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Post Taggati ‘caravaggio’

tira più un caravaggio che etc. etc.

18 Maggio 2016 2 commenti

NOVARA – “Da Lotto a Caravaggio. La collezione e le ricerche di Roberto Longhi”. Se la spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre s’è esaurita da tempo, quella (coeva) della rinascita caravaggesca, determinata dalla tesi di laurea (1911) del buon Roberto Longhi, è ancora forse nel suo momento di massimo fulgore. Il panorama espositivo italiota infatti non fa che riadattare in varie guise la formuletta di marketing del titolo “Da X a Caravaggio” per allestire piú o meno motivate occasioni di visitazione. In questo caso l’operazione è abbastanza onesta, e consiste nel portare in quel di Novara una parte della collezione dello studioso artistico, con alcune integrazioni di varie provenienze, che fondamentalmente si propone di esemplificare la pittura pre e post Caravaggio. Data la vastità del tema in esame non è difficile reperire del materiale in tal senso, anche se ci permettiamo di considerare mal riposta l’importanza data dal Longhi al Lotto, anticipatore secondo lui — in quanto lombardo — del naturalismo caravaggesco. Andava piuttosto ricercata nel Peterzano o in Antonio Campi, ma forse all’epoca gli studi non erano molto piú avanzati di quanto lo siano oggigiorno, del resto. Per quanto riguarda l’uso del contrasto chiaroscurale è evidente (a noi) il precedente di “San Matteo e l’angelo” (1534) del Savoldo, mai citato nella mostra. Ad ogni modo, l’occasione è propizia per ammirare alcune opere eccellenti come quelle di Valentine de Boulogne (il migliore dei caravaggeschi francesi, ma forse il migliore in assoluto, in quanto nei suoi quadri si conserva ed estende un caravaggismo fedele al maestro, e non punto di partenza per il proprio rinnovamento stilistico operato da artisti piú grandi quali Ribera o Velazquez), o la serie degli Apostoli recentemente attribuita al Ribera, etc. oppure come la splendida Giuditta & Oloferne del veronese Battista del Moro, messa come anticipazione del tema piú volte svolto dal Merisi e dalla Gentileschi.

Valentine de Boulogne, “La negazione di Pietro” (ca. 1620), olio su tela, cm 171 x 241, collezione Longhi, Firenze

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caduta da cavallo

20 Agosto 2015 37 commenti

Vittorio Sgarbi, si sa, non è la grande cima per la quale si spaccia (almeno nel ramo artistico). Difatti, quello che troviamo nel suo ultimo libretto non è altro che un onesto e abbastanza accurato riassunto della vita del Caravaggio, ripercorsa attraverso le sue principali opere e la riproposizione di stralci delle fonti storiche e critiche (il Bellori, il Longhi, etc.). Quello che lascia a desiderare è il contributo critico proprio dello Sgarbi, che fatica sempre ad uscire dall’ovvietà e, quando si cimenta in accostamenti originali o interdisciplinari, spesso appare un esercizio forzato o fuori luogo. L’esperienza c’è, insomma, ma manca lo scarto del genio, quello che ci si aspetterebbe da chi si spaccia per tale da quasi un trentennio.

Bompiani, 160 pagine, illustrazioni a colori, 12 euri.

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milo da caravaggio

22 Maggio 2015 Nessun commento

Prima parte (per un totale di due) di una storia a fumetti che il buon Manara dedica al Caravaggio, dove si prende in considerazione la vita del Merisi a cominciare dal suo arrivo a Roma fino al suo abbandono a causa dell’omicidio di Ranuccio Tomassoni. Nonostante alcune evidenti libertà narrative dovute alla necessità di sintesi, la fedeltà storico-artistica generale pare rispettata — con certificazione introduttiva nientepopodimeno che di Claudio Strinati — e, a parte alcune volgarità forse evitabili e il contorno di donnine poco Seicentesche, Manara riesce a restituire piuttosto bene l’atmosfera dell’epoca e a rendere credibile il rapporto apparentemente conflittuale tra l’arte e la vita di Caravaggio e quella dei prelati romani che lo sponsorizzavano. Tutto sommato, una delle cose migliori del Milo da qualche decina d’anni in qua, che fa dimenticare l’inqualificabile saga dei Borgia su testi di Jodorowsky.

Panini Comics, 64 pagine a colori, 16 euri e 90

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michelangelo? me risi

18 Luglio 2014 Nessun commento

Primo: l’idea di Caravaggio trattato dalla Bonelli fa inevitabilmente prevedere la cazzata (per il target di dodicenni a cui mediamente puntano i fumetti che sforna l’editore milanese). Secondo: un’intervista a Casertano (nella quale afferma che per la grafica si è basato solo sulla fiction Rai caravaggesca di qualche anno fa) conferma indubitabilmente il sospetto di cazzata di cui sopra. Infatti, di cazzata si tratta. Del Merisi vengono prese in considerazione le ultime settimane di vita, nelle quali — rimbalzando tra Malta, Napoli e la Sicilia — è impegnato a sfuggire ad un paio di killer che vogliono fargli la pelle. Qualche indizio sulle novità della sua arte viene disseminato nella sceneggiatura (chi scrive, evidentemente, sa), ma la necessità di asservire la narrazione alla maledetta avventura li rende del tutto irrilevanti, per cui stiamo leggendo di Caravaggio, ma il protagonista potrebbe essere uno qualunque. Occasione perduta, ci voleva la mano di Alfredo Castelli.

Peterzano

30 Gennaio 2013 Nessun commento

MILANO – Castello Sforzesco. In mostra una selezione di disegni del cosiddetto “fondo Peterzano”, collezione che raccoglie disegni attribuibili al pittore ortonimo — noto per essere stato il maestro milanese del Caravaggio — nonché un’infinità di disegni coevi e posteriori di ambito meneghino, tra i quali qualche buontempone diversi mesi fa ha cercato, coprendosi di ridicolo, di riconoscervi le tracce disegnate dell’eccelso allievo. Il tutto è corredato da una pala d’altare del Peterzano, la cui visione è utile per constatare quanto fosse una schiappa e di quanto bene abbia fatto il Caravaggio a darsela al piú presto a gambe levate verso Roma (mica poteva rimanere a Milano a confrontarsi con le opere del Luini, del Peterzano e di sfigati vari, no?).

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caravaggio maniscalco

27 Novembre 2008 8 commenti

Sembra un po’ una barzelletta, quella raccontata dai critici in occasione della attuale esposizione a Palazzo Marino della “Conversione di San Paolo” del Caravaggio. Ci sono diverse cose che non tornano. Le date, prima di tutto. I nobili della famiglia Cerasi commissionarono nel 1600 al Merisi due grandi dipinti raffiguranti la conversione di Paolo e il martirio di Pietro, per loro cappella familiare. Quelli (magnifici) attualmente in sede a Santa Maria del Popolo a Roma sono ritenuti una seconda versione della commissione, perché la prima sarebbe stata rifiutata. Quello della collezione Odescalchi, invece, sarebbe quello originale (mentre del gemello di San Pietro non sarebbe rimasta traccia, molto stranamente). Gia, secondo me, questo dipinto suscita dei dubbi sulla effettiva attribuzione a Caravaggio. Quanti ‘caravaggi’ sono presenti nei musei, che si possono ritenere quantomeno di incerta paternità? Tanti, per esempio la “Cena in Emmaus” della National Gallery, sicuramente una copia contemporanea. Lo stile di questa ‘conversione’ sembra infatti ricordare maggiormente i modi di Cerano o Giulio Cesare Procaccini, per la fortissima componente tardomanierista, tendenza che Caravaggio non ha mai abbracciato. La composizione, tutta costruita su diagonali, la posa contorsionistica del cavallo, il paesaggio sullo sfondo, costituiscono gli elementi maggiori di dubitazione. D’altra parte, espressamente caravaggeschi sono il Cristo che si tuffa dal lato superiore destro, come in molte sue opere, e la posa goffa del soldato barbuto che ricorda alcune goffaggini degli arti nella “Deposizione”, e l’angioletto con le fattezze del bambino della “Vocazione di Matteo”. Il tutto è, comunque, decisamente troppo decorativo, per essere attendibile. In buona sostanza, al più bisognerebbe considerare quest’opera come un unicum, un anello mancante nell’evoluzione dello stile del maestro, che partiva dal realismo lombardo, passando per il manierismo romano e per finire al suo eccezionale realismo drammatico. Ed il fatto che il Merisi si attardasse, dopo il ’600, su modelli tanto antiquati, quando era in procinto di effettuare la sua rivoluzione artistica, pare piuttosto strano.

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caravaggio di rivombrosa

19 Febbraio 2008 Nessun commento

Non bisogna pretendere granché, in termini qualitativi, da questi sceneggiati televisivi prodotti dalla Rai. Si tratta, pur se meritoriamente, di pura divulgazione rivolta a chi non sa quasi nulla, a parte il nome, di un certo personaggio. Viceversa, chi ne ha una conoscenza già un po’ più approfondita (ma sono una minoranza, ed è per questo che l’opera è giustificata) vede sviare la propria attenzione dalla ricerca delle numerose incongruenze storiche, artistiche, etc. necessariamente utilizzate per fluidificare la narrazione e che saltano subito all’occhio. Tre o quattro ore, del resto, sono appena sufficienti per abbozzare la vita intera di Caravaggio tramite gli episodi principali, aggiungere qualche scena di colore agiografica che ci faccia simpatizzare col personaggio, una fintissima rappresentazione del mestiere del pittore, un tocco di erotismo, e la fiction è pronta. Ne ho viste poche di queste serie Rai, ma l’impressione è che personaggi e attori siano facilmente interscambiabili tra l’una e l’altra, a causa dell’omologazione dello stile rappresentativo. Complessivamente comunque il film era guardabile, anche perché vedeva in cabina di comando diversi mostri sacri: Purgatori alla sceneggiatura, Storaro alla fotografia, Bacalov alle musiche, Strinati alla supervisione storico-artistica. Se avessi dovuto realizzarlo io, dopo un’introduzione per inquadrare la scena, avrei privilegiato un periodo significativo della vita di Caravaggio, per aver modo di andare più nel profondo della comprensione dell’uomo e dell’artista. Quello che viene fuori dalla fiction rai è un simpatico smargiasso di talento ma un po’ sfigato. La mia idea di Caravaggio è invece più simile, per intendersi, a quella di un personaggio marginale/emarginato tipo Ligabue (Antonio, non Luciano), forse non così esageratamente autistico, ma nemmeno nello stile giamburrasca di quello visto ieri sera.

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caravaggio e caravans

21 Dicembre 2005 Nessun commento


Simpatica mostra al Palazzo Reale milanese, dove trovansi un 6-7 opere del Caravaggio (alcune delle quali sono le grandi tele dell’ultimo periodo, provenienti da Messina & Siracusa, che viste dal vivo mi hanno fatto cambiare opinione sulla loro bellezza, nel senso che prima non mi piacevano ma viste a grandezza naturale hanno un fascino altrettanto grande) + molte tele di caravaggeski più o meno illustri (i Gentileschi, i primi Ribera – pessimi – alcuni nordici che non conoscevo ma stupendi, Rubens rappresentato con la più insulsa delle sue opere (l’adorazione della Vallicella) + qualche altra decina di caravaggeski anonimi ma tra i quali ci sono pezzi di valore. La mostra è divisa in due sezioni, ma vale la pena di armarsi di pazienza e vedersele tutte e due.
Fino a febbraio.

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