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Post Taggati ‘Arthur Schnitzler’

fräulein Else

17 Settembre 2012 Nessun commento

Prima di incassare meritatamente il premio Angoulême nel 2011 con “Cinquemila km al secondo”, l’ottimo Manuele Fior aveva già pubblicato due anni prima — sempre in terra d’oltralpe — una riduzione a fumetti della “Signorina Else”, il meraviglioso racconto di Arthur Schnitzler del 1924, in maniera fedelissima, con un disegno decadentista, ancora piú curato della sua opera premiata, che tuttavia ha l’inevitabile difetto di oggettivare quello che nel testo scritto era assolutamente soggettivo. Ciò nonostante, il flusso di coscienza della protagonista — una potenziale paziente del dottor Freud — è conservato quanto basta per riprodurre il divario tra coscienza e realtà, tra pensiero e azione, tra sentimento e morale, divario che sfocia nella schizofrenia fatale alla signorina in questione.

giro giro tondo

10 Febbraio 2010 93 commenti

È difficile non leggere i dieci atti unici di “Reigen” (Girotondo, 1900), di Arthur Schnitzler, come un contraltare di ambito freudiano al nevrastenico rapporto di coppia messo invece in scena nella “Danza macabra” di Strindberg. Entrambe le opere si possono leggere come una conseguenza della crisi della coppia e del suo assunto sociale scaturente da “Casa di bambola” di Ibsen (1879) ma, mentre per Strindberg lo sfaldamento dell’equilibrio su cui si reggeva il matrimonio determina una nevrosi (Totentanz = danza di morte) causata dall’incapacità di superare in maniera oggettiva la perdita del proprio sistema di riferimento, la proposta di Schnitzler – che, non a caso, rimane in tema di ‘danze’ – è quella di un allegro Girotondo, nel quale i partecipanti sono perfettamente consapevoli delle pulsioni dell’Es, che lasciano giungere al proprio Io senza intermediazione alcuna del proprio Super-io, o meglio, le azioni vengono mediate quel tanto che basta tramite una consapevole recita preliminare che è solo apparentemente inibitoria ma che in realtà è un mero elemento di una facile filastrocca, l’unico residuo di convenzione sociale che si frappone alla realizzazione dei proprii desiderii. La pièce di Schnitzler oscilla tra il cinico e l’onirico, e senza dubbio non rappresentava il pensiero dell’autore ma piuttosto una estremizzazione esemplificatoria degli effetti apatici (o addirittura atarassici) che può determinare la perdita di quei pesi e contrappesi necessari a regolare i rapporti sociali e personali.