conclusione, stesso procedimento ‘classico’ usato da Steinbeck in “Uomini e topi”). Quando si affrontano temi così scabrosi, l’Arte dovrebbe giganteggiare sulla cronaca, altrimenti si rischia di scadere nella pornografia.

testa bacata

24 Febbraio 2010 Nessun commento

malatesta

Libercolo che raccoglie due lunghi articoli dell’anarchico Malatesta, apparsi su riviste inglesi e americane ad inizio Novecento. L’Anarchia ha tutta l’aria di essere stata una “ideologia” sorta nell’Ottocento, nel crogiuolo del malcontento social-proletario che generò prima il socialismo utopico (di Proudhon, per es.), poi il socialismo scientifico di Marx, poi la Democrazia etc. Le ideologie, come tutti i sistemi di pensiero, hanno una forte connotazione utopica, appunto, per la loro naturale inclinazione a pretendere di sistematizzare le cose della realtà che sono a loro volta per natura recalcitranti ad essere assoggettate. L’Anarchia è forse la più utopica (o utopistica?) delle ideologie, e per questo è la più simpatica. Una via di mezzo tra il socialismo, il liberalismo e la democrazia, confida nella spontanea collaborazione delle persone e dei raggruppamenti che costituiscono la società che, se lasciati sviluppare in santa pace – al riparo da chi vuole profittare dei propri interessi personali, garantiti dal Potere dello Stato - darebbero luogo ad una armoniosa collaborazione economico-sociale che tenderebbe naturalmente verso il bene comune. Simpatici illusi. Nonostante ciò, nel saggio del Malatesta si trovano passi illuminantissimi, tipo:

“Fino a che l’uomo non fu capace di produrre di più di quello che bastava strettamente al suo mantenimento, i vincitori non potevano che fugare o massacrare i vinti ed impossessarsi degli alimenti da essi raccolti. Poi, quando con la scoperta della pastorizia e dell’agricoltura un uomo potette produrre più di ciò che gli occorreva per vivere, i vincitori trovarono più conveniente ridurre i vinti in schiavitù e farli lavorare per loro. Più tardi, i vincitori si avvisarono che era più comodo, più produttivo e più sicuro sfruttare il lavoro altrui con un altro sistema: ritenere per sé la proprietà esclusiva della terra e di tutti i mezzi di lavoro, e lasciar nominalmente liberi gli spogliati, i quali poi, non avendo mezzi di vivere, erano costretti a ricorrere ai proprietari ed a lavorare per loro conto, ai patti che essi volevano.”

Un genio.

diversità

17 Gennaio 2010 Nessun commento

Un agile libretto della Bollati Boringhieri che raccoglie un dialogo pubblico tenuto da Aime e Severino nell’ambito della kermesse “Torino Spiritualità”. Fino alla prima metà del libro ci si chiede se questi siano due filosofi o due tizii che si sono ritrovati al bar a chiacchierare di diversità, tanto appaiono scontate le loro considerazioni. Poi, per fortuna, il Severino salva un po’ la situazione tirando fuori un paio di concetti abbastanza rilevanti e non banali: la considerazione del diverso (l’immigrato, il malato mentale, etc.) come nemico è frutto di una naturale tendenza percettiva semplificatoria, atavica, attuata dalla mente per dividere il mondo in positivo/negativo, una classificazione di massima che consente di mettersi al sicuro di fronte ad un pericolo generico. Ad aggravare, ma allo stesso tempo a redimere, questa rozza discriminazione interviene lo spirito critico scientifico della società occidentale, che Severino considera superiore a quello della cultura orientale, che non ha sviluppato nulla di paragonabile in tal senso. Lo spirito filosofico/scientifico presume l’analisi, quindi il discernimento delle differenze tra gli elementi di natura. Se, ad un primo livello, questo atteggiamento è quello che spinge a considerare il diverso come negativo, perché in esso riconosciamo delle differenze rispetto a noi (ma anche perché non ne conosciamo l’origine, viene dal nulla, ex nihilo, e non da un background a noi comune), ad un livello più serio di approfondimento analitico, lo spirito critico consente di distinguere nella massa dei diversi (gli immigrati, per es.) le differenze che caratterizzano ognuno dei suoi componenti, come persona, e in tal modo – evidenziando gli aspetti umani comuni a tutte le etnie – ci fa riconoscere in esso un nostro simile.

p.s.: Severino è un discreto pensatore, peccato che non sia capace di esporre le sue idee in una sequenza logica decente (dovrebbe imparare dal suo allievo Galimberti).

Piani di Bobbio

15 Dicembre 2009 3 commenti

A leggerlo oggi, a quindici anni di distanza, il pamphlet di Bobbio sembra proprio figlio legittimo (o, forse, padre putativo, essendo certamente il risultato di riflessioni precedenti, più o meno pubbliche) della stagione che portò alla modifica della legge elettorale italiana in senso maggioritario (è uscito infatti nel 1994). Il Norberto dà per scontata una lettura binaria della realtà, data per contrapposizione di due elementi non compatibili. Nasconde, al pubblico e a se stesso, che una visione di questo tipo è una forma di semplificazione percettiva che la povera umanità si dà per non soccombere di fronte alla infinita complessità del mondo. La diade destra-sinistra, nata all’epoca della rivoluzione francese, è solo la variante contemporanea di altre contrapposizioni storico-sociali (guelfi-ghibellini, etc.) e che, in questo senso, non ha perso nulla del suo valore di distinzione assiologica, essendo un puro strumento spaziale per classificare delle differenze ideologiche di fondo tra gruppi politici di un tipo o dell’altro. Bobbio spiega chiaramente come il Partito Democratico (seppure ancora non esistente, all’epoca) non debba essere reticente nel pronunciare la parola ‘Sinistra’, essendo lo stesso partito nato per contrapporsi ad un blocco avversario che non si può non denominare come ‘Destra’ (quindi se esiste la destra, deve esistere per contrapposizione anche la sinistra, all’interno della quale si possono eventualmente individuare delle componenti moderate o estremiste: il PCI era un partito di sinistra, ma non di estrema sinistra, come Democrazia Proletaria, per esempio). Questa teoria bobbiana era un evidente portare acqua al mulino del sistema maggioritario, e della trasformazione del sistema politico italiano da proporzionale a bipartitico, mascherata da indagine sulle ragioni di sussistenza o meno di termini apparentemente desueti come quelli del titolo. Il filosofo torinese adotta un metodo espositivo di tipo platonico-socratico: ripercorre la succinta bibliografia che lo ha indotto ad individuare quelle che in ultima istanza sono le ragioni fondanti dei due schieramenti, scartando via via le elucubrazioni di altri studiosi del tema per arrivare ad evidenziare il valore dell’Uguaglianza, che per la sinistra è considerato in maniera positiva come il riconoscimento dei fattori che accomunano le diverse categorie sociali e umane, mentre per la destra è vissuto impropriamente come un livellamento negativo di ogni istanza umana e sociale (ma forse soprattutto economica, a voler essere realisti).

il Fatto

23 Settembre 2009 1 commento

Erano in pochi, probabilmente, a sentire la mancanza di un nuovo quotidiano (a parte i giornalisti che vi scrivono o i tipografi, etc.). Fatto sta che “Il Fatto Quotidiano” non è così male come ci si poteva aspettare. Dotato di un numero sufficiente di pagine (al contrario dei fogli tipo Il Riformista, Europa, Liberazione, etc.), che comunque non lo esimono dal suo destino di secondo quotidiano da affiancare ad uno più generalista (Corriere o Repubblica), ha il pregio di vantarsi di non usufruire di nessun contributo pubblico. Vi scrive, tra l’altro, un gran numero di firme più o meno grandi del giornalismo italiano (Barbacetto, Beha, Padellaro, Colombo, Travaglio, Gomez, etc., tutti i satrapi italiani, insomma) e ciò ne costituisce al tempo stesso il pregio e il difetto: da un lato ne aumenta l’attrattiva, dall’altro dà l’impressione di leggere il giornale di sempre, un collage di tanti altri quotidiani. Pregio di questo primo numero è che, forti della non appartenenza a nessun padrone, assestano critiche a destra e a manca senza problemi, e in modo non qualunquistico (almeno da quanto è dato capire). Da ricomprare.

Mao Tze!

14 Settembre 2009 Nessun commento

Nonostante abbia cambiato nome, alla Festa Democratica si possono (per fortuna) trovare ancora dei testi politicamente scorretti, come “Politica e cultura”, di Mao Tse-Tung, edito nel 1969 da una casa editrice abbastanza fantomatica. Il volumetto raccoglie due conferenze di Mao (una del 1937 e una del 1942) alle quali se ne aggiunge una terza di un suo seguace, Kuo Mo-jo, del 1949. La prima delle tre, “A proposito della pratica”, tratta del materialismo dialettico marxista-leninista. Suppergiú, pare di leggere delle banalità: il metodo comunista consisterebbe nel partire dalla pratica, per arrivare alla teoria, e poi tornare alla pratica per un continuo feedback. Si contrapporrebbe al metodo idealista, basato solo sulla teoria, e quello empirico, votato soltanto all’esperienza. Chi non sottoscriverebbe un tale approccio? L’apparente idiozia di questa prima conferenza acquista valore soltanto leggendo la seconda (“Artisti e scrittori nella nuova Cina”). In questa il buon Mao esige che gli scrittori e gli artisti debbano calarsi nella vita reale del proletariato, e rappresentarla nelle proprie opere. Il processo non si ferma qui, però, altrimenti saremmo di fronte ad un ideale simile a quello berlusconiano, ovvero dare in pasto alla gente ciò che riesce a comprendere e gradire. La rivoluzione cinese si promette di elevare il livello culturale delle masse, prima attraverso un avvicinamento (ed un abbassamento) degli intellettuali al loro livello, ma questo è solo il primo passo per alzare gradualmente il tenore dei contenuti delle opere artistiche o letterarie, con un continuo controllo dei risultati che queste ottengono quando vengono fruite dal popolo. Non so se un programma tanto ambizioso sia mai stato realizzato, ma non mi pare.

costruire una stamberga

27 Luglio 2009 Nessun commento

Anche il buon Letta Enrico ha scritto il suo bravo libro. Il titolo bruttino, ispirato da una frase del fu Beniamino Andreatta, induce a leggerlo soprattutto nella chiave strategica secondo la quale l’autore consiglia al Partito Democratico di volgere lo sguardo al Centro, per quanto riguarda le alleanze politiche elettorali (una teorizzazione confinata solo nelle ultime pagine, a dire il vero). In realtà, la copertina pseudo-mattottiana cela un excursus all’interno di gran parte dei temi sul piatto della (povera) società italiana, soprattutto riguardanti l’economia. Non manca un’analisi della linea del Partito, nella quale Letta assesta numerosi fendenti alla precedente reggenza veltroniana. In verità, probabilmente, questo testo potrebbe essere adottato in toto - e forse lo è già - come programma del candidato congressuale Bersani. La cattedrale evocata in continuazione, una simbologia che già rompe i maroni dopo le prime pagine, è la chiamata in causa di tutti gli strati della popolazione italiana a partecipare al risollevamento della Gloria Patria. Amen.

Categorie:Politica Tag:

antalgia del futuro

22 Giugno 2009 Nessun commento

L’unico punto di disaccordo che ho trovato leggendo il recentissimo pamphlet di Civati - una scorsa sulle promesse (finora) mancate del PD, condita da raffinate citazioni - è stata la recriminazione per la poco democratica elezione di Veltroni e Franceschini alla guida del PD e della successiva ascesa di quest’ultimo dopo le dimissioni del primo. A parte il fatto che ho sempre trovato abbastanza impudente il fatto che che il PD abbia voluto arrogarsi l’aggettivo Democratico, quasi affermando che gli altri partiti italiani non lo siano (più onesta era in effetti la denominazione Democratici di Sinistra assunta dall’ex PCI). Non si può sottacere il fatto che, se davvero il quadro dirigente del partito fosse stato eletto secondo una legge puramente numerica, la componente DS avrebbe prevalso largamente su quella della Margherita. La scelta del segretario e del suo vice è stata effettuata quindi, (giustamente secondo me, data la ristrettezza dei tempi a disposizione, inadatta ad una piena maturazione degli aderenti al PD) con un criterio ‘liberale’, che potesse garantire anche la minoranza. L’intento Democratico del PD può costituire un obiettivo reale, che faccia la differenza rispetto agli altri partiti, se perseguito – come suggerisce Civati – attraverso un superamento delle vecchie eredità storico-ideologiche e di una profonda attivazione delle forze che sul territorio devono concorrere alla vitalità di questa organizzazione. L’eventualità di non essere diventato il ‘delfino’ di nessuno è un fatto che testimonia la sincerità dell’autore rispetto al primo dei propositi e nello stesso tempo questo sganciamento da particolari correnti permette di porre l’attenzione su questioni concrete, slegate da dibattiti sui massimi sistemi. Forse anche per le poche pagine a disposizione, il tema della laicità è stato risolto grazie al ricorso al pluri-inflazionato Enzo Bianchi, ma ciò si può intendere come un suggerimento di uno sguardo da lanciare verso l’area più avanzata di un certo tipo di pensiero cristiano, che prende le distanze dai dogmi papalini.

Categorie:Politica Tag:

Dio atomico

8 Giugno 2009 Nessun commento

Se me la piglio spesso con Repubblica è soltanto perché è il quotidiano che leggo piú di frequente, il piú completo, anche se non il migliore (preferisco il Manifesto, per esempio, che non ha pagine da sprecare per fastidiosi articoli di costume). Dopo le appropriazioni di comodo delle dichiarazioni vaticane qualche giorno fa, ora siamo tornati alla messa in ridicolo della Chiesa attraverso le presunte superstizioni religiose di cui si farebbe portatrice. In una pagina interna del giornale di oggi c’è una sibillina messa in ridicolo dell’affermazione di Ratzinger secondo la quale traccia di Dio si trovi anche a livello molecolare. Il materialismo estremo scalfariano di cui è tuttora impregnata Repubblica non può farsi una ragione del fatto che il nostro mondo possa stare in piedi soltanto grazie ad una profonda infusione spirituale in ogni singolo atomo dell’universo (cosa della quale io sono profondamente convinto). Per colmare questa ignoranza abissale (una delle tante, probabilmente) i giornalisti del quotidiano romano potrebbero iniziare a leggersi il fondamentale “Il Tao della fisica” di Fritjof Capra, e forse incomincerebbero a piantarla di ridere di cose di questo tipo, di una serietà assoluta.

Categorie:Politica Tag:

i Pooh danno Battaglia (junior) per il PdL

3 Giugno 2009 Nessun commento

Il Popolino delle Libertà non bada a spese per la sua corsa all’arrembaggio dei seggi della neo-Provincia brianzola. Dopo aver tappezzato la città che diede i natali ad un papa controverso con manifesti abusivi che, complice il laissez-faire dell’amministrazione, coprono spazi non leciti, dopo aver dilapidato chissà quale cifra per offrire a centinaia di giovani del circondario una festa da ballo in villa storica con tanto di telefonata berlusconiana, dopo diverse altre cose, hanno deciso di dare davvero Battaglia, in tutti i sensi. Per l’Avvento in loco della Ministra Gelmini, oltre all’ossequio indecente – e improprio, tra l’altro – di alcuni degli amministratori locali, è stato organizzato un concerto – presentato da Patrizia Rossetti di Canile Cinque - che vedeva alla voce Daniele Battaglia, il figlio di Dodi chitarrista dei Pooh, che con alcune canzoni del gruppo del papà ha intrattenuto il pubblico nell’attesa delle istituzioni.

p.s.: viste le recenti vicissitudini del Cavaliere, la scelta di interpretare “L’altra donna”, una delle tante apologie dell’adulterio del gruppo dell’orsetto, forse non è stata delle più felici (ma quanti di quei beoti se ne saranno accorti?).

Categorie:Politica Tag:

skizofrenie papaline

14 Maggio 2009 2 commenti

Il quadratone della prima pagina di Repubblica di oggi fa schiantare dalle risate (a prescindere dall’editoriale di D’Avanzo dedicato ad un tema serissimo quale quello delle presunte corna della famiglia Berlusconi). Dopo aver sguinzagliato per settimane il buon Cazzullo (o era il Berselli?) alla ricerca delle illiceità finanziarie della Chiesa di Roma, dopo aver sbattuto a caratteri cubitali ogni ovvietà pronunciata da qualche prelato sui temi etici dell’eutanasia, degli anticoncezionali, del blabla, etc., oggi il giornale diretto da Mauro (e da mamma-Scalfari) strumentalizza senza ritegno ben DUE dichiarazioni papal-vescovili di altrettanta ovvietà nei riguardi delle persecuzioni nei confronti degli immigrati e dei Palestinesi. Ragazzi, decidetevi: o demonio, o santità, altrimenti gli adepti della Repubblica non sapranno più cosa diavolo debbono pensare.

ite missa est

5 Maggio 2009 Nessun commento

I comizi politici – specie quelli elettorali – sono l’equivalente di una messa (laica? mah!, la fede richiesta a volte è superiore a quella pronunciata nel Credo). Anche nel caso dei partiti ‘amici’, purtroppo, la regola non viene smentita. Si comincia la preghiera con una sequela di videoclip-giaculatoria girati tra la ggente, che – spiace dirlo – ripetono una serie di luoghi comuni già sentiti tutti i santi giorni alla tv o sui giornali: non avrebbe fatto male vedere qualcosa di VERO, anche realizzato con meno professionalità, eventualmente. La funzione vera e propria viene introdotta da due ggiovani chierichette, nella fattispecie due ragazze parecchio sotto i trenta candidate sindaco e consigliere provinciale. In questo caso, nonostante l’apprezzabile vèrve e la spigliatezza delle due tipe, vige la Legge di Scòzzari, ovvero: chiunque sia sotto i trent’anni non ha il diritto di dire nulla al prossimo, semplicemente perché non ha ancora vissuto abbastanza esperienze (e sofferenza) per maturare qualcosa di personale da raccontare, sempreché non ci si voglia accontentare dei suddetti luoghi comuni. Ci sono sempre i bambini prodigio, chiaro, ma non era il caso di ieri sera (conferenza Penati-Franceschini). Il sermone (che è la parte di gran lunga più interessante della messa) era svolto da tre officianti d’eccezione: Casati, Penati, Franceschini. Scremando la parte rituale che anche questi tre oratori sono costretti a pronunciare, è qui che si è ascoltata qualche parola/messaggio (pochi) da conservare e portare a casa. Lo squillo iniziale delle trombe di Michele Novaro (il Kyrie Eleison?) è il segnale che la messa è finita (tutti in piedi, ovviamente, neh?!).

Categorie:Politica Tag:

i toni neri di Toni Negri

24 Aprile 2009 5 commenti

Leggere sempre gli stessi quotidiani alle volte fa venire l’idrofobia. Così stamattina, al ricordo della Repubblica di ieri con l’ennesima anticipazione dell’ennesimo libro di Zagrebelsky dedicato all’ennesima considerazione sulla Costituzione o a sa-la-madonna-che-cosa, stamattina – dicevo – ho preso il Manifesto, e Libero, per controbilanciare. Anche se costano uguali, un Manifesto vale circa una ventina di Liberi, e infatti sono bastate le fondamentali recensioni di un paio di libri nelle pagine di cultura, uno di Marco Lolli sulla depressione e uno di un certo John Rawls sul liberalismo, a risollevare il morale dopo tanta fuffa letta in settimana sui quotidiani più ‘rinomati’. L’unica pecca è stata l’antico vizio di Toni Negri (il recensore del librone di Rawls) di usare un linguaggio pesantemente allusivo, degno degli anni di piombo, che ha rovinato l’altrimenti più che condivisibile sua critica al liberismo spinto propugnato da Rawls. Perché lo fai, Toni, perché?

Categorie:Politica Tag:

e io che sono Karletto …

31 Marzo 2009 Nessun commento

Nella “Critica al Programma di Gotha” il buon Marx si ingrifa alla grande contro il frutto del compromesso instaurato per fondere le due anime dei partiti operai tedeschi, quella radicale del partito di Eisenach e quella moderata guidata da Lassalle (1825-1864). Adoperando un linguaggio assai vivace e divertente, Karletto chiosa le parti troppo moderate, riformiste diremmo oggi, del programma fuoriuscito dal congresso tenutosi nel maggio del 1875: l’abbandono dell’idea di una necessaria fase temporanea di ‘dittatura del proletariato’ nel passaggio dal capitalismo al comunismo, la scarsa rilevanza attribuita all’internazionalismo socialista, e una serie di concetti di base ritenuti troppo generici per rispondere alla sua teoria. Il volumetto qui sopra rappresentato (1976) – che sicuramente non può far parte dei testi sacri del PD, ma che è comunque interessante da conoscere - raccoglie anche alcuni scritti di Engels e Lenin, che rilanceranno la critica di Marx in terra russa con risultati ben più efficaci, come sappiamo.

«È assolutamente da respingere una “educazione del popolo per opera dello Stato”. Fissare con una legge generale i mezzi delle scuole popolari, la qualifica del personale insegnante, i rami d’insegnamento, ecc., e, come accade negli Stati Uniti, sorvegliare per mezzo di ispettori dello Stato l’adempimento di queste prescrizioni legali, è tutt’altra cosa dal fare dello Stato l’educatore del popolo! Piuttosto si debbono escludere governo e chiesa da ogni influenza sulla scuola. Nell’Impero tedesco-prussiano […] è lo Stato, al contrario, che ha bisogno di un’assai rude educazione da parte del popolo.»

Categorie:Politica Tag:

contra juventus

26 Marzo 2009 Nessun commento

Non dice molto di nuovo, a chi sia mediamente informato, il fortunato pamphlet di Boeri & Galasso, ma ha il pregio di radunare una quantità di cifre, dati preoccupanti per lo stato di salute economico italiano, e di indirizzarne la chiave di lettura fin dal titolo, ovvero porre in evidenza lo squilibrio esistente tra le categorie già affermate della società (professionisti, pensionati, lavoratori a tempo indeterminato, etc.) e chi si affaccia da giovane (ma anche disoccupati di ritorno) sul mondo del lavoro con relativamente poche speranze di avere la meglio su quanti stanno abbarbicati alla loro piccola o grande poltrona. Altro merito di questo libro è quello di non limitarsi a criticare, ma di proporre una soluzione ad ognuna delle problematiche messe all’indice, secondo una concezione moderatamente liberista, volta appunto a smantellare i privilegi consolidati, ma senza dimenticare le protezioni sociali per compensare la maggiore instabilità che si verrebbe a determinare. Nulla di nuovo, appunto, ma il libro è leggibile, e sarebbe bello sapere se queste trovate siano affascinanti solo sulla carta o siano davvero realizzabili. Una piccola osservazione stilistica: volendo dare un taglio divulgativo ai contenuti, gli autori esagerano, a volte, nel cercare di accalappiare il lettore poco avvezzo alle cifre. È infatti stucchevole tutto il primo capitolo, che propone per una sorta di raffronto la situazione economica di sei personaggi simbolici, i cui nomi vengono poi richiamati per tutto il libro, ma che sicuramente non interessano a molti. La ciliegina è la citazione finale di una frase di Dylan Dog - fornitagli dai loro figli, a detta di B&G - che non ricordo di aver mai sentito pronunciare (e credo di averli letti tutti i D.D.). Curiosamente, sul numero di D.D. appena uscito si può trovare una ironica risposta ai timori sulla precarietà: un paio di personaggi, infatti, vanno verso una fine senz’altro peggiore di quella che preoccupa gli autori.

Categorie:Politica Tag: ,

continuiamo a farci del male

19 Marzo 2009 31 commenti

Premessa: Di Pietro e il suo partito non li voto neanche se mi pagano. Ciò detto, secondo Repubblica la notizia di ieri non è quella che un magistrato presunto avversario del centrosinistra venga candidato dal partito fondato da un ex magistrato presunto avversario del centrodestra (il che dà quindi un risultato algebricamente neutro). No, la notizia principale, secondo loro – e anche secondo Il Giornale (!) - sarebbe che il suddetto tizio è stato indagato di un’ipotesi di accusa largamente aleatoria, e cioè per essersi lamentato con i suoi colleghi salernitani che, poveri fessi, gli hanno creduto. Il pezzo di oggi potevano intitolarlo “Chi fa la spia non è figlio di Maria”, sarebbe stato molto più serio.

Categorie:Politica Tag: ,

poteri morti

1 Febbraio 2009 3 commenti

Mentre il buon Forattini ha ormai da trent’anni il libro mondadori annuale che raccoglie le sue vignette (sempre più desolanti), per Vincino (che, al contrario, invecchiando migliora) bisogna accontentarsi di libricini estemporanei o, quando va bene, antologici. Per fortuna in Rizzoli deve essere cambiato qualcosa, ultimamente, vista l’attenzione che nell’ultimo periodo è stata giustamente dedicata al gruppo ex-Frigidaire. (Sarà probabilmente cambiato un direttore editoriale.) “Poteri morti” pone infatti rimedio ad una grave lacuna, documentando le vignette disegnate dal 1992 al 2008, pubblicate originariamente su periodici di vario orientamento (il Corrierone, il Foglio, l’Unità, etc.) la cui eterogeneità è garanzia di libertà espressiva. Divertenti(ssime), dissacratorie, mai qualunquistiche, lucidissime, carambolanti come il segno grafico che le descrive. La prefazione che, non si sa se per mancanza di padrini o per orgoglio personale, Vincino ha dovuto scrivere da sé sta a testimoniare ancora una volta lo spirito libertario di questo autore.

Rizzoli, collana 24/7, 160 pagine, 16,90 euro.

Categorie:fumetti, Politica Tag:

L’Unità è un giornale davvero ‘obiettivo’

30 Gennaio 2009 31 commenti

Premettendo il fatto che è uno dei miei quotidiani preferiti, è sufficiente osservare il diverso trattamento fotografico riservato dall’Unità di oggi ai due colleghi di opposizione per far rimpiangere le palanche devolute dallo Stato a favore della stampa periodica. Se il personaggio in questione è il leader del partito di riferimento, oppure se è visto di buon occhio in quel dato momento contingente, allora il ‘servizio’ sarà quanto più agiografico possibile. Se invece si ha qualche motivo di critica nei suoi confronti, allora … Ed il bello è che gli altri giornali sono anche peggio di così, molto spesso (ma mi augurerei che chi sta dalla mia ‘parte’ non utilizzasse metodi così abbietti).

Categorie:Politica Tag: