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Re-boots

4 Dicembre 2007 Nessun commento

La voce trae spesso in inganno, e di solito l’immagine che che ci facciamo dei conduttori radiofonici è radicalmente diversa dalla realta. Nel caso di Massimo Rebotti - neo ex direttore di RP - l’idea che mi ero fatto è, invece, pressocché quella della foto qui malriprodotta. Sciocchezze a parte, questa è la seconda o la terza volta negli ultimi anni che RP cambia direttore (passando da Scaramucci, a Berni, a Rebotti) e come le altre volte non ci si è capito molto. Probabilmente si tratta di questioni del tutto interne, anche se, come suggerisce l’articolo, riconducibili ad un ipotetico orientamento indirizzato ad un pubblico più allargato, e che quindi avrebbe comportato un allentamento della componente radicale. Ascolto RP da più di vent’anni e, ovviamente, le cose nel tempo sono un po’ cambiate, ma secondo me sono cambiate in maniera positiva. C’è più professionalità, si sono guadagnati nuovi ascoltatori, e nello stesso tempo si è conservata la caratteristica ‘ruspante’ dell’indagine della realtà più piccola e, in campo musicale, di essere avanti di almeno due o tre anni rispetto al resto delle altre radio. Per fare un esempio, per essere ammesso su radio3, che trasmette buona musica e che è essa stessa una emittente di nicchia, un brano (o un cantante, gruppo, etc.) deve superare un certo giudizio critico generale, seppure di nicchia, che invece su Radiopopolare, data la sua relativa anarchia, è determinato solo dall’intelligenza del conduttore. Ovviamente ciò comporta molti ascolti (informativi o musicali) indesiderati o indesiderabili, ma ha il grande vantaggio di proporre un raggio di apertura di 360 (vabbè, facciamo 355) gradi. W Radiopopolare.

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