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Post Taggati ‘Alejandro Jodorowsky’

jodotwitter

21 Febbraio 2017 Nessun commento

Circa cinque o sei anni fa il grande Jodorowsky apriva un profilo twitter dal quale si mise a snocciolare, uno dopo l’altro, una serie infinita di aforismi formidabili, degni di piazzarsi a metà tra il paradossale ermetismo del Taoteching e la virtuosa regola del Dhammapada, declinati ovviamente in chiave del tutto personale, ché anche il vecchio Alejandro ne ha da insegnare a destra e a manca. Chi scrive, incredulo di tanto ben di dio elargito gratuitamente al mondo, si mise a copiarli via via in un file di Microsoft Word, arrivando a riempire ventisei pagine (poi si stufò e si limitò a leggerli di tanto in tanto). Ora, per ringraziare lo scrittore cileno di tanta generosità, non si può evitare di acquistargli il suo smilzo libretto, il cui felice titolo in italiano restituisce perfettamente il carattere controintuivo e psicomagico del contenuto (e, dato che la cernita non esaurisce il meglio del meglio degli aforismi twittati, possiamo immaginare che presto o tardi ci sarà un seguito).

Feltrinelli, 150 pagine, euri 13.

Esempi:

No tengas miedo, decir fuego no quema tu boca.

Decìa mi abuelo: “A donde el corazòn se inclina, el pie camina”.

Si no amas demasiado, no amas bastante.

Los sentimientos son reacciones no a lo real, sino a interpretaciones de lo real.

Mis pensamientos no son míos, son suyos, del Todo.

Donde los otros ven obstàculos, tù ve oportunidades.

Cada vez que tengas un grave problema, piensa: “Esto me sucede en medio de un universo infinito y un tiempo eterno”.

No ser ni esto ni lo otro, unir los dos polos en un sòlo cìrculo.

Etc.

la boheme cilena

3 Febbraio 2017 Nessun commento

Secondo capitolo della cine-autobiografia psicomagica del buon Jodorowsky. Ritroviamo la famiglia in partenza da Tocopilla — per ragioni imprenditoriali paterne — verso Santiago del Cile, città nella quale Alejandro intraprenderà la sua vita di aspirante artista. L’ambiente bohemienne e i personaggi che naturalmente frequenta sono l’ideale costitutivo della messa in scena della poetica-weird che il Nostro ha sempre frequentato e che, come per il precedente “Danza della realtà”, vanno visti innanzitutto come opera poetica, ovvero poiesis ‘che si fa’, in quanto materia di prima istanza, che solo in secondo luogo autorizza ad una lettura simbolica. La terapia psicomagica di questa seconda puntata si eleva addirittura al quadrato: oltre al padre impersonato dal figlio Brontis, si aggiunge il secondogenito Adan Jodorowsky ad interpretare il giovane Alejandro (al quale comunque consigliamo di frequentare una scuola di recitazione), che consente di giocarsi in casa il finale riconciliatorio di se stesso col padre, in un gioco di ruoli divertente e commovente allo stesso tempo.

2016, scritto e diretto da Alejandro Jodorowsky, con Adan e Brontis Jodorowsky.

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danza della realtà

13 Febbraio 2015 Nessun commento

Chi non avesse letto l’autobiografia (2001) omonima di Jodorowsky potrebbe pensare che per decodificare il suo ultimo film sia necessario un sussidiario simbolistico vòlto ad interpretare le scene astruse che lo compongono dall’inizio alla fine. “La danza della realtà”, invece, non fa altro che collocare caratteri e situazioni reali — ma amplificate dalla fantasia — accanto ad un plot inventato (il tentativo di omicidio del dittatore cileno Ibañez da parte di Jaime Jodorowsky, padre di Alejandro, qui nel film interpretato da suo figlio Brontis, il nipote del personaggio, dunque). Ciò che all’apparenza sembrerebbe fatto simbolico (la madre che canta invece di parlare), oppure gli operai storpii delle miniere (che si potrebbero pensare una citazione dei Freaks di Todd Browning), etc., sono nient’altro che l’amplificazione teatrale di fatti e persone realmente esistiti. La stessa inversione di ruoli paterni e filiali tra attori e personaggi, data dalla necessità di produrre un film “in famiglia” può, per altro verso, essere considerata un rimedio psicomagico di quelli che lo scrittore ha marchiato col suo copyright ma dei quali qui ritroviamo le radici in rituali familiari antichissimi, affondati nella tradizione di gesti ancestrali applicati nelle vicende quotidiane di sempre e che servono ad esorcizzare il negativo.

2013, scritto e diretto da Alejandro Jodorowsky, con Jodorowsky e altri.

Categorie:Cinema Tag:

la montaña sagrada

9 Ottobre 2006 Nessun commento


Nella prima metà degli anni ’70, gli ex Beatles (presumo attraverso la Apple, oppure secondo un’altra versione si trattò solo di Lennon) producono questa pellicola diretta da Jodorowsky. La storia è zeppa di riferimenti simbolici, che a distanza di trent’anni è difficile cogliere in toto, ma le situazioni sono talmente divertenti che il film è apprezzabile ugualmente. Diciamo che non è una cosa strettamente per famiglie, infatti è difficile vederlo in televisione (magari sarà passato su raitre alle quattro di notte, qualche volta). Si sprecano le situazioni scabrose nei riguardi di religione, morale sessuale, etc. Fin dall’inizio, per esempio, un personaggio non è fornito né di braccia né di gambe – probabile riferimento al “Freaks” di Todd Browning. Comunque, ai giorni nostri si sente la mancanza di cose di questo tipo, in cui la fantasia venga lasciata a briglia sciolta, sfruttando in pieno le potenzialità del medium cinematografico – amalgamando il racconto con l’espressione visuale – senza peraltro cadere nella volgarità.

i borgia di manara e jodorowsky

22 Dicembre 2004 Nessun commento


Questo dovrebbe essere il primo volume di una serie dedicata alla storia della famosa famiglia italiana del Rinascimento. Jodorowsky sguazza tanto allegramente in queste situazioni splatter da renderle anche ridicole; un po’ di suspense in più tra una scena macabra e l’altra, infatti, avrebbe contribuito a rendere la ricostruzione meno “da fumetto”, nel senso negativo del termine. Anche un po’ più di spessore psicologico dei personaggi non avrebbe guastato. Probabilmente è un’altra occasione persa per fare qualcosa di discreto nell’ambito della letteratura disegnata.