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Archivio per la categoria ‘Società’

il costo dell’acqua

9 Giugno 2010 63 commenti

casta

Un simpatico libro, forse l’unico in circolazione, su un tema abilmente occultato dalle grandi catene librarie. L’autore, un collaboratore del Giornale del Berlusca (!), mette in luce le molte contraddizioni che da quindici anni in qua si porta dietro il tentativo di rendere più efficiente la distribuzione dell’acqua italiana. Se già la legge Galli di metà anni Novanta non è riuscita a migliorare la situazione (l’ha, anzi, aggravata, in diversi casi), la recente accelerazione proposta dal governo in carica rischia di peggiorare le cose. La liberalizzazione della rete distributiva è già, appunto, un fatto i cui difetti legislativi attuali più gravi sono la mancanza di un sistema di controllo efficace sulla garanzia di investimenti che gli azionisti (pubblici o privati che siano) sarebbero tenuti ad apportare alla somministrazione acquifera di loro competenza, a fronte degli aumenti di prezzo all’utenza che, invece, non mancano di applicare. Se si aggiunge che queste società partecipate sono la sede ideale di intrallazzi e giri di poltrone tra enti pubblici legati alla politica e privati i cui interessi si confondono allegramente, che la virtuale liberalizzazione si traduce nell’instaurazione di un nuovo monopolista che può spesso farsi tranquillamente gli affaracci suoi, che il nuovo gestore non è tenuto ad indire gare di appalto per l’assegnazione di lavori, etc., il quadro descritto non è dei più allegri. C’è poi tutto il capitolo delle acque minerali che da solo fa scompisciare: le regioni affittano a prezzi ridicoli le sorgenti alle aziende imbottigliatrici che si fanno grasse risate sui lauti guadagni che gliene derivano (il costo che pagano per un litro d’acqua minerale è intorno ad un centesimo).

berlus-socrate

22 Ottobre 2009 Nessun commento

Se non fosse assurda l’idea in sé, un folle paradosso, la dichiarazione del Berlusca riportata dalla Repubblica di oggi potrebbe far presumere che il Nostro abbia letto l’Apologia di Socrate. È lo stesso tipo di affermazione che il filosofo porta a sua difesa per evitare la condanna del tribunale ateniese. Dal momento che l’unico Socrates che il Cavaliere conosca è probabilmente l’ex calciatore della Fiorentina, si può dedurre che la scusante escogitata per discolparsi è di una banalità esagerata, il che conferma anche come mai Socrate la tiri fuori alla fine della sua disquisizione, come una disperata ultima carta, quando tutte le altre argomentazioni precedenti non erano servite, e non gli tornò utile per l’assoluzione. Speriamo in bene, anche in questo caso.

il Fatto

23 Settembre 2009 1 commento

Erano in pochi, probabilmente, a sentire la mancanza di un nuovo quotidiano (a parte i giornalisti che vi scrivono o i tipografi, etc.). Fatto sta che “Il Fatto Quotidiano” non è così male come ci si poteva aspettare. Dotato di un numero sufficiente di pagine (al contrario dei fogli tipo Il Riformista, Europa, Liberazione, etc.), che comunque non lo esimono dal suo destino di secondo quotidiano da affiancare ad uno più generalista (Corriere o Repubblica), ha il pregio di vantarsi di non usufruire di nessun contributo pubblico. Vi scrive, tra l’altro, un gran numero di firme più o meno grandi del giornalismo italiano (Barbacetto, Beha, Padellaro, Colombo, Travaglio, Gomez, etc., tutti i satrapi italiani, insomma) e ciò ne costituisce al tempo stesso il pregio e il difetto: da un lato ne aumenta l’attrattiva, dall’altro dà l’impressione di leggere il giornale di sempre, un collage di tanti altri quotidiani. Pregio di questo primo numero è che, forti della non appartenenza a nessun padrone, assestano critiche a destra e a manca senza problemi, e in modo non qualunquistico (almeno da quanto è dato capire). Da ricomprare.

Mao Tze!

14 Settembre 2009 Nessun commento

Nonostante abbia cambiato nome, alla Festa Democratica si possono (per fortuna) trovare ancora dei testi politicamente scorretti, come “Politica e cultura”, di Mao Tse-Tung, edito nel 1969 da una casa editrice abbastanza fantomatica. Il volumetto raccoglie due conferenze di Mao (una del 1937 e una del 1942) alle quali se ne aggiunge una terza di un suo seguace, Kuo Mo-jo, del 1949. La prima delle tre, “A proposito della pratica”, tratta del materialismo dialettico marxista-leninista. Suppergiú, pare di leggere delle banalità: il metodo comunista consisterebbe nel partire dalla pratica, per arrivare alla teoria, e poi tornare alla pratica per un continuo feedback. Si contrapporrebbe al metodo idealista, basato solo sulla teoria, e quello empirico, votato soltanto all’esperienza. Chi non sottoscriverebbe un tale approccio? L’apparente idiozia di questa prima conferenza acquista valore soltanto leggendo la seconda (“Artisti e scrittori nella nuova Cina”). In questa il buon Mao esige che gli scrittori e gli artisti debbano calarsi nella vita reale del proletariato, e rappresentarla nelle proprie opere. Il processo non si ferma qui, però, altrimenti saremmo di fronte ad un ideale simile a quello berlusconiano, ovvero dare in pasto alla gente ciò che riesce a comprendere e gradire. La rivoluzione cinese si promette di elevare il livello culturale delle masse, prima attraverso un avvicinamento (ed un abbassamento) degli intellettuali al loro livello, ma questo è solo il primo passo per alzare gradualmente il tenore dei contenuti delle opere artistiche o letterarie, con un continuo controllo dei risultati che queste ottengono quando vengono fruite dal popolo. Non so se un programma tanto ambizioso sia mai stato realizzato, ma non mi pare.

c’era una volta Cioran

30 Giugno 2009 Nessun commento

L’editore francese “Cahiers de l’Herne” pubblica i famigerati scritti giovanili del Cioran filonazista (540 pagg. a 39 euri). L’ampio stralcio anticipato dal Corriere della Sera di oggi lascia intendere che si tratta di materiale molto interessante, anche se probabilmente non al pari dei libri contemporanei di Julius Evola, per esempio, ricchi di evocazioni mistiche ed esoteriche, punti di riferimento che non dovrebbero far parte del background del ventenne rumeno. Vanno presi in considerazione per quel che sono, ovvero il frutto della fascinazione che in quell’epoca il nazismo poteva esercitare anche verso personaggi di una certa caratura intellettuale, e non solo verso le masse o verso chi sfruttava la situazione politica a proprio favore. Sarà interessante verificare quanto la misantropia del filosofo maturo fosse già presente in questa sua prima fase (poi rinnegata), ma chissà se qualcuno avrà il coraggio di tradurli in italiano.

skizofrenie papaline

14 Maggio 2009 2 commenti

Il quadratone della prima pagina di Repubblica di oggi fa schiantare dalle risate (a prescindere dall’editoriale di D’Avanzo dedicato ad un tema serissimo quale quello delle presunte corna della famiglia Berlusconi). Dopo aver sguinzagliato per settimane il buon Cazzullo (o era il Berselli?) alla ricerca delle illiceità finanziarie della Chiesa di Roma, dopo aver sbattuto a caratteri cubitali ogni ovvietà pronunciata da qualche prelato sui temi etici dell’eutanasia, degli anticoncezionali, del blabla, etc., oggi il giornale diretto da Mauro (e da mamma-Scalfari) strumentalizza senza ritegno ben DUE dichiarazioni papal-vescovili di altrettanta ovvietà nei riguardi delle persecuzioni nei confronti degli immigrati e dei Palestinesi. Ragazzi, decidetevi: o demonio, o santità, altrimenti gli adepti della Repubblica non sapranno più cosa diavolo debbono pensare.

Realizzato con il contributo del Ministero per i beni e le attività culturali

4 Marzo 2009 2 commenti

Nella querelle imbastita dal buon Baricco sulla proposta di deviare verso la Scuola i contributi statali attualmente destinati alla Cultura, querelle della quale vi è oggi su Repubblica una seconda puntata, non sarà sfuggito spero a chi ha giustamente polemizzato con lui il fatto che il suo primo e – ci si augura – ultimo film sia stato “realizzato con il contributo del Ministero per i beni e le attività culturali”. Dal momento che lo vidi in una saletta da pochi posti, per giunta semivuota, si evince che senza quei contributi, basandosi soltanto sulla legge del mercato, quel film non avrebbe potuto esistere. Pur non costituendo una pietra miliare nella storia del cinema, “Lezione 21″ non era una delle cose peggiori che si potessero vedere, ma sorge il dubbio che tutto il rimuginare dell’autore piemontese sia nato in seguito al cocente rimorso nel riconoscere di aver dilapidato inutilmente i soldi dei contribuenti.

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cinghiali laureati in matematica pura

11 Aprile 2008 Nessun commento

Nell’ultima intervista concessa da De André al Mollicone (che ogni tanto la Rai ha il buon senso di ritrasmettere) spicca, tra le tante risposte da scolpire su marmo per i posteri, l’affermazione: “Un uomo senza sogni, senza utopie, senza ideali, sarebbe un mostruoso animale, un cinghiale laureato in matematica pura”. È più o meno quanto mi viene da associare alla dichiarazione di un tale che ha commentato l’iniziativa benemerita del neo-vescovo Ravasi di indire un convegno in Vaticano sulla questione Darwin-nondarwin-evoluzionismo, etc. Questi, invece di dare il benvenuto ad un’occasione di confronto progressista all’interno della Chiesa che il carattere di Ravasi non può che garantire, disse: “È un tentativo, destinato al naufragio o, peggio ancora, alla menzogna”. Siamo alle solite: lo scienziato alle volte può essere più integralista del religioso. Il tentativo di coniugare la visione scientifica e spirituale della realtà viene negato da affermazioni come questa. La visuale religiosa tenta di dare un senso al mondo reale e non credo avrebbe problemi a fare dei passi indietro riguardo alla spiegazione del mondo mano a mano che la scienza trova delle spiegazioni plausibili per la vita, senza per questo dover perdere la visione spirituale rispetto ad esso. Certo che se non si salutano con benevolenza queste occasioni di chiarimento (anche rispetto alla dinamica interna della discussione intra-confessionale) i passi in avanti nel riconoscimento reciproco saranno sempre molto limitati.

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ciao enzino

7 Novembre 2007 13 commenti

Mi divertiva molto, in questi anni, lèggere i titoli che Biagi dava ai suoi ultimi libri, evidentemente presaghi dell’ineffabilità del destino e altrettanto palesemente scaramantici. Le sue trasmissioni televisive mi piacevano, andavano dritte alle questioni in oggetto, si “sentiva” che c’era sotto una redazione che lavorava, e le sue interviste ai vari personaggi erano condotte in maniera molto garbata e nello stesso tempo approfondita (nei filmati commemorativi visti ieri sera si nota, per contrasto, la pacchianeria di un Sassoli, ad esempio). Mi piacevano meno gli editoriali degli ultimi tempi che il Corriere gli concedeva, probabilmente considerandolo il “grande vecchio” la cui firma aveva un certo potenziale attrattivo, ma che sia per stile che per contenuti ricordano un po’ il pacato rincoglionimento di quelli attuali di Giovanni Sartori. Poi ci sarebbe la questione “epurazione” …., il discorso si farebbe lungo. R.I.P.

p.s.: gli dedico l’ultima, splendida, poesia di Mario Luzi, che mi farò scrivere sulla lapide

Il termine, la vetta
di quella scoscesa serpentina
ecco, si approssimava,
ormai era vicina,
ne davano un chiaro avvertimento
i magri rimasugli
di una tappa pellegrina
su alla celestiale cima.
Poco sopra
alla vista
che spazio si sarebbe aperto
dal culmine raggiunto…
immaginarlo
già era beatitudine
concessa
più che al suo desiderio al suo tormento.
Sì, l’ immensità, la luce
ma quiete vera ci sarebbe stata?
Lì avrebbe la sua impresa
avuto il luminoso assolvimento
da se stessa nella trasparente spera
o nasceva una nuova impossibile scalata…
Questo temeva, questo desiderava

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oriana fallace

5 Novembre 2007 4 commenti

Interessante mostra a Milano (Palazzo Litta) su Oriana Fallace, che permette ai più giovani di rifarsi un’idea più positiva sulla famigerata giornalista, famosa perlopiù per le sue incazzature contro gli islamisti post-11settembre. Dopo il suo esordio da giornalista chic di talento - anche raccomandata, pare – si mette a fare l’inviata di guerra a varie riprese (Vietnam, Cambogia, Messico, Libano, etc.) e ad intervistare i potenti del momento. Lascia veramente stupiti la sua collezione di incontri importanti - che vengono presentati in forma di assaggio in una sala proiezioni - probabilmente senza pari nel campo del giornalismo, in cui si apprezza l’impudenza che la stessa si permette nei confronti dell’intervistato, rinfacciandogli immancabilmente atteggiamenti dittatoriali. Probabilmente ha giocato a proprio favore la sua personalità e il fatto che fosse una donna, resta il fatto che sia stata una grande giornalista, ed è forse impensabile avere un personaggio del genere ai giorni nostri.

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