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Post Taggati ‘Alessandro Baricco’

bovini hegeliani

23 Febbraio 2016 Nessun commento

Smilzo libretto dal titolo balzàno che raccoglie quattro articoli di saggistica musicale scaturiti ormai un quarto di secolo fa dalla penna di Sandrino Baricco. Nei primi due piccoli trattatelli il Nostro si esercita, da un lato, nella definizione del concetto di musica “colta” (questo il bislacco aggettivo che Sandrino consiglia al posto del meno preciso “classica”) in rapporto con la musica leggera, e dall’altro sul tema dell’interpretazione contemporanea della suddetta musica colta. Questa prima parte del libro, che chi scrive considera del tutto fuori centro rispetto al merito, suona come un’anticipazione di tutta la menata sui “Barbari” che lo scrittore piemontese ci rifilerà un paio di decenni piú tardi, ma nel primo caso il punto di vista è contrario al barbaro, mentre nel secondo è favorevole. Se Baricco da un lato fa la figura del parruccone, attribuendo alla musica colta qualità sublimi rispetto alla monnezza popolare (libera interpretazione del baricco-pensiero), dall’altro si cimenta nel parrucconesimo modernista (di un Riccardo Muti o di uno a caso dei piú blasonati direttori d’orchestra) di chi afferma — tutt’oggi — che la musica antica vada interpretata secondo gli stilemi del nostro tempo, e che ci si debba infischiare di tutte le ricerche sulla filologia musical-interpretativa portate avanti da 40 anni in qua da gente piuttosto rincoglionita, secondo Lui. Il terzo saggetto è quello che ha tenuto meglio il passare del tempo, ovvero prende di mira la musica contemporanea, quella sperimentale, che se aveva un senso quando nacque ad opera dei vari Berio, Nono, Maderna, etc., oggigiorno è un settore musicale completamente assurdo sotto tutti gli aspetti (ma vale la pena di leggerlo dalle parole di Baricco, veramente esemplari in questo caso). L’ultima parte, infine, propone un’interpretazione personale e abbastanza condivisibile nei riguardi di Puccini e Mahler, considerandoli come anticipatori della musica pop, la canzonetta, da una parte, e la colonna sonora cinematografica, dall’altra.

Feltrinelli, 1992, 96 pagine, 6,50 euri

alessandro barocco

22 Marzo 2013 Nessun commento

Monologo per voce recitante scritto dal Baricco (nel 1994) che, a dispetto della sua brevità, descrive interamente, con la sua solita prosopopea, l’epopea del pianista sull’oceano (una sorta di Comandante Schettino all’incontrario). Per fornire un aggancio al mondo reale a quella che altrimenti sarebbe risultata una storiella che proiettava il lettore direttamente nel mondo della favola, l’autore piemontese si inventa una sfida pianistica jazz con Jelly Roll Morton — circostanza saccheggiata di sana pianta dalle leggendarie sfide a colpi di tastiera degli organisti di epoca barocca. Al Baricco piace gigioneggiare con i destini segnati dei propri personaggi, operazione che alcune volte riesce, altre volte risulta affetta da insopportabile melensaggine, come in questo caso.

lesson twenty-one

18 Novembre 2008 2 commenti

Alessandro Baricco ha di sicuro gradito “Musikanten”. Lo prova il fatto che anche il suo film su Beethoven (focalizzato sulla Nona sinfonia) segue un percorso atipico rispetto al cinema tradizionale, e presenta diverse analogie con quello di Battiato. Basato sulla immaginaria ricostruzione di una lezione universitaria sulla Sinfonia, si svolge su due piani temporali diversi, che occasionalmente si fondono generando un ironico cortocircuito verso il futuro. A Baricco non riesce di fare a meno di cedere spesso alla scrittura lo spazio che si sarebbe voluto più appropriatamente fosse stato lasciato alla narrazione figurativa: il film è popolato di strani personaggi, presupposti contemporanei di Beethoven, che parlano delle impressioni che suscitò a suo tempo l’opera. Alcune di queste figure presentano delle incoerenze visuali (seminudi, etc.) che credo possano voler alludere alla inattendibilità delle testimonianze scritte sulle quali ci possiamo basare oggigiorno per formulare un quadro esatto dell’accoglienza che ebbe la sinfonia presso il pubblico di allora. Questi ‘quadretti’ risultano però un po’ pesanti. Piú riusciti, pur non trovando apparente spiegazione, sono invece i momenti delle scene di silenzio iniziali e finali, poeticamente allusive alla morte. La Nona è infatti presentata da Baricco come l’opera di un vecchio, fuori dal proprio tempo, e anche l’ambientazione in un’Austria (in realtà il Trentino) congelata è un’allegoria per la fine di un ciclo della vita.

Con Noah Taylor, John Hurt, guest star Daniel Harding, visual consulting di Tanino Liberatore.