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Archivio per la categoria ‘Viaggi’

appunti partenopei

30 Agosto 2010 Nessun commento

vesuvio

Arrivo a Napoli verso le dieci di mattina. Parcheggio in una zona sul lungomare piena di palazzi ottocenteschi, viali ampli, vicino a Castel Dell’Ovo. Curiosamente, questa – che è la parte più nuova della città – corrisponde all’antica Paleopoli, il primissimo insediamento, precedente alla nuova Partenope.

Trovato un albergo, sposto la macchina in Corso Vittorio Emanuele, nel più vicino spazio libero fortunosamente trovato. Per misurare la distanza, scendo a piedi fino alla centrale Via Toledo (ecco perché Carosone e Murolo citano questo nome nelle loro canzoni: non è un riferimento al toponimo spagnolo, ma un luogo notissimo ai napoletani).  Attraverso in pieno i Quartieri Spagnoli (spaventosamente belli: sembrano un conglomerato di una decina di vecchi paesi del sud Italia, con le case però alte quattro o cinque piani). Chiedo informazioni alla prima persona che incontro, una signora di mezza età, dal viso molto bello, semicieca (un occhio aperto a metà con la pupilla grigia): mi fornisce gentilissimamente le notizie che mi servivano. Non avrò purtroppo il tempo di tornare in questa zona per farci un reportage fotoelettronico.

Camminata a piedi lungo tutto il lungomare Sud, fino ad arrivare in ‘goppa a Posillipo, al Parco Virgiliano (due ore buone). Da lì si vede un panorama spettacolare su Nisida, Ischia, Campi Flegrei, Bagnoli, etc. La sera, dopo essere tornato in centro, scopro che al Parco Virgiliano si trovava la tomba di Leopardi, mannaggia. E chi ci torna? Prima di rientrare in albergo prendo il sole sugli scogli artificiali, camminando lentamente e facendo attenzione a non cadere. Poco dopo arriva una giovane suora, vestita di tutto punto, che saltella vispamente da un masso all’altro e va a bagnarsi nel mare.

Nella camera d’albergo c’è un cartello che spiega che i prezzi della stanza vanno da 90 a 120 euro in alta stagione. Mi pento enormemente di non avere chiesto il costo alla reception prima di prenotarla. Scoprirò con piacere qualche giorno dopo alla partenza che, ad agosto, a Napoli, siamo in bassa stagione. Meno male.

Ogni giorno mi tocca risalire fino al posteggio dell’auto per avviare il mio ferrovecchio e verificare che non si sia scaricata la batteria, come succede spesso (ci manca solo che mi lasci a terra, qui). Fortunatamente scopro che c’è una linea della funicolare che vi arriva vicino. Fatica risparmiata, basta superare la paura della funicolare, ma la corsa non è molto lunga. Sulla salita di via Salvator Rosa c’è un magnifico angolo di ristoro dalla calura, con alberi che fanno ombra, panchine e una delle rare fontane di acqua fresca che si trovano in loco.

Il Museo Archeologico è molto interessante: contiene la collezione Farnese (statuaria greco-romana), gli affreschi di ville di Pompei ed Ercolano, e molto altro. Pensavo però fosse più grande e contenesse anche materiale precedente la colonizzazione greca e il periodo romano. Forse quei reperti sono stati trasferiti in qualche altro posto, ma dove? Mi fermo per mangiare una pizza, ma il gestore mi “obbliga” ad un pranzo a base di pesce. Ho fatto bene a lasciarmi obbligare.

Nel reparto musicale della Ricordi trovo la partitura della “Fairy Queen” di Purcell, della Dover Publishing, che acquisto immediatamente. Quei minchioni della sede di Milano, quando gli avevo chiesto se fosse possibile ordinarla, mi avevano risposto di no, naturalmente. Se ne valesse la pena, gliela porterei per dimostrargli quanto sono ignoranti. Ma non ne vale la pena.

Museo di Capodimonte. Faccio a piedi tutta la strada per arrivarci. In leggera salita progressiva, un paio d’ore di camminata. Alla cassa, davanti a me un gruppo di napoletani chiede se chi percepisce la pensione di invalidità possa entrare gratis. Sì, risponde la cassiera, ma non entra gratis chi dimentica la tessera di invalidità a casa. Accà nisciuno è fesso. Alcune sale (“Cristo alla colonna” di Caravaggio e alcuni caravaggeschi), sono aperte solo ad orari prestabiliti, quindi la visita acquisisce il brivido di potersi trovare la porta chiusa.

Piazza Dante, lungo via Toledo, è il paradiso del bibliofilo. Ci sono decine di librerie scolastiche che vendono libri usati o, comunque, a metà prezzo (deve esserci qualche facoltà universitaria, in zona). L’occasione ghiotta per trovare cose interessanti, o libri esauriti. Cerco di trattenermi un po’, per non esagerare, ma trovo roba da riempirne tre sacchetti.

Cose che puoi vedere solo a Napoli, credo: un’edicola in centro ha un centinaio di dvd che vende a tre e cinque euro: tutta roba che è passata negli scorsi mesi per le edicole, venduta a dieci e a quindici. Ne compro cinque titoli.

Vorrei fermarmi ancora qualche giorno per visitare altre chiese del centro storico, e per salire sul Vesuvio, ma i piedi fanno un male allucinante per aver camminato dieci-dodici ore al giorno, quindi “bisognerà” tornare una prossima volta.

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sao ke kelle terre …

2 Ottobre 2008 Nessun commento

L’unica cosa che troverei da ridire sull’abbazia di Montecassino è che per poterla fondare, nel 529, san Benedetto da Norcia cancellò il tempio di Apollo che vi sorgeva fino ad allora (alla faccia del sincretismo). Questo peccato originale è stato però abbondantemente ripagato dal fatto che la fabbrica di questo gigantesco monastero ha costituito il più grande centro di raccolta di artisti e opere d’arte di tutta la zona dell’agro pontino, carente di grossi centri urbani. Gli americani, con grande lungimiranza, l’hanno rasa al suolo nel febbraio del 1944 e gli italiani, testardi, l’hanno poi ricostruita paro paro, grazie ai numerosissimi disegni e progetti esistenti. Gli affreschi purtroppo sono andati perduti, ma l’archivio e diverse opere sono state portate in salvo prima del bombardamento. Tra gli oggetti notevoli vi si conserva il famoso ritmo cassinese (“Sao ke kelle terre per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette Sancti Benedicti”) primissima testimonianza scritta dell’uso del volgare che, in sintonia altrettanto volgare, non è che un atto notarile. Ci si consola col fatto che anche testimonianze molto più antiche (la scrittura cuneiforme, per esempio) derivano anch’esse da una forma di notazione contabile. Per arrivare all’abbazia si percorre in auto una strada che sembra portare in cielo, ma in realtà siamo solo a 500 m s.l.m. Si può visitare la chiesa, il museo, etc., ma la cosa più spettacolare è il sistema dei cortili: gironzolando al loro interno pare di trovarsi dentro un fantastico set teatrale, grazie al riuscitissimo gioco di archi, scalinate, panorami, etc. (si vocifera che questa parte sia stata progettata da Bramante, ma non è certo, anzi probabilmente è falso).

italian trip – sperlonga

19 Settembre 2008 Nessun commento

Sperlonga è un bellissimo paese costiero, arroccato su un promontorio sul lungomare tra Terracina e Gaeta. È un po’ la Montecarlo del litorale pontino, infatti non c’è un parcheggio che non sia a pagamento e la pianura accanto al promontorio è in costante crescita residenziale: villette a schiera, seconde case per i villeggianti della zona. Pochissimi, e cari, gli alberghi e i ristoranti. Il mare non è malvagio ma ogni tanto vale la pena di balneare in quello di Sabaudia, più nazionalpopolare e di sinistra, ma purificato maggiormente dal maggior promontorio del Monte Circeo. Il nome deriva dalle grotte che in antichità dovevano sorgere sull’agglomerato roccioso (sperlonga, spelonca, come speleologia, derivato dal greco ???????? = grotta). Un’altra ipotesi altrettanto attendibile è che la spelonca in questione sia quella che si trova a pochi kilometri di distanza, a fianco del luogo dove Tiberio – come altri imperatori (re?, tribuni? boh?) romani – fece erigere la sua villazza. Accanto ai resti della villa di Tiberio, praticamente sulla spiaggia, c’è una grotta molto grande, che incute paura a chi la visita. Nel corso degli scavi della villa sono state rinvenute molte sculture, particolarmente rilevanti per un luogo tanto fuori mano. Alcuni pezzi sono solo dei frammenti ma ci sono anche degli elementi meglio conservati che hanno permesso di ipotizzare una possibile ricostruzione di due grandi gruppi scultorei che erano stati collocati dall’imperatore nella grotta. Un gruppo rappresentava Ulisse che acceca Polifemo, l’altro l’assalto di Scilla alla nave di Ulisse. Sono conservati nel bel museo costituito all’ingresso della zona archeologica.

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logge (firenze vs. münchen)

12 Settembre 2008 2 commenti

È perfino impietoso parlarne, ma qualcuno lo deve pur dire. A Monaco hanno avuto l’idea più kitsch dell’epoca, ovvero quella di clonare la Loggia dei Lanzi di Firenze. Nella grande piazza, fuori dal centro storico, che vede fronteggiarsi la Residenz e il Duomo (o comunque una grande chiesona gialla barocca di cui non ricordo il nome) hanno piazzato una loggia che vuole chiaramente imitare quella infinitamente più preziosa di Firenze. Inutile dire che le sculture ottocentesche celebrative dei reali bavaresi impallidiscono rispetto ai fantastici capolavori fiorentini (che non mi spiego come facciano a resistere così senza che qualcuno se le porti via o le danneggi).

L’originale:

sgambettando in brianza – san peter

9 Settembre 2008 Nessun commento

La chiesa di San Pietro al Monte, sopra Civate (Lecco), è uno dei luoghi più magici (e allo stesso tempo inquietanti) di tutta la Brianza. Fondato - come al solito - intorno al 1000 PJ (post Jesus), può essere raggiunto con un’oretta di salita a piedi. È situato su una bella terrazza naturale a 5-600 metri sul livello del lago (di Annone), a metà della strada per arrivare in cima alla croce del Cornizzolo (circa 1.250 m). Il percorso è abbastanza facile, e poco prima dell’arrivo si trova una bella fontana alla quale abbeverarsi. L’unico pericolo è costituito (soprattutto alla domenica) dai ragazzini che – indispettiti dalla fatica alla quale sono stati costretti dai genitori – di tanto in tanto gettano qualche sasso più o meno grande giù dall’alto dei tornanti. Nonostante la posizione scomoda, anzi proprio per quello, la chiesa conserva ancora degli affreschi in buono stato, eseguiti in vari periodi, tra i quali un giudizio universale dugentesco nella controfacciata.

münchen

4 Settembre 2008 Nessun commento

Monaco di Baviera è ad un tiro di schioppo da Milano (circa 6-7 ore di auto) e l’Italia – in effetti, pur trovandoci in terra nordica - la ricorda ad ogni passo. È disseminata di negozi di moda italiani (Armani, Gucci, etc.); piena di bar e ristoranti italiani; molte chiese – essendo, mi pare, di rito cattolico – sono in stile barocco (inquinato però da cupole e cupolette austroungariche); i giovani – soprattutto – si congedano con un “ciao” (che devono trovare somigliante al loro “tchuss”); i quotidiani italiani si trovano nelle edicole già dal mattino, etc. Soprattutto, poi, il loro puritanesimo calvinista deve essere più forte della sacralità nostrana: la domenica, infatti, pur essendo una media città europea turistica, non c’è un negozio aperto (esclusi i bar e ristoranti). Lo spunto per la visita è stato il richiamo della Alte Pinakothek che, come ognuno degli altri musei d’arte della città, richiede una mezza giornata dedicata alla sua perlustrazione. Altri aspetti positivi: la sera è piena di buoni ensemble di musica classica che si esibiscono per le strade (probabilmente studenti del conservatorio locale, ma non solo). L’albergo ti regala il Suddeutsche Zeitung (oggetto del mio rito esoterico mattutino di traduzione dal tedesco); il motivo principale è che lo stesso quotidiano ha sede a Monaco, in Sendlinger Strasse n. 8 (ci sono passato davanti parecchie volte, e spesso gli stessi addetti al negozio lo offrivano ai passanti). Essendo sede dell’Oktober Fest, la birra presa seduti in un bar si paga relativamente poco, rispetto a noi (3-4 euri). Un’altra gradevole sorpresa è che i numerosi negozi di libri usati sono pieni di spartiti musicali a metà prezzo. Anche qui, come in Inghilterra, è presente l’organizzazione Oxfam, una specie di Libraccio a scopo beneficienza, durante la cui visita ho ascoltato un bellissimo concerto per clavicembalo del quale purtroppo non ho chiesto l’autore, e che ora mi sento costretto a ritrovare (doveva essere un Jiri Benda, o un J.C. Bach, o giù di lì).

italian trip – Nemi

27 Agosto 2008 Nessun commento

I Colli Albani stanno a Roma come, più o meno, la Brianza sta a Milano: si tratta di una zona collinare, a pochi chilometri di distanza dalla capitale, quindi da sempre è sede di villeggiatura dei paperoni romani. Estremamente verdeggiante e fresco anche d’estate, il rilievo collinare è originato da una primordiale attività vulcanica, a più crateri. Le città più note della zona sono Frascati, Genzano, etc., ma la più incantevole è la meno conosciuta Nemi. Sorta sul ciglio di un vulcano, dà il nome al laghetto che giace sul fondo di questo cono rovesciato. Vi si gode una visuale stupenda che abbraccia tutto l’ampio bacino boschivo interno, percorribile attraverso vari sentieri panoramici. Diametralmente opposta a Nemi, sull’altro ciglio, sta Genzano. Come spesso accade in Italia, anche in una città di minima importanza sulle mappe geografiche si trova inaspettatamente qualche preziosità. In questo caso, in una chiesa parrocchiale, accanto a dipinti di media fattura, si trova un trittico tardo-quattrocentesco di grande qualità, attribuito dai critici ad Antoniazzo Romano (1435-1508). Il quadro rappresenta Gesù affiancato dal Battista e da Giovanni evangelista, quindi rappresenta – cronologicamente – l’anticipo, la venuta e la storicizzazione di Cristo. Colpisce immediatamente il riuscito mix tra una pittura dettagliata di tipo fiammingo, la staticità ancora un po’ bizantina, e la monumentalità incipiente delle figure del Rinascimento italiano.

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gaeta

15 Agosto 2008 Nessun commento

Visitare Gaeta ad agosto è un’esperienza piuttosto squallida, come per tutte le città al di fuori dei canonici circuiti turistici. Il turismo in realtà esiste, ma è totalmente balneare a causa della vicina spiaggia di Sérapo. Al di qua della protuberanza montuosa c’è invece la città vecchia, dal glorioso passato, adeguatamente simboleggiata dalla bella chiesa della foto, chiusa per restauri (per sempre?). Anche le altre chiese non se la passano meglio. Qualche cadavere di topo per le strade in pieno centro. In questo quadro desolante c’è per fortuna il museo diocesano che, oltre ad avere un custode idiota che ti pianta gli occhi addosso perché teme che tu stia rubando i cataloghi, ospita diverse opere di pittori locali (Conca, e altri), alcune molto belle, e tra di esse si trova inspiegabilmente una stupefacente “Pietà” di Quentin Metsys, da lasciare a boccaperta, una delle sue opere migliori eppure ignota a tutto lo scibile internettiano, ed il capire come mai è finita da quelle parti costituirà il mio prossimo impegno.

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pedalando per la Brianza: Agliate

9 Luglio 2008 Nessun commento

La basilica di san Pietro ad Agliate è forse il più antico reperto architettonico brianzolo di un certo rilievo. Sebbene ampiamente rimaneggiato, si dice che la sua prima fondazione risalga al sant’Ambroeus, quindi verso il 3-400 dopo C. Le attuali fattezze risalgono invece alla sua riedificazione intorno all’anno Mille, lo strano spartiacque attorno alla cui data ruotano le altre maggiori testimonianze del Romanico italico (San Galliano, etc.). Sembra che intorno al 1000 abbiano raso al suolo tutto quanto esisteva prima e abbiano costruito le attuali antiche basiliche. La chiesa si trova nel sito di Agliate che, anche a chi è un dilettante studioso della domenica come me, appare un insediamento di tipo opposto a quelli tipici dell’etruria: questo è situato in una valle, al fianco di un fiume, mentre quelli erano posti quasi sempre sulla sommità di colline. Probabilmente deriva da un antico insediamento celtico, popolo classicamente dedito alle abluzioni fluviali (vedi la mitica ampolla del dio Po di bossiana memoria). C’è anche un bel battistero ottagonale (come quello di Firenze, ma più antico) con annesso giardino che fa tanto chiesa all’inglese. All’interno di entrambi gli edifici si trovano affreschi molto rovinati in stile caratteristico del Dugento.

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saint ives – cornovaglia

25 Giugno 2008 6 commenti

Il rullino da 36 è rimasto quasi due anni nella macchina, ma alla fine si è esaurito. I primi scatti risalgono all’agosto 2006. Qui siamo in Cornovaglia, a Saint Ives con la bassa marea, in una mattina piovigginosa. È un bel paesino quasi al limite della ‘penisola’, e fra i suoi simpatici viottoli ospita uno squallido e ammuffito museo marinaresco, il cui custode è felice di accogliere i pochi avventori. Dopo la terza volta che rispondevo ‘ìtaeli’ al suo ‘Where do you come from?’ mi fa gentilmente presente l’esatta pronuncia: ‘Aaaaah, ìciaeli’. Vi si trova anche una succursale della Tate di Londra, che non ho visitato. Prima di ripartire ho sottratto qualche libro usato all’Oxfam locale, in cambio di qualche sterlina.

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primomaggio padovano

2 Maggio 2008 2 commenti

Sono stato a Padova diverse volte ma finora, per vari motivi, nessuna di queste visite è stata soddisfacente, di quelle in cui si guarda tutto quel che c’è da vedere in fatto di arte, fino a ridursi – autisticamente – a raschiare il fondo del barile, tipo cercare l’ultima chiesetta nella periferia più imboscata della città, il cui unico motivo di interesse è un rimasuglio di affresco duecentesco semiscrostato (sarà per questo che queste visite mi tocca spesso farle in solitaria?). Nell’ultima incursione di ieri avevo poco tempo e mi sono limitato ad un gironzolamento nei luoghi principali: la basilica di s. Antonio, la stupenda apertura di Prato della Valle, il duomo e poco altro. ‘Scoperte’ primomaggiesche: nel retro-altare (il coro) della basilica ci sono molte cappelle di recente decorazione, una delle quali è di Pietro Annigoni, fascinosa con i suoi dipinti completamente fuori target. In uno dei chiostri della stessa basilica c’è un grande busto bronzeo commemorativo di Giuseppe Tartini, trascuratissimo da chiunque, tranne che dal sottoscritto e da qualche piccione vagante.

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un americano in Italia

13 Febbraio 2008 1 commento

Questo è uno dei paesaggi più riusciti che costituiscono la tipologia di opere maggiormente rappresentata nella mostra “America” di Brescia. Fa parte del gruppo di dipinti che testimoniano il fatto che anche gli artisti americani compivano il loro bravo viaggio in Italia per approfondire la conoscenza dell’arte classica e dei paesaggi pittoreschi della campagna romana o del Vesuvio, etc. Il primo pittore viaggiante in Italia che io ricordi fu Dürer intorno al 1500: qui siamo tre secoli dopo e ciò fa capire quanto sia durato il traino del Rinascimento nella storia dell’arte. Va detto che pochi anni dopo, con gli Impressionisti, tutto avrebbe preso un’altra piega.

Sanford Robinson Gifford (1823-1880)
“Il lago di Nemi”, 1856-1857
olio su tela, cm 101,8 x 153,3
Toledo Museum of Art, Toledo, OH

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piazzale Loreto

29 Agosto 2007 Nessun commento

Seconda parte di vacanza: destinazione Porto Recanati, con lo scopo di trovarsi vicini al mare e ai luoghi lotteschi e leopardeschi. A causa degli alberghi strapieni di P.R. ho dovuto dirottare l’alloggio a 5-6 Km dal mare, e precisamente a Loreto, proprio dietro al santuario (!). Il “San Gabriele”, di livello discreto (***) e non troppo costoso, è un casermone piuttosto anonimo destinato principalmente ad accogliere i pullman di pellegrini che qui arrivano a frotte. La cittadina di Loreto consta di poche case, sorte dopo la fondazione del santuario nel XIII-XIV secolo, ed è anch’essa un luogo un po’ da pellegrini, nel senso che è fatta per un turismo di passaggio, infatti non vi si trova un ristorante decente. Il santuario della Santa Casa è imponente e la piazza antistante è in un equilibrato stile tardorinacimentale (o pre-barocco?), alla cui realizzazione hanno collaborato anche artisti piuttosto famosi (Bramante, da Maiano, etc.). Sulle prime faticavo a credere che l’umida e muffosa casetta di mattoni situata all’interno della chiesa fosse davvero la casa di Nazareth in cui Maria ebbe la visita dell’angelo annunciante, ma varia documentazione disponibile e piuttosto approfondita rende quasi convincente un’ipotesi tanto apparentemente assurda (intendo dire che la casa potrebbe essere quella vera, non certo che Maria vi abbia visto l’angelo, a meno che quel giorno non avesse fumato roba pesante).

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città della pieve

17 Agosto 2007 Nessun commento

Delle tre città che ho esplorato in questa breve gita Città della Pieve è la meno attraente, valevole di una visita principalmente perché è stata la città natale di Perugino, del quale si ritrovano sparse per le chiese alcune sue opere. Sì, ok, Perugino fa abbastanza ridere con le sue sfilate di santi e madonne con la boccuccia da bambolina, ma è sempre stato il maestro di Raffaello, in fondo.

Todi

15 Agosto 2007 Nessun commento

Il vecchio Iacopone veniva da qui, e qui è tornato, criptato nel sottoscala della chiesa di San Fortunato. Al contrario di Orvieto, che era una città fiorente fin dall’epoca etrusca, Todi diventa importante solo sotto i Romanacci (in quanto punto strategico, tanto per cambiare, ai limiti del confine disegnato dal Tevere verso il nord) e l’assetto urbano quasi totalmente medievale conserva ancora dei reperti di epoca imperiale. A parte la stupenda chiesona rinascimentale a croce greca posta a valle (vedi foto), tutto ciò che vi è di importante sta nella piazza posta sulla sommità della collina sui cui Todi sorge. Ed ecco il broletto, il duomo, il palazzo del capitano, tutti stranamente prospicienti, quando invece più sovente venivano distribuiti in luoghi diversi della città (a simboleggiare la separazione del potere politico da quello religioso, forse?). Nel museo civico, a parte la solita chincaglieria etrusca a figure rosse o nere, etc., sono conservati quadri del XVI-XVII secolo di soggetto prevalentemente religioso (è tutto materiale proveniente dallo spoglio delle chiese dei paraggi), opera soprattutto di pittori locali (Sensini, etc.), a parte lo Spagna, che è l’unico a firmare le tele di reale valore qui presentate.

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Orvieto: San Patrizio sta bene

14 Agosto 2007 Nessun commento

Quando, nel primo trentennio del 1500, il papa dell’epoca fu costretto ad abbandonare Roma e a rifugiarsi ad Orvieto, per consentire alla città di rifornirsi d’acqua in caso d’assedio chiamò il suo architetto di fiducia, Antonio da Sangallo (il giovane o il vecchio? boh!), a progettare un pozzo profondo oltre 50 metri, che dalla rocca discende fino ad una sorgente sotterranea. La discesa è impressionante: bisogna immaginarsi un foro largo alcuni metri circondato da una doppia scalinata elicoidale (che ricordavo ideata da Leonardo, e che si trova applicata in un noto autosilo milanese). La scalinata sarà larga poco più di un metro e mezzo ed è poco inclinata per consentire ai muli di salire e scendere con l’acqua, senza incrociarsi.

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Signorelli

14 Agosto 2007 Nessun commento

Il duomo di Orvieto ospita al suo interno, in una cappella dedicata a San Brizio, uno dei più importanti cicli di affreschi del Rinascimento italiano. L’opera fu affidata inizialmente ai pennelli del Beato Angelico, il quale però verso metà ’400 dette forfait, facendo a tempo solo a dipingere un paio di “vele” della volta (con l’aiuto di Benozzo Gozzoli). Per cinquant’anni nessuno vi pose più mano fino a quando venne chiamato Luca Signorelli per il completamento. Nella volta, dovendo attenersi ai precedenti affreschi, Signorelli continua a raffigurare gruppi di persone in una maniera compositivamente arcaica che si può ricollegare come modello alle Maestà di Duccio, per intendersi. Sulle pareti, invece, dovendo interpretare il tema dell’Apocalisse e del Giudizio Universale, il Nostro opera una fantastica sintesi tra gli elementi figurativi grotteschi tipici del romanico e del gotico e la “maniera” pittorica moderna, mettendo in primo piano l’anatomia dei personaggi nudi in uno stile che ricorda i precedenti di Pollaiolo, e ai quali anche Michelangelo si rifarà per la Cappella Sistina.

Duomo di Orvieto

14 Agosto 2007 Nessun commento

Il duomo di Orvieto si ritrova una tra le più sontuose facciate di tutte le chiese italiane. Anche se, all’interno, gli archi a tutto sesto che dividono le navate denunciano la concezione romanica originaria, la facciata è forse il più geniale esempio di splendido kitch rappresentato dal gotico italiano, così distante da quello europeo. Essa mescola infatti architettura, decorazione, pittura e scultura e pare di fatto voler rappresentare una gigantesca pala d’altare polittica. Alla base dei quattro pilastri che dividono le navate in facciata, vi sono dei complessi altorilievi con episodi del vecchio e del nuovo testamento e del giudizio universale (quest’ultimo tema verrà ripreso qualche secolo dopo, nel 1500, per la decorazione di una cappella interna, suggerita forse dal fatto di ritrovarsi a metà millennio, con tutte le profezie di fine del mondo conseguenti). Incredibilmente, in città non esiste materiale che riproduca in maniera decente tutto questo, oppure si trova sotto forma di corposi e costosi volumi.

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Vacanze 1: Orvieto

14 Agosto 2007 Nessun commento

Erano diversi anni che percorrendo l’Autostrada del Sole con destinazione sud, all’altezza di Orvieto mi veniva voglia di andare a farci un giro. Quest’anno è stata la volta buona. La piccola cittadina di origine etrusca (ma va’?) sorge abbarbicata ad un rialzamento di tufo, come la vicina Pitigliano. Dopo essere stata sbaragliata dai Romani (attorno al 250 a.C.) l’antica Volsinii pare si trasferì in quella che oggi si chiama Bolsena, a pochi chilometri verso il mare e sulle coste del lago omonimo, per poi ritornare più avanti nel luogo d’origine e chiamarsi Orbivetum (città vecchia), dal cui nome deriva l’attuale toponimo. La struttura cittadina è rimasta quella medioevale-rinascimentale con gli edifici più importanti costituiti dal duomo e dal palazzo del popolo e del capitano.

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barzago

30 Aprile 2007 Nessun commento


Altra domenica di sole e quindi, obbligatoriamente, pedalifera. Stavolta me ne sono, con fatica, andato verso nord: Seregno, Carate, Renate, Cremella, Barzago. Un paio di salite le ho dovute fare a piedi, ma erano parecchio impegnative (almeno per il mio livello, piuttosto basso, di allenamento). Il punto topico di questa faticata è stato quello della foto, ovvero la veduta dalla cima di Barzago delle solite montagne ma da un’angolatura diversa, ugualmente splendida. Totale: quattro ore abbondanti di pedalate. Tornato a casa, pizza, predisposizione per una grande riposata ma, alle nove, chiama un amico per andare a farsi una birra. Aiuto! Ma come si fa a dire di no?

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la fontana dello sguercio

16 Aprile 2007 Nessun commento


Ieri pomeriggio, dopo il consueto pranzo festivo a casa dei miei progenitori, ho inforcato la bici – invogliato dalla splendida giornata – e mi sono diretto lemme lemme verso nord, ponendomi come unico obiettivo quello di evitare il più possibile le auto. Guidato da questo profondo convincimento ho percorso le strade di periferia di vari paesi – Seregno, Paina, Giussano – e, svicolando tra campi e zone industriali, ad un certo punto sono approdato a Carugo, al limite di un bosco che ho scoperto essere una riserva naturale. Questo parco, chiamato “Fontana del guercio” a causa di alcune sorgenti che vi fanno parte e di un ignoto ipovedente, non è molto grande e si può percorrere sia a piedi che in bicicletta, senza troppa difficoltà, anche se sarebbe utile avere una fuoristrada e non una bici stradale come la mia. L’area è poi collegata alle zone boschive di altri paesi limitrofi, presso uno dei quali – Brenna – ho deciso di fuoriuscire, perché ricordavo che vi abitava un mio compagno di classe che – nota poco allegra – è morto nell’85 in un incidente stradale. Girando per il piccolo paese ho trovato il cimitero e dopo un periplo tra le tombe ho trovato la sua, davanti alla quale stava pregando una coppia di anziani che credevo fossero i genitori, invece erano gli zii. Dopo il doveroso scambio di frasi sotto forma di luoghi comuni del caso – ma veri! – e una meritata tracannata di acqua fresca mi sono rimesso in sella diretto verso casa. Appuntamento alla prossima sgambata (al Parco delle Groane, se me ne ricorderò).
Riferimenti: sito

bad-shoe rock

10 Aprile 2007 Nessun commento


Il Sasso Malascarpa, meta della quarta escursione. Sempre nella stessa zona delle altre, ma stavolta sono salito dal percorso n. 11, un po’ più in salita degli altri, infatti si arriva in alto un quarto d’ora prima.

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san martyn

4 Aprile 2007 Nessun commento


Credo che la chiesa di San Carlo, in c.so Vittorio Emanuele, sia quella con l’acustica peggiore in assoluto al mondo, seconda forse solo alle grotte di Frasassi. Il concerto che vi si è tenuto ieri sera è stato interessante solo per l’aspetto filologico, perché la musica era di una confusione quasi indecifrabile. Ogni tanto la soprano, nelle sue arie senza accompagnamento, lasciava delle pause prima di concludere la parte, e l’eco delle parole precedenti durava qualcosa come 6-7 secondi! Si può immaginare quanto confuso sia stato tutto il concerto. L’aspetto interessante è che venivano presentate due cantate del 1750 ca. (su un tema comune, e cioè il pianto delle pie sulla tomba di Gesù) del milanese G.B. Sammartini (ma, ho appreso, di origine francese), recuperate insieme ad altre cantate sacre dal direttore del concerto di ieri.

non è la rai…

28 Marzo 2007 Nessun commento


… ma è il Monte Rai, da cui è stata scattata questa foto panoramica su Lecco, Resegone, etc. La terza gita montanara ’07 è stata questa, con partenza dal lago Segrino, e salita dalla vecchia carrozzabile che arriva fino al rifugio SEC. Percorrendo questa strada si passa dal luogo in cui si lanciano in volo i pazzi col parapendio.

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corni di canzo

19 Marzo 2007 Nessun commento


Seconda escursione 2007. Anche questo è uno dei miei percorsi consueti. Salita di meno di due ore dal lato di Canzo, discesa (più impegnativa) dalla Val Ravella (mi pare si chiami così) e passaggio da Terzalpe. Il rifugio SEV era ancora chiuso e c’era un po’ di foschia, ma il panorama era comunque eccellente.

1240 s.l.m.

12 Marzo 2007 Nessun commento


Sabato ho inaugurato la stagione escursionistica 2007 con la solita salita al Cornizzolo (passando dalla stupenda e inquietante chiesa di S. Pietro a Civate). Questa montagnola la considero la mia palestra all’aria aperta: due ore abbondanti di camminata abbastanza facile, un paio di fontanelle lungo il percorso, panorama spettacolare a dispetto dell’altezza non esagerata (oltre alla vista delle Alpi, una volta, con il cielo particolarmente limpido si riuscivano a vedere anche gli Appennini!). Essendo sabato ho incontrato poca gente, ma è molto meglio così. Il programma sarebbe di farsi ogni sabato utile una cima della zona (Corni di Canzo, etc.) e una volta ripristinato l’allenamento, a fine stagione, la Grigna. Speriamo di non fare come l’anno scorso che l’inaugurazione è coincisa con la chiusura!

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museo della musica bolognese

24 Ottobre 2006 Nessun commento


Piccolo ma ben organizzato e fornito, nel centro di Bologna, si trova il – tautologico nel nome – museo della musica. Nato attorno alla collezione storica di partiture e trattati musicali raccolti dal settecentesco padre Martini, a questa si sono aggiunte partiture e testi più moderni – fino al primo ’900 – e una non vastissima ma interessante collezione di strumenti antichi. Tra questi in particolare vi è una viola d’amore che non avevo mai visto da vicino e che mi chiedevo come diavolo potesse funzionare, con tutte quelle chiavi per accordare sul manico. In effetti, di corde vere e proprie ne ha “solo” sette, ma al di sotto di esse ve ne sono altrettante (o forse più) e più sottili, e a quanto si può intuire dovrebbero funzionare per effetto risonanza.
Inoltre vi è una collezione di ritratti di compositori, tra i quali figura il famoso presunto ritratto di Vivaldi e quello – vero – di Johann Christian Bach, che venne a studiare da queste parti.
p.s.: i testi dovrebbero essere consultabili nella annessa biblioteca.
p.s.2: il catalogo del museo è davvero fatto bene, con una prefazione ? nientemeno ? di Paolo Isotta
Riferimenti: telchindualè

lizard point – terra d’albione n. 18

10 Ottobre 2006 Nessun commento


… e questo è invece il punto più a sud della Cornotovaglia (e di tutta la Gran Bretagna). Il posto è bello, ma in un pub ho mangiato una lasagna che mi è rimasta sullo stomaco per due giorni!
Riferimenti: sito turistico

finisterrae – terra d’albione n. 17

9 Ottobre 2006 Nessun commento


Land’s End è il punto più a ovest della Cornovaglia. Per chi arriva in auto, è obbligatorio parcheggiare a pagamento: ciò vuol dire che, anche se l’accesso al promontorio è libero, di fatto è come se questo spazio sia uno spazio privato. Bisogna obbligatoriamente passare per una serie di edifici commerciali che contrastano squallidamente con la poeticità del luogo, dal quale si riesce a scorgere sull’orizzonte l’Irlanda. All’anima del commercio!
Riferimenti: land’s end

st. ives – terra d’albione n. 16

4 Ottobre 2006 Nessun commento


St. Ives, contrariamente a Newquay, non ha subito devastanti interventi urbanistici – anche a causa del poco spazio disponibile a causa della sua ubicazione in una piccola baia a pochi km dal promontorio più estremo della Cornovaglia. I suoi stretti vicoli sono disseminati di case di pittori di paesaggio, prosecutori di una tradizione che da quanto ho capito in questa zona deve datare da molto tempo. L’ammuffito ma economico museo cittadino (che si può anche trascurare) racconta la storia della gente di questo paese di mare – la pesca, le navi, la guerra, etc. Ospita anche una succursale della Tate Gallery di Londra, che non ha però una collezione permanente di opere ma offre mostre temporanee.