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Post Taggati ‘Charles Bukowski’

bukowski a fumetti

27 Settembre 2012 Nessun commento

Goodbye Bukowski

Biografia a fumetti, per sommi capi, della vita del grande Bukowski. Con uno stile di disegno tra un Crumb “sanificato” e il Pazienza del periodo Comic Art — ridotto ai suoi elementi piú basilari, quelli piú banali, se si vuole, oltre ad imitarne pedissequamente il lettering — questo tal Montelli privilegia gli aspetti della vita dello scrittore piú legati alla sfera sentimentale, concedendo quindi poco spazio ai momenti piú svaccati. Ne risulta un libro piuttosto tranquillo che comunque rende abbastanza l’idea (l’atmosfera molto simile a quella che si trova ne “Il capitano è fuori a pranzo”, pagine senili, ma forse tra le piú belle, dello sbevazzone americano).

2012, Coconino Press, 144 pagine in bianco e nero, 16 euri.

scrivo poesie

1 Settembre 2012 Nessun commento

Ho cercato inutilmente per mesi questo libro nei negozi di Milano (scoprendo poi, tra l’altro, non essere quello che realmente cercavo) ossessionato come tutti, invece, da Centocinquantasfumaturedistaminchia che, sebbene considerato ‘trasgressivo’, senza dubbio impallidisce di fronte a questa fantastica antologia i cui capitoli percorrono tutta la carriera di Bukowski e che raccoglie materiale pubblicato su rivista che spazia tra i generi del racconto e del saggio e da stralci della sua rubrica “Taccuino…”. Il linguaggio diretto, spudorato e stracolmo di humour di Bukowski si applica generalmente ad un brillante resoconto (o presunto tale) di vita quotidiana, riportata senza censure dall’autore, le cui effervescenze alcooliche o erotiche non riescono a nascondere la strenua lotta dell’autore per la propria sopravvivenza psichica.

Trattandosi di materiale di vario tipo, di diversa datazione, si ha l’impressione di trovarsi in una specie di laboratorio di scrittura nel quale Bukowski recupera in maniera ricorrente testi scritti per una data occasione per inserirli a distanza di tempo in storie di senso piú compiuto. Bukowski ha influenzato col suo stile ‘maledetto’ numerose personalità, trasversalmente al mondo delle arti. Tralasciando la narrativa, ricordiamo Joe Cocker, Tom Waits, Zucchero, Vinicio Caposella nella musica, Robert Crumb e il fumetto americano underground nel ramo della letteratura disegnata, ‘scendendo’ fino ad Andrea Pazienza, Scòzzari e il fumetto italiano anni Ottanta.

Feltrinelli, aprile 2012, traduzione di Simona Viciani, 310 pagine, 17 euri.

the captain is out to lunch

5 Agosto 2012 Nessun commento

Diario scritto negli ultimi anni della sua vita (1991-1993). Forse, insieme alle poesie, è la via migliore per incominciare ad avvicinarsi a questo scrittore. Bukowski appare come un signore tranquillo, tutto sommato in pace col mondo — anche se non manca ad ogni pagina di buttare improperii, ma dal tono disincantato — la cui occupazione principale è trascorrere la giornata a scommettere all’ippodromo e, alla sera, sedersi al computer a scrivere (era entusiasta di aver sostituito la macchina da scrivere col pc) e attendere, amaramente, la morte. Quello che colpisce della scrittura di Bukowski è la depurazione da qualsiasi citazione, nominazione, influenza esterna di qualsiasi tipo, tanto da rimanere in essenza la sua voce, e i fatti raccontati. Per esempio, racconta spesso che uno dei suoi piaceri è l’ascolto della musica classica ma, a parte citare di rado i compositori (Brahms, Mozart, …) non c’è una volta che scriva a proposito di un pezzo in particolare o che dica qualcosa di meno che generico, eppure in decine di anni di ascolto — anche distratto — deve aver certo avuto modo di approfondirla. Anche quando parla di persone del suo ambiente o di quello del cinema, fa estrema attenzione a cambiarne i nomi per renderli irriconoscibili, come se temesse di doverci pagare il copyright.

p.s.: il testo è accompagnato da disegni di Robert Crumb, che paga forse un suo debito artistico e morale nei confronti di Bukowski, ma sinceramente non sono granché.

Traduzione di Andrea Buzzi, 140 pagine, 6,50 euri

«Be’, sì, c’è la musica classica. Alla fine devo fermarmi su quella. Ma so che è sempre lì che mi aspetta. La ascolto tre o quattro ore a notte. Però continuo lo stesso a cercare altra musica. Ma non ce n’è. Dovrebbe essercene. Mi disturba. Siamo stati spogliati di tutto un intero settore. Pensate a tutte le persone che in vita non hanno mai sentito musica decente. Non c’è da meravigliarsi che le loro facce cadano a pezzi, non c’è da meravigliarsi che uccidano senza pensarci due volte, non c’è da meravigliarsi che non abbiano cuore.»